Archive for ‘ALLA RICERCA DELLA GENITORIALITA’’

3 marzo 2014

La consulenza psicopedagogica

SOSTEGNO ALLA GENITORIALITA’

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Si tratta di uno spazio rivolto a  tutti i genitori (singoli o in coppia) e ad altri componenti dell’ambito familiare che desiderano approfondire, chiarire e migliorare il proprio stile educativo, la comunicazione e il dialogo quotidiano coi figli.

Questo può permettere ai genitori di allentare la pressione esterna ed interna e concedersi del tempo per pensare e prendere contatto con se stessi, il proprio figlio e le relazioni familiari.

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30 ottobre 2013

Diventerò papà!

Il ruolo sociale del padre si è notevolmente modificato a partire dalla metà del secolo scorso. Prima la gravidanza era un “fatto” prettamente femminile. Le donne della casa si occupavano di preparare il corredino per il piccolo in arrivo, e di aiutare la madre durante il periodo del puerperio, alla cura della casa e del neonato. Il padre aveva per lo più il ruolo di osservatore, e si occupava di garantire alla propria moglie e alla prole il mantenimento necessario per una vita dignitosa.

…pensiamo all’esperienza dei nostri padri…era quasi “eccezionale” che il papà assistesse al parto!

Oggi questa figura è cambiata: il padre è sempre più presente e assume un ruolo attivo e partecipe, sia dal punto di vista pratico che affettivo. Questo cambiamento è qualcosa di completamente nuovo per l’uomo! Si tratta infatti di un atteggiamento, un ruolo, un modo di essere papà che non ha termini di confronto con la generazione precedente.

Culturalmente siamo portati a dedicare più attenzione a ciò che avviene alla donna, proprio perché con le sue trasformazioni fisiche si prepara in modo diverso alla nascita. L’uomo per natura è più razionale, più forte, meno emotivo, e questo molto spesso porta a sottovalutare ciò che accade quando inizia il suo percorso verso la paternità. A questo si aggiunge il fatto che egli fa fatica a viversi come papà prima della nascita, perché non vivendo questa esperienza attraverso il corpo, il turbinio di emozioni che lo attraversano non sono visibili spesso nemmeno a sé stesso.

I padri oggi vogliono ritagliarsi uno spazio privilegiato con i propri bimbi, proprio come avviene in modo naturale per le mamme. Vogliono essere in prima linea, sentirsi speciali e unici proprio come lo sono le mamme…

Essi svolgono con amore ed efficienza tutti i compiti di accudimento del piccolo, rischiando di vivere “all’ombra della madre” e di diventare dei bravissimi “mammi”. Questo però va a mettere in discussione tutte quelle caratteristiche emblematiche incarnate solitamente dalla figura paterna, che sono importanti per la crescita sana del proprio bambino.

E’ proprio per questo che c’è bisogno di dedicare un po’ più di attenzione all’esperienza che stanno vivendo. È importante che anche i papà, come le mamme, possano avere uno spazio di confronto, di preparazione, di riflessione e scambio su questo nuovo ruolo che andranno presto a ricoprire, non solo prima della nascita, ma anche dopo. È opportuno quindi che essi possano legittimarsi uno spazio di crescita personale e di scambio proficuo con chi sta vivendo la stessa esperienza.

…e allora forza “nuovi padri”!!…è arrivato il momento di prendersi la rivincita!! 

Dott.ssa Stefania Cioppa

12 aprile 2013

Essere genitori oggi

IL LUNGO CAMMINO DELLA GENITORIALITA’

Cosa significa essere genitori? Cos’è la genitorialità?

Innanzitutto la genitorialità non è qualcosa di innato o di scontato. “Essere genitori” è il risultato di un cammino che dura una vita e che nasce dalle fantasie sulle proprie esperienze personali di figli, che generano delle idee sul proprio significato di genitorialità.

Con il desiderio generativo prende forma un progetto nuovo, che arriva dall’incontro di due desideri individuali, diventando uno spazio comune della coppia, un grembo psichico nel quale può essere accolta la fantasia di una nuova vita. Con il concepimento e poi ancora con la nascita si “formalizza” un ruolo che sarà presente per tutta la vita in tutte le sue evoluzioni.

Quanti investimenti, quante fantasie…quanta energia!

Tutto questo ci fa capire come la genitorialità non sia qualcosa di statico, ma un processo dinamico in continua evoluzione…essere genitori è qualcosa che si impara giorno per giorno, è frutto di una amore che viene coltivato e nutrito con energia e passione.

Ma quanto può essere difficile questo compito?

Sicuramente oggi essere genitori è diventato un compito molto più complesso rispetto al passato. Le nuove generazioni hanno modificato notevolmente il contesto, e le nuove acquisizioni in campo psicologico ed educativo hanno posto delle nuove basi e presupposti affinché i figli possano crescere in modo sano e sereno.

Essere genitori oggi non significa più soltanto nutrire e mantenere i propri figli, ma creare un legame affettivo sicuro che permetta al bambino di esplorare il “mondo” con spontanea curiosità. Significa anche creare un ambiente familiare e di coppia che possa essere terreno fertile per l’instaurarsi di questa buona relazione. Significa accogliere con affetto la soggettività e l’unicità del proprio figlio, comprese le differenze e la frustrazione per le aspettative non realizzate dei genitori. Significa anche delineare i giusti confini con delle regole chiare e il più possibile condivise, in cui vengono espressi sia i bisogni dell’adulto che del bambino.

Per assolvere tutte queste funzioni è importante che il genitore non adotti uno stile educativo rigido, ma che impari a mettere in gioco le proprie risorse e credenze per trovare soluzioni nuove e creative che possano favorire lo sviluppo di un legame sicuro. Allo stesso tempo è essenziale che venga mantenuto in primo piano anche il rapporto con il proprio partner, da un lato, per far si che il carico educativo e i valori siano condivisi, dall’altro per mantenere una propria vitalità e favorire poi l’instaurarsi di un legame sano con il figlio che cresce.

…una strada lunga, mai ripetitiva…sempre nuova e pronta a sorprenderci…buon cammino a tutti i genitori!

Dott.ssa  Stefania Cioppa

16 gennaio 2013

Arrivano i gemelli!

GRAVIDANZA GEMELLARE

Negli ultimi anni si è notato un forte aumento dei parti gemellari, tale dato è stato messo in relazione all’aumento dell’età delle madri e alle tecniche di fecondazione assistita. Dai dati a disposizione è emerso che le mamme che hanno più di quarant’anni hanno avuto un aumento dei parti gemellari del 200% rispetto alle altre donne, mentre l’incremento è stato del 100% per le donne che hanno un’età compresa fra i 35 e i 39 anni. Andando oltre le statistiche e alle motivazioni che portano ad un pancione sovraffollato, difficilmente siamo preparati alla notizia: “sono due!”.

gemelli

FINALMENTE SONO INCINTA!E..SONO 2!!!

Ogni donna, ogni uomo, ogni coppia fantastica sul magico momento in cui il test di gravidanza o l’ecografia confermino la gravidanza, ma quante volte in queste fantasie ci vediamo con due, e a volte più, bambini tra le braccia? Sentiamo spesso chi ci sta intorno congratularsi e fare commenti del tipo “che fortuna, due in una volta!”, “beati voi, così poi non ci pensi più..” oppure “Ma si dai, come dai da mangiare ad uno, ne dai anche a due…”. Ma cosa vuol dire scoprire di aspettare più di un bambino e affrontare una gravidanza gemellare?

Di certo ogni donna, ogni storia e ogni gravidanza è diversa dalle altre. Non è possibile generalizzare, ma il fatto stesso che non di rado dietro una gravidanza gemellare ci siano esperienze di fecondazione assistita o poliabortività, porta a vissuti diversi ma importanti. Questo vale anche per quelle gravidanze che insorgono in maniera naturale, seppur probabilmente in maniera diversa.

Innanzi tutto assume un certo significato il nome con cui viene categorizzata questo tipo gravidanza: “a rischio”.  A questo punto la situazione è che in pochi giorni si scopre di essere incinta, di aspettare più di un bambino e che la gravidanza non sarà semplice, anzi rischiosa per una serie di motivi. Come può rimanere tutto sereno? La coppia e la donna in particolare viene invasa da una marea emotiva in cui la gioia e la preoccupazione lottano per il predominio. Comincerei quindi con lo sfatare il mito della gravidanza “a rischio”. Ogni gravidanza porta con sé la sua dose di “pericolo”, così come in realtà ogni evento della vita. Perché allora dover essere inserite subito all’interno di una categoria così infelice? L’altro giorno un’ostetrica mi ha detto “ogni essere è in grado di mettere al mondo e allattare in modo naturale un numero di piccoli pari al numero dei propri seni più uno!” Perché preoccuparci tanto allora?? E anche quando in ospedale si viene indirizzate verso “l’’ambulatorio gemellare” o “la patologia della gravidanza” , bisognerebbe guardare a questi aspetti come se fosse un’accortezza speciale per quelle donne i cui pancioni tenderanno verso un record di grandezza!

Passiamo poi alle precoci raccomandazioni legate ai propri cambiamenti fisici e a come si prospettano i mesi di attesa. Probabilmente vi sentirete dire che i sintomi che normalmente una donna sente saranno raddoppiati, così come lo sono gli ormoni che vengono prodotti, di stare molto attente al peso e che quindi è necessario continuare a mangiare per uno, che bisognerà stare più a riposo, che che che…insomma ora aumenta ancora di più la paura per quello che potrà accadere!

Ecco che entra in gioco la scaramanzia. Se già si era indecise sul rendere o meno ufficiale la gravidanza, ora si aggiunge se dire o meno che il bimbo che stà crescendo non è uno solo…Rispetto a questo aspetto ogni donna seguirà il proprio istinto, sulla base dei propri vissuti e del proprio modo di essere. Il segreto, che in genere caratterizza il primo trimestre di gravidanza, porta però con sé un duplice aspetto. Da una parte si pensa possa salvaguardare dal pericolo di deludere o non corrispondere all’altro nel momento in cui dovesse andare male. Dall’altra però fa perdere importanti momenti di condivisione e un eventuale appoggio, che la gravidanza vada bene o male. Starà ad ognuno la scelta su come comportarsi in questo senso, senza giudizi o aspettative.

A questo punto non potrei che consigliare di darsi il proprio tempo per realizzare che stà avvenendo qualcosa di magico, che il tempo dell’attesa permetterà di creare tutto lo spazio mentale, ma anche fisico, per accogliere più di un bambino nello stesso momento. Si tratta di un’avventura unica e spesso risultante da percorsi di sofferenza, bisogna viverla perciò come un dono importante che è arrivato nel posto giusto nel momento giusto e che va dunque accolto in tutte le sue sfaccettature. Poi si passerà all’organizzazione pratica! Ma per ora coccolare la propria pancia e i propri pensieri, sarà l’attività a cui dare maggiore spazio!

Buona numerosa attesa!

Dott.ssa Irene Bellini

9 luglio 2012

Nove mesi di emozioni…

LE EMOZIONI IN GRAVIDANZA

La gravidanza, come ogni grande cambiamento, porta con sé uno stravolgimento emotivo; potremmo considerarla una vera e propria crisi legata a emozioni e corpo. Con il termine crisi (=dal greco KRISIS, dal verbo KRINO, che significa separo, decido) ci si riferisce ad una scelta che separa da un maniera di essere diversa dalla precedente, contemplando anche un’accezione positiva, ossia l’opportunità di crescita ed evoluzione. Quale evoluzione più rappresentativa dell’avere un figlio?!

Tutti i cambiamenti prevedono una fase regressiva e una progressiva, un tornare indietro per poi proseguire con rinnovata energia; ogni individuo per potersi evolvere mantenendo il proprio stato di equilibrio, tende naturalmente ad affrontare il “nuovo” guardandosi alle spalle per tenere con sé solo ciò che gli può servire. Immaginate ad una viaggiatore che nel momento critico decide di abbandonare parte del suo bagaglio, e allo stesso tempo dovrà modificare qualcosa che fino a quel momento poteva essere funzionale ma che ora necessita di essere rinnovato…non tutto sarà necessario allo stesso modo per attraversare la soglia del “nuovo mondo”!

La stessa cosa avviene nella mente e nel corpo di una donna in gravidanza. Seppur in gran parte inconsciamente, la psiche della futura mamma, dal momento del concepimento e a volte anche prima, inizia un lungo viaggio a ritroso, che le permetterà di affrontare il suo nuovo ruolo di madre e le rinnovate relazioni che andranno a crearsi (basti pensare al rapporto con la propria madre, oltre che con i proprio bambino).

Nonostante però a livello biologico i passaggi che si attraversano siano abbastanza comuni per tutte le donne, ogni gravidanza è unica, così come unico è ogni individuo.

Dal momento della nascita del desiderio inizia la creazione di uno spazio mentale che prepara il mondo psichico della coppia ad accogliere il futuro bambino. A questo succedono importanti eventi psichici caratterizzanti le diverse fasi della gravidanza, a loro volta differenti nella donna e nell’uomo.

Generalmente si usa suddividere i 9 mesi di gestazione in tre trimestri, ognuno dei quali caratterizzato da specifiche peculiarità sia corporee che emotive.

Il primo trimestre di gravidanza (dal concepimento alla 12° settimana):

E’ uno dei momenti più importanti della gravidanza perché è qui che avviene la scoperta. Che il bambino sia stato desiderato o no, che l’attesa e la ricerca sia stata più o meno lunga, indubbiamente la scoperta dell’essere incinta genera confusione e ambivalenza.

In questa fase la donna subisce stravolgimenti ormonali molto forti, che influiscono sulla sua emotività, ma a volte non sono visibili delle modificazioni fisiche tali da permetterle di realizzare appieno quello che sta accadendo. Molto spesso la confusione interiore viene spostata sul corpo, manifestandosi attraverso i sintomi tipici di questo periodo (nausee, stanchezza etc… tale argomento è trattato in modo più approfondito nell’articolo “i sintomi legati alla gravidanza”).

Proviamo a capire meglio di che confusione si tratta, dove sta l’ambivalenza?

L’idea di avere un figlio è accompagnata da vissuti di gioia, euforia e incredulità, e al tempo stesso da dubbi, incertezze, paure e preoccupazioni. Vi è infatti una forte dose di ambivalenza tra i sentimenti positivi generati dal nuovo status e le paure ad essi associate, in modo particolare se ci sono state perdite precedenti l’attuale gravidanza. Vi sono la paura di perdere il bambino, la paura che ci possa essere un danno genetico, la paura del proprio cambiamento di status che passa dall’essere donna all’essere madre, l’accettazione delle modificazioni corporee e paura di deformarsi e non essere più attraente per il proprio partner, il desiderio di accudire e quello di essere accudita, la paura di dover dividere il proprio partner con un altro essere umano, la paura di perdere la propria libertà e i propri spazi…insomma potremmo fare una lista lunghissima di quelle che sono le angosce e le preoccupazioni di una neomamma. Di norma i primi tre mesi sono quelli in cui avviene l’accettazione della propria nuova condizione. Di solito questo processo di elaborazione termina con l’accettazione della gravidanza e sentimenti di gioia ed euforia legati soprattutto al concludersi del periodo più pericoloso per la sopravvivenza del bambino; il 98% degli aborti spontanei avviene infatti nel primo trimestre.

Il secondo trimestre di gravidanza (dalla 13° alla 25° settimana di gravidanza):

Questo è il periodo in cui la madre inizia a vedere le prime modificazioni corporee: il seno cresce, la pancia inizia a essere visibile, inizia a sentire i primi movimenti del suo bambino, inizia ad accorgersi anche visivamente della sua presenza, anche grazie alle nuove tecnologie che permettono addirittura di vedere il proprio bimbo quasi come in una fotografia! Insomma potremmo dire che questo è il periodo migliore della gravidanza perché non vi sono limitazioni fisiche tali da rendere complicati i movimenti, si riacquista la propria energia, passano le nausee e la donna inizia prendersi cura di sé e del proprio bambino esaltando tutti gli aspetti più positivi della propria femminilità. Il secondo trimestre è quindi il periodo in cui la coppia si adatta alla gravidanza e inizia a fantasticare sull’identità del futuro bambino…”Chissà come sarà?! A chi assomiglierà? …speriamo prenda da me il colore degli occhi!…vorrei chiamarlo…Secondo me è un maschio!”…e ancora tante sono le fantasie che la coppia si troverà a fare accarezzando la pancia che piano piano cresce sempre di più.

Anche in questo periodo troviamo delle angosce, in particolare la paura che il bambino abbia un danno genetico o che possa morire: tale preoccupazione è naturale e funzionale alla madre per sviluppare la propria funzione di contenimento e protezione. La futura mamma infatti sarà attenta a non fare nulla che possa nuocere alla salute del proprio bambino e farà di tutto per farlo crescere sano e bello come lei e il suo compagno lo immaginano.

In questo periodo inoltre la coppia inizia a ricordare le proprie esperienze della prima infanzia, il modo in cui sono stati accuditi dai genitori…questo viaggio tra i ricordi e la consapevolezza che questo cambiamento li sta portando a diventare al pari dei propri genitori, genera preoccupazione e incertezza nel sentirsi all’altezza di questo nuovo ruolo. Allo stesso tempo diventare mamma e papà genitori, e quindi pienamente adulti, può attivare un senso di colpa nei confronti dei propri genitori che vengono “sminuiti” ed espropriati in parte dal loro ruolo.

Terzo trimestre di gravidanza (dalla 26° settimana al parto):

In questo periodo si avvia il processo di “separazione e differenziazione” che si conclude con la percezione del figlio come “altro da sé”. Sicuramente i movimenti del piccolo e le ecografie aiutano nell’elaborazione di tale aspetto. In questo senso risulta particolarmente importante la presenza di entrambi i genitori nei momenti ecografici, così come la comunicazione a tre, che coinvolga mamma, papà e pancia!

È proprio in questo periodo che viene posta una maggiore attenzione al bambino reale, al bambino che sta per nascere. Se prima lo spazio creato dai genitori era per lo più mentale, è proprio ora che inizia la creazione di uno spazio fisico adatto alle necessità del piccolino: la cameretta, i vestitini, i primi giochi, biberon…il cambiamento interno che stanno attraversando viene adesso rappresentato anche all’esterno.

Con l’avvicinarsi della data del parto i neogenitori iniziano ad avvertire una preoccupazione per la propria capacità di essere all’altezza del loro compito: diventare genitori.

Non solo, il parto, importante momento di passaggio, sancisce la soglia oltre la quale non si può più tornare indietro! Dunque non solo si sente vicino il momento del cambiamento, ma anche inizia a nascere la paura del parto. Nella mamma in particolare possono nascere angosce legate alla paura di non riuscire a far nascere un bambino sano, e la paura delle complicazioni che potrebbero esserci per lei e per il proprio bambino. Questa angoscia, che definirei sana, è alla base dello sviluppo della “preoccupazione materna primaria”(Winnicott), quella sorta di fusione che si crea tra il bambino e la sua mamma, la quale si sintonizza completamente con il suo bambino per rispondere in modo adeguato ai suoi bisogni.

Dietro tutti i cambiamenti e le angosce legate al periodo più magico per una donna, la gravidanza, ci sono di certo diverse cause: ormoni, emozioni e paure ancestrali. A volte l’invasione di pensieri poco felici, soprattutto legati alla morte, avvolgono la futura madre che non riesce a darsene una spiegazione. In realtà si stratta di preoccupazioni più antiche, legate al tempo in cui essere incinta e partorire erano momenti davvero pericolosi. Il nostro inconscio collettivo è carico di emozioni non nostre ma che comunque ci appartengono. E’ bene però tenere presente che come la serenità della madre si trasmette al feto, lo stesso avviene per la sua angoscia, risulta importante in questo senso che la donna incinta eviti eccessi d’ansia o di insicurezza, fidandosi un po’ di più del proprio istinto, allenandosi ad ascoltare i segnali inviati dal proprio corpo anziché cercare risposte nei forum o nei libri. Siamo parte della natura e la gravidanza è un processo naturale, in quanto tale porta con sé elementi di vita e di morte, in ogni caso l’essere consapevoli di questo e averne fiducia, risulta essere il rimedio migliore sia dal punto di vista emotivo che fisico.

I futuri papà dovrebbero accompagnare la propria partner nell’accettazione positiva della nuova condizione ed evitare di fomentare ansie o paure. Questo non significa non tenerne conto, abbiamo accennato sopra al fatto che spesso non si tratta di emozioni immotivate. Comunicare, condividere e cercare insieme le condizioni che permettano di vivere serenamente questo momento, sembrano essere le carte vincenti per favorire lo sviluppo di una sana gravidanza, in cui venga prestata attenzione anche ai messaggi del proprio corpo e non solo a quelli del medico o del manuale.

Una buona, naturale, serena e piena gravidanza a tutte le mamme e tutti i papà.

Dott.ssa Irene Bellini

Dott.ssa Stefania Cioppa

20 giugno 2012

I SINTOMI LEGATI ALLA GRAVIDANZA

OLTRE IL SINTOMO

Che cosa succede quando intraprendiamo un progetto di genitorialità? Numerosi cambiamenti ci attraversano, sia a livello mentale che fisico. Ma qual è il loro significato e perché sono così diversi da persona a persona?

La gravidanza (termine con il quale ci riferiamo a tutto il periodo che va dal desiderio di avere un figlio al parto, e alla gravidanza interrotta) porta con se una serie di “sintomi”, alcuni fisiologici altri invece legati ad aspetti emotivi e relazionali, alla base dei quali spesso troviamo un’ambivalenza nel proprio progetto di maternità. Tale ambivalenza può essere attribuibile da un lato al non equilibrio tra desiderio di maternità e di gravidanza (tema affrontato nel nostro articolo precedente “Desiderio di maternità e/o di gravidanza”), dall’altro a sentimenti inconsci o esperienze precedenti irrisolte riattivati dal nuovo progetto genitoriale.

La psicosomatica e la psicoanalisi hanno affrontato questi temi partendo dal presupposto che i sintomi siano delle manifestazioni esterne di un disagio interno, considerando la mente e il corpo come un’ unità. Se guardiamo l’organismo in senso olistico accettiamo il presupposto che curare un sintomo senza cercare di comprendere l’informazione di cui è messaggero, equivarrebbe a non  estirparne la radice; questa continuerebbe a far nascere frutti non sani, seppur in diverse forme.

È importante quindi chiedersi cosa sta comunicando quel sintomo rispetto alla totalità della persona e della sua esistenza nel momento specifico in cui si manifesta.

Quali sono quindi i principali sintomi di una gravidanza e qual è il loro significato?

Prima del concepimento…

Cisti ovarica: Le ovaie sono delle ghiandole che secernono specifici ormoni ( estrogeni e progesterone) che determinano l’aspetto femminile, dunque rappresentano simbolicamente la femminilità e la creatività, quest’ultima intesa come capacità di generare non solo un figlio, ma anche un progetto. La cisti in generale indica un ristagno, un trattenimento; quella ovarica, proprio per la sua localizzazione, riguarda l’aspetto del femminile. Ciò che viene trattenuto o non espresso può riguardare sentimenti di paura e rabbia o rancore, legate all’impossibilità reale o meno di portare a termine un progetto creativo. La cisti quindi diventa la rappresentazione del conflitto generato da un femminile che non riesce ad esprimersi. Potrebbe ad esempio riguardare quelle donne che desiderano eccessivamente realizzare un progetto di vita importante (un nuovo lavoro, una gravidanza, un trasferimento…) al quale inevitabilmente si legano ansia e tensione, sentimenti che fanno da terreno fertile al ristagno. All’ opposto si possono formare in donne che non hanno visto realizzarsi fino in fondo il proprio progetto o che non si sono sentite sostenute. Questa tensione può coinvolgere anche la sfera della sessualità, infatti le cisti possono provocare dolore giustificando in qualche modo l’allontanamento della donna dall’attività sessuale. Tale allontanamento potrebbe nascondere una difficoltà rispetto alla propria fisicità o ai sentimenti nei confronti del partner. Quello che accomuna tutti gli esempi riportati è quindi la mancata espressione di un conflitto tutto al femminile.

Endometrite ed endometriosi: L’endometrio è la membrana che riveste la parete interna dell’utero, che subisce modifiche durante il ciclo mestruale inspessendosi e assottigliandosi per opera degli ormoni prodotti dalle ovaie. L’utero in termini simbolici rappresenta il nido, la famiglia, quindi la membrana che lo riveste, come una pelle, separa ciò che sta dentro con ciò che sta fuori.

