Posts tagged ‘metodi attivi’

12 febbraio 2014

Metodi Attivi

Vorrei presentare i “Metodi Attivi” regalandovi una suggestione…

Un incontro a due:

occhi negli occhi, volto nel volto.

E quando mi sarai vicino io prenderò i tuoi occhi

e li metterò al posto dei miei,

e tu prenderai i miei occhi

e li metterai al posto dei tuoi,

e allora io ti guarderò con i tuoi occhi

e tu mi guarderai con i miei.

Così persino la cosa comune impone il silenzio e

il nostro incontro rimane la meta della libertà:

il luogo indefinito, in un tempo indefinito,

la parola indefinita per l’uomo indefinito.

(da “Invito a un Incontro”, J.L. Moreno, 1915)

L’incontro, in termini moreniani, è luogo di scambio delle autenticità. È questo ciò che avviene durante il lavoro di gruppo psicodrammatico, l’incontro con se stessi e con il proprio mondo interno e l’incontro con l’Altro.

Cosa sono i Metodi Attivi?

I “Metodi Attivi” , che derivano dallo psicodramma classico, sono tutti quegli approcci esplorativi e linguaggi espressivi che favoriscono l’emergere creativo e spontaneo di tutte quelle parti di sé e dei vissuti che spesso sono mascherati, perché mediati dalla ragione.

I “Metodi attivi”, come dice la parola stessa, sono una metodologia utilizzata prevalentemente nel lavoro di gruppo, che privilegia l’azione rispetto alla parola, il fare piuttosto che il pensare, il sentire i propri vissuti piuttosto che il semplice ricordarli. La parola, il pensiero e la razionalità subentrano solo in un secondo momento per integrare il vissuto emotivo  legato all’evento con il ricordo dello stesso. L’attivazione del corpo favorisce la mescolanza tra percezioni dei vissuti, ormai sopite, e ricordi.

Questa metodologia deriva dallo Psicodramma classico, un approccio ideato da J.L. Moreno nella prima metà del ‘900.

 
Se vuoi saperne di più di Psicodramma e Metodi Attivi puoi leggere… 
 
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19 novembre 2012

Il valore del gruppo nel lavoro su se stessi

 

“La socialità è un desiderio. Il desiderio di stare con gli altri. Di sentirsi accolti”[1]; abbiamo bisogno degli altri per condividere le nostre cose, il nostro amore, le nostre passioni, i nostri saperi, le nostre storie e arricchirci di ciò che la condivisione stessa, lo scambio e il riconoscimento dell’altro ci trasmettono.

Siamo per natura portati a questo tipo di scambio, il piacere dell’Altro muove il nostro stare al mondo e la reciprocità delle relazioni nutre la nostra felicità.

Fare un lavoro su di sé è un’esperienza ricca ma al contempo faticosa, permette di conoscersi meglio e di essere quindi più consapevoli di ciò che ci succede e del perché, ma con il presupposto di abbattere le difese personali, di mettersi a nudo, di togliere le maschere che ogni giorno indossiamo. Ma quale può essere il vantaggio nel fare un lavoro di questo tipo all’interno di  gruppo?

Quando lavoriamo su noi stessi portiamo con noi un bagaglio di esperienze e di persone che fanno parte della nostra storia personale, che hanno influito in modo più o meno significativo sul nostro modo di essere e di rapportarci agli altri. Il gruppo rappresenta una realtà in misura ridotta, un piccolo mondo. Al contempo è una realtà protetta, nella quale è possibile mettersi in gioco,  esprimersi e sperimentarsi in modo nuovo, per cogliere quegli aspetti che spesso per paura o inconsapevolezza non mostriamo.

È assodato e condiviso da molti autori che il gruppo è forza, ed “è più della somma delle sue parti”[2] perché mette insieme le energie dei singoli sommato alla forza stessa del gruppo che si crea dalla condivisione e dalle esperienze vissute insieme. Un lavoro di gruppo guidato dall’azione risulta ancora più ricco poiché è dall’azione stessa che si sprigionano le energie dei singoli e del gruppo nel fare delle cose insieme.

L’uso dei “metodi attivi”, termine che sta ad indicare l’impostazione metodologica dettata dall’azione più che dalla parola, dal fare più che dal pensare, favorisce l’emergere di tutti quei processi e quei vissuti emotivi spesso mediati dalla razionalità.

I metodi attivi traggono la loro origine dallo Psicodramma Classico moreniano ma, contaminati dalle arti (scrittura, danza, poesia, disegno, scultura, teatro…), comprendono anche tutte quelle attività che possono arricchire l’esperienza di lavoro e condivisione di gruppo.

L’importanza dell’attività artistica in gruppo risiede nel fatto che uno o più oggetti vengono creati all’interno della vita del gruppo stesso; i modi in cui essa viene svolta e recepita influiscono su tutti i livelli di comunicazione e relazione. L’attribuzione di una forma ad aspetti della propria vita psicologica e ai modi con cui noi interpretiamo il mondo, consente una più rapida auto-apertura ed auto-esplorazione.[3] Questo favorirà l’aumento del proprio senso di auto-efficacia, legittimando anche la presenza di bisogni e desideri che fino ad ora non hanno trovato accoglimento.

Il gruppo, secondo l’approccio dello psicodramma classico, è regolato da alcuni principi di base: la simmetria, la circolarità e l’ assenza di giudizio, che permettono ad ognuno di trovare un proprio spazio al suo interno, in un clima accogliente, familiare e curativo. La situazione paritetica del gruppo contribuisce alla nascita di questo clima di rispetto e cura reciproca, in cui ognuno sarà libero di mettersi in gioco nella misura in cui si sente di farlo.

“Donare” parti di sé e dei propri vissuti al gruppo è un gesto che aumenta il legame, la fiducia negli altri e il riconoscimento, favorendo un reale “incontro” tra le persone. Il desiderio, la relazione, l’essere sé stessi, la spontaneità, la libertà, l’incontro, il riconoscere, l’essere riconosciuti, l’essere visti. 

L’incontro, in termini moreniani, è luogo di scambio delle autenticità. Questo è ciò che avviene durante il lavoro di gruppo di psicodramma: l’incontro con se stessi e con il proprio mondo interno e l’incontro con l’Altro…quale obiettivo migliore?!

  Dott.ssa Stefania Cioppa


[1] A. Righetti, “La socialità”, in “Diritto alla speranza”, Ed. Pungitopo, 2008, Messina.

[2] K. Lewin

[3] J. Campbell, “Attività artistiche in gruppo”, Ed. Erickson, Trento.

4 maggio 2012

“Il sentiero della vita”

Granelli di Psicologia

presenta

“Il sentiero della vita”

Laboratorio espressivo e di crescita personale

Vi proponiamo un viaggio a tappe attraverso i ricordi e le emozioni, tra scrittura, disegno, gioco e condivisione.

Vi aspettiamo in via Varazze 10, zona Piazzale Brescia.

Per maggiori informazioni clicca qui.

25 ottobre 2011

Che cos’è lo Psicodramma?Qualche risposta ai più curiosi…

Quando parlo di Psicodramma, molti amici e conoscenti non capiscono a cosa mi riferisco…mi rendo conto che non è facile da spiegare in poche righe e che ogni tentativo è riduttivo rispetto alla grandezza di questo “strumento”. Il consiglio che mi sento di dare ad ognuno di voi è di provare, perché solo in questo modo ci si può fare un’idea, anche solo vaga, di che cos’è lo psicodramma!

Ricordo la prima volta che partecipai ad una sessione aperta…ero molto agitata, non sapevo bene cosa dovessi fare, non conoscevo nessuna delle persone presenti, avevo paura e forse anche un po’ di vergogna…ma Mario Valzania, quello che poi è diventato il mio Maestro, un grande maestro, è riuscito in poco tempo ad allentare la tensione, a farci sentire a nostro agio, permettendoci di esprimerci liberamente nell’esperienza in cui ci ha condotto…e da quella volta non sono più riuscita a farne a meno!

Per me è diventato non solo un metodo di lavoro privilegiato, ma anche una scelta professionale. Mi sono formata per condurre gruppi utilizzando questo approccio ed eccomi qui, nel tentativo di dare qualche risposta ai più curiosi…

Che cos’è lo psicodramma?

Lo Psicodramma è un approccio teorico e metodologico utilizzato principalmente nel lavoro con i gruppi, che privilegia l’azione rispetto alla parola.

Parlando di Psicodramma ci si riferisce all’approccio Classico, ideato da J.L.Moreno, perché con il tempo si sono diffusi altri tipi di psicodramma (analitico, junghiano) che, pur privilegiando il lavoro attivo, si esplicano in modo differente.

A cosa serve?

Lo psicodramma è utilizzato in diversi ambiti: psicoterapeutico, educativo, formativo, nella prevenzione e promozione del benessere, nella crescita personale, nel sostegno al ruolo sociale e professionale… l’obiettivo varia in funzione del contesto in cui si utilizza.

Privilegiare lo psicodramma rispetto ad altri approcci teorici e metodologici può essere utile per diffondere un modo di lavorare con le persone più legato all’esperienza vissuta che al racconto della stessa.

Lo psicodramma integra il lavoro corporeo con quello verbale, andando a risvegliare quei vissuti emotivi legati all’esperienza, che spesso rimangono in secondo piano nei racconti, o perché inconsapevoli, o perché “mascherati” dalla razionalità.

Lo scopo è quello di creare, in un contesto protetto, uno spazio di auto-riflessione e di incontro autentico con se stessi e con gli altri. 

In cosa consiste?

È difficile rispondere a questa domanda, perché lo psicodramma utilizza diverse tecniche specifiche e una struttura ben delineata, ma i contenuti di ogni esperienza sono assolutamente variabili, in base alla finalità. La struttura generale comprende una fase di riscaldamento del gruppo e di giochi interattivi, una fase di lavoro centrale in cui ci può essere una rappresentazione scenica, un role-playing, un lavoro sociodrammatico (centrato sul gruppo) etc etc… e un momento finale di condivisione dei vissuti sull’esperienza fatta (chiamato sharing).

