Posts tagged ‘emozioni e infertilità’

2 ottobre 2013

LA DONNA E L’INFERTILITA’…

disperazione donna“Il bambino comincia in noi molto prima del suo inizio. Ci sono gravidanze che durano anni di speranza, eternità di disperazione”   M.Cvetaeva

All’interno della coppia, la donna subisce in modo più pesante l’impatto psicologico dell’infertilità come mai?

Le ragioni sono molteplici e riguardano più fronti…

Anche se lo stereotipo di donna “tutta madre e casalinga” non è più forte come in passato, ancora oggi a livello sociale si attribuisce una grande importanza simbolica alla gravidanza e alla maternità.

Pensiamo alla nostra infanzia…Attraverso il gioco, l’utilizzo di bambole o peluche e in tempi più recenti di dispositivi digitali, le bambine sperimentano se stesse nel “ruolo di mamma”; nutrono, addormentano, giocano e si prendono cura del proprio “bambino”. Una volta diventate adulte, la maggior parte di loro diventerà madre, ma per alcune questo sogno non si concretizzerà mai…

La mancanza di un figlio genera nella donna la sensazione di essere incompleta, mancante, non  è in grado di fare la cosa più naturale del mondo e per questo si sente diversa dalle altre, da chi invece quel figlio l’ha avuto! Questa sensazione è spesso così forte da contaminare tutti gli ambiti della propria vita, il lavoro, gli amici, la famiglia, tutta la quotidianità subisce un contraccolpo importante. La vergogna, l’imbarazzo e  il sentirsi incompresa spinge la donna all’isolamento a tenere contatti con pochi eletti perchè “solo chi c’è passato può capire“…

Come mai è così difficile mettersi nei panni di una donna che desidera un figlio che non vuole arrivare? Superare l‘infertilità significa elaborare un lutto e forse la difficoltà è insita proprio in questo: Il lutto è la reazione emotiva legata prevalentemente alla perdita di una persona cara, ciascuno di noi conosce e ha provato questo dolore, ma non tutti capiscono come si può soffrire così per un bambino che in fondo non è mai nato. In realtà questo bimbo mai nato lascia nel cuore e nella mente della donna un vuoto enorme, un dolore lancinante che spesso non è compreso neanche dal proprio partner…Il  “vuoto” è per la donna che non riesce ad avere un figlio un tema molto delicato. Il bambino tanto desiderato nasce primo nella testa e nel cuore e solo dopo prende vita nel corpo. Il problema dunque è proprio questo, ad un grembo fisico vuoto corrisponde una mente piena, un grembo psichico ricco di desideri, speranze  aspettative e il tempo che passa è il tempo che sancisce l’assenza. In una tale condizione è facile capire quanto devastante può essere l’attesa di qualcosa che forse non arriverà. Ciascuna coppia ha la sua storia, alcune donne accettano la diagnosi d’infertilità e si arrendono alla natura, altre optano per l’adozione, alcune perdono le speranze altre ancora si affidano alla scienza.

Decidere di rivolgersi  a centri di PMA nella speranza di coronare il proprio sogno non è una scelta facile. Da un punto di vista emotivo significa imparare a gestire la frustrazione, l’impotenza e la perdita di controllo, significa affidare i propri sogni ad uno staff medico che certezze non ne ha. Da un punto di vista corporeo, Il lungo viaggio alla ricerca della cicogna sottopone la donna ad uno stress non indifferente… La stimolazione ovarica attraverso la somministrazione di farmaci, il monitoraggio tramite esami del sangue ed ecografie, il pick up e il transfert sottopongono la donna ad un carico fisico e psicologico senza precedenti. Per molte, tutto l’iter è ripetuto più e più volte e ad ogni tentativo aumenta il desiderio e diminuisce la speranza…

L’infertilità è un evento traumatico, le aspettative disattese, la repressione del dolore, la rabbia e i continui fallimenti possono causare insonnia, irritabilità, ansia e uno stato di tensione generale diffuso. Chiedere aiuto ad un professionista con il quale dar voce alla propria sofferenza, in un luogo protetto e non giudicante può aiutare la donna a riprendere in mano la sua vita ritrovando un equilibrio psicofisico indispensabile per affrontare i cambiamenti (qualunque essi siano) con la giusta serenità.

L’augurio è per tutte le aspiranti madri di riuscire a realizzare il loro sogno più grande!!!!!!!!

di Tiziana  Fiore

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16 giugno 2013

Infertilità:di cosa stiamo parlando??????…

infertilità

Si definisce infertilità, la mancanza di concepimento dopo 12/24 mesi di rapporti sessuali non protetti.

Comunemente si  parla di infertilità primaria quando non c’è  mai stata una gravidanza e di infertilità  secondaria se la donna invece non riesce a restare nuovamente incinta dopo uno o più concepimenti.

