Posts tagged ‘infertilità’

16 giugno 2013

Infertilità:di cosa stiamo parlando??????…

infertilità

Si definisce infertilità, la mancanza di concepimento dopo 12/24 mesi di rapporti sessuali non protetti.

Comunemente si  parla di infertilità primaria quando non c’è  mai stata una gravidanza e di infertilità  secondaria se la donna invece non riesce a restare nuovamente incinta dopo uno o più concepimenti.

Spesso i termini sterilità e infertilità vengono usati come sinonimi anche se in realtà sono due concetti diversi.  L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce sterilità la situazione di una coppia in cui uno o entrambi i membri sono affetti da una condizione fisica permanente e irreversibile che non rende possibile il concepimento. Si parla, invece, di infertilità quando una coppia, per cause relative all’uomo o alla donna, non riesce a portare a termine una gravidanza pur essendo in grado di concepire.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’infertilità colpisce a livello mondiale dai 50 agli 80 milioni di soggetti. In Italia, a circa due anni dal matrimonio il 20-25 % delle  coppie scopre di avere problemi a procreare e circa la metà si rivolge a un centro per affrontare il problema. L’infertilità è quindi un problema  diffuso e nonostante se ne parli ancora poco, in Italia e non solo, sono moltissime le coppie che ogni anno si sottopongono a tecniche Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) con la speranza di riuscire a coronare il loro progetto genitoriale. Nel 2010 i cicli di trattamento registrati superano i novantamila; se a questo dato si aggiungono tutte quelle coppie italiane che si sottopongono ogni anno a trattamenti di PMA all’estero, si ha un’idea della portata di questo fenomeno. Definire le cause dell’infertilità è molto difficile. Nonostante sia opinione diffusa pensare che nella quasi totalità dei casi i problemi d’infertilità sia imputabili a fattori femminili, è opportuno evidenziare che per entrambi i sessi c’è lo stesso rischio di poter soffrire di infertilità.

Secondo i dati raccolti dal  Registro Nazionale sulla PMA,  l’infertilità è imputabile all’uomo nel 35,4% , alla donna nel 35,5%, il problema è di entrambi nel 15% dei casi  e nel restante 13.02%  si assiste a una forma di infertilità definita idiopatica, in quanto nonostante tutte le indagini diagnostiche eseguite, non sì è identificata una causa certa.

Cosa ci dicono questi dati? Andando oltre l’aspetto meramente quantitativo, questi numeri ci parlano di persone, di uomini e di donne con storie diverse ma unite da un unico desiderio: DIVENTARE GENITORI. I cambiamenti sociali economici  e culturali dell’ultimo decennio hanno sicuramente contribuito all’aumento del fenomeno. Si fanno sempre meno figli e sempre più in tarda età, si aspetta una ragionevole stabilità economica e lavorativa e per uno strano scherzo del destino, quando questa viene raggiunta il corpo e la mente sembrano ribellarsi. Il risultato è che sempre più coppie vivono il dramma dell’infertilità e lo fanno in piena solitudine, nella vergogna e nell’isolamento più totale. E’ proprio in questo clima  che nasce “Progetto Melograno” per dare voce e legittimare la sofferenza di questi aspiranti genitori. La mancanza di un figlio può incidere profondamente sulla felicità e sulla stabilità della coppia andando a minare il loro equilibrio psico-fisico, portando anche a un ritiro dalle relazioni familiari e sociali.

Affrontare i sensi di colpa, le frustrazioni e le delusioni, allentare le tensioni o più semplicemente vivere l’infertilità superando il tabù che aleggia intorno a tale condizione, deve essere visto come uno dei tanti obiettivi del sostegno psicologico in cui la coppia si apre all’incontro con l’altro  non giudicante, accogliente e rispettoso del disagio vissuto dagli aspiranti genitori.

Bisogna infine ricordare che da un punto di vista psicologico  un concepimento ottenuto con tecniche di riproduzione assistita espone più frequentemente la coppia a forme di ansia sull’andamento della gravidanza e sulla salute del piccolo. Tutto questo è comprensibile, si tratta di “gravidanze preziose” ottenute spesso dopo percorsi lunghi invasivi e fortemente stressogeni. Anche in questo caso un supporto può essere  una risorsa  utile nella gestione delle tensioni emotive causato dal lungo viaggio alla ricerca della cicogna.

di Tiziana Fiore

Annunci
13 maggio 2013

PMA: TRA GIOIA E PAURA ARRIVA LA CICOGNA!!!

cicognaIn quest’articolo vorrei parlare di tutte quelle coppie che si confrontano con un successo e che pertanto rimangono in balia di sentimenti molto forti e tra loro contrastanti….

La fine di un trattamento di PMA (Procreazione Medicalmente Assistita) rappresenta per la coppia un momento molto delicato. Il risultato non può essere in alcun modo controllato, e gli aspiranti genitori affrontano l’attesa destreggiandosi tra speranze e timori.

Tutto inizia con l’attesa per il risultato delle BETA. La “Beta HCG” (gonadotropina corionica umana) è l’ormone della gravidanza, la sua presenza nelle urine o nel sangue sancisce l’avvenuto concepimento: l’embrione si è finalmente impiantato.

E’ un sogno che si avvera, l’inizio di una nuova vita, un raggio di sole dopo un lungo e piovoso inverno eppure sembra impossibile riuscire a godersi questo momento come mai?

