Posts tagged ‘progetto melograno’

1 novembre 2014

LE TECNICHE DI PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA

IUI, FIVET, ICSI???????Ma di che cosa stiamo parlando? La procreazione medicalmente assistita (PMA) si avvale di diverse tecniche alcune meno invasive e altre più complesse. L’obiettivo di questa pagina è quello di inserire video relativi alle varie tecniche di procreazione medicalmente assistita, al fine di capire meglio cosa si nasconde dietro a quei termini troppo tecnici, soprattutto per coloro i quali sono all’inizio di questo viaggio alla ricerca della cicogna…

Tiziana Fiore

Per ICSI(Inseminazione intracitoplasmatica dello spermatozoo) si intende la microiniezione dello spermatozoo direttamente all’interno dell’ovocita.

La FIVET (Fecondazione In Vitro ed Embryo Transfer) è una tecnica di Procreazione Medicalmente Assistita di II livello che consiste nell’ottenere la fecondazione dell’ovocita al di fuori del corpo della donna con conseguente formazione dell’embrione e successivo trasferimento in utero dello stesso.

La sigla IUI sta per Intra Uterine Insemination, cioè inseminazione intra-uterina. E’ una tecnica di procreazione assistita che consiste nell’introdurre il liquido seminale, opportunamente preparato, direttamente all’interno dell’utero.

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11 settembre 2014

 NUOVO SERVIZIO DI PROGETTO MELOGRANO:

LA CONSULENZA ON-LINE

consulenza-on-line

Progetto Melograno si occupa da diversi anni di sostenere la genitorialità ferita, attraverso un ascolto attento e dedicato. Purtroppo le distanze non sempre riescono a soddisfare tutte le richieste che arrivano, ed è proprio per questo che, oltre ad attivare altri Sportelli SOS in Italia, abbiamo pensato di aprirci all’esperienza della consulenza via web.

Il servizio di consulenza on-line è utile:

– quando si sente la necessità di rivolgersi ad un esperto delle tematiche trattate, ma non si ha la possibilità di recarsi fisicamente ai servizi dedicati, perché troppo distanti dal proprio territorio di residenza o perchè non se ne conosce l’esistenza;

– perchè permette di ridurre le distanze fisiche e prendere appuntamento in orari non previsti da una consulenza tradizionale;

– perchè aiuta a ridurre l’inibizione nel prendere contatto con lo psicologo, soprattutto in quei contesti dell’Italia in cui questi temi sono ancora fortemente tabù.

Per saperne di piu’ Clicca qui

2 ottobre 2013

LA DONNA E L’INFERTILITA’…

disperazione donna“Il bambino comincia in noi molto prima del suo inizio. Ci sono gravidanze che durano anni di speranza, eternità di disperazione”   M.Cvetaeva

All’interno della coppia, la donna subisce in modo più pesante l’impatto psicologico dell’infertilità come mai?

Le ragioni sono molteplici e riguardano più fronti…

Anche se lo stereotipo di donna “tutta madre e casalinga” non è più forte come in passato, ancora oggi a livello sociale si attribuisce una grande importanza simbolica alla gravidanza e alla maternità.

Pensiamo alla nostra infanzia…Attraverso il gioco, l’utilizzo di bambole o peluche e in tempi più recenti di dispositivi digitali, le bambine sperimentano se stesse nel “ruolo di mamma”; nutrono, addormentano, giocano e si prendono cura del proprio “bambino”. Una volta diventate adulte, la maggior parte di loro diventerà madre, ma per alcune questo sogno non si concretizzerà mai…

La mancanza di un figlio genera nella donna la sensazione di essere incompleta, mancante, non  è in grado di fare la cosa più naturale del mondo e per questo si sente diversa dalle altre, da chi invece quel figlio l’ha avuto! Questa sensazione è spesso così forte da contaminare tutti gli ambiti della propria vita, il lavoro, gli amici, la famiglia, tutta la quotidianità subisce un contraccolpo importante. La vergogna, l’imbarazzo e  il sentirsi incompresa spinge la donna all’isolamento a tenere contatti con pochi eletti perchè “solo chi c’è passato può capire“…