Spesso i termini sterilità e infertilità vengono usati come sinonimi anche se in realtà sono due concetti diversi.  L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce sterilità la situazione di una coppia in cui uno o entrambi i membri sono affetti da una condizione fisica permanente e irreversibile che non rende possibile il concepimento. Si parla, invece, di infertilità quando una coppia, per cause relative all’uomo o alla donna, non riesce a portare a termine una gravidanza pur essendo in grado di concepire.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’infertilità colpisce a livello mondiale dai 50 agli 80 milioni di soggetti. In Italia, a circa due anni dal matrimonio il 20-25 % delle  coppie scopre di avere problemi a procreare e circa la metà si rivolge a un centro per affrontare il problema. L’infertilità è quindi un problema  diffuso e nonostante se ne parli ancora poco, in Italia e non solo, sono moltissime le coppie che ogni anno si sottopongono a tecniche Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) con la speranza di riuscire a coronare il loro progetto genitoriale. Nel 2010 i cicli di trattamento registrati superano i novantamila; se a questo dato si aggiungono tutte quelle coppie italiane che si sottopongono ogni anno a trattamenti di PMA all’estero, si ha un’idea della portata di questo fenomeno. Definire le cause dell’infertilità è molto difficile. Nonostante sia opinione diffusa pensare che nella quasi totalità dei casi i problemi d’infertilità sia imputabili a fattori femminili, è opportuno evidenziare che per entrambi i sessi c’è lo stesso rischio di poter soffrire di infertilità.

Secondo i dati raccolti dal  Registro Nazionale sulla PMA,  l’infertilità è imputabile all’uomo nel 35,4% , alla donna nel 35,5%, il problema è di entrambi nel 15% dei casi  e nel restante 13.02%  si assiste a una forma di infertilità definita idiopatica, in quanto nonostante tutte le indagini diagnostiche eseguite, non sì è identificata una causa certa.

Cosa ci dicono questi dati? Andando oltre l’aspetto meramente quantitativo, questi numeri ci parlano di persone, di uomini e di donne con storie diverse ma unite da un unico desiderio: DIVENTARE GENITORI. I cambiamenti sociali economici  e culturali dell’ultimo decennio hanno sicuramente contribuito all’aumento del fenomeno. Si fanno sempre meno figli e sempre più in tarda età, si aspetta una ragionevole stabilità economica e lavorativa e per uno strano scherzo del destino, quando questa viene raggiunta il corpo e la mente sembrano ribellarsi. Il risultato è che sempre più coppie vivono il dramma dell’infertilità e lo fanno in piena solitudine, nella vergogna e nell’isolamento più totale. E’ proprio in questo clima  che nasce “Progetto Melograno” per dare voce e legittimare la sofferenza di questi aspiranti genitori. La mancanza di un figlio può incidere profondamente sulla felicità e sulla stabilità della coppia andando a minare il loro equilibrio psico-fisico, portando anche a un ritiro dalle relazioni familiari e sociali.

Affrontare i sensi di colpa, le frustrazioni e le delusioni, allentare le tensioni o più semplicemente vivere l’infertilità superando il tabù che aleggia intorno a tale condizione, deve essere visto come uno dei tanti obiettivi del sostegno psicologico in cui la coppia si apre all’incontro con l’altro  non giudicante, accogliente e rispettoso del disagio vissuto dagli aspiranti genitori.

Bisogna infine ricordare che da un punto di vista psicologico  un concepimento ottenuto con tecniche di riproduzione assistita espone più frequentemente la coppia a forme di ansia sull’andamento della gravidanza e sulla salute del piccolo. Tutto questo è comprensibile, si tratta di “gravidanze preziose” ottenute spesso dopo percorsi lunghi invasivi e fortemente stressogeni. Anche in questo caso un supporto può essere  una risorsa  utile nella gestione delle tensioni emotive causato dal lungo viaggio alla ricerca della cicogna.

di Tiziana Fiore

6 dicembre 2012

EMOZIONI E INFERTILITA’

 I VISSUTI EMOTIVI DELLA COPPIA INFERTILE

emozioni

L’uso dei metodi contraccettivi consente di posticipare la gravidanza al momento in cui pensiamo sia opportuno.  Con la stessa caparbietà con cui siamo riuscite a non aver un figlio quando non pensavamo che fosse il tempo giusto, crediamo di ottenerlo appena cambiano le condizioni…

Per molte donne è così ma per molte altre il passaggio non è automatico.

Desiderare di avere un figlio significa prepararsi non solo fisiologicamente ad accogliere nel grembo fisico il bambino ma anche e soprattutto elaborare un grembo psichico, uno spazio dove il bambino atteso possa essere ideato e amato.

Che cosa succede dunque a livello emotivo quando il bambino manca all’appello materno?

Normalmente la prima reazione emotiva di fronte a una diagnosi d’infertilità è la sorpresa. La coppia, che aveva dato per scontato l’arrivo di un figlio dopo la sospensione della contraccezione, è messa