La gravidanza è un momento cruciale nella vita di ogni donna è uno stravolgimento fisico, emotivo ormonale e sociale imparagonabile a qualunque altro cambiamento. Dubbi, paure e incertezze fanno da cornice a ogni gravidanza ma quando alle spalle si ha una condizione d’infertilità, tutto è notevolmente amplificato. Che cosa significa dunque concepire un bambino dopo uno o più percorsi riproduzione assistita?

Da un punto di vista psicologico un concepimento ottenuto con tecniche di riproduzione assistita espone più frequentemente la coppia a forme di ansia sull’andamento della gravidanza e sulla salute del piccolo. Tutto questo è comprensibile, si tratta di “gravidanze preziose” ottenute spesso dopo percorsi lunghi invasivi e fortemente stressogeni. Per riuscire a concepire un figlio, la coppia, infatti, investe una notevole quantità di energie non solo a livello psicofisico ma anche in termini di tempo e di denaro. Il desiderio di concepire un figlio si sta per avverare eppure, la gioia spesso è soffocata da un’ansia incontenibile relativa a una possibile perdita del bambino. Imparare a gestire quest’ambivalenza emotiva è molto importante al fine di rendere meno faticoso e stressante il periodo della gestazione e anche quello successivo alla nascita del figlio.

La scoperta di non riuscire ad avere un figlio con facilità rappresenta per molte donne una vera e proprio crisi dell’identità. Si sentono tradite dal loro stesso corpo che non funziona come dovrebbe e anche la loro immagine di donna e madre va in frantumi…Elaborare e accettare questa nuova condizione espone la donna ad un lavoro lungo e faticoso. Pertanto la difficoltà a vivere con serenità la propria gravidanza sarà quindi proporzionale al tempo in cui la donna sperimenta la condizione d’infertilità.

A livello mentale il passaggio da uno stato di mancata generatività a uno di gravidanza comporta un bombardamento di emozioni contrastanti. Rispetto alle gravidanze ottenute naturalmente, le donne sottoposte a trattamenti di PMA hanno molta più paura di non riuscire a portare a termine la gravidanza, vivono ogni piccolo segnale del corpo come  indice di un aborto imminente e tendono ad essere più ansiose circa la salute del proprio bambino.

Spesso non manifestano apertamente queste ansie per paura di non essere capite, come se per loro gia”graziate” dalla vita non è più lecito esternare dubbi o insicurezze.  Questa modalità è difunzionale in quanto l’esperienza di infertilità non va negata ma elaborata al fine di lasciare spazio alla nuova realtà genitoriale. E’ importante lavorare su queste paure per arrivare a vivere le gravidanza serenamente preparando la coppia a gestire i cambiaminti psicologici fisici e sociali impliciti nel ruolo di genitore.

di Tiziana Fiore

18 aprile 2013

QUANDO LE DOMANDE FANNO MALE….

il peso delle domandeE tu cosa aspetti????

In apparenza può sembrare una domanda banale, forse un po’ invadente ma innocua, una domanda come tante altre alla quale probabilmente ciascuno di noi almeno una volta nella vita ha dovuto dare una risposta…Eppure, questa domanda a volte brucia come granelli di sale su una ferita aperta.A un occhio attento non può sfuggire l’imbarazzo e la rigidità che una domanda di questo tipo provoca in  alcune donne. Come mai? Vorrei tentare di spiegarlo raccontando una storia….Questa storia racconta la vita di tante coppie che tentano con tutte le loro forze di mantenere agli occhi del mondo una parvenza di vita normale.

“C’era una volta una coppia di giovani innamorati che dopo anni di vita insieme decide di dare il via alla realizzazione di un progetto di vita importante: AVERE UN FIGLIOIn fondo hanno aspettato tutta la vita questo momento e quindi carichi  di sogni, aspettative e speranze iniziano ad avere rapporti non protetti.. .

Mese dopo mese il ciclo mestruale smorza l’entusiasmo  ma in fondo sì sa ci vuole tempo… Si prosegue…

Passano i mesi e dopo più di un anno iniziano a sorgere i primi interrogativi…

Si rivolgono a vari professionisti, si sottopongono a numerosi e invasivi esami e la restituzione è sempre la stessa: la condizione d’infertilità non renderà così semplice il concepimento naturaleLa coppia delusa non sa cosa fare, quello che sarebbe dovuto essere il periodo più bello e spensierato della loro vita, si trasforma in un momento di forte stress fatto di silenzi, di lunghe attese e scelte difficili…

Cambia la  percezione delle cose,  tutto ciò che sembrava avere senso fino a quel momento sembra perdere valore…Inizia un periodo di profonda sofferenza interiore in cui spesso la scelta è di vivere in solitudine la propria tristezza…

A volte il destino gioca brutti scherzi sembra quasi che le cose accadono nei momenti meno opportuni; ed è proprio allora, che l’aspirante mamma incontra per caso una sua ex compagna di classe…

La giornata non è delle migliori, è iniziata molto presto con una coda in ospedale per fare gli esami del sangue, ora che è pomeriggio inoltrato sta andando a fare due passi perché ha appena ricevuto dalla clinica una chiamata  che ha annunciato il probabile fallimento della seconda  FIVET(tecnica di procreazione medicalmente assistita).