Come mai è così difficile mettersi nei panni di una donna che desidera un figlio che non vuole arrivare? Superare l‘infertilità significa elaborare un lutto e forse la difficoltà è insita proprio in questo: Il lutto è la reazione emotiva legata prevalentemente alla perdita di una persona cara, ciascuno di noi conosce e ha provato questo dolore, ma non tutti capiscono come si può soffrire così per un bambino che in fondo non è mai nato. In realtà questo bimbo mai nato lascia nel cuore e nella mente della donna un vuoto enorme, un dolore lancinante che spesso non è compreso neanche dal proprio partner…Il  “vuoto” è per la donna che non riesce ad avere un figlio un tema molto delicato. Il bambino tanto desiderato nasce primo nella testa e nel cuore e solo dopo prende vita nel corpo. Il problema dunque è proprio questo, ad un grembo fisico vuoto corrisponde una mente piena, un grembo psichico ricco di desideri, speranze  aspettative e il tempo che passa è il tempo che sancisce l’assenza. In una tale condizione è facile capire quanto devastante può essere l’attesa di qualcosa che forse non arriverà. Ciascuna coppia ha la sua storia, alcune donne accettano la diagnosi d’infertilità e si arrendono alla natura, altre optano per l’adozione, alcune perdono le speranze altre ancora si affidano alla scienza.

Decidere di rivolgersi  a centri di PMA nella speranza di coronare il proprio sogno non è una scelta facile. Da un punto di vista emotivo significa imparare a gestire la frustrazione, l’impotenza e la perdita di controllo, significa affidare i propri sogni ad uno staff medico che certezze non ne ha. Da un punto di vista corporeo, Il lungo viaggio alla ricerca della cicogna sottopone la donna ad uno stress non indifferente… La stimolazione ovarica attraverso la somministrazione di farmaci, il monitoraggio tramite esami del sangue ed ecografie, il pick up e il transfert sottopongono la donna ad un carico fisico e psicologico senza precedenti. Per molte, tutto l’iter è ripetuto più e più volte e ad ogni tentativo aumenta il desiderio e diminuisce la speranza…

L’infertilità è un evento traumatico, le aspettative disattese, la repressione del dolore, la rabbia e i continui fallimenti possono causare insonnia, irritabilità, ansia e uno stato di tensione generale diffuso. Chiedere aiuto ad un professionista con il quale dar voce alla propria sofferenza, in un luogo protetto e non giudicante può aiutare la donna a riprendere in mano la sua vita ritrovando un equilibrio psicofisico indispensabile per affrontare i cambiamenti (qualunque essi siano) con la giusta serenità.

L’augurio è per tutte le aspiranti madri di riuscire a realizzare il loro sogno più grande!!!!!!!!

di Tiziana  Fiore

16 giugno 2013

Infertilità:di cosa stiamo parlando??????…

infertilità

Si definisce infertilità, la mancanza di concepimento dopo 12/24 mesi di rapporti sessuali non protetti.

Comunemente si  parla di infertilità primaria quando non c’è  mai stata una gravidanza e di infertilità  secondaria se la donna invece non riesce a restare nuovamente incinta dopo uno o più concepimenti.

Spesso i termini sterilità e infertilità vengono usati come sinonimi anche se in realtà sono due concetti diversi.  L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce sterilità la situazione di una coppia in cui uno o entrambi i membri sono affetti da una condizione fisica permanente e irreversibile che non rende possibile il concepimento. Si parla, invece, di infertilità quando una coppia, per cause relative all’uomo o alla donna, non riesce a portare a termine una gravidanza pur essendo in grado di concepire.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’infertilità colpisce a livello mondiale dai 50 agli 80 milioni di soggetti. In Italia, a circa due anni dal matrimonio il 20-25 % delle  coppie scopre di avere problemi a procreare e circa la metà si rivolge a un centro per affrontare il problema. L’infertilità è quindi un problema  diffuso e nonostante se ne parli ancora poco, in Italia e non solo, sono moltissime le coppie che ogni anno si sottopongono a tecniche Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) con la speranza di riuscire a coronare il loro progetto genitoriale. Nel 2010 i cicli di trattamento registrati superano i novantamila; se a questo dato si aggiungono tutte quelle coppie italiane che si sottopongono ogni anno a trattamenti di PMA all’estero, si ha un’idea della portata di questo fenomeno. Definire le cause dell’infertilità è molto difficile. Nonostante sia opinione diffusa pensare che nella quasi totalità dei casi i problemi d’infertilità sia imputabili a fattori femminili, è opportuno evidenziare che per entrambi i sessi c’è lo stesso rischio di poter soffrire di infertilità.

