Posts tagged ‘diventare genitori’

9 luglio 2012

Nove mesi di emozioni…

LE EMOZIONI IN GRAVIDANZA

La gravidanza, come ogni grande cambiamento, porta con sé uno stravolgimento emotivo; potremmo considerarla una vera e propria crisi legata a emozioni e corpo. Con il termine crisi (=dal greco KRISIS, dal verbo KRINO, che significa separo, decido) ci si riferisce ad una scelta che separa da un maniera di essere diversa dalla precedente, contemplando anche un’accezione positiva, ossia l’opportunità di crescita ed evoluzione. Quale evoluzione più rappresentativa dell’avere un figlio?!

Tutti i cambiamenti prevedono una fase regressiva e una progressiva, un tornare indietro per poi proseguire con rinnovata energia; ogni individuo per potersi evolvere mantenendo il proprio stato di equilibrio, tende naturalmente ad affrontare il “nuovo” guardandosi alle spalle per tenere con sé solo ciò che gli può servire. Immaginate ad una viaggiatore che nel momento critico decide di abbandonare parte del suo bagaglio, e allo stesso tempo dovrà modificare qualcosa che fino a quel momento poteva essere funzionale ma che ora necessita di essere rinnovato…non tutto sarà necessario allo stesso modo per attraversare la soglia del “nuovo mondo”!

La stessa cosa avviene nella mente e nel corpo di una donna in gravidanza. Seppur in gran parte inconsciamente, la psiche della futura mamma, dal momento del concepimento e a volte anche prima, inizia un lungo viaggio a ritroso, che le permetterà di affrontare il suo nuovo ruolo di madre e le rinnovate relazioni che andranno a crearsi (basti pensare al rapporto con la propria madre, oltre che con i proprio bambino).

Nonostante però a livello biologico i passaggi che si attraversano siano abbastanza comuni per tutte le donne, ogni gravidanza è unica, così come unico è ogni individuo.

Dal momento della nascita del desiderio inizia la creazione di uno spazio mentale che prepara il mondo psichico della coppia ad accogliere il futuro bambino. A questo succedono importanti eventi psichici caratterizzanti le diverse fasi della gravidanza, a loro volta differenti nella donna e nell’uomo.

Generalmente si usa suddividere i 9 mesi di gestazione in tre trimestri, ognuno dei quali caratterizzato da specifiche peculiarità sia corporee che emotive.

Il primo trimestre di gravidanza (dal concepimento alla 12° settimana):

E’ uno dei momenti più importanti della gravidanza perché è qui che avviene la scoperta. Che il bambino sia stato desiderato o no, che l’attesa e la ricerca sia stata più o meno lunga, indubbiamente la scoperta dell’essere incinta genera confusione e ambivalenza.

In questa fase la donna subisce stravolgimenti ormonali molto forti, che influiscono sulla sua emotività, ma a volte non sono visibili delle modificazioni fisiche tali da permetterle di realizzare appieno quello che sta accadendo. Molto spesso la confusione interiore viene spostata sul corpo, manifestandosi attraverso i sintomi tipici di questo periodo (nausee, stanchezza etc… tale argomento è trattato in modo più approfondito nell’articolo “i sintomi legati alla gravidanza”).

Proviamo a capire meglio di che confusione si tratta, dove sta l’ambivalenza?