Che bello rivedere i vecchi amici no? Peccato che l’amica  ha  appena partorito e ingenuamente le domanda e tu ancora niente?…Vorrebbe scappare piangere e urlare al mondo che se potesse ne farebbe 10 di figli eppure con un sorriso appena abbozzato e un corpo di marmo risponde: “no per ora stiamo bene così…””

Questa storia, forse un po’ esasperata, racconta di uomini e donne che lottano non solo contro la realizzazione di un desiderio ma anche contro una società in cui d’infertilità non si parla e sognare un figlio che non arriva diventa pertanto un segreto da tenere nascosto per paura delle reazioni, dei giudizi e delle incomprensioni degli altri.In una condizione di forte sofferenza e smarrimento, i tentativi della coppia sono rivolti a fare finta che vada tutto bene e che questo figlio non arriva perché in fondo ci si vuole godere ancora la vita…

Una volta superati o comunque alla soglia dei trent’anni, sono diverse le circostanze in cui le donne si trovano a fare i  conti con la curiosità delle persone che pongono domande sul futuro.Niente di starno è la vita che è fatta così, se una persona è  fidanzata da tanto tempo la domanda più frequente sarà: Quando ti sposi? Non importa se “l’intervistato” è favorevole o meno al matrimonio l’importante è sapere quando. Se invece il matrimonio è stato coronato la domanda tanto banale quanto ricorrente sarà: Bambini ancora niente?

In fondo chi pone quella domanda, è curioso, vuole semplicemente sapere se di lì a poco potrà condividere con la coppia la gioia della genitorialità…E quindi il problema qual è? Il problema è proprio questo, chi “sollecita” il concepimento di un bambino è genitore ed è quindi consapevole della gioia immensa che regala la lieta novella. L’altra faccia della medaglia è che chi non riesce a coronare questo sogno lo sa bene quanto la sua vita potrebbe essere diversa con l’arrivo di un figlio poiché non desidera altro dalla vita.Il dato di fatto però è uno solo: questo figlio non arriva e ogni domanda  riapre una ferita molto dolorosa.

Che cosa fare dunque? Evitare le occasioni? Far finta che sia tutto ok? Assolutamente no, per chi si occupa d’infertilità o ci è passato è più semplice poiché riesce a cogliere i “segnali silenziosi” di una condizione così delicata; ma la maggior parte della gente non è minimante consapevole del fatto che un buon 20% della popolazione ha problemi a procreare.Sarebbe auspicabile iniziare a parlare d’infertilità in modo che le coppie possano sentirsi libere di rispondere con sincerità a certe domande senza nascondersi dietro a muraglie difensive pronte a crollare al minimo spostamento.Le cose iniziano a cambiare ma probabilmente il passo più importante per rompere il silenzio deve arrivare dalla coppia stessa; aprirsi agli altri e cercare un sostegno è fondamentale poiché l’infertilità non è una malattia contagiosa che necessita di  quarantena, al contrario è una condizione diffusa di cui non ci si deve assolutamente vergognare.

L’appello è per tutti quello di uscire dal silenzio e debellare quello che pare essere uno dei tabù rimansti ancorati alla nostra società

 

di Tiziana Fiore

20 marzo 2013

PMA: L’attesa per il risultato.

sveglia

PMA è l’acronimo di Procreazione Medicalmente Assistita, termine usato per indicare una serie di procedure, di tecniche medico-chirurgiche che permettono di favorire il corso della fecondazione.

L’infertilità è un problema diffuso e nonostante se ne parli ancora poco, in Italia e non solo, sono moltissime le coppie che ogni anno si sottopongono a queste tecniche con la speranza di riuscire a coronare il loro progetto genitoriale.

I dati raccolti e analizzati dal Registro nazionale della procreazione medicalmente assistita (Pma) mostrano un aumento, nel nostro Paese, della domanda di queste tecniche di riproduzione. Nel 2010 i cicli di trattamento registrati superano i novantamila, se a questo dato si aggiungono le migliaia di coppie italiane che ogni anno intraprendono un viaggio in un Paese straniero per sottoporsi a un trattamento di fecondazione assistita, si ha un’idea di quanto l’infertilità sia un fenomeno in forte aumento.

Cosa ci dicono questi dati? Andando oltre l’aspetto meramente quantitativo, questi numeri ci parlano di persone, di uomini e di donne con storie diverse ma unite da un unico desiderio: DIVENTARE GENITORI. Parliamo di coppie che hanno scelto (scelta spesso molto più complicata di quanto si possa immaginare) e deciso di affidarsi alla medicina al fine di realizzare il proprio desiderio di genitorialità.

Il percorso di PMA è estremamente impegnativo e stressante, la coppia è messa a dura prova soprattutto se si considerano le percentuali di successo non sempre a favore.

Nonostante la consapevolezza, nella coppia rimane forte il rifiuto inconscio delle probabilità d’insuccesso e questo grava ancor di più sull’accettazione dell’eventuale fallimento sancito dalla ricomparsa del ciclo mestruale o della negatività del test di gravidanza.

In generale possiamo affermare che ciò che non si conosce si teme e questo accade proprio perché l’ignoto, mettendo a freno la costante necessità dell’uomo di controllare tutta la sua vita, scatena due sentimenti contrastanti: paura e curiosità. Questo vale sempre, in qualunque situazione insolita o sconosciuta, ma vale ancor di più quando ciò che non si conosce è l’esito di un trattamento che ha come obiettivo l’inizio di una gravidanza. In questo caso l’investimento psico-fisico è altissimo e se consideriamo che non sia possibile prevedere l’esito di un trattamento di Pma, poiché molte variabili non possono essere controllate, è facile immaginare lo stato d’animo degli aspiranti genitori.

Come si può gestire l’attesa per il risultato del trattamento?

