LE TECNICHE DI PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA

IUI, FIVET, ICSI???????Ma di che cosa stiamo parlando? La procreazione medicalmente assistita (PMA) si avvale di diverse tecniche alcune meno invasive e altre più complesse. L’obiettivo di questa pagina è quello di inserire video relativi alle varie tecniche di procreazione medicalmente assistita, al fine di capire meglio cosa si nasconde dietro a quei termini troppo tecnici, soprattutto per coloro i quali sono all’inizio di questo viaggio alla ricerca della cicogna…

Tiziana Fiore

Per ICSI(Inseminazione intracitoplasmatica dello spermatozoo) si intende la microiniezione dello spermatozoo direttamente all’interno dell’ovocita.

La FIVET (Fecondazione In Vitro ed Embryo Transfer) è una tecnica di Procreazione Medicalmente Assistita di II livello che consiste nell’ottenere la fecondazione dell’ovocita al di fuori del corpo della donna con conseguente formazione dell’embrione e successivo trasferimento in utero dello stesso.

La sigla IUI sta per Intra Uterine Insemination, cioè inseminazione intra-uterina. E’ una tecnica di procreazione assistita che consiste nell’introdurre il liquido seminale, opportunamente preparato, direttamente all’interno dell’utero.

LA DONNA E L’INFERTILITA’…

disperazione donna“Il bambino comincia in noi molto prima del suo inizio. Ci sono gravidanze che durano anni di speranza, eternità di disperazione”   M.Cvetaeva

All’interno della coppia, la donna subisce in modo più pesante l’impatto psicologico dell’infertilità come mai?

Le ragioni sono molteplici e riguardano più fronti…

Anche se lo stereotipo di donna “tutta madre e casalinga” non è più forte come in passato, ancora oggi a livello sociale si attribuisce una grande importanza simbolica alla gravidanza e alla maternità.

Pensiamo alla nostra infanzia…Attraverso il gioco, l’utilizzo di bambole o peluche e in tempi più recenti di dispositivi digitali, le bambine sperimentano se stesse nel “ruolo di mamma”; nutrono, addormentano, giocano e si prendono cura del proprio “bambino”. Una volta diventate adulte, la maggior parte di loro diventerà madre, ma per alcune questo sogno non si concretizzerà mai…

La mancanza di un figlio genera nella donna la sensazione di essere incompleta, mancante, non  è in grado di fare la cosa più naturale del mondo e per questo si sente diversa dalle altre, da chi invece quel figlio l’ha avuto! Questa sensazione è spesso così forte da contaminare tutti gli ambiti della propria vita, il lavoro, gli amici, la famiglia, tutta la quotidianità subisce un contraccolpo importante. La vergogna, l’imbarazzo e  il sentirsi incompresa spinge la donna all’isolamento a tenere contatti con pochi eletti perchè “solo chi c’è passato può capire“…

Come mai è così difficile mettersi nei panni di una donna che desidera un figlio che non vuole arrivare? Superare l‘infertilità significa elaborare un lutto e forse la difficoltà è insita proprio in questo: Il lutto è la reazione emotiva legata prevalentemente alla perdita di una persona cara, ciascuno di noi conosce e ha provato questo dolore, ma non tutti capiscono come si può soffrire così per un bambino che in fondo non è mai nato. In realtà questo bimbo mai nato lascia nel cuore e nella mente della donna un vuoto enorme, un dolore lancinante che spesso non è compreso neanche dal proprio partner…Il  “vuoto” è per la donna che non riesce ad avere un figlio un tema molto delicato. Il bambino tanto desiderato nasce primo nella testa e nel cuore e solo dopo prende vita nel corpo. Il problema dunque è proprio questo, ad un grembo fisico vuoto corrisponde una mente piena, un grembo psichico ricco di desideri, speranze  aspettative e il tempo che passa è il tempo che sancisce l’assenza. In una tale condizione è facile capire quanto devastante può essere l’attesa di qualcosa che forse non arriverà. Ciascuna coppia ha la sua storia, alcune donne accettano la diagnosi d’infertilità e si arrendono alla natura, altre optano per l’adozione, alcune perdono le speranze altre ancora si affidano alla scienza.

Decidere di rivolgersi  a centri di PMA nella speranza di coronare il proprio sogno non è una scelta facile. Da un punto di vista emotivo significa imparare a gestire la frustrazione, l’impotenza e la perdita di controllo, significa affidare i propri sogni ad uno staff medico che certezze non ne ha. Da un punto di vista corporeo, Il lungo viaggio alla ricerca della cicogna sottopone la donna ad uno stress non indifferente… La stimolazione ovarica attraverso la somministrazione di farmaci, il monitoraggio tramite esami del sangue ed ecografie, il pick up e il transfert sottopongono la donna ad un carico fisico e psicologico senza precedenti. Per molte, tutto l’iter è ripetuto più e più volte e ad ogni tentativo aumenta il desiderio e diminuisce la speranza…

L’infertilità è un evento traumatico, le aspettative disattese, la repressione del dolore, la rabbia e i continui fallimenti possono causare insonnia, irritabilità, ansia e uno stato di tensione generale diffuso. Chiedere aiuto ad un professionista con il quale dar voce alla propria sofferenza, in un luogo protetto e non giudicante può aiutare la donna a riprendere in mano la sua vita ritrovando un equilibrio psicofisico indispensabile per affrontare i cambiamenti (qualunque essi siano) con la giusta serenità.

L’augurio è per tutte le aspiranti madri di riuscire a realizzare il loro sogno più grande!!!!!!!!

di Tiziana  Fiore

Infertilità:di cosa stiamo parlando??????…

infertilità

Si definisce infertilità, la mancanza di concepimento dopo 12/24 mesi di rapporti sessuali non protetti.

Comunemente si  parla di infertilità primaria quando non c’è  mai stata una gravidanza e di infertilità  secondaria se la donna invece non riesce a restare nuovamente incinta dopo uno o più concepimenti.

Spesso i termini sterilità e infertilità vengono usati come sinonimi anche se in realtà sono due concetti diversi.  L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce sterilità la situazione di una coppia in cui uno o entrambi i membri sono affetti da una condizione fisica permanente e irreversibile che non rende possibile il concepimento. Si parla, invece, di infertilità quando una coppia, per cause relative all’uomo o alla donna, non riesce a portare a termine una gravidanza pur essendo in grado di concepire.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’infertilità colpisce a livello mondiale dai 50 agli 80 milioni di soggetti. In Italia, a circa due anni dal matrimonio il 20-25 % delle  coppie scopre di avere problemi a procreare e circa la metà si rivolge a un centro per affrontare il problema. L’infertilità è quindi un problema  diffuso e nonostante se ne parli ancora poco, in Italia e non solo, sono moltissime le coppie che ogni anno si sottopongono a tecniche Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) con la speranza di riuscire a coronare il loro progetto genitoriale. Nel 2010 i cicli di trattamento registrati superano i novantamila; se a questo dato si aggiungono tutte quelle coppie italiane che si sottopongono ogni anno a trattamenti di PMA all’estero, si ha un’idea della portata di questo fenomeno. Definire le cause dell’infertilità è molto difficile. Nonostante sia opinione diffusa pensare che nella quasi totalità dei casi i problemi d’infertilità sia imputabili a fattori femminili, è opportuno evidenziare che per entrambi i sessi c’è lo stesso rischio di poter soffrire di infertilità.

Secondo i dati raccolti dal  Registro Nazionale sulla PMA,  l’infertilità è imputabile all’uomo nel 35,4% , alla donna nel 35,5%, il problema è di entrambi nel 15% dei casi  e nel restante 13.02%  si assiste a una forma di infertilità definita idiopatica, in quanto nonostante tutte le indagini diagnostiche eseguite, non sì è identificata una causa certa.

Cosa ci dicono questi dati? Andando oltre l’aspetto meramente quantitativo, questi numeri ci parlano di persone, di uomini e di donne con storie diverse ma unite da un unico desiderio: DIVENTARE GENITORI. I cambiamenti sociali economici  e culturali dell’ultimo decennio hanno sicuramente contribuito all’aumento del fenomeno. Si fanno sempre meno figli e sempre più in tarda età, si aspetta una ragionevole stabilità economica e lavorativa e per uno strano scherzo del destino, quando questa viene raggiunta il corpo e la mente sembrano ribellarsi. Il risultato è che sempre più coppie vivono il dramma dell’infertilità e lo fanno in piena solitudine, nella vergogna e nell’isolamento più totale. E’ proprio in questo clima  che nasce “Progetto Melograno” per dare voce e legittimare la sofferenza di questi aspiranti genitori. La mancanza di un figlio può incidere profondamente sulla felicità e sulla stabilità della coppia andando a minare il loro equilibrio psico-fisico, portando anche a un ritiro dalle relazioni familiari e sociali.

Affrontare i sensi di colpa, le frustrazioni e le delusioni, allentare le tensioni o più semplicemente vivere l’infertilità superando il tabù che aleggia intorno a tale condizione, deve essere visto come uno dei tanti obiettivi del sostegno psicologico in cui la coppia si apre all’incontro con l’altro  non giudicante, accogliente e rispettoso del disagio vissuto dagli aspiranti genitori.

Bisogna infine ricordare che da un punto di vista psicologico  un concepimento ottenuto con tecniche di riproduzione assistita espone più frequentemente la coppia a forme di ansia sull’andamento della gravidanza e sulla salute del piccolo. Tutto questo è comprensibile, si tratta di “gravidanze preziose” ottenute spesso dopo percorsi lunghi invasivi e fortemente stressogeni. Anche in questo caso un supporto può essere  una risorsa  utile nella gestione delle tensioni emotive causato dal lungo viaggio alla ricerca della cicogna.

di Tiziana Fiore

PMA: TRA GIOIA E PAURA ARRIVA LA CICOGNA!!!

cicognaIn quest’articolo vorrei parlare di tutte quelle coppie che si confrontano con un successo e che pertanto rimangono in balia di sentimenti molto forti e tra loro contrastanti….

La fine di un trattamento di PMA (Procreazione Medicalmente Assistita) rappresenta per la coppia un momento molto delicato. Il risultato non può essere in alcun modo controllato, e gli aspiranti genitori affrontano l’attesa destreggiandosi tra speranze e timori.

Tutto inizia con l’attesa per il risultato delle BETA. La “Beta HCG” (gonadotropina corionica umana) è l’ormone della gravidanza, la sua presenza nelle urine o nel sangue sancisce l’avvenuto concepimento: l’embrione si è finalmente impiantato.

E’ un sogno che si avvera, l’inizio di una nuova vita, un raggio di sole dopo un lungo e piovoso inverno eppure sembra impossibile riuscire a godersi questo momento come mai?

La gravidanza è un momento cruciale nella vita di ogni donna è uno stravolgimento fisico, emotivo ormonale e sociale imparagonabile a qualunque altro cambiamento. Dubbi, paure e incertezze fanno da cornice a ogni gravidanza ma quando alle spalle si ha una condizione d’infertilità, tutto è notevolmente amplificato. Che cosa significa dunque concepire un bambino dopo uno o più percorsi riproduzione assistita?

Da un punto di vista psicologico un concepimento ottenuto con tecniche di riproduzione assistita espone più frequentemente la coppia a forme di ansia sull’andamento della gravidanza e sulla salute del piccolo. Tutto questo è comprensibile, si tratta di “gravidanze preziose” ottenute spesso dopo percorsi lunghi invasivi e fortemente stressogeni. Per riuscire a concepire un figlio, la coppia, infatti, investe una notevole quantità di energie non solo a livello psicofisico ma anche in termini di tempo e di denaro. Il desiderio di concepire un figlio si sta per avverare eppure, la gioia spesso è soffocata da un’ansia incontenibile relativa a una possibile perdita del bambino. Imparare a gestire quest’ambivalenza emotiva è molto importante al fine di rendere meno faticoso e stressante il periodo della gestazione e anche quello successivo alla nascita del figlio.

La scoperta di non riuscire ad avere un figlio con facilità rappresenta per molte donne una vera e proprio crisi dell’identità. Si sentono tradite dal loro stesso corpo che non funziona come dovrebbe e anche la loro immagine di donna e madre va in frantumi…Elaborare e accettare questa nuova condizione espone la donna ad un lavoro lungo e faticoso. Pertanto la difficoltà a vivere con serenità la propria gravidanza sarà quindi proporzionale al tempo in cui la donna sperimenta la condizione d’infertilità.

A livello mentale il passaggio da uno stato di mancata generatività a uno di gravidanza comporta un bombardamento di emozioni contrastanti. Rispetto alle gravidanze ottenute naturalmente, le donne sottoposte a trattamenti di PMA hanno molta più paura di non riuscire a portare a termine la gravidanza, vivono ogni piccolo segnale del corpo come  indice di un aborto imminente e tendono ad essere più ansiose circa la salute del proprio bambino.

Spesso non manifestano apertamente queste ansie per paura di non essere capite, come se per loro gia”graziate” dalla vita non è più lecito esternare dubbi o insicurezze.  Questa modalità è difunzionale in quanto l’esperienza di infertilità non va negata ma elaborata al fine di lasciare spazio alla nuova realtà genitoriale. E’ importante lavorare su queste paure per arrivare a vivere le gravidanza serenamente preparando la coppia a gestire i cambiaminti psicologici fisici e sociali impliciti nel ruolo di genitore.

di Tiziana Fiore

PMA: L’attesa per il risultato.

sveglia

PMA è l’acronimo di Procreazione Medicalmente Assistita, termine usato per indicare una serie di procedure, di tecniche medico-chirurgiche che permettono di favorire il corso della fecondazione.

L’infertilità è un problema diffuso e nonostante se ne parli ancora poco, in Italia e non solo, sono moltissime le coppie che ogni anno si sottopongono a queste tecniche con la speranza di riuscire a coronare il loro progetto genitoriale.

I dati raccolti e analizzati dal Registro nazionale della procreazione medicalmente assistita (Pma) mostrano un aumento, nel nostro Paese, della domanda di queste tecniche di riproduzione. Nel 2010 i cicli di trattamento registrati superano i novantamila, se a questo dato si aggiungono le migliaia di coppie italiane che ogni anno intraprendono un viaggio in un Paese straniero per sottoporsi a un trattamento di fecondazione assistita, si ha un’idea di quanto l’infertilità sia un fenomeno in forte aumento.

Cosa ci dicono questi dati? Andando oltre l’aspetto meramente quantitativo, questi numeri ci parlano di persone, di uomini e di donne con storie diverse ma unite da un unico desiderio: DIVENTARE GENITORI. Parliamo di coppie che hanno scelto (scelta spesso molto più complicata di quanto si possa immaginare) e deciso di affidarsi alla medicina al fine di realizzare il proprio desiderio di genitorialità.

Il percorso di PMA è estremamente impegnativo e stressante, la coppia è messa a dura prova soprattutto se si considerano le percentuali di successo non sempre a favore.

Nonostante la consapevolezza, nella coppia rimane forte il rifiuto inconscio delle probabilità d’insuccesso e questo grava ancor di più sull’accettazione dell’eventuale fallimento sancito dalla ricomparsa del ciclo mestruale o della negatività del test di gravidanza.

In generale possiamo affermare che ciò che non si conosce si teme e questo accade proprio perché l’ignoto, mettendo a freno la costante necessità dell’uomo di controllare tutta la sua vita, scatena due sentimenti contrastanti: paura e curiosità. Questo vale sempre, in qualunque situazione insolita o sconosciuta, ma vale ancor di più quando ciò che non si conosce è l’esito di un trattamento che ha come obiettivo l’inizio di una gravidanza. In questo caso l’investimento psico-fisico è altissimo e se consideriamo che non sia possibile prevedere l’esito di un trattamento di Pma, poiché molte variabili non possono essere controllate, è facile immaginare lo stato d’animo degli aspiranti genitori.

Come si può gestire l’attesa per il risultato del trattamento?

E’ inevitabile che la coppia affronti il trattamento con la speranza di rientrare proprio in quella percentuale di successi, ma è fondamentale non pensare in termini esclusivamente positivi. Un atteggiamento di questo tipo, infatti, non solo non protegge dalla sofferenza ma predispone la coppia a un dolore ancora più grande nel caso di fallimento perché significa accettare una realtà che fino a quel momento è stata negata.

Così come non è possibile affrontare il percorso pensando solo in termini esclusivamente positivi, è altrettanto controproducente pensare al trattamento con pessimismo cosmico. Quest’atteggiamento tipicamente adottato da chi ha alle spalle tentativi non riusciti, si basa sul presupposto che non illudersi circa la possibilità di diventare genitori sia il modo migliore per ridurre la sofferenza in caso d’insuccesso. In questo caso ha senso chiedersi: è coerente desiderare un figlio al punto da essere disposti a intraprendere un percorso estremamente impegnativo come quello della Pma senza credere nell’efficacia del trattamento?

Entrambe le modalità non sono funzionali perché si basano su un approccio alla realtà non realistico. E’ importante aiutare la coppia a capire che ogni trattamento può portare a un risultato positivo o negativo, è doveroso che gli aspiranti genitori desiderino e sperino nel successo del trattamento, ma è fondamentale che mettano  in conto entrambi gli esiti senza alimentare aspettative irrealistiche.

Essere consapevoli non significa abbandonare la speranza ma facilita la gestione del risultato QUALUNQUE ESSO SIA.

di Tiziana Fiore

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