L’idea di avere un figlio è accompagnata da vissuti di gioia, euforia e incredulità, e al tempo stesso da dubbi, incertezze, paure e preoccupazioni. Vi è infatti una forte dose di ambivalenza tra i sentimenti positivi generati dal nuovo status e le paure ad essi associate, in modo particolare se ci sono state perdite precedenti l’attuale gravidanza. Vi sono la paura di perdere il bambino, la paura che ci possa essere un danno genetico, la paura del proprio cambiamento di status che passa dall’essere donna all’essere madre, l’accettazione delle modificazioni corporee e paura di deformarsi e non essere più attraente per il proprio partner, il desiderio di accudire e quello di essere accudita, la paura di dover dividere il proprio partner con un altro essere umano, la paura di perdere la propria libertà e i propri spazi…insomma potremmo fare una lista lunghissima di quelle che sono le angosce e le preoccupazioni di una neomamma. Di norma i primi tre mesi sono quelli in cui avviene l’accettazione della propria nuova condizione. Di solito questo processo di elaborazione termina con l’accettazione della gravidanza e sentimenti di gioia ed euforia legati soprattutto al concludersi del periodo più pericoloso per la sopravvivenza del bambino; il 98% degli aborti spontanei avviene infatti nel primo trimestre.

Il secondo trimestre di gravidanza (dalla 13° alla 25° settimana di gravidanza):

Questo è il periodo in cui la madre inizia a vedere le prime modificazioni corporee: il seno cresce, la pancia inizia a essere visibile, inizia a sentire i primi movimenti del suo bambino, inizia ad accorgersi anche visivamente della sua presenza, anche grazie alle nuove tecnologie che permettono addirittura di vedere il proprio bimbo quasi come in una fotografia! Insomma potremmo dire che questo è il periodo migliore della gravidanza perché non vi sono limitazioni fisiche tali da rendere complicati i movimenti, si riacquista la propria energia, passano le nausee e la donna inizia prendersi cura di sé e del proprio bambino esaltando tutti gli aspetti più positivi della propria femminilità. Il secondo trimestre è quindi il periodo in cui la coppia si adatta alla gravidanza e inizia a fantasticare sull’identità del futuro bambino…”Chissà come sarà?! A chi assomiglierà? …speriamo prenda da me il colore degli occhi!…vorrei chiamarlo…Secondo me è un maschio!”…e ancora tante sono le fantasie che la coppia si troverà a fare accarezzando la pancia che piano piano cresce sempre di più.

Anche in questo periodo troviamo delle angosce, in particolare la paura che il bambino abbia un danno genetico o che possa morire: tale preoccupazione è naturale e funzionale alla madre per sviluppare la propria funzione di contenimento e protezione. La futura mamma infatti sarà attenta a non fare nulla che possa nuocere alla salute del proprio bambino e farà di tutto per farlo crescere sano e bello come lei e il suo compagno lo immaginano.

In questo periodo inoltre la coppia inizia a ricordare le proprie esperienze della prima infanzia, il modo in cui sono stati accuditi dai genitori…questo viaggio tra i ricordi e la consapevolezza che questo cambiamento li sta portando a diventare al pari dei propri genitori, genera preoccupazione e incertezza nel sentirsi all’altezza di questo nuovo ruolo. Allo stesso tempo diventare mamma e papà genitori, e quindi pienamente adulti, può attivare un senso di colpa nei confronti dei propri genitori che vengono “sminuiti” ed espropriati in parte dal loro ruolo.

Terzo trimestre di gravidanza (dalla 26° settimana al parto):

In questo periodo si avvia il processo di “separazione e differenziazione” che si conclude con la percezione del figlio come “altro da sé”. Sicuramente i movimenti del piccolo e le ecografie aiutano nell’elaborazione di tale aspetto. In questo senso risulta particolarmente importante la presenza di entrambi i genitori nei momenti ecografici, così come la comunicazione a tre, che coinvolga mamma, papà e pancia!

È proprio in questo periodo che viene posta una maggiore attenzione al bambino reale, al bambino che sta per nascere. Se prima lo spazio creato dai genitori era per lo più mentale, è proprio ora che inizia la creazione di uno spazio fisico adatto alle necessità del piccolino: la cameretta, i vestitini, i primi giochi, biberon…il cambiamento interno che stanno attraversando viene adesso rappresentato anche all’esterno.

Con l’avvicinarsi della data del parto i neogenitori iniziano ad avvertire una preoccupazione per la propria capacità di essere all’altezza del loro compito: diventare genitori.