E’ inevitabile che la coppia affronti il trattamento con la speranza di rientrare proprio in quella percentuale di successi, ma è fondamentale non pensare in termini esclusivamente positivi. Un atteggiamento di questo tipo, infatti, non solo non protegge dalla sofferenza ma predispone la coppia a un dolore ancora più grande nel caso di fallimento perché significa accettare una realtà che fino a quel momento è stata negata.

Così come non è possibile affrontare il percorso pensando solo in termini esclusivamente positivi, è altrettanto controproducente pensare al trattamento con pessimismo cosmico. Quest’atteggiamento tipicamente adottato da chi ha alle spalle tentativi non riusciti, si basa sul presupposto che non illudersi circa la possibilità di diventare genitori sia il modo migliore per ridurre la sofferenza in caso d’insuccesso. In questo caso ha senso chiedersi: è coerente desiderare un figlio al punto da essere disposti a intraprendere un percorso estremamente impegnativo come quello della Pma senza credere nell’efficacia del trattamento?

Entrambe le modalità non sono funzionali perché si basano su un approccio alla realtà non realistico. E’ importante aiutare la coppia a capire che ogni trattamento può portare a un risultato positivo o negativo, è doveroso che gli aspiranti genitori desiderino e sperino nel successo del trattamento, ma è fondamentale che mettano  in conto entrambi gli esiti senza alimentare aspettative irrealistiche.

Essere consapevoli non significa abbandonare la speranza ma facilita la gestione del risultato QUALUNQUE ESSO SIA.

di Tiziana Fiore

14 gennaio 2013

Incontri di Progetto Melograno

La prossima settimana vi aspettiamo per l’incontro mensile di Progetto Melograno.

Ecco il tema di questo mese:

“L’INFERTILITA’ INSPIEGATA:

MILLE PERCHE’ SENZA RISPOSTA”

Ci vediamo giovedì 24 gennaio alle h: 20.30 in via Varazze 10, Milano.

Se siete interessati a partecipare inviate una e-mail a: granellidipsicologia@libero.it

Le iscrizioni chiuderanno venerdì 18 gennaio.

Per visualizzare tutto il programma degli incontri clicca qui.

 

6 dicembre 2012

EMOZIONI E INFERTILITA’

 I VISSUTI EMOTIVI DELLA COPPIA INFERTILE

emozioni

L’uso dei metodi contraccettivi consente di posticipare la gravidanza al momento in cui pensiamo sia opportuno.  Con la stessa caparbietà con cui siamo riuscite a non aver un figlio quando non pensavamo che fosse il tempo giusto, crediamo di ottenerlo appena cambiano le condizioni…

Per molte donne è così ma per molte altre il passaggio non è automatico.

Desiderare di avere un figlio significa prepararsi non solo fisiologicamente ad accogliere nel grembo fisico il bambino ma anche e soprattutto elaborare un grembo psichico, uno spazio dove il bambino atteso possa essere ideato e amato.

Che cosa succede dunque a livello emotivo quando il bambino manca all’appello materno?

Normalmente la prima reazione emotiva di fronte a una diagnosi d’infertilità è la sorpresa. La coppia, che aveva dato per scontato l’arrivo di un figlio dopo la sospensione della contraccezione, è messa veramente a dura prova. Dopo lo shock iniziale, realizzare che qualcosa non funziona come dovrebbe, crea negli aspiranti genitori uno sgomento tale da credere che forse c’è stato uno sbaglio, che l’esito di quelle analisi è il frutto di un errore medico e che forse è meglio sentire un altro parere.

Questo rifiuto che porta, a dirsi ” No, a noi no, non può essere vero” ha soprattutto all’inizio un’importante funzione di paracolpi in quanto permette alla coppia di ritrovare la forza e mettere in atto una sorta di “piano d’azione”.

La difficoltà ad accettare una diagnosi d’infertilità può portare i coniugi a cercare le motivazioni di tale condizione all’esterno, legate magari allo stile di vita e in quanto tali modificabili. Una volta trovate le possibili cause, i partner inizieranno a cambiare alcuni aspetti della loro quotidianità con la speranza di facilitare il concepimento. A volte però è troppo tardi, tali accorgimenti non servono ed è questo il momento in cui gli aspiranti genitori passano al setaccio la propria vita passata alla scoperta di atteggiamenti o scelte errate che possono in qualche modo aver contribuito alla loro condizione attuale.

Questa modalità è una profonda fonte di stress e frustrazione, in quanto nella maggior parte dei casi porta a vivere sentimenti di impotenza tale da farsi divorare dal senso di colpa “Se solo potessi tornare indietro…”

Se è vero che alcune scelte personali possono influire in positivo o in negativo sulla fertilità tante altre sono totalmente al di fuori del nostro controllo pertanto auto colpevolizzarsi o puntare il dito sul partner (come spesso accade) è deleterio non solo al livello di coppia ma anche individuale… Questo atteggiamento alimenta ancor di più la rabbia che è un sentimento ben conosciuto da chi soffre di infertilità.

La rabbia è contro se stesso, contro il partner che disattende delle aspettative, contro chi riesce a concepire un figlio senza sforzo o chi lo abbandona, contro il medico che sembra non risolve il problema o più in generale  verso amici e parenti che a volte appaiono insensibili, indelicati nei confronti dei vissuti provati…

Spesso la sensazione di non essere capiti porta gli aspiranti genitori a isolarsi da un contesto familiare o relazionale che paradossalmente potrebbe invece fornire aiuto o sostegno. Questa dimensione aggressiva della coppia è l’espressione della sofferenza e dell’ansia provata e in quanto tale è importante accoglierla evitando  di prenderla come una questione personale poichè di fatto non ha nulla a che vedere con le persona che in quel momento diviene il bersaglio.