Lo psicodramma, o più in generale i metodi attivi, si avvalgono dell’utilizzo anche di altri approcci espressivi che possono essere utili allo scopo.

A chi è indirizzato?

Lo psicodramma è utilizzato prevalentemente nel contesto di gruppo, anche se alcune tecniche possono essere utili anche nel supporto individuale (chiaramente il valore catartico non è lo stesso, perché il gruppo ha una funzione molto importante!).

È indicato nel lavoro con i gruppi reali, come i membri di un’équipe o persone che si vedono abitualmente per uno scopo, al fine di lavorare sul ruolo professionale, sulla dinamica di gruppo, sulla condivisione ed elaborazione dei vissuti.

È indicato per chi ha difficoltà a “mettersi in gioco” in un gruppo, perché aiuta a sperimentarsi in un contesto in cui l’assenza di giudizio, la simmetria e la circolarità della comunicazione all’interno del gruppo sono i principi fondanti, e in cui il vissuto soggettivo ha importanza primaria.

È indicato per chi ha voglia di accrescere la conoscenza di sé e di potenziare le proprie risorse, utilizzando un approccio che permette di esprimersi in modo creativo e spontaneo.

È indicato per chi ha voglia di togliersi la “maschera” e sperimentare un nuovo modo di giocare il proprio ruolo nei diversi contesti del quotidiano.

Da quante persone è formato un gruppo?

Il numero è variabile, ma un buon gruppo potrebbe essere di 10-12 persone.

Si può assistere senza partecipare?

Nello psicodramma, come in tutti gli altri metodi di lavoro con il gruppo, vige la regola della segretezza di ciò che avviene nel gruppo; dunque sarebbe destabilizzante e addirittura fastidioso avere una persona che è presente solo come uditore non partecipante, perché ciò non favorirebbe la condivisione dei vissuti soggettivi. L’essere uditori presuppone un “distacco giudicante”, e quindi andrebbe a intaccare il principio dell’assenza di giudizio. Immaginatevi di essere in un gruppo e di dover parlare di qualcosa di vostro con qualcuno che vuole solo guardare da lontano…come vi sentireste?!

Lo psicodramma rispetta però le individualità di ognuno, quindi tutti i partecipanti al gruppo saranno legittimati a mettersi in gioco nella misura in cui si sentiranno di farlo. Ci saranno poi dei momenti in cui, durante la rappresentazione scenica, alcune persone fungeranno da uditorio, e quindi parteciperanno solo come osservatori.

Fare psicodramma significa fare teatro?

Lo Psicodramma nasce dal Teatro della Spontaneità, un’invenzione di Moreno degli anni ’20 a Vienna, quindi qualcosa che ha a che fare con il teatro c’è!

La parola psicodramma infatti deriva dal greco (psiché =anima e dràma=azione, spettacolo scenico) e definisce un modo di esplorare il mondo psichico e le relazioni attraverso l’azione e la rappresentazione scenica.

La messa in scena, dei propri vissuti, prevede quindi un protagonista e degli attori che fungono da ausiliari, ma non è data importanza alla performance, ma solo al processo, ossia al percorso introspettivo che avviene durante la rappresentazione.

La condivisione in questo modo risulta talmente reale da permettere all’uditorio-pubblico di rispecchiarsi nelle storie degli altri, e agli attori di assumere dei ruoli in cui identificarsi o distanziarsi. Il protagonista invece ha la possibilità di vivere da attore e di osservare la propria scena, creando un decentramento percettivo che favorisce l’auto-riflessione e la ridefinizione dei propri vissuti.

Cos’è una sessione aperta?

Una sessione aperta di Psicodramma è un’esperienza di lavoro di gruppo di circa due ore, in cui si sperimenta il metodo psicodrammatico.

Spero di essere riuscita a chiarire qualche quesito e qualche dubbio…ora non vi resta che provare!

Dott.ssa Stefania Cioppa

21 ottobre 2011

Incontro di gruppo

3 NOVEMBRE h:20.00-22.30

SESSIONE APERTA DI PSICODRAMMA

Se hai voglia di sperimentarti, di lavorare attivamente su di te, o semplicemente di conoscere cos’è lo psicodramma, questa è l’occasione giusta!!!

…per un Incontro con se stessi e con l’altro…

…come in un gioco di specchi…

Per maggiori info clicca qui

7 aprile 2011

Vuoi partecipare ad un’esperienza di psicodramma?

Se sei in una fase di cambiamento personale, professionale, affettivo…e pensi di aver bisogno di ritagliarti uno spazio di riflessione in cui poter condividere la tua esperienza e ritrovarti nelle esperienze degli altri, verso una maggiore consapevolezza di ciò che ti sta accadendo, questi incontri potrebbero fare al caso tuo!

Se sei interessato clicca qui

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