Non solo, il parto, importante momento di passaggio, sancisce la soglia oltre la quale non si può più tornare indietro! Dunque non solo si sente vicino il momento del cambiamento, ma anche inizia a nascere la paura del parto. Nella mamma in particolare possono nascere angosce legate alla paura di non riuscire a far nascere un bambino sano, e la paura delle complicazioni che potrebbero esserci per lei e per il proprio bambino. Questa angoscia, che definirei sana, è alla base dello sviluppo della “preoccupazione materna primaria”(Winnicott), quella sorta di fusione che si crea tra il bambino e la sua mamma, la quale si sintonizza completamente con il suo bambino per rispondere in modo adeguato ai suoi bisogni.

Dietro tutti i cambiamenti e le angosce legate al periodo più magico per una donna, la gravidanza, ci sono di certo diverse cause: ormoni, emozioni e paure ancestrali. A volte l’invasione di pensieri poco felici, soprattutto legati alla morte, avvolgono la futura madre che non riesce a darsene una spiegazione. In realtà si stratta di preoccupazioni più antiche, legate al tempo in cui essere incinta e partorire erano momenti davvero pericolosi. Il nostro inconscio collettivo è carico di emozioni non nostre ma che comunque ci appartengono. E’ bene però tenere presente che come la serenità della madre si trasmette al feto, lo stesso avviene per la sua angoscia, risulta importante in questo senso che la donna incinta eviti eccessi d’ansia o di insicurezza, fidandosi un po’ di più del proprio istinto, allenandosi ad ascoltare i segnali inviati dal proprio corpo anziché cercare risposte nei forum o nei libri. Siamo parte della natura e la gravidanza è un processo naturale, in quanto tale porta con sé elementi di vita e di morte, in ogni caso l’essere consapevoli di questo e averne fiducia, risulta essere il rimedio migliore sia dal punto di vista emotivo che fisico.

I futuri papà dovrebbero accompagnare la propria partner nell’accettazione positiva della nuova condizione ed evitare di fomentare ansie o paure. Questo non significa non tenerne conto, abbiamo accennato sopra al fatto che spesso non si tratta di emozioni immotivate. Comunicare, condividere e cercare insieme le condizioni che permettano di vivere serenamente questo momento, sembrano essere le carte vincenti per favorire lo sviluppo di una sana gravidanza, in cui venga prestata attenzione anche ai messaggi del proprio corpo e non solo a quelli del medico o del manuale.

Una buona, naturale, serena e piena gravidanza a tutte le mamme e tutti i papà.

Dott.ssa Irene Bellini

Dott.ssa Stefania Cioppa

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2 marzo 2012

Desiderio di maternità o di gravidanza?

Vorrei un bambino…

Voglio rimanere incinta, è arrivato il momento e sento che ora non sarei completa senza un figlio…guardo le mie amiche con i loro bimbi e mi dico che forse alla mia età dovrei darmi una mossa..e poi tutti continuano a chiederci quando diventeremo genitori..Non vedo l’ora di vedermi con la pancia! 

Perché alcune donne si trovano a pensare questo? Ce ne sono tante altre che invece dicono…

Al pensiero di iniziare la ricerca di un bimbo mi invade una grande felicità, che gioia  mi procura l’idea di diventare mamma! Penso a quando potrò stringere il mio bambino tra le braccia, allattarlo e sentirmi chiamare.  

 Non vedo l’ora che questo bambino nasca, allora finalmente potrò passeggiare al parco con la mia carrozzina senza più sentirmi in difetto! Che bello sarà comprare tutti quei bei vestitini da bambolina.. 

Ma cosa vuol dire desiderare un figlio?

Abbiamo estremizzato alcuni pensieri che spesso attraversano la mente delle future madri: a volte queste domande possono coesistere nella stessa persona, altre volte ce ne possono essere di diverse. E’ evidente però il differente punto di vista che era nostra intenzione andare a sottolineare e che ora andremo ad approfondire.