E’ vero, la rabbia è un’emozione potenzialmente distruttiva, nessuno di noi è immune, ma come altre emozioni negative se adeguatamente elaborata può essere canalizzata e usata per conseguire scopi positivi.

La diagnosi d’infertilità va a intaccare il progetto genitoriale di una coppia che si sente tradita dalla sua stessa natura; ciò che è colpito non è solo il proprio corpo vissuto come ostile e incapace ma anche l’identità sociale. La coppia ma più frequentemente la donna si percepisce come mancante, inefficiente al punto da generalizzare questo vissuto a quasi tutti i campi della propria vita come se la qualità del sé dipendesse esclusivamente dal divenire genitore.

E’ evidente che una diagnosi d’infertilità sconvolge la vita di chi ne è colpito, in Italia i dati dimostrano che è una condizione che colpisce ogni anno sempre più persone. Nonostante non sia possibile generalizzare giacché ogni coppia ha la sua storia, le sue aspettative e i suoi timori, è  importante offrire a tutte loro la possibilità di esprimere il proprio vissuto emotivo affinché  si sentano legittimati nel loro dolore ancora oggi troppo spesso sottovalutato.

di Tiziana Fiore

https://granellidipsicologia.wordpress.com/2012/12/06/emozioni-e-infertilita/emozioni/

7 ottobre 2012

Infertilità e psicologia

OLTRE IL CORPO LA MENTE: L’importanza del sostegno psicologico nei casi d’infertilità.

Sebbene le linee guida pubblicate nell’aprile del 2008 sanciscano l’obbligo di fornire, all’interno di ogni centro di riproduzione assistita, un supporto psicologico a tutte quelle coppie che ne sentano la necessità, solo poche conoscono l’esistenza e l’importanza di un tale servizio.

Nonostante l’infertilità sia un fenomeno di origine multifattoriale, che coinvolge la coppia, non solo a livello fisico ma anche emotivo, permane a oggi la tendenza a ignorare gli aspetti psicologici e intimi focalizzandosi quasi esclusivamente sull’aspetto medico e tecnico del problema.

Nella pratica, questo si traduce in una sorta di auto-censura in cui la coppia tenta di negare tutta una serie di emozioni vissute al fine di convogliare tutte le energie nelle indagini cliniche necessarie alla formulazione di una diagnosi medica.

La condizione d’infertilità in linea di massima irrompe all’improvviso nella vita delle persone; tutti noi pensiamo di poter avere dei figli quando lo desideriamo, ma la realtà dimostra che sono sempre più numerose le coppie che scoprono che non è sempre così  e che si confrontano con questo disagio.

Che cosa succede dunque quando il bimbo non arriva?

Quando si vive il dramma di non riuscire a concepire un figlio, gli “aspiranti genitori” decidono di rivolgersi a uno specialista al fine di scoprire le cause organiche che stanno all’origine dei vari tentativi naturali falliti.

La coppia arriva quindi a consultare un medico/ginecologo con un coinvolgimento emotivo elevato causato dal velato sospetto di non riuscire a realizzare il loro progetto di vita condiviso.

Quando il sospetto diventa certezza è importante avere uno spazio di accoglimento e contenimento psicologico non solo a livello di coppia ma anche individuale in quanto, va ricordato, che l’evento infertilità può essere vissuto in maniera molto diversa dai due coniugi e proprio per questo va affrontato e gestito nel rispetto dei modi e nei tempi di entrambi.

La mancanza di un figlio può incidere profondamente sulla felicità e sulla stabilità degli aspiranti genitori andando a minare il loro equilibrio psico-fisico, portando anche a un ritiro dalle relazioni familiari e sociali.

Ogni mese l’arrivo delle mestruazioni alimenta un forte senso di delusione e frustrazione.  Il fatto di usufruire di uno spazio in cui poter esprimere tale disagio è di per sé terapeutico poiché permette alla coppia di imparare a gestire tutta una serie di emozioni negative che non solo è legittimo provare ma è necessario esprimere. Come già ricordato, per giungere a una diagnosi, la coppia deve sottoporsi a tutta una serie di visite ed esami diagnostici a volte molto intrusivi che generano imbarazzo soprattutto nell’uomo meno abituato della donna a sottoporsi a indagini che riguardano zone intime del proprio corpo. L’imbarazzo, l’attesa dell’esito che a volte richiede tempi lunghi, genera un forte stress nella coppia che se non è adeguatamente gestito può esasperare incomprensioni e tensioni emotive preferibilmente evitabili.

La coppia è messa a dura prova e un supporto volto all’accettazione di una diagnosi d’infertilità è il primo passo da compiere in quello che sarà il lungo viaggio alla ricerca della cicogna.

Dopo la diagnosi d’infertilità è opportuno gestire tutta una serie di vissuti emotivi legati alle varie possibilità che si aprono alla coppia: Che fare ora? E’ meglio abbandonare il progetto di diventare genitori ? Adottiamo un bambino? Ci affidiamo alla medicina? Queste sono solo alcune delle domande alle quali trovare una risposta non è né così facile né immediato. Qualunque sia la scelta è importante poter tirare fuori ed elaborare dubbi e perplessità emozioni e disagi per evitare che la coppia entri in un circolo vizioso in cui i “non detti”  diventano i protagonisti.

