Posts tagged ‘disturbi d’ansia’

15 febbraio 2013

Attacco di Panico

 

L’Attacco di Panico

Panico

Immaginate di trovarvi in un bosco. All’improvviso, dinanzi a voi, compare un orso. Avvertite immediatamente il pericolo e il vostro organismo produce in modo autonomo una serie di risposte da utilizzare per reagire con rapidità: aumento della pressione sanguigna, del ritmo cardiaco e del respiro; i muscoli si tendono; accresce la sudorazione mentre si blocca la digestione e viene prodotta meno saliva; aumentano infine la vigilanza e l’attenzione.

Questo meccanismo prende il nome di “attacco-fuga” ed è considerato una normale reazione in situazioni di pericolo, prodotto autonomamente dall’uomo e da tutti i mammiferi.

La situazione è differente nel caso di un Attacco di Panico: stessa reazione, non eguale presenza di un reale pericolo fisico. La risposta è pertanto eccessiva, si attiva in un momento sbagliato.

Inoltre, non conseguendo alcuna attività fisica, le reazioni neurovegetative si protraggono, creando la percezione dell’ansia che, a sua volta, genererà un ulteriore aumento di risposte fisiologiche (aumentano il respiro, la pressione del sangue…), innescando un circolo vizioso che porterà al vero e proprio Attacco di Panico.

 

In cosa consiste esattamente l’Attacco di Panico?

Il DSM-IV-TR (Apa, 2000), ovvero il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) lo colloca all’interno dello spettro dei “Disturbi d’Ansia” e lo definisce come un breve periodo di intensa paura o disagio, che raggiunge il suo picco in dieci minuti, caratterizzato da almeno quattro sintomi di cui tremori, sudorazioni, asfissia, formicolii, tachicardia/palpitazioni, sensazione di soffocamento, di sbandamento/svenimento, di irrealtà/distacco da se stessi, nausea/disturbi addominali, dolore/fastidio al petto, brividi/vampate di calore, paura di impazzire/perdere il controllo e di morire.

Non vi deve stupire, quindi, come persone che sviluppano un attacco di panico vi chiedano di andare al Pronto Soccorso o vi dicano che si sentono svenire, morire o di essere in preda ad un infarto.

Il Disturbo di Panico  si caratterizza per la presenza di ricorrenti ed inaspettati Attacchi di Panico, oltre ad una “continua preoccupazione della minaccia di un loro ritorno” (Falabella, 2007). Può essere inoltre accompagnato da Agorafobia, una profonda ansia provata in situazioni nelle quali il soggetto percepisce sia imbarazzante o difficile allontanarsi (ad esempio sui mezzi pubblici, in coda, al supermercato o comunque in mezzo alla folla, ecc.) od ove non sarebbe disponibile un aiuto in caso di attacco di panico, generando così l’evitamento o una faticosa sopportazione delle situazioni stesse.

 

Cosa ne genera l’insorgenza?

In generale è possibile affermare che fattori biologici, psicologici e sociali concorrono insieme all’insorgenza del disturbo. Si tratta quindi di una combinazione di differenti fattori che, in un determinato momento della vita del soggetto, possono produrre lo sviluppo del singolo Attacco di Panico o del Disturbo di Panico.

 

L’attacco di panico è l’unica manifestazione possibile di uno stato ansioso?

Assolutamente no. Numerosi sono i disturbi d’ansia e, molte volte, i non esperti tendono a utilizzare impropriamente il termine “attacco di panico”.

Il sopracitato DSM-IV-TR individua altri disturbi all’interno della sfera ansiosa: “Disturbo d’ansia generalizzato”, “Disturbo post-traumatico da stress”, “Disturbo acuto da stress”, “Fobia specifica”, “Fobia sociale”, “Disturbo ossessivo-compulsivo”, “Distrubo d’ansia Non Altrimenti Specificato”. Vi sono inoltre disturbi d’ansia indotti da una “condizione medica generale” o dall’uso di sostanze.

Occorre infine ricordare come alcuni stati ansiosi, per quanto intensi, non portano necessariamente la persona che ne soffre a sviluppare un vero e proprio disturbo.

Vi sono anche soggetti che possono aver sviluppato un isolato Attacco di Panico, fenomeno che non si è tuttavia successivamente ripresentato.

 

Come curarlo?

Le persone che soffrono di un Disturbo di Panico necessitano sovente di una combinazione di psicoterapia e terapia farmacologica (Nemiah, 1984). In particolare, la terapia psicologica risulta  fondamentale.

Taluni studi hanno tra l’altro suggerito come l’accostamento delle due terapie possa aiutare a ridurre le ricadute (Gabbard, 2002).

Alcune persone tendono ad essere reticenti ad un approccio al farmaco, tendenzialmente per paura della dipendenza o di essere stigmatizzati come malati mentali. Va qui ricordato che il medicinale (che deve essere prescritto da uno psichiatra poiché medico esperto anche di disturbi d’ansia) non andrà assunto per sempre; un attento monitoraggio da parte del medico specialista ne porterà gradualmente l’eliminazione.

In altri casi accade invece che uno stato di maggiore benessere, dovuto anche all’assunzione del medicinale, possa portare la persona, sentendosi meglio, a smetterne l’assunzione, ridurne autonomamente il dosaggio o ad interrompere la psicoterapia, con la successiva ripresentazione dei sintomi, spesso in forma acuita.

Risulta quindi fondamentale darsi del tempo, con l’ausilio dello specialista, per permettere al proprio corpo e alla propria psiche di raggiungere il benessere tanto atteso.

A livello psicoterapeutico, il modello cognitivo-comportamentale è maggiormente focalizzato sulla cura del sintomo e dei pensieri disfunzionali sottesi. Proporrà quindil’insegnamento di specifiche tecniche di respirazione  e di rilassamento, la esposizione graduale (che consiste nell’aiutare la persona ad affrontare progressivamente la situazione fobica) e la ristrutturazione cognitiva.

La psicoterapia psicodinamica si concentra invece sulle cause più profonde che possano avere generato il problema ed il significato inconscio degli eventi da parte del soggetto: eventuali conflitti che concernano rabbia, separazione ed indipendenza, eventuali perdite e lutti, modalità di attaccamento durante l’infanzia, eventuali abusi, difficoltà relazionali ecc. (Gabbard, 2002). 

di Susanna Lupo

 

Bibliografia:

American Psychiatric Association (2000), “DSM-IV-TR Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali”, ed. Masson.

Falabella, A. (2007), “ABC della psicopatologia”, ed. Magi.

Gabbard, G.O. (2002), “Psichiatria psicodinamica”, ed. Cortina.

Nemiah, J.C. (1984), “The psychodynamic view of anxiety”. In: PASNAU, R.O. (a cura di) Diagnosis and Treatment of Anxiety Disorders. American Psychiatric Press, Washington.

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9 gennaio 2013

Ansia funzionale e disfunzionale

Ansia: funzionale o disfunzionale?

Quante volte vi è capitato di provare ansia o di sentire persone intorno a voi che sostengono di essere “in ansia” per situazioni particolari, in un momento di stress o di fronte a determinate decisioni da prendere?

Quello che molti non sanno, però, è che l’ansia, considerata tendenzialmente come un fenomeno a carattere negativo, soprattutto all’interno della cultura occidentale odierna, fa in realtà parte da sempre del nostro corredo psicologico. Si tratta infatti di una risposta fisiologica primitiva, che serve per preparare il nostro corpo a reagire di fronte ad una fonte di pericolo e, di fatto, a garantire la nostra sopravvivenza. In tal senso, l’ansia può essere considerata un caratteristico stato emotivo, radicato all’interno della natura umana.

All’interno di determinate situazioni particolarmente stressanti o percepite come pericolose per noi stessi, una reazione d’ansia può essere considerata addirittura utile, avendo in sé una funzione protettiva: altrimenti detta “ansia funzionale”, essa consiste in una naturale reazione d’allarme che comporta una attivazione delle nostre risorse individuali (cognitive, emotive, fisiologiche) per far fronte allo stimolo minaccioso, aiutandoci così ad affrontare positivamente le difficoltà che ci troviamo dinanzi  e consentendoci, dunque, una migliore prestazione.

L’ansia poggia le proprie basi su un particolare meccanismo fisiologico denominato “attacco-fuga”. Quando ci troviamo di fronte ad un reale pericolo, l’ipotalamo produce una risposta che genera numerosi effetti (Bear, Connors, Paradiso, 2002). In particolare, si assiste ad un aumento della pressione sanguigna e del ritmo cardiaco (per trasportare più rapidamente l’ossigeno che possa essere utilizzato dai muscoli); il respiro si fa più frequente; i polmoni si espandono per permettere una maggiore disponibilità di ossigeno; la sudorazione diviene abbondante (rendendo il corpo più difficile da afferrare); i muscoli si tendono.

Si diventa inoltre estremamente vigili e attenti a tutto ciò che ci circonda; i nostri pensieri si canalizzano unicamente su come affrontare il pericolo.

Il corpo mette quindi in atto tutta una serie di modifiche funzionali per affrontare il pericolo minaccioso, attaccandolo o fuggendo da esso.

 

Quando l’ansia diventa un problema?

La reazione ansiosa diviene disfunzionale nel momento in cui compare in modo sproporzionato, in assenza di un reale possibile grave pericolo; l’ansia, così, si prolunga nel tempo e diviene progressivamente meno gestibile per l’individuo che la prova (Beck, 1985).

Le persone che sperimentano essa reazione disfunzionale tendono ad essere ansiose anche in luoghi o circostanze in cui altri non lo sarebbero (o lo sarebbero in misura minore). All’interno di loro è come se si attivasse una eccessiva risposta d’allarme per la situazione contingente. Il loro meccanismo “attacco-fuga” è come se andasse in corto circuito, divenendo estremamente sensibile, attivandosi così in momenti sbagliati.

Quando l’ansia diviene ricorrente, invalidando la vita di un individuo, è possibile essere di fronte ad un vero e proprio disturbo d’ansia, che può essere diagnosticato unicamente da uno psicologo o da un medico.

Il DSM-IV-TR (APA, 2000), ovvero il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) distingue, differenti Disturbi d’ansia: “Disturbo di Panico” (con o senza agorafobia), “Fobia Specifica”, “Fobia Sociale”, “Disturbo Ossessivo-Compulsivo”, “Disturbo Post-Traumatico da Stress”, “Disturbo Acuto da Stress”, “Disturbo d’Ansia Generalizzato”, “Disturbo d’Ansia dovuto a Condizione Medica Generale”, “Disturbo d’Ansia indotto da Sostanze”, “Disturbo d’Ansia Non Altrimenti Specificato”. 

Mi preme ricordare che non tutte le persone ansiose sviluppino un disturbo d’ansia. Risulta fondamentale, come sopra specificato, che sia un esperto, psicologo o medico, a rilevarne l’eventuale presenza, con metodi e tecniche specifici di cui dispone.

 

di Susanna Lupo

 

 

 

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