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26 settembre 2011

PMA e Legge 40: cosa si può e non si può fare in Italia?

La dibattuta legge 19 febbraio 2004, n. 40 “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”, all’articolo 7 prevede la definizione da parte del Ministro della Salute di “linee guida contenenti l’indicazione delle procedure e delle tecniche di procreazione medicalmente assistita”, linee guida “vincolanti per tutte le strutture autorizzate”.

Le ultime linee guida emanate dal Ministero e pubblicate sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità risalgono all’11 aprile 2008.

In queste linee-guida i termini di infertilità e sterilità sono considerati sinonimi nonostante ci sia una differenza: una coppia è considerata infertile quando non è stata in grado di concepire e di procreare un bambino dopo 12/24 mesi di rapporti sessuali non protetti, mentre è sterile la coppia nella quale uno o entrambi i coniugi sono affetti da una condizione fisica permanente che non rende possibile la procreazione.

Vediamo schematicamente alcune informazioni essenziali presenti nella legge 40.

QUANDO è consentita la PMA?
Solo se non ci sono altri metodi per rimuovere le cause di infertilità, e limitatamente ai casi di infertilità inspiegabile o determinata da cause certificate da un atto medico. Non possono ricorrere alla PMA le coppie che pur non avendo problemi di fertilità sono portatrici di patologie genetiche e cromosomiche trasmissibili al concepito. La certificazione dello stato di infertilità o sterilità per l’accesso alle tecniche di riproduzione assistita è effettuata dagli specialisti di volta in volta competenti, quali:
— uno specialista in genetica medica, per le patologie genetiche;
— un ginecologo, per le patologie femminili;
— un endocrinologo con competenze andrologiche, ovvero un urologo con competenze andrologiche per le patologie maschili.

CHI può ricorrere alla PMA?
Le coppie formate da persone maggiorenni di sesso diverso, sposate o conviventi, in età potenzialmente fertile ed entrambe viventi. No ai single, agli omosessuali, alle donne non più fertili e alla fecondazione post mortem. E’ necessario il consenso informato della coppia che accede alle tecniche di PMA. La volontà può essere revocata fino al momento della fecondazione dell’ovulo.

COME utilizzare le tecniche di PMA?
Si deve seguire un principio di gradualità, scegliendo prima quelle meno invasive dal punto di vista tecnico e psicologico.

NO alla fecondazione eterologa e all’utero “in affitto”
Non si possono utilizzare gameti eterologhi, cioè ovociti o spermatozoi non appartenenti alla coppia di aspiranti genitori. E’ vietata la cosiddetta “maternità surrogata” cioè il ricorso all’utero di un’altra donna. È possibile solo la cosiddetta inseminazione omologa.

A proposito di EMBRIONI…
Non più di tre per volta ogni ciclo, ovvero il numero necessario ad un unico e contemporaneo impianto.
Si possono adottare solo nel caso in cui siano congelati e non si conoscano i genitori biologici. Oppure quelli di cui non sia stato chiesto l’impianto da almeno tre anni.
E’ vietata qualsiasi sperimentazione, manipolazione o intervento sull’embrione che non siano diretti esclusivamente alla tutela della sua salute (deve essere escluso cioè qualsiasi scopo eugenetico o selettivo). È vietata anche qualsiasi tecnica che possa predeterminare o alterare il patrimonio genetico dell’embrione.
Non possono essere né soppressi né crioconservati. La crioconservazione è la procedura utilizzata per conservare a bassissima temperatura (in azoto liquido) embrioni o gameti. L’unica eccezione alla crioconservazione è l’impossibilità, per gravi motivi di salute della donna, di eseguire un trasferimento in utero. I gameti invece possono essere crioconservati

Quali sono i DIRITTI del nascituro?
Il diritto a nascere del concepito che acquisirà lo status di figlio legittimo o riconosciuto della coppia. Qualora, in violazione della legge, sia stata fatta una fecondazione eterologa il coniuge o convivente che ha dato il proprio consenso non può disconoscere il bambino. La madre d’altra parte non può chiedere di restare anonima.

Quali sono le STRUTTURE autorizzate per i trattamenti di PMA?
Le strutture pubbliche o private autorizzate dalle Regioni e iscritte in un apposito registro che viene istituito presso l’Istituto Superiore di Sanità. (CLICCA QUI PER VISUALIZZARE L’ELENCO)

 

Fonti:inofert.it,parlamento.it,iss.it
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