Affrontare i sensi di colpa, le frustrazioni e le delusioni, allentare le tensioni o più semplicemente vivere l’infertilità superando il tabù che aleggia intorno a tale condizione, deve essere visto come uno dei tanti obiettivi del sostegno psicologico in cui la coppia si apre all’incontro con un terzo non giudicante, accogliente e rispettoso del disagio vissuto da tutti coloro i quali sono alla ricerca della cicogna

                                                                                                                                                                                                Dott.ssa Tiziana Fiore

30 agosto 2012

PROGRAMMA INCONTRI 2012/13

cicogna_low-01_conscritta-01.jpg (637×500)

Granelli di psicologia  ritorna all’opera!!

Ecco il programma completo degli incontri dedicati a PROGETTO MELOGRANO.

Per maggiori dettagli visualizza tutto il PROGRAMMA 2012/13

21 marzo 2012

PARLIAMO DI ENDOMETRIOSI

 Vorrei aprire questo articolo con una celebre frase di un poeta francese “Solo chi si conosce è padrone di sé stesso”…

Quanti di voi conoscono l’ENDOMETRIOSI? 

Probabilmente molti ne hanno sentito parlare  ma sicuramente non tutti sanno che questa malattia subdola e oscura può avere conseguenze devastanti sulla vita della persona che ne è affetta… Spesso la carenza  di informazioni  e la mancanza di iniziative di sensibilizzazione penalizzano le nostre scelte quotidiane portando ad una consapevolezza solo tardi, solo quando non resta che dire: SE SOLO AVESSI SAPUTO… Nonostante le informazioni mediche contenute nell’articolo  hanno carattere meramente informativo e divulgativo e non intendono assolutamente sostituirsi ad una consultazione medica mi sembra opportuno approfondire questo argomento.

 L’arrivo  del primo flusso mestruale dà il via all’età della pubertà che rappresenta l’inizio del periodo fertile. Il termine mestruazione (dal latino menstruum =mensile), definisce la perdita di sangue dall’apparato genitale femminile, che si verifica regolarmente ogni mese in età feconda se non c’è gravidanza.La comparsa del flusso segna l’inizio di ogni ciclo mestruale e pur essendo soggetta ad ampie variazioni individuali la maggior parte delle donne accusa dolore intenso e crampi nella zona addominale, accompagnati a volte da vomito,cefalea ,mal di schiena, tensione mammaria e stanchezza. Fino a qui sembra tutto normale in fondo i dolori mestruali affliggono, in maniera più o meno importante, quasi tutte le donne fertili  basta prendere un antinfiammatorio e tutto passa no? Nalla maggior parte dei casi è cosi ma in molti altri,il  disturbo può essere una vera e propria malattia e risultare invalidante. L’endometriosi presenta dei sintimi che possono essere confusi con il malessere del ciclo mestruale solo che il dolore, quando presente, diventa insostenibile al punto da inficiare le normali attività quotidiane. Perchè?

Nelle donne  affette da endometriosi, sono presenti frammenti o “isole” di endometrio (tessuto che riveste internamente l’utero) in sedi atipiche quali ovaie, tube, peritoneo, vagina, intestino, setto retto-vaginale.Ogni mese,il tessuto endometriale impiantato in sede anomala,subisce la stimolazione ormonale, nello stesso modo in cui si verifica a carico dell’endometrio normalmente presente in utero, e quindi  va incontro a sanguinamento. Tale sanguinamento a differnza di ciò che accade durante il normale ciclo mestruale, comporta un’irritazione dei tessuti circostanti, che dà luogo alla , formazione di noduli, cisti e aderenze.

La causa dell’endometriosi è sconosciuta. Diverse teorie sono state proposte, ma nessuna di esse può spiegare tutti i casi.Una prima teoria è quella della mestruazione retrograda secondo la quale, durante la mestruazione, del tessuto mestruale migra in senso inverso nelle tube, si impianta nell’addome e cresce. Secondo alcuni esperti la migrazione retrograda è presente in tutte le donne, ma solo nelle donne afflitte da endometriosi un difetto immunitario e/o ormonale permette al tessuto di radicarsi e crescere.

I sintomi riscontrati più frequentemente in caso di endometriosi sono dolori prima e durante le mestruazioni (in genere più intensi dei soliti crampi mestruali), dolori durante o dopo i rapporti sessuali, sterilità e sanguinamento intenso o irregolare.Altri sintomi che si presentano possono essere: stanchezza, dolori che si irradiano verso la zona rettale, dolore all’ovulazione, dolore alla regione lombare, diarrea e/o stitichezza e altri disturbi intestinali. Tuttavia è opportuno chiarire che in un numero considerevole di donne, affette da endometriosi, anche in forme avanzate, il dolore è totalmente assente ed è proprio  questo a rendere subdola la malattia.

Allo stato attuale l’unico accertamento diagnostico che permette di stabilire con certezza il problema è la laparoscopia, un intervento effettuato in anestesia totale che permette di diagnosticare l’endometriosi, valutarne la gravità ed eventualmente intervenire per la risoluzione.seppure associate ad una certezza di diagnosi inferiore, altre alternative diagnostiche sono  l’ecografia ovarica trans-vaginale il dosaggio del CA125 nel sangue e visita ginecologica manuale.Nonostante si stima che circa 150 milioni di donne nel mondo sia affetto da endometriosi di cui,14 milioni in Europa  e almeno 3 milioni in Italia, la malattia è sottovalutata e poco conosciuta, infatti è stato appurato che la diagnosi certa arriva tardivamente, con un tempo medio superiore a 9 anni. Secondo il Ministero della salute, le ragioni di tale ritardo sono dovute a varie cause: spesso le donne pensano che i sintomi sono normali, altre volte viene detto loro che la sintomatologia non va considerata come patologica, se a questo poi si aggiunge l’applicazione di metodi diagnostici purtroppo inadeguati ci si può rendere conto della drammaticità del fenomeno.