Secondo i dati raccolti dal  Registro Nazionale sulla PMA,  l’infertilità è imputabile all’uomo nel 35,4% , alla donna nel 35,5%, il problema è di entrambi nel 15% dei casi  e nel restante 13.02%  si assiste a una forma di infertilità definita idiopatica, in quanto nonostante tutte le indagini diagnostiche eseguite, non sì è identificata una causa certa.

Cosa ci dicono questi dati? Andando oltre l’aspetto meramente quantitativo, questi numeri ci parlano di persone, di uomini e di donne con storie diverse ma unite da un unico desiderio: DIVENTARE GENITORI. I cambiamenti sociali economici  e culturali dell’ultimo decennio hanno sicuramente contribuito all’aumento del fenomeno. Si fanno sempre meno figli e sempre più in tarda età, si aspetta una ragionevole stabilità economica e lavorativa e per uno strano scherzo del destino, quando questa viene raggiunta il corpo e la mente sembrano ribellarsi. Il risultato è che sempre più coppie vivono il dramma dell’infertilità e lo fanno in piena solitudine, nella vergogna e nell’isolamento più totale. E’ proprio in questo clima  che nasce “Progetto Melograno” per dare voce e legittimare la sofferenza di questi aspiranti genitori. La mancanza di un figlio può incidere profondamente sulla felicità e sulla stabilità della coppia andando a minare il loro equilibrio psico-fisico, portando anche a un ritiro dalle relazioni familiari e sociali.

Affrontare i sensi di colpa, le frustrazioni e le delusioni, allentare le tensioni o più semplicemente vivere l’infertilità superando il tabù che aleggia intorno a tale condizione, deve essere visto come uno dei tanti obiettivi del sostegno psicologico in cui la coppia si apre all’incontro con l’altro  non giudicante, accogliente e rispettoso del disagio vissuto dagli aspiranti genitori.

Bisogna infine ricordare che da un punto di vista psicologico  un concepimento ottenuto con tecniche di riproduzione assistita espone più frequentemente la coppia a forme di ansia sull’andamento della gravidanza e sulla salute del piccolo. Tutto questo è comprensibile, si tratta di “gravidanze preziose” ottenute spesso dopo percorsi lunghi invasivi e fortemente stressogeni. Anche in questo caso un supporto può essere  una risorsa  utile nella gestione delle tensioni emotive causato dal lungo viaggio alla ricerca della cicogna.

di Tiziana Fiore

13 maggio 2013

PMA: TRA GIOIA E PAURA ARRIVA LA CICOGNA!!!

cicognaIn quest’articolo vorrei parlare di tutte quelle coppie che si confrontano con un successo e che pertanto rimangono in balia di sentimenti molto forti e tra loro contrastanti….

La fine di un trattamento di PMA (Procreazione Medicalmente Assistita) rappresenta per la coppia un momento molto delicato. Il risultato non può essere in alcun modo controllato, e gli aspiranti genitori affrontano l’attesa destreggiandosi tra speranze e timori.

Tutto inizia con l’attesa per il risultato delle BETA. La “Beta HCG” (gonadotropina corionica umana) è l’ormone della gravidanza, la sua presenza nelle urine o nel sangue sancisce l’avvenuto concepimento: l’embrione si è finalmente impiantato.

E’ un sogno che si avvera, l’inizio di una nuova vita, un raggio di sole dopo un lungo e piovoso inverno eppure sembra impossibile riuscire a godersi questo momento come mai?

La gravidanza è un momento cruciale nella vita di ogni donna è uno stravolgimento fisico, emotivo ormonale e sociale imparagonabile a qualunque altro cambiamento. Dubbi, paure e incertezze fanno da cornice a ogni gravidanza ma quando alle spalle si ha una condizione d’infertilità, tutto è notevolmente amplificato. Che cosa significa dunque concepire un bambino dopo uno o più percorsi riproduzione assistita?

Da un punto di vista psicologico un concepimento ottenuto con tecniche di riproduzione assistita espone più frequentemente la coppia a forme di ansia sull’andamento della gravidanza e sulla salute del piccolo. Tutto questo è comprensibile, si tratta di “gravidanze preziose” ottenute spesso dopo percorsi lunghi invasivi e fortemente stressogeni. Per riuscire a concepire un figlio, la coppia, infatti, investe una notevole quantità di energie non solo a livello psicofisico ma anche in termini di tempo e di denaro. Il desiderio di concepire un figlio si sta per avverare eppure, la gioia spesso è soffocata da un’ansia incontenibile relativa a una possibile perdita del bambino. Imparare a gestire quest’ambivalenza emotiva è molto importante al fine di rendere meno faticoso e stressante il periodo della gestazione e anche quello successivo alla nascita del figlio.

La scoperta di non riuscire ad avere un figlio con facilità rappresenta per molte donne una vera e proprio crisi dell’identità. Si sentono tradite dal loro stesso corpo che non funziona come dovrebbe e anche la loro immagine di donna e madre va in frantumi…Elaborare e accettare questa nuova condizione espone la donna ad un lavoro lungo e faticoso. Pertanto la difficoltà a vivere con serenità la propria gravidanza sarà quindi proporzionale al tempo in cui la donna sperimenta la condizione d’infertilità.

A livello mentale il passaggio da uno stato di mancata generatività a uno di gravidanza comporta un bombardamento di emozioni contrastanti. Rispetto alle gravidanze ottenute naturalmente, le donne sottoposte a trattamenti di PMA hanno molta più paura di non riuscire a portare a termine la gravidanza, vivono ogni piccolo segnale del corpo come  indice di un aborto imminente e tendono ad essere più ansiose circa la salute del proprio bambino.

Spesso non manifestano apertamente queste ansie per paura di non essere capite, come se per loro gia”graziate” dalla vita non è più lecito esternare dubbi o insicurezze.  Questa modalità è difunzionale in quanto l’esperienza di infertilità non va negata ma elaborata al fine di lasciare spazio alla nuova realtà genitoriale. E’ importante lavorare su queste paure per arrivare a vivere le gravidanza serenamente preparando la coppia a gestire i cambiaminti psicologici fisici e sociali impliciti nel ruolo di genitore.

di Tiziana Fiore

18 aprile 2013

QUANDO LE DOMANDE FANNO MALE….

il peso delle domandeE tu cosa aspetti????

In apparenza può sembrare una domanda banale, forse un po’ invadente ma innocua, una domanda come tante altre alla quale probabilmente ciascuno di noi almeno una volta nella vita ha dovuto dare una risposta…Eppure, questa domanda a volte brucia come granelli di sale su una ferita aperta.A un occhio attento non può sfuggire l’imbarazzo e la rigidità che una domanda di questo tipo provoca in  alcune donne. Come mai? Vorrei tentare di spiegarlo raccontando una storia….Questa storia racconta la vita di tante coppie che tentano con tutte le loro forze di mantenere agli occhi del mondo una parvenza di vita normale.

“C’era una volta una coppia di giovani innamorati che dopo anni di vita insieme decide di dare il via alla realizzazione di un progetto di vita importante: AVERE UN FIGLIOIn fondo hanno aspettato tutta la vita questo momento e quindi carichi  di sogni, aspettative e speranze iniziano ad avere rapporti non protetti.. .

Mese dopo mese il ciclo mestruale smorza l’entusiasmo  ma in fondo sì sa ci vuole tempo… Si prosegue…

Passano i mesi e dopo più di un anno iniziano a sorgere i primi interrogativi…

Si rivolgono a vari professionisti, si sottopongono a numerosi e invasivi esami e la restituzione è sempre la stessa: la condizione d’infertilità non renderà così semplice il concepimento naturaleLa coppia delusa non sa cosa fare, quello che sarebbe dovuto essere il periodo più bello e spensierato della loro vita, si trasforma in un momento di forte stress fatto di silenzi, di lunghe attese e scelte difficili…

Cambia la  percezione delle cose,  tutto ciò che sembrava avere senso fino a quel momento sembra perdere valore…Inizia un periodo di profonda sofferenza interiore in cui spesso la scelta è di vivere in solitudine la propria tristezza…

A volte il destino gioca brutti scherzi sembra quasi che le cose accadono nei momenti meno opportuni; ed è proprio allora, che l’aspirante mamma incontra per caso una sua ex compagna di classe…

La giornata non è delle migliori, è iniziata molto presto con una coda in ospedale per fare gli esami del sangue, ora che è pomeriggio inoltrato sta andando a fare due passi perché ha appena ricevuto dalla clinica una chiamata  che ha annunciato il probabile fallimento della seconda  FIVET(tecnica di procreazione medicalmente assistita).

Che bello rivedere i vecchi amici no? Peccato che l’amica  ha  appena partorito e ingenuamente le domanda e tu ancora niente?…Vorrebbe scappare piangere e urlare al mondo che se potesse ne farebbe 10 di figli eppure con un sorriso appena abbozzato e un corpo di marmo risponde: “no per ora stiamo bene così…””

Questa storia, forse un po’ esasperata, racconta di uomini e donne che lottano non solo contro la realizzazione di un desiderio ma anche contro una società in cui d’infertilità non si parla e sognare un figlio che non arriva diventa pertanto un segreto da tenere nascosto per paura delle reazioni, dei giudizi e delle incomprensioni degli altri.In una condizione di forte sofferenza e smarrimento, i tentativi della coppia sono rivolti a fare finta che vada tutto bene e che questo figlio non arriva perché in fondo ci si vuole godere ancora la vita…

Una volta superati o comunque alla soglia dei trent’anni, sono diverse le circostanze in cui le donne si trovano a fare i  conti con la curiosità delle persone che pongono domande sul futuro.Niente di starno è la vita che è fatta così, se una persona è  fidanzata da tanto tempo la domanda più frequente sarà: Quando ti sposi? Non importa se “l’intervistato” è favorevole o meno al matrimonio l’importante è sapere quando. Se invece il matrimonio è stato coronato la domanda tanto banale quanto ricorrente sarà: Bambini ancora niente?

In fondo chi pone quella domanda, è curioso, vuole semplicemente sapere se di lì a poco potrà condividere con la coppia la gioia della genitorialità…E quindi il problema qual è? Il problema è proprio questo, chi “sollecita” il concepimento di un bambino è genitore ed è quindi consapevole della gioia immensa che regala la lieta novella. L’altra faccia della medaglia è che chi non riesce a coronare questo sogno lo sa bene quanto la sua vita potrebbe essere diversa con l’arrivo di un figlio poiché non desidera altro dalla vita.Il dato di fatto però è uno solo: questo figlio non arriva e ogni domanda  riapre una ferita molto dolorosa.

Che cosa fare dunque? Evitare le occasioni? Far finta che sia tutto ok? Assolutamente no, per chi si occupa d’infertilità o ci è passato è più semplice poiché riesce a cogliere i “segnali silenziosi” di una condizione così delicata; ma la maggior parte della gente non è minimante consapevole del fatto che un buon 20% della popolazione ha problemi a procreare.Sarebbe auspicabile iniziare a parlare d’infertilità in modo che le coppie possano sentirsi libere di rispondere con sincerità a certe domande senza nascondersi dietro a muraglie difensive pronte a crollare al minimo spostamento.Le cose iniziano a cambiare ma probabilmente il passo più importante per rompere il silenzio deve arrivare dalla coppia stessa; aprirsi agli altri e cercare un sostegno è fondamentale poiché l’infertilità non è una malattia contagiosa che necessita di  quarantena, al contrario è una condizione diffusa di cui non ci si deve assolutamente vergognare.

L’appello è per tutti quello di uscire dal silenzio e debellare quello che pare essere uno dei tabù rimansti ancorati alla nostra società

 

di Tiziana Fiore

20 marzo 2013

PMA: L’attesa per il risultato.

sveglia

PMA è l’acronimo di Procreazione Medicalmente Assistita, termine usato per indicare una serie di procedure, di tecniche medico-chirurgiche che permettono di favorire il corso della fecondazione.

L’infertilità è un problema diffuso e nonostante se ne parli ancora poco, in Italia e non solo, sono moltissime le coppie che ogni anno si sottopongono a queste tecniche con la speranza di riuscire a coronare il loro progetto genitoriale.

I dati raccolti e analizzati dal Registro nazionale della procreazione medicalmente assistita (Pma) mostrano un aumento, nel nostro Paese, della domanda di queste tecniche di riproduzione. Nel 2010 i cicli di trattamento registrati superano i novantamila, se a questo dato si aggiungono le migliaia di coppie italiane che ogni anno intraprendono un viaggio in un Paese straniero per sottoporsi a un trattamento di fecondazione assistita, si ha un’idea di quanto l’infertilità sia un fenomeno in forte aumento.

Cosa ci dicono questi dati? Andando oltre l’aspetto meramente quantitativo, questi numeri ci parlano di persone, di uomini e di donne con storie diverse ma unite da un unico desiderio: DIVENTARE GENITORI. Parliamo di coppie che hanno scelto (scelta spesso molto più complicata di quanto si possa immaginare) e deciso di affidarsi alla medicina al fine di realizzare il proprio desiderio di genitorialità.

Il percorso di PMA è estremamente impegnativo e stressante, la coppia è messa a dura prova soprattutto se si considerano le percentuali di successo non sempre a favore.

Nonostante la consapevolezza, nella coppia rimane forte il rifiuto inconscio delle probabilità d’insuccesso e questo grava ancor di più sull’accettazione dell’eventuale fallimento sancito dalla ricomparsa del ciclo mestruale o della negatività del test di gravidanza.

In generale possiamo affermare che ciò che non si conosce si teme e questo accade proprio perché l’ignoto, mettendo a freno la costante necessità dell’uomo di controllare tutta la sua vita, scatena due sentimenti contrastanti: paura e curiosità. Questo vale sempre, in qualunque situazione insolita o sconosciuta, ma vale ancor di più quando ciò che non si conosce è l’esito di un trattamento che ha come obiettivo l’inizio di una gravidanza. In questo caso l’investimento psico-fisico è altissimo e se consideriamo che non sia possibile prevedere l’esito di un trattamento di Pma, poiché molte variabili non possono essere controllate, è facile immaginare lo stato d’animo degli aspiranti genitori.

Come si può gestire l’attesa per il risultato del trattamento?

E’ inevitabile che la coppia affronti il trattamento con la speranza di rientrare proprio in quella percentuale di successi, ma è fondamentale non pensare in termini esclusivamente positivi. Un atteggiamento di questo tipo, infatti, non solo non protegge dalla sofferenza ma predispone la coppia a un dolore ancora più grande nel caso di fallimento perché significa accettare una realtà che fino a quel momento è stata negata.

Così come non è possibile affrontare il percorso pensando solo in termini esclusivamente positivi, è altrettanto controproducente pensare al trattamento con pessimismo cosmico. Quest’atteggiamento tipicamente adottato da chi ha alle spalle tentativi non riusciti, si basa sul presupposto che non illudersi circa la possibilità di diventare genitori sia il modo migliore per ridurre la sofferenza in caso d’insuccesso. In questo caso ha senso chiedersi: è coerente desiderare un figlio al punto da essere disposti a intraprendere un percorso estremamente impegnativo come quello della Pma senza credere nell’efficacia del trattamento?

Entrambe le modalità non sono funzionali perché si basano su un approccio alla realtà non realistico. E’ importante aiutare la coppia a capire che ogni trattamento può portare a un risultato positivo o negativo, è doveroso che gli aspiranti genitori desiderino e sperino nel successo del trattamento, ma è fondamentale che mettano  in conto entrambi gli esiti senza alimentare aspettative irrealistiche.

Essere consapevoli non significa abbandonare la speranza ma facilita la gestione del risultato QUALUNQUE ESSO SIA.

di Tiziana Fiore

27 febbraio 2013

MA LA MIA PANCIA DOV’E’?: La donna infertile tra invidia e vergogna.

invidia2

“Pochissime persone parlano chiaramente e volentieri dell’invidia che provano: parlarne apertamente inibisce perché è come mettersi a nudo, svelare la parte più meschina e vulnerabile di sé. Parlare della persona che si invidia e spiegare il perché, significa parlare della parte più profonda di sé stessi, delle aspirazioni e dei fallimenti personali, delle difficoltà e dei limiti che si trovano in sé stessi”(F.Alberoni) .

Il termine invidia deriva dal latino in-videre guardare contro, con ostilità, e fa riferimento al risentimento che si prova per la felicità, il benessere e il successo altrui.

L’invidia è un sentimento che viene condannato e negato dalla nostra società, al punto da considerarlo come un sentimento inconfessabile.  La morale cattolica la considera uno dei sette vizi capitali e nelle rappresentazioni più comuni l’invidioso è un personaggio brutto, deforme che osserva in lontananza e con sguardo cattivo e minaccioso, la gioia o la contentezza degli altri.

Che cosa succede quando l’oggetto dell’invidia è il figlio tanto desiderato che non vuole arrivare?

Chi non riesce a coronare il sogno di avere un figlio, l’invidia la conosce bene, invidia per la pancia…invidia nei confronti di chi riesce ad avere figli facilmente e appena lo desiderano…invidia per le famiglie numerose….insomma,  “invidia per chi ci riesce” senza passare per il difficile cammino che segue la diagnosi di infertilità….

Nelle donne che faticano ad avere un figlio, l’invidia diventa un vissuto spesso costante, un sentimento viscerale e incontenibile provato nei confronti di alcune madri. Sembra quasi un crudele segno del destino ma spesso è proprio nel momento in cui la donna scopre che avere un figlio non sarà così semplice che amiche, cugine e conoscenti diano il gioioso annuncio della loro gravidanza che magari non era neanche stata programmata…

Per chi vive la condizione d’infertilità, sembra quasi impossibile essere felici perché l’invidia sale e la rabbia porta a chiedersi: perché io no? Perché per me non è prevista questa gioia?

Da dove nasce l’invidia? Il sentimento invidioso per quanto nascosto o negato agli altri nasce proprio nella relazione e nel confronto con l’altro che possiede qualcosa che non si ha ma che si desidera profondamente.

Nella donna con problemi d’infertilità, l’invidia scaturisce dalla consapevolezza della mancanza del bimbo tanto desiderato, che alimenta spesso sentimenti negativi non solo verso gli altri ma anche e soprattutto verso di sé. Provare invidia, infatti, genera un forte senso d’imbarazzo e vergogna per il fatto stesso di aver provato un sentimento così negativo e fino a quel momento sconosciuto. Oltre al dolore provato per ciò che non si ha, la donna si sente profondamente in colpa arrivando spesso a mettere in discussione se stessa non solo come donna ma come persona buona e degna di amore.

La realtà dimostra che l’invidia è un sentimento diffuso tra chi condivide la difficoltà a concepire e anche se la tendenza è di non parlare di questo sentimento per paura di non essere capite, o peggio giudicate, il prezzo da pagare per il silenzio può essere davvero troppo alto. Negare e nascondere l’emozione non aiuta e spesso può indurre all’isolamento. Spesso l’invidia, la tristezza e la sensazione di non essere comprese nel loro dolore induce le aspiranti madri a evitare tutte quelle circostanze in cui c’è un confronto diretto con la “maternità”. Sono tante le occasioni che evitate, il battesimo del figlio del vicino di casa, la riunione di famiglia in cui la cugina esibisce il pancione, l’incontro con madri che parlano tutto il tempo di pannolini e pappe… Queste sono solo alcuni esempi ma il denominatore comune a queste situazioni è la sensazione di soffocamento e di esclusione  che porta queste donne a sentirsi inadeguate.

Come fare dunque a superare tutto questo? Come ha scritto Moravia, “L’invidia è come una palla di gomma che più la spingi sotto, più torna a galla.” Per quanto sentimento ostile e negativo l’invidia come la rabbia deve essere riconosciuta per quello che è, ovvero un sentimento potenzialmente distruttivo che va riconosciuto e gestito ma mai negato. Ciascuno di noi, almeno una volta nella vita ha provato invidia, l’importante è non farsi schiacciare dalle conseguenze negative di questa emozione e soprattutto evitare di tradurre i pensieri in azioni volte a danneggiare l’altro. Quando una donna decide di diventare madre, porta dentro di sé tutta una serie di desideri, aspettative e sogni che cercherà in tutti i modi di realizzare; quando non ci riesce, il dolore diventa inevitabilmente protagonista. Affrontare questo dolore e accettare le proprie emozioni senza reprimerle è il primo passo verso un’accettazione incondizionata di se stessi, presupposto indispensabile per trasformare i limiti in risorse.

di Tiziana Fiore

6 febbraio 2013

Dietro i silenzi dell’uomo:i vissuti emotivi legati

all’infertilità

infertilità maschile

Per la coppia che desidera avere un figlio realizzando un progetto emotivamente condiviso, ogni impedimento rappresenta una ferita profonda, un vuoto enorme, un lutto grave e imprevisto.

L’infertilità mette a dura prova gli aspiranti genitori, alcune coppie reagiscono tentando di rafforzare il legame che li unisce certi che insieme sapranno superare al meglio il disagio che li ha colpiti, altre, al contrario si allontanano.

Uomini e donne reagiscono in maniera diversa alla diagnosi d’infertilità e in quest’articolo mi sembra opportuno dare spazio a quelle che sono le reazioni emotive dell’uomo sicuramente più silenziose ma non per questo meno devastanti.

In passato era opinione diffusa e condivisa che i problemi legati alla buona riuscita del concepimento riguardassero esclusivamente la donna. Oggi il panorama è profondamente diverso giacché gli studi dimostrano che almeno nel 50% dei casi è l’uomo ad avere una ridotta capacità riproduttiva.

Questa scoperta induce a cambiamenti importanti dal punto di vista sociale, culturale e psicologico. L’uomo da sempre rimasto in ombra per ciò che riguarda il concepimento diventa protagonista insieme alla compagna e come tale deve sottoporsi a tutta una serie di esami e visite ai quali non è per niente abituato.  Nessuno gli ha mai detto di andare dall’andrologo e, ad eccezione della visita di leva che rappresentava un filtro importante, non si è mai sottoposto a nessun controllo.

Come vivono l’infertilità gli uomini?

Nell’inconscio dell’uomo la capacità riproduttiva è legata alla virilità quindi avere problemi d’infertilità, può significare ricevere un attacco alla sessualità, alla propria potenza sessuale in definitiva al proprio essere uomo.

Per tutte queste ragioni, l’uomo vive con molta ansia l’esame del liquido seminale non solo per le condizioni di raccolta ma anche per il timore del giudizio derivante dall’analisi che, qualora rivelasse qualche problema, potrebbe colpirlo nella sua dignità. Nel momento in cui il medico comunica la diagnosi d’infertilità, la prima sensazione può essere di shock e incredulità seguita da una reazione di rifiuto della condizione stessa. Il rifiuto è legato all’incapacità di accettare la perdita di controllo sulle proprie scelte e più in generale sul proprio destino.

Questa sua difficoltà va capita e accolta in quanto è importante rispettare i tempi personali per evitare di sentirsi schiacciati non solo dalle circostanze ma anche da chi, al contrario dovrebbe comprendere meglio il vostro vissuto.

Difficilmente l’uomo esprime quello che prova, per sua stessa natura non è così aperto al dialogo e alla condivisione, spesso non racconta quello che sta succedendo neanche alla famiglia di origine alla quale tiene nascosto il problema vissuto come umiliante e privato.

Dal punto di vista pratico l’uomo risponde a questa emergenza emotiva dedicandosi in maniera quasi maniacale ad altro, poco importa che si tratti di  lavoro, di amici o di sport, l’obiettivo è  la ricerca di gratificazioni che possano compensare il vuoto interiore.

Questo smisurato investimento in altri ambiti di vita è spesso frainteso dalla donna che vive questo comportamento come mancanza di sensibilità, di attenzione e non come il tentativo disperato di trovare una sorta di equilibrio. L’uomo spesso tende a nascondere le sue fragilità per proteggere la propria compagna che vede soffrire e disperarsi all’arrivo di ogni ciclo mestruale che puntualmente distrugge la speranza e testimonia il fallimento di un sogno. L’arrivo delle mestruazioni è un brutto colpo anche per lui eppure il suo: “Non preoccuparti andrà meglio la prossima volta” non ha niente a che fare con il voler minimizzare la situazione, cerca solo di reagire perché almeno uno dei due deve essere forte e mantenere la lucidità necessaria per affrontare il futuro.

Proprio perché esiste una profonda differenza nel modo di vivere le emozioni, le incomprensioni all’interno della coppia sono del tutto naturali, direi inevitabili se si pensa allo stress e al carico emotivo di ciascuno. Che cosa fare dunque? L’importante in questi casi è riuscire a comunicare in modo efficace, ascoltarsi senza puntare il dito o rinfacciare eventi passati con l’obiettivo sottile di ferire l’altro e soprattutto ricordarsi che soffrite in modo diverso ma soffrite entrambi.

Le differenze nella gestione di questa problematica se non sufficientemente gestite e condivise possono generare una grave frattura nella coppia e un progressivo disinteresse reciproco non solo sul piano soggettivo ma anche individuale. L’esperienza clinica dimostra che mentre la donna chiede più spesso aiuto anche da un punto di vista psicologico, l’uomo fa molto più fatica e se lo fa lo scopo è quasi unicamente accontentare un”capriccio”della compagna senza quindi beneficiare a pieno di un supporto di questo tipo. Entrare in contatto con le proprie emozioni anche quuelle più negative, esprimere il proprio disagio, condividere pensieri e stadi d’animo aiutata a gestire in modo più efficace paure o ansie legate alla condizione di infertilità facendo sentire gli aspiranti genitori meno soli e più forti.

Dott.ssa Tiziana Fiore

14 gennaio 2013

Incontri di Progetto Melograno

La prossima settimana vi aspettiamo per l’incontro mensile di Progetto Melograno.

Ecco il tema di questo mese:

“L’INFERTILITA’ INSPIEGATA:

MILLE PERCHE’ SENZA RISPOSTA”

Ci vediamo giovedì 24 gennaio alle h: 20.30 in via Varazze 10, Milano.

Se siete interessati a partecipare inviate una e-mail a: granellidipsicologia@libero.it

Le iscrizioni chiuderanno venerdì 18 gennaio.

Per visualizzare tutto il programma degli incontri clicca qui.

 

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