Non appena nella donna nasce l’idea di avere un figlio anche la psiche si prepara ad accoglierlo con tutta una serie di fantasie, che cresceranno durante la gravidanza.  Ad esse si aggiungeranno i ricordi legati alle esperienze vissute e alle emozioni provate, fino a definire un preciso spazio mentale dedicato al piccolo nascituro.

E’ in questo contesto che prende forma il desiderio di maternità e/o di gravidanza. Che cosa intendiamo quando parliamo di “Desiderio”?  E’ un vissuto di attesa o di ricerca intensa di quel qualcosa che si sente possa soddisfare le proprie esigenze più profonde. Dentro di sè le energie si muovono affinché il tesoro venga scovato e la gioia possa manifestarsi con tutta la sua forza. Parliamo dunque di un’esperienza soggettiva interna, che include un’attivazione inconscia e che pertanto sovrasta il semplice bisogno. Con il termine “bisogno” ci riferiamo infatti ad uno stato di coscienza che implica un’insoddisfazione dovuta ad una mancanza. La tensione interna che si genera porta ad una attivazione finalizzata all’ ottenimento dell’oggetto voluto.

Proviamo a capire meglio attraverso un semplice esempio: quando sento internamente il desiderio di un dolcetto, spero di trovarne uno e godermelo; quando invece ho un calo di zuccheri cerco attivamente un dolcetto perché ne ho bisogno.

A questo punto potrebbe risultare chiaro perché si parli di “desiderio” di maternità e/o di gravidanza. Maternità e gravidanza, termini spesso utilizzati come sinonimi, assumono in questo contesto una differenza sostanziale. Parliamo di “desiderio di gravidanza” quando gran parte delle fantasie della donna tendono verso il bisogno di un figlio come voglia di essere come le altre. Parliamo invece di “desiderio di maternità” nel momento in cui emerge un forte bisogno di sentirsi madre. Ma quindi dov’è il desiderio? Il desiderio di gravidanza e quello di maternità difficilmente hanno una separazione così netta come quella da noi descritta. Una sana evoluzione del materno dovrebbe prevedere la coesistenza di entrambi questi vissuti. Una donna appagata e pronta ad accogliere dentro e fuori da sé un figlio, fantasticherà sicuramente sugli aspetti positivi e negativi della gravidanza, ma anche sul suo ruolo di madre e sul suo futuro bambino. Certamente paure e incertezze la accompagneranno, ma la forza del suo desiderio le darà l’energia necessaria per affrontare questa grande avventura. Quello che può accadere è che desiderio di maternità e di gravidanza coesistano ma in modo non equilibrato. E’ in questi casi che si genera un’ambivalenza: voglio o desidero un figlio? Voglio essere madre, o sento di poter essere una madre? Riteniamo importante riuscire a dare una risposta a queste apparentemente semplici domande poiché la loro non risoluzione può avere delle ripercussioni sulla gravidanza (attraverso manifestazioni psicosomatiche ed emotive) e/o sul post-gravidanza (per esempio depressione post-partum, difficoltà nell’assumere il proprio ruolo genitoriale, ecc…).

Abbiamo scelto di approfondire queste tematiche poiché riteniamo possano stimolare in modo costruttivo i pensieri e le fantasie delle future mamme ed assumere quindi una funzione preventiva.

Allo stesso tempo abbiamo descritto le basi sulle quali talvolta vanno a strutturarsi una serie di difficoltà, anche importanti, legate alla maternità e alla genitorialità.

Il nostro mondo interiore, così come il nostro organismo, tende naturalmente all’equilibrio. Quando questo non avviene dovremmo fermarci e porci delle domande cercando di trovare il mezzo migliore per proseguire nel cammino: con questi spunti di riflessione ci auguriamo di contribuire alla ricerca delle vostre risposte.

Dott.ssa Irene Bellini

Dott.ssa Stefania Cioppa

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