Per quanto riguarda la terapia, ad oggi, l’endometriosi non può essere definitivamente curata. E’ comunque possibile tenere sotto controllo l’evoluzione progressiva della patologia  riuscendo a contenere i sintomi fisici e le inevitabili ricadute psicologiche. In linea di massima la sceltadel trattamento dipende dalla gravità della malattia, dall’età della donna e dal desiderio di riproduzione della stessa. Le terapie possono essere mediche, ovvero basate sulla somministrazione  di farmaci ormonali (es. pillola contraccettivache, prevenendo l’ovulazione, riduce l’ingrossamento dell’endometrio e contemporaneamente il dolore associato al ciclo) oppure chirurgiche (conservativa o demolitiva)nel caso in cui i farmaci assunti per via orale non si rivelano sufficienti.

L’endometriosi è una malatia che ha un grande impatto sulla qualità della vita non solo da un punto di vista fisico ma anche da quello psicologico. Una delle conseguenze più devastanti dell’endometriosi è la possibile sterilità che  colpisce il 30-40% circa delle donne.La malattia endometriosica può causare infertilità essenzailmente attraverso due meccanismi. Il primo è dovuto a una infiammazione che ostacola sia il concepimento che l’impianto della gravidanza. Il secondo è meccanico, attraverso il danno provocato dalle aderenze degli organi interni. Qualunque sia la causa, l’impatto di una ipotetica mancata generatività può essere devestante e alimentare sentimenti di  frustrazione, rabbia ansia e talvolta a depressione. Può venire colpita la percezione della propria immagine corporea, del proprio ruolo di donna alimentando non solo un senso di inadeguatezza ma anche un abbassamento dell’autostima.E’ anche importante non sottovalutare l’influenza che la diagnosi tardiva può avere sulla sfiducia della donna nei confronti si sè stessa e degli altri;molto spesso infatti  le donne non sono capite nella loro sofferenza, i sintomi vengono sottovalutati al punto da creare un senso di vuoto e solitudine devastante.Nelle fasi più acute della malattia, il dolore fisico è così debilitante che le normali attività di tutti i giorni come andare a scuola,al lavoro, uscire con gli amici possono diventare difficili da affrontare al punto di dovervi rinunciare. Tutto questo compromette drasticamente la vita delle donne sia a livello professionale/sociale  sia a livello personale/affettivo. Questa malattia rende i rapporti sessuali molto dolorosi se non addirittura impossibili, con conseguenze inevitabili nel rapporto di coppia. Il dolore influisce negativamente sull’eccitazione e sul desiderio al punto che il rapporto, quando non viene evitato, viene vissuto con “paura” e ansia  non solo dalla donna ma anche dal partner perdendo così qualunque forma ludica andando a minare l’equilibrio della coppia.Per tutte queste ragioni, considerando le gravi ripercussioni che derivano dalla patologia  è importante affidarsi a degli specialisti nel tentativo di contenere non solo il dolore fisico ma anche gli inevitabili risvolti psicologici.

Dott.ssa Tiziana Fiore

14 ottobre 2011

Le buone abitudini per prevenire l’infertilità

Questo articolo nasce con l’obiettivo di far riflettere ognuno di noi sull’importanza di un bene prezioso:

 LA NOSTRA FERTILITA’.

Viviamo in una società che in qualche modo impone una regolazione e un controllo su ogni cosa. Pianifichiamo ossessivamente il nostro futuro, i nostri progetti, le nostre giornate, come se avessimo il potere di manipolare gli accadimenti esterni.Purtroppo la realtà ci dimostra che non è sempre così e molte volte quando si raggiunge questa consapevolezza è ormai troppo tardi per poter tornare indietro…L’infertilità può avere tante cause, molte delle quali sono totalmente al di fuori del nostro controllo e non si possono prevenire semplicemente con uno stile di vita più sano.  Ci sono però alcune scelte personali che possono influire in positivo o in negativo sulla fertilità; ecco una piccola rassegna di cose che è bene sapere per conservare meglio la propria fertilità e prevenire l’infertilità.

(Dott.ssa Tiziana Fiore)

CONSIGLI UTILI PER LEI…..

 CONTROLLA I CILI MESTRUALI

Controllare i cicli mestruali valutandone le variazioni è molto importante:cicli brevi(polimenorrea) o al contrario cicli lunghi (oligomenorrea) possono essere alterazione relativamente comuni, se  il fenomeno è isolato e quindi non si ripete nei cicli successivi, non deve destare troppa preoccupazione al contrario, se il problema tende a ripertsi bisogna eseguire degli accertamenti per comprenderne le cause.Inoltre,cicli mestruali particolarmente dolososi possono essere la spia di una iniziale endometriosi

PROTEGGITI DALLE INFEZIONI

Ricorda che  l’igiene personale e di coppia  è fondamentale. E’ bene evitare l’utilizzo di assorbenti interni e anche nella scelta del contraccettivo è utile sapere che la spirale può causare infiammazioni pelviche e danni tubarici. Il preservativo protegge dal rischio infettivo: le malattie sessualmente trasmesse sono spesso asintomatiche e subdole…

 NON SOTTOVALUTARE I SINTOMI E I SEGNALI

 Spesso capita di sottovalutare piccoli fastidi. Dolori al basso ventre, accompagnati da febbriciattola, comparsa di perdite vaginali anormali (più abbondanti, maleodoranti, di diverso colore), prurito, bruciore o dolore associati alla minzione possono essere la spia di un’infezione genitale. A seconda dell’infezione contratta, si avrà la presenza di uno o più di questi sintomi, la cui gravità può variare in base al tipo di malattia, ma anche alla tempestività con cui quest’ultima viene riconosciuta e affrontata.

EVITA IL FUMO E L’ALCOOL

 La riduzione della fertilità nelle donne fumatrici sembra  essere dovuta all’interferenza delle sostanze tossiche contenute nel fumo con la maturazione degli ovociti. La nicotina (o meglio la cotinina, il suo metabolita) e il benzopirene, un noto cancerogeno, che vengono assorbiti attraverso il fumo vanno a finire anche nel liquido follicolare e nelle cellule granuloso-luteiniche (nell’ovaio).

TIENI SOTTO CONTROLLO IL PESO

Può sembrare strano, eppure il peso (sia l’obesità che l’eccessiva magrezza), può condizionare la fertilità.Variazioni di peso eccessive dovute a disordini alimentari(anoressia, bulimia) come pure l’attività fisica esasperata possono causare e aggravare i disturbi del ciclo fino all’instaurarsi di un’amenorrea (assenza totale del ciclo mestruale).

NON ASPETTARE TROPPO TEMPO

La fertilità femminile raggiunge il suo apice attorno ai 25 anni quando per ogni mese di rapporti sessuali non protetti la donna ha il 35% di possibilità di ottenere una gravidanza.Diminuisce poi progressivamente soprattutto dopo i 35_40 anni periodo in cui scende rapidamente sotto il 10 %.Proprio perchè perchè il potenziale di fertilità della donna decresce al crescere della sua età anagrafica è importante tenere conto del fattore età per poter programmare al meglio la propria vita riproduttiva.

…….E PER IL TUO LUI

EVITA SEMPRE IL FUMO E LE DROGHE

Il fumo, infatti, oltre a danneggiare l’intero sistema cardiovascolare, crea danni specifici alle arterie che portano sangue e pressione al pene concorrendo a determinare i disturbi dell‘erezione. Tutte le droghe inoltre, sia leggere che pesanti, influenzano negativamente la fertilità. Gli anabolizzanti diffusi nelle palestre possono indurre la riduzione dei testicoli, scomparsa degli spermatozoi, perdita di capelli, crescita del seno e tumori al fegato.

NO ALL’ABUSO DI ALCOOL

Danneggia sia la capacità sessuale che la fertilità. In caso di cirrosi, favorisce la trasformazione degli ormoni maschili in femminili, ostacolando la fertilità. Inoltre l’alcol agisce direttamente sulla funzione del testicolo, riducendo la produzione di testosterone e di spermatozoi.

TIENI SOTTO CONTROLLO IL TUO PESO E FAI UN’ADEGUATA ATTIVITA’ FISICA

Evita di assumere cibi ricchi di grassi e spezie, riduci la quantità di caffè e the. L’obesità determina uno squilibrio ormonale con una diminuzione del principale ormone maschile, il testosterone, e un aumento degli ormoni “femminili”: gli estrogeni.

ADOTTA UN SANO COMPORTAMENTO SESSUALE

Evita i rapporti occasionali poichè potrebbero esporti al pericolo di contrarre infezioni a trasmissione sessuale (ad esempio AIDS, Epatiti, Gonorrea, Sifilide ecc) che possono compromettere lo stato di fertilità. L’utilizzo del preservativo può ridurre i fattori di rischio.

OSSERVA UNA CORRETTA IGIENE INTIMA

Lava almeno due volte al giorno la regione genitale abbassando completamente la pelle del prepuzio e adoperati affinché l’igiene personale faccia parte del tuo stile di vita quotidiano.

NO AGLI INDUMENTI TROPPO STRETTI

Anche l’abbigliamento intimo ha la sua importanza, preferisci materiali naturali e capi comodi.Ricorda inoltre che il “calore” è il maggior nemico dei testicoli. Infatti essi si trovano nello scroto proprio perchè devono restare a temperature inferiori a quelle del corpo. Temperature ambientali elevate, la posizione seduta per tempi lunghi e l’uso di indumenti stretti devono pertanto essere evitati.

NO AL TELEFONO CELLULARE SEMPRE NELLA TASCA DEI PANTALONI

Le radio frequenze sembrano ridurre la motilità degli spermatozoi del 20%.

ESEGUI PERIODICAMENTE L’AUTOPALPAZIONE DEI TESTICOLI

Con questa semplice manovra si può individuare il tumore del testicolo, neoplasia rara ma più frequente tra i 15 e 40 anni e facilmente curabile se diagnosticata precocemente. Non trascurare mai un dolore ai testicoli.

DOPO I 18 ANNI INIZIA AD AVERE CURA DELLA TUA SALUTE

La visita specialistica in giovane età serve ad individuare eventuali patologie pregresse capaci di ridurre la fertilità. A questa età potrebbe essere utile eseguire un esame del liquido seminale poiché l’infertilità di coppia è maschile nel 50% dei casi.

 
 

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: