Posts tagged ‘Psicodramma e Metodi Attivi’

9 giugno 2013

Cos’è il Role Playing?

TECNICHE E METODI ATTIVI

“Role Playing” o “Gioco di ruolo” è qualcosa che è entrato a far parte ormai del linguaggio comune; tutti ne parlano, molti hanno provato o sanno più o meno di cosa si tratta. Ma vediamo più nello specifico quali sono le sue origini e a che cosa serve!

Il Role Playing è un tipo di attività esperienziale che viene usata in molti ambiti e in molti approcci teorici, ma che trae la sua origine dall’approccio teorico e metodologico dello Psicodramma Classico.  Moreno, il suo ideatore, infatti mise a punto questo tipo di strumento per stimolare un apprendimento rispetto ai ruoli e controruoli che si assumiamo nella quotidianità. DSCN5012

In particolare nella sua teoria Moreno sostiene che ogni ruolo sia composto da elementi collettivi ed elementi individuali, che permettono di differenziare il modo in cui ognuno di noi interagisce con l’altro. Il verbo che utilizza nella sua concettualizzazione è proprio “giocare”, poiché sostiene che ognuno agisca secondo delle regole assegnate e condivise, ma allo stesso tempo con delle proprie attitudini e particolarità che rendono del tutto unica la persona.

Secondo Moreno i ruoli si sviluppano lungo un continuum di libertà:

–       Role taking: come assunzione di un ruolo pre-determinato che non lascia margine alla libertà individuale

–     Role playing: come modo soggettivo che una persona ha di “giocare un ruolo” che ha una valenza sociale comune

–    Role creating: come possibilità di ciascuno di inventare un ruolo da giocare con l’altro, avendo il massimo grado di libertà individuale.

Anche il normale processo di crescita è caratterizzato da questo tipo di continuum, infatti ogni bambino per poter crescere in modo sano deve differenziarsi dai ruoli che gli vengono attribuiti dai genitori e “giocarli” nel modo più spontaneo possibile verso una sempre maggiore differenziazione e individuazione, fino a diventare adulto.

Molto spesso le nostre esperienze di vita però ci portano a irrigidimenti che hanno poi un effetto disadattivo o poco sano sul nostro modo di stare nel mondo. Permettersi quindi di lavorare sui propri ruoli e sperimentarsi in modi nuovi, aiuta più facilmente ad avviare un processo di cambiamento. Il gioco di ruolo serve proprio a sperimentare nuovi modi di agire, nonché i vari punti di vista, così da rompere i copioni cristallizzati e stereotipati che possono essere rigidi e non sempre efficaci, per trovare nuove risorse e possibilità in situazioni conosciute o per gestire efficacemente situazioni nuove e inattese.

Quando si parla di Role Playing come tecnica, ci si riferisce quindi ad una esperienza attiva in cui viene simulata una “situazione tipo” descritta dai partecipanti, in cui sono presenti determinati “ruoli sociali” ( identificabili più come personaggi che come persone vere e proprie) che vengono sperimentati dai membri del gruppo, al fine di stimolare delle riflessioni sulle dinamiche che emergono nell’esperienza e sui vissuti di ognuno.

I ruoli portati vengono descritti in modo generico e prevedono un certo grado di libertà nell’essere giocati.

Ogni membro del gruppo decide quale ruolo assumere e durante la scena possono essere utilizzate varie tecniche dello psicodramma (inversione di ruolo, soliloquio, doppio…)per approfondire le dinamiche in gioco.

Questo è il motivo per cui molto spesso viene usato nei contesti formativi e pedagogici. Nel primo caso in particolare si tendono a portare in scena situazioni legate al ruolo al quale le persone si stanno formando; nel secondo caso invece serve per mettere in luce i diversi punti di vista nelle dinamiche genitore-bambino; educatore-bambino; educatore-genitore.

La tecnica è stata utilizzata in vari contesti e comunque spesso viene estrapolata dal suo apparato originario. Nonostante ciò si rivela efficace poiché facilita un apprendimento più profondo in quanto “vissuto sulla propria pelle”.

E’ dimostrato infatti che l’apprendimento che passa attraverso l’esperienza vissuta viene poi più facilmente riportato nel proprio agire quotidiano.

…e non è forse questo l’obiettivo della crescita?!

Dott.ssa Stefania Cioppa

 

 

 

 

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20 febbraio 2013

Perché usare i Metodi Attivi?

Un approccio integrato nel lavoro con l’altro.

Noi siamo mente e corpo, un meraviglioso tutt’uno di pensieri, sensazioni ed emozioni. Quando ci succede qualcosa, di bello o di brutto, questo ci coinvolge nella nostra interezza perché esistiamo “con tutti noi stessi”. Un evento quindi può essere pensato, ma anche percepito attraverso il corpo e i sensi, suscitando dei vissuti emotivi del tutto soggettivi.

Spesso quando parliamo di ciò che ci accade ci dimentichiamo di integrare gli aspetti percettivi ed emotivi e riduciamo il nostro racconto ad una “magra” sequenza di fatti. Ciò accade perché non sempre siamo abituati a parlare delle nostre emozioni ma soprattutto non siamo abituati a sentire ciò che ci succede anche attraverso il corpo, non siamo abituati a riconoscere l’esperienza vissuta e le memorie non coscienti che essa ci lascia.

Uno degli aspetti importanti dell’uso dei Metodi d’Azione è proprio di riattivare, nel “qui ed ora”, le sensazioni e i vissuti emotivi legati all’esperienza.

La funzione è quella di “shakerare” i vissuti del corpo e quelli della mente facendo riprendere possesso del legame tra ciò che è accaduto e ciò che si è sentito,  fondendoli in un’unica grande e ricca esperienza.

Il ruolo del conduttore è quello di guida nel processo esplorativo.

Ma quando è utile usare i Metodi Attivi?

Tanti sono i contesti in cui possono essere utilizzati, dunque la loro importanza, data la premessa fatta, acquista delle sfumature diverse a seconda della situazione e degli obiettivi.

Nel metodo psicodrammatico classico, per esempio, è possibile lavorare col Protagonista mettendo in scena un fatto da lui portato, su cui ha voglia di concentrare l’attenzione. La “messa in scena” consiste nella ri-costruzione e drammatizzazione del fatto accaduto con l’utilizzo di alcune accortezze metodologiche proprie dello psicodramma. Il Protagonista, aiutandosi con alcuni oggetti, costruisce simbolicamente la scena, come fosse una scenografia teatrale,  entrando gradualmente in una situazione di semi-realtà.

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Il conduttore aiuta il protagonista ad esplorare “dall’interno” ciò che ha vissuto, guidandolo nel passaggio spazio- temporale con interviste (“intervista esistenziale” e “intervista in situ”), soliloqui e favorendo l’esplorazione dei vari personaggi attraverso le “inversioni di ruolo”. Rivivere il passato nel presente può essere utile per vedere con occhi nuovi ciò che è accaduto, trovando dentro di sé nuovi significati e nuove risorse per riappropriarsi della propria esistenza.

Un altro ambito in cui vengono utilizzati i Metodi Attivi è quello formativo. E’ ben noto infatti che l’apprendimento è più completo se passa attraverso l’esperienza. Con questa frase intendo dire che ascoltare semplici nozioni non aiuta a fare propri i contenuti, ma questi vengono maggiormente acquisiti se messi in relazione alla propria esperienza personale. Ancora di più ciò avviene se il modo di apprendere non è quello dell’osservatore passivo, ma dell’attore partecipante. Sicuramente sarà capitato a tutti, negli anni della scuola, di aver preso parte a un’esperienza di gruppo in cui è stata richiesta una partecipazione attiva…è molto probabile che tale ricordo sia molto più vivido rispetto alla lezione frontale proposta dal professore. Questo accade perché è un tipo di apprendimento basato sulle percezioni e le emozioni degli individui e non su una realtà “ricevuta” dall’esterno.

Molto spesso nell’ambito formativo vengono infatti usati “giochi di gruppo”, role-playing, discussione di casi…tutte esperienze che permettono alle persone di immergersi totalmente in ciò che viene proposto sviluppando la propria creatività, libertà di pensiero e abilità relazionale. Ciò implica un radicale cambiamento rispetto al tradizionale rapporto tra formatore e allievo, poiché quest’ultimo non è più considerato un “contenitore vuoto” da riempire del sapere proveniente dall’esterno, ma deve fare propria l’esperienza integrandola con il proprio vissuto e il proprio sapere.

In ultimo vorrei sottolineare il valore dei metodi attivi nel lavoro di gruppo sul gruppo stesso. Questo perché l’uso del corpo permette di favorire l’incontro con l’altro utilizzando non solo il livello cognitivo, ma anche quello corporeo.  Legittimare l’uso del corpo e la libera espressione (guidata e contenuta dalle consegne del conduttore) favorisce lo sviluppo della spontaneità e della creatività, liberando le persone dai rigidi schemi quotidiani cui sono abituate. E’ in queste condizioni che può avvenire un incontro autentico con se stessi e con gli altri, all’interno di una cornice che garantisce la simmetria tra i membri del gruppo, la circolarità della comunicazione e l’assenza di giudizio, a favore di un atteggiamento di ascolto attento e un rispetto dell’altro.

Tante altre potrebbero essere le cose da dire a proposito dei Metodi Attivi e dello Psicodramma, ma in questo articolo ho voluto citare quelli che ritengo essere gli aspetti più importanti, valorizzando questo approccio in tutti i suoi contesti e in tutte le sue sfumature.

Dott.ssa Stefania Cioppa

19 dicembre 2011

Percorso di gruppo

Granelli di psicologia

è lieta di invitarvi al percorso di gruppo dal titolo:

“INIZIANDO IL NUOVO ANNO…”

 

Un percorso di crescita personale per iniziare il nuovo anno alleggeriti dal “vecchio” e carichi di rinnovate energie.

Gli incontri saranno condotti con i “metodi attivi”.

Per saperne di più clicca qui.

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