L’endometrite è l’infiammazione dell’endometrio, tale sintomo rappresenta un “Dolore di non riuscire a rimanere incinta; può essere collegata alla collera nei confronti di un partner che ci rifiuta la gioia di essere madri, o risultare da conflitti in famiglia”. (Raiville C., 2000)

L’endometriosi, è il rigonfiamento della membrana uterina al di fuori del luogo in cui normalmente dovrebbe trovarsi. Risulta più invalidante perché potrebbe essere un fattore di rischio per l’infertilità in quanto causa dolore nei rapporti sessuali e difficoltà al concepimento. Il rigonfiamento infatti non lascia spazio all’accoglimento dell’embrione, e quindi al nuovo. Ciò simboleggia la presenza di un materno ingombrante dal quale non ci si riesce a liberare. La membrana si gonfia e occupa uno spazio che per natura dovrebbe essere sgombro e pronto ad accogliere, così come il legame con la propria madre, fatica ad allentarsi e a risolversi in senso evolutivo. L’ovulo faticherà a trovare il suo posto, occupato da conflitti di altra natura, tanto che a volte si presenta il timore di mettere al mondo un bambino in un ambiente ostile che potrebbe ostacolare il suo benessere. L’endometrio, in quanto membrana, può essere legato al tema della relazione in senso più ampio. Il suo rigonfiamento potrebbe indicare la manifestazione di una non volontà inconscia di mettere al mondo un bambino, oppure al timore che questo possa rompere l’equilibrio della relazione con il proprio partner.

Compulsione al concepimento: si tratta della ricerca di un figlio che avviene in maniera rigida e “meccanica”, con l’unica finalità di concepire e con la perdita di spontaneità nell’atto sessuale. Si manifesta soprattutto nelle coppie infertili, che nonostante i numerosi tentativi non riescono nel loro progetto genitoriale. In questo caso il problema a livello psicologico riguarda presumibilmente entrambi, è dunque opportuno chiedersi se la volontà consapevole di volere un bambino sia accompagnata da un reale desiderio inconscio, o se forse non sia un altro il progetto creativo che la coppia, o i suoi singoli componenti, possono portare a compimento.

Infertilità: è l’assenza di concepimento dopo 12/24 mesi di rapporti non protetti. Talvolta potrebbe essere letta come la cronicizzazione di sintomi non ascoltati. In particolar modo l’infertilità inspiegata (o idiopatica), in cui non vi sono cause organiche apparenti,  potrebbe provenire dalla paura inconscia di avere figli (angoscia del parto, paura di perdere il proprio ruolo, venire messi da parte dal proprio partner, non essere un buon genitore, ansia di mettere al mondo un bambino in un mondo caratterizzato da poche certezze,…). Quanto detto non va applicato in modo rigido. Ogni situazione è unica e unico è il senso che questo può avere per ogni coppia o individuo che si trova ad affrontare un tema così delicato come quello della infertilità.

Dopo il concepimento…

Nausee: accomuna molte donne, solitamente nel primo trimestre di gravidanza. Tale sintomo potrebbe provenire da una non accettazione totale della nuova vita che si prepara nel grembo materno, soprattutto per le donne che pensano che la nascita di un figlio possa rappresentare una svolta non favorevole per la loro vita futura. I tempi in cui si manifesta la nausea sono significativi poiché nei primi tre mesi di gravidanza vi è un processo di accettazione ed elaborazione, da parte della madre, della nuova vita che si sta sviluppando.  L’elaborazione di questo nuovo stato avviene maggiormente a livello psichico e solo in un secondo momento coinvolge il corpo, infatti i  primi cambiamenti fisici significativi iniziano a essere visibili solo verso la fine di questo periodo, motivo per cui questo processo risulta complesso e prevalentemente inconscio.

Gonfiori:  si manifestano alle gambe o in altre parti del corpo. Le trasformazioni che avvengono in gravidanza hanno una rapidità tale da rendere complicata in molte donne l’accettazione della nuova fisicità. Ad essa si accompagnano sentimenti contrastanti, a volte non del tutto positivi. Ci si può infatti sentire limitate dal proprio stato corporeo e nel proprio desiderio di fare quello che si faceva prima, fattori che inevitabilmente vanno a modificarsi. Probabilmente ci si dovrebbe chiedere in che termini ci si senta limitate dalla gravidanza, poiché è possibile che si tratti di uno spostamento emotivo sul corpo.

Diabete gravidico: In genere viene diagnosticato tra la ventiquattresima e la trentaquattresima settimana gestazionale. Con la gravidanza vi è una produzione, da parte della placenta, di ormoni che hanno un effetto iperglicemizzante, ossia aumentano gli zuccheri nel sangue. L’organismo materno reagisce  aumentando la produzione pancreatica dell’insulina, che a sua volta diminuisce il tasso glicemico. Se il pancreas materno non riesce a far fronte all’aumentata richiesta e produce quantitativi di insulina inferiori siamo in presenza di diabete gestazionale. Il diabete è connesso, in psicosomatica, ad una necessità da parte del soggetto di rendere “più dolce” la propria esistenza, poiché probabilmente questa manca di tale aspetto, procurando un abbassamento del tono dell’umore. In particolare, secondo C. Rainville,  quello gravidico sembra essere collegato a una grande tristezza che sopravviene durante la gravidanza, come ad esempio la perdita di una persona cara o una cattiva notizia.

Preeclampsia (o gestosi) ed Eclampsia: E’ necessario per chiarezza distinguere tra pre-eclampsia (o gestosi) ed eclampsia. La gestosi è una sindrome (ossia un insieme di segni e sintomi) che può manifestarsi solo ed esclusivamente durante la gestazione, nella seconda metà della gravidanza. E’ caratterizzata dalla contemporanea comparsa di tre aspetti patologici: un rialzo pressorio, un aumento delle proteine e una significativa formazione di edemi, ossia di ritenzione idrica a vari livelli del corpo (dalle gambe fino alle mani, al viso e al tronco..). L’eclampsia insorge quando in associazione a tali sintomi compaiono anche convulsioni. La gravidanza potrebbe aver riacceso un ancestrale senso di colpa legato alla propria nascita, come il non meritarsi di essere venuti al mondo che, legato alla propria nuova condizione generatrice, può scatenare ristagno, agitazione e nei casi più gravi convulsioni.

Prurito addominale alla fine della gravidanza: In linea generale il prurito rimanda ad una certa insofferenza e ansia. In questo caso la particolare collocazione fa pensare a sentimenti poco sereni rispetto al proprio corpo, vissuto come “troppo grosso”, tanto da rendere la donna impaziente rispetto al momento parto, nella speranza di potersi così liberare della propria tensione.

Voglie: desiderio irresistibile di ingerire un cibo durante la gravidanza, non sostenuto da cause organiche. Tale manifestazione potrebbe riguardare un desiderio, da parte della gestante, di attirare l’attenzione su di sé e sul suo stato. Simbolicamente potrebbe rimandare a un inconscio bisogno di riempire un vuoto interiore che nemmeno il bambino è riuscito a colmare, trattandosi di un aspetto più profondo.

Sonno: è un bisogno fisiologico dovuto allo sforzo che il corpo, nel suo nuovo stato, sta affrontando. Se perdura oltre il primo trimestre di gravidanza potrebbe rappresentare una difesa dall’ambivalenza della gravidanza.

Nel caso di una gravidanza non portata a termine…

Aborto spontaneo: come i sintomi sopra descritti può essere legato al fatto che la donna a volte inconsciamente non desidera il bambino che porta in grembo o non si sente pronta, in tal caso è presente una ambivalenza tra l’accettazione e il rifiuto del nascituro.

Gravidanza extra-uterina: è quella che si sviluppa nelle tube, e quindi nella zona dell’apparato che rappresenta la comunicazione nella relazione tra uomo e donna, tra il maschile e il femminile. Potrebbe quindi rappresentare un trattenimento da parte della donna dall’avere un figlio.

Gravidanza isterica (o pseudogravidanza): si tratta di una condizione femminile in cui compaiono tutti i sintomi tipici della gravidanza, dall’interruzione delle mestruazioni all’ingrossamento del seno, sebbene non sia avvenuto il concepimento. Può essere legata a un inconscio desiderio di partorire o di ottenere, con lo stato di gravidanza, una gratificazione da parte dell’ambiente.

È bene sottolineare che ogni sintomo assume un significato soggettivo per la persona che lo manifesta, perché è legato non solo al significato simbolico che ogni organo ha, ma anche al quello soggettivo che la persona gli attribuisce all’interno della cornice della sua esistenza. Dunque l’elenco di sintomi che abbiamo qui esposto non necessariamente andrà spiegare qualcosa che è uguale per tutti, ma può fornire degli utili spunti di riflessione sui quali ognuno di noi può interrogarsi.

Alla luce di tutti questi sintomi che sono più o meno comuni nelle donne, è possibile però affermare che ci sia una importante comunicazione tra mente e corpo, dunque prendersi cura dei propri sintomi diventa un momento in cui dedicare un’attenzione profonda a sé e al proprio sentire, perché spesso è proprio questa mancanza di “ascolto” che influisce sul nostro benessere e in questo caso sulle difficoltà legate alla gravidanza.

È importante infine sottolineare che un bambino dal ventre materno sente e prova tutto quello che percepisce la madre (preoccupazioni, paure, angosce, gioie…) e questo può influenzare tutta la sua vita. È bene quindi, già nel periodo prenatale, comunicare con il proprio bambino diffondendo un senso di calma, fiducia, amore, gioia, ma anche di eccitante attesa per la sua nascita.

“La mamma è il ponte che permette a un’anima di oltrepassare la soglia di una nuova vita, il padre è il pilastro di questo ponte”.

( Claudia Rainville, in “Metamedicina, ogni sintomo è un messaggio”.)

Dott.ssa Irene Bellini

Dott.ssa Stefania Cioppa

 

2 marzo 2012

Desiderio di maternità o di gravidanza?

Vorrei un bambino…

Voglio rimanere incinta, è arrivato il momento e sento che ora non sarei completa senza un figlio…guardo le mie amiche con i loro bimbi e mi dico che forse alla mia età dovrei darmi una mossa..e poi tutti continuano a chiederci quando diventeremo genitori..Non vedo l’ora di vedermi con la pancia! 

Perché alcune donne si trovano a pensare questo? Ce ne sono tante altre che invece dicono…

Al pensiero di iniziare la ricerca di un bimbo mi invade una grande felicità, che gioia  mi procura l’idea di diventare mamma! Penso a quando potrò stringere il mio bambino tra le braccia, allattarlo e sentirmi chiamare.  

 Non vedo l’ora che questo bambino nasca, allora finalmente potrò passeggiare al parco con la mia carrozzina senza più sentirmi in difetto! Che bello sarà comprare tutti quei bei vestitini da bambolina.. 

Ma cosa vuol dire desiderare un figlio?

Abbiamo estremizzato alcuni pensieri che spesso attraversano la mente delle future madri: a volte queste domande possono coesistere nella stessa persona, altre volte ce ne possono essere di diverse. E’ evidente però il differente punto di vista che era nostra intenzione andare a sottolineare e che ora andremo ad approfondire.

Non appena nella donna nasce l’idea di avere un figlio anche la psiche si prepara ad accoglierlo con tutta una serie di fantasie, che cresceranno durante la gravidanza.  Ad esse si aggiungeranno i ricordi legati alle esperienze vissute e alle emozioni provate, fino a definire un preciso spazio mentale dedicato al piccolo nascituro.

E’ in questo contesto che prende forma il desiderio di maternità e/o di gravidanza. Che cosa intendiamo quando parliamo di “Desiderio”?  E’ un vissuto di attesa o di ricerca intensa di quel qualcosa che si sente possa soddisfare le proprie esigenze più profonde. Dentro di sè le energie si muovono affinché il tesoro venga scovato e la gioia possa manifestarsi con tutta la sua forza. Parliamo dunque di un’esperienza soggettiva interna, che include un’attivazione inconscia e che pertanto sovrasta il semplice bisogno. Con il termine “bisogno” ci riferiamo infatti ad uno stato di coscienza che implica un’insoddisfazione dovuta ad una mancanza. La tensione interna che si genera porta ad una attivazione finalizzata all’ ottenimento dell’oggetto voluto.

Proviamo a capire meglio attraverso un semplice esempio: quando sento internamente il desiderio di un dolcetto, spero di trovarne uno e godermelo; quando invece ho un calo di zuccheri cerco attivamente un dolcetto perché ne ho bisogno.

A questo punto potrebbe risultare chiaro perché si parli di “desiderio” di maternità e/o di gravidanza. Maternità e gravidanza, termini spesso utilizzati come sinonimi, assumono in questo contesto una differenza sostanziale. Parliamo di “desiderio di gravidanza” quando gran parte delle fantasie della donna tendono verso il bisogno di un figlio come voglia di essere come le altre. Parliamo invece di “desiderio di maternità” nel momento in cui emerge un forte bisogno di sentirsi madre. Ma quindi dov’è il desiderio? Il desiderio di gravidanza e quello di maternità difficilmente hanno una separazione così netta come quella da noi descritta. Una sana evoluzione del materno dovrebbe prevedere la coesistenza di entrambi questi vissuti. Una donna appagata e pronta ad accogliere dentro e fuori da sé un figlio, fantasticherà sicuramente sugli aspetti positivi e negativi della gravidanza, ma anche sul suo ruolo di madre e sul suo futuro bambino. Certamente paure e incertezze la accompagneranno, ma la forza del suo desiderio le darà l’energia necessaria per affrontare questa grande avventura. Quello che può accadere è che desiderio di maternità e di gravidanza coesistano ma in modo non equilibrato. E’ in questi casi che si genera un’ambivalenza: voglio o desidero un figlio? Voglio essere madre, o sento di poter essere una madre? Riteniamo importante riuscire a dare una risposta a queste apparentemente semplici domande poiché la loro non risoluzione può avere delle ripercussioni sulla gravidanza (attraverso manifestazioni psicosomatiche ed emotive) e/o sul post-gravidanza (per esempio depressione post-partum, difficoltà nell’assumere il proprio ruolo genitoriale, ecc…).

Abbiamo scelto di approfondire queste tematiche poiché riteniamo possano stimolare in modo costruttivo i pensieri e le fantasie delle future mamme ed assumere quindi una funzione preventiva.

Allo stesso tempo abbiamo descritto le basi sulle quali talvolta vanno a strutturarsi una serie di difficoltà, anche importanti, legate alla maternità e alla genitorialità.

Il nostro mondo interiore, così come il nostro organismo, tende naturalmente all’equilibrio. Quando questo non avviene dovremmo fermarci e porci delle domande cercando di trovare il mezzo migliore per proseguire nel cammino: con questi spunti di riflessione ci auguriamo di contribuire alla ricerca delle vostre risposte.

Dott.ssa Irene Bellini

Dott.ssa Stefania Cioppa

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