Posts tagged ‘elaborazione del lutto’

30 maggio 2014

Ma l’aborto spontaneo è un lutto?

Il lutto è il sentimento di intenso dolore che si prova in seguito alla perdita di una persona cara.

Come ogni perdita anche l’aborto è un lutto, perché crea una discontinuità nella vita personale, di coppia e familiare.

Spesso però questa esperienza non viene riconosciuta come tale dalla società e da chi sta intorno alla coppia.  A differenza della morte comunemente intesa, nel caso di un aborto la nascita non c’è stata, l’esistenza del bambino è stata solo un’ esperienza intima, è mancata una condivisione della quotidianità e di conseguenza anche la morte è come se fosse considerata un po’ meno grave, un po’ meno morte. Ovviamente questo atteggiamento molto diffuso alimenta ancora di più lo stato di shock dei genitori, che non solo devono fare i conti con un vissuto emotivo molto intenso e doloroso, ma non vengono neanche legittimati dal mondo circostante, che richiede loro di rimettersi velocemente in forma e di “mettere in cantiere” un altro figlio.

In realtà la morte perinatale è un lutto a tutti gli effetti, ne possiede tutte le caratteristiche e lascia un grande senso di vuoto e di solitudine tipica di un decesso che avviene all’improvviso.

perditaA differenza delle altre perdite però, vi sono dei fattori che possono aggravare ancora di più il trauma: il fatto che la morte avvenga nel grembo materno o a seguito di un parto prematuro infonde nella mamma un senso di colpa, di incapacità di dare vita, di vuoto interiore molto forte. Allo stesso tempo il modo in cui avviene l’aborto e anche il dolore fisico provato sono elementi che hanno un’importante influenza su come viene vissuta l’esperienza. Il vissuto è talmente soggettivo e intimo che spesso neanche il papà riesce a comprenderlo fino in fondo, poiché la sua esperienza dell’esistenza del bambino avviene a livello immaginativo e non corporeo come nella donna.

Il fatto che venga negata l’esistenza del bambino dalla legge, dalla società e anche la mancanza di un luogo in cui poter dare uno spazio fisico alla sua esistenza e alla sua morte crea un dislivello, un conflitto nella mente del genitore perché l’oggetto del suo dolore non esiste, non vi sono tracce. Spesso viene riportata dalle mamme la sensazione che quello che è successo sia frutto della propria fantasia, questo per spiegare la forte sensazione di estraneità dal mondo reale.

Tutti questi fattori rendono spesso più complicato il normale processo di elaborazione del lutto, che già di per sé è doloroso e faticoso.

Il lutto, è un’esperienza assolutamente intima e personale, diversa per ognuno in base alla propria storia, al proprio modo di essere e di vivere. Ha bisogno di essere riconosciuto e rispettato, ha bisogno di un tempo soggettivo per essere attraversato e integrato nella propria esperienza di vita.

Non permettiamoci di giudicare l’altro per il modo in cui vive la propria perdita. Comprendiamo la diversità, accogliamola e rispettiamola per aiutarlo a non vivere in solitudine il proprio dolore.

di Stefania Cioppa

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28 gennaio 2013

Aborto spontaneo: Come posso aiutare la mia compagna?

QUALCHE SUGGERIMENTO PER LUI

Dopo un aborto spontaneo l’uomo spesso viene assalito da un senso di impotenza, causato dalla sensazione di non poter fare niente né per il suo bambino né per la sua compagna; ogni tanto la scopre piangere e si accorge che il suo sguardo non è più quello di prima. Tutte le parole e le attenzioni non bastano a cambiare la situazione. Il profumo di gioia e di attesa, che si respirava, era pieno di fantasie che ora hanno lasciato un odore di vuoto e un velo di tristezza.

E’ importante sapere che le emozioni legate alla gravidanza e quindi anche all’aborto spontaneo vengono vissute in modo diverso dall’uomo e dalla donna. Non parliamo di un minore o maggiore dolore, ma ci riferiamo al corpo. Le donne, infatti, vivono l’intera esperienza anche attraverso il proprio corpo. Se l’uomo crea il suo spazio mentale e vede la sua compagna cambiare, la donna sente se stessa cambiare e cambia, sia a livello psichico che ormonale e fisico. Subito dopo un aborto peraltro il corpo della donna, per un certo periodo di tempo, continua a funzionare come se la gravidanza non si fosse interrotta, questo rende ancora più complicato accettare di aver perso il proprio bambino. L’uomo invece, che non vive l’esperienza dell’aborto sul proprio corpo, vede la propria compagna soffrire e sentendosi impotente rispetto al darle un sostegno emotivo, probabilmente tenderà a salvaguardarla occupandosi della parte pratica, adottando un atteggiamento improntato all’azione.

Questi vissuti così diversi generano difficoltà nel comprendersi. Può accadere che la donna, invasa da queste sensazioni corporee, dia per scontato che il suo compagno la capisca, e può fraintendere il suo “distacco emotivo”; l’uomo, a sua volta, può pensare lo stesso rispetto ai propri vissuti.

E’ essenziale dunque che tutte le emozioni che attraversano la coppia vengano condivise reciprocamente, così che ogni piccola differenza possa essere compresa dal partner, aggiungendo forza al legame.

Cosa può fare quindi un uomo per aiutare la propria compagna?

Date alla vostra compagna il tempo che le serve per superare questo momento, accogliete i suoi pianti, le sue parole, la sua tristezza…chiedetele ciò che non capite, ciò che non vi sapete spiegare.

Probabilmente all’inizio sarete molto più presi a risolvere le questioni pratiche, dal gestire le relazioni con i parenti e amici, alla gestione della casa, come ad esempio ri-ri-organizzare lo spazio dedicato al bambino. Non sentitevi in colpa se, presi dalle faccende, lasciate poco spazio all’espressione delle vostre emozioni. In questo momento questo è uno dei modi in cui potete aiutare la vostra compagna. La funzione dell’uomo, di fronte ad un evento doloroso, è proprio quella di mantenere un “piede” ancorato alla realtà concreta, in modo da non andare a fondo entrambi. Questo non significa che dovrete mettere da parte i vostri vissuti, ma probabilmente che li esprimerete più liberamente in un tempo diverso rispetto alla partner. Spesso infatti accade che non appena la donna inizia a stare meglio, l’uomo si “concede” di poter lasciare più spazio alle proprie emozioni legate all’evento doloroso.

Contemporaneamente però cercate di non mostrare un atteggiamento freddo e distaccato, perché non è non chiedendo alla vostra compagna come si sente che allevierete il suo dolore. Cercate quindi di far sentire la vostra presenza, pratica ed emotiva, creando nella coppia quel contenitore accogliente che vi permetterà di superare insieme quello che vi è accaduto, così che ne possiate uscire più forti e uniti.

Per una donna, in questo momento, la cosa più importante è sentirvi vicino, sapere di poter esprimere senza paura e vergogna le proprie emozioni, perché si sente capita, rispettata e protetta.

Dott.ssa Irene Bellini

Dott.ssa Stefania Cioppa

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