La simbologia del numero Otto

 

Otto

 

Il numero otto può essere considerato uno fra i simboli più antichi.

Simbolo di equilibrio e infinito (un otto ruotato di 90°), ma anche di conflitto fra materia e spirito.

Otto sono i petali del loto, quindi i sentieri della vita secondo la tradizione buddhista. Otto sono inoltre i punti di riferimento della Rosa dei Venti, simbolo di ancoraggio, messa a fuoco, dentro e fuori da noi stessi.

Otto sono infine le braccia della dea induista Kalì, che sorreggono strumenti sia di purificazione che di distruzione.

Questo numero sembra essere riconosciuto universalmente come indicatore dell’equilibrio cosmico, per questo soventemente utilizzato nella costruzione di templi, mausolei, moschee e Chiese (otto sono i pilastri che sorreggono le volte; si ricordi inoltre la forma ottagonale di alcuni templi o delle fonti battesimali cristiane).

In Giappone l’otto è da sempre considerato sacro, in quanto simbolo di una quantità incommensurabile ma non definita (così come, del resto, lo sono le isole da cui è costituita la nazione stessa).

La simbologia del numero Sette

LA SIMBOLOGIA DEL NUMERO SETTE

 Sette

Sette sono i giorni della settimana e i colori dell’arcobaleno; sette sono le meraviglie del mondo e i peccati capitali; sette sono i Re di Roma e i suoi colli.

E’ un numero che si ripresenta in numerosi proverbi: “Le sette vite di un gatto”, “Sudare sette camicie”, “Essere al settimo cielo”, “Sette anni di sfortuna”.

Lo ritroviamo inoltre in letteratura e nella cultura cinematografica: “Seven”, “Sette spose per sette fratelli”, “Biancaneve e i sette nani”, “Sette anni in Tibet”, per elencarne solo alcuni.

Da sempre legato alla perfezione e per questo magico, essendo connesso al compiersi del ciclo lunare, il numero sette, secondo l’antica tradizione orientale, è considerato un numero sacro. Tra gli ebrei quest’ultima concezione si realizza nel menorah, il famoso candelabro formato da sette braccia, che rinvierebbe ai sette pianeti ma anche alla divisione in quattro parti dell’orbita della Luna (ventotto giorni).

Il sette rappresenta la globalità, un ciclo dinamico e compiuto. E’ il simbolo dell’unione tra il divino (3) e il terreno (4), tra natura fisica e spirituale. Non per altro sette sono i chakra, i centri energetici all’interno dei quali si accumula energia, consentendoci un’attività emotiva e spirituale.

Sei

 

“Sei è un numero perfetto di per sé, e non perché Dio ha creato il mondo in sei giorni; piuttosto è vero il contrario. Dio ha creato il mondo in sei giorni perché questo numero è perfetto e rimarrebbe perfetto anche se l’opera dei sei giorni non fosse esistita” (S. Agostino di Ippona, “La Città di Dio”).

Secondo Sant’Agostino questo numero è denso di significati, rappresentando la somma dei primi tre numeri (1+2+3).

Pensando al sesto giorno della Genesi, si può considerare il sei anche simbolo del compimento di un ciclo creativo, come un frutto al culmine della sua maturazione; un momento di armonia e pienezza ma che, nel contempo, cela in sé la profezia della dissoluzione.

Nella simbologia numerica greca, il numero 2 e il numero 3  sono simboli, rispettivamente, del femminile e del maschile. Il loro prodotto (2×3=6) rappresenterebbero dunque l’unione sessuale dei due generi. Il sei diviene così un simbolo di totalità nonostante, nella tradizione, questo numero porti con sé una vigorosa simbologia femminile (basti pensare che, per i cinesi, il sei era dotato della ricettività passiva del femminile yin).

Cinque

Il cinque può essere considerato il simbolo della totalità naturale. Se vi guardate intorno, potrete facilmente rintracciarlo in natura, ad esempio nelle stelle marine, costituite da cinque punte, o contando i petali di alcuni fiori… Questo numero è divenuto nel tempo il simbolo dello sbocciare della primavera.

Ma il cinque è anche associato al corpo umano e al suo potere: cinque sono infatti le dita di mani e piedi, cinque le punte che si formano ponendo il corpo eretto con mani e piedi divaricati e tracciando delle linee immaginarie che collegano mani, testa e piedi. Tale rappresentazione del corpo si configura come uno dei simboli più forti associati tradizionalmente a questo numero.

Il cinque è inoltre colui che governa l’intelletto, la capacità di pensare chiaramente, anche in modo critico, la capacità intellettuale.

Secondo la Von Franz (1986:120), il cinque è il “quattro più centro”. In Cina è un numero sacro corrispondente ai cinque punti cardinali (includevano anche il centro), alle cinque note, ai cinque colori di base, alle cinque specie animali, radici, usanze: è  simbolo, dunque, di totalità.

Nell’induismo, il cinque è associato a Shiva, la divinità raffigurata anche con i cinque volti, simbolo della padronanza sui cinque sensi e sui cinque elementi.

Quattro

Vi siete mai resi conto di quanto sia presente questo numero intorno a noi? Pensiamoci bene: ci orientiamo nello spazio secondo i quattro punti cardinali, tracciamo il perimetro delle città secondo i quattro lati di un quadrato. Quattro sono inoltre le stagioni, le fasi lunari, i venti principali.

E’ presente in natura sia negli animali (quadrupedi), sia nei fiori e nei cristalli.

Il quattro è dunque il numero della totalità, della completezza, dell’equilibrio. E’ colui che traccia i confini, organizza gli spazi, stabilisce i limiti.

Secondo i Maya, il quattro è il numero “perfetto”.

Qualcuno di voi si è mai domandato se il quattro sia un numero maschile o femminile? Secondo molti è entrambi. In effetti la logica rettilinea sottesa al quadrato può essere considerata razionale, quindi associata al maschile. D’altra parte, i cinesi associano il quattro allo yin: il femminile umido, ricettivo, buio. Anche gli alchimisti europei consideravano il quattro un numero femminile.

Secondo Von Franz (1986), il quattro è stato spesso utilizzato per indicare il rapporto con una realtà che va oltre le conoscenze umane. E’ stato ampiamente utilizzato nella mitologia, nell’architettura e nella pittura sacra per rammentare la connessione reciproca tra le forze dell’universo.

In Giappone ed in altre nazioni dell’Asia orientale, il quattro è considerato un numero sfortunato: può essere pronunciato sia “yon”, sia shi” (e quest’ultimo ha una pronuncia simile all’ideogramma che è il simbolo della morte). Piccola curiosità: a causa di questa credenza, si tende in questi paesi ad evitare raggruppamenti di quattro oggetti uguali, ad esempio servizi da thé (B. Cohen, 2007).

di S. Lupo

Il tre

TRE

Simbolo di vitalità, movimento ed energia, il tre rappresenta un processo dinamico che nasce con l’uscita dalla dualità, con l’intento di creare qualcosa di nuovo: pensiamo ad una coppia che muove le proprie energie per diventare una triade (mamma, papà, bambino) o all’energia di un adolescente che tenta, al contrario, di staccarsi dai genitori.

Il Tre potrebbe simboleggiare l’inizio di un viaggio per uscire dall’oscurità, incontrando saggezza e scoprendo nuovi parti di sé.

Molti già sanno che il Tre è da sempre stato considerato numero sacro. Ad esempio il Dio Cristiano è una Trinità di tre esseri in uno, le dee pagane avevano tre forme (Vergine, Madre, Vecchia) e il triangolo ne era il simbolo. Cristo rimase tre giorni nel sepolcro, Giona tre giorni nel ventre della balena. In molte altre leggende e fiabe il numero Tre ritorna, andando ad indicare quello che Jung chiama “periodo di incubazione in cui avviene la trasformazione dell’Eroe” (C. J. Jung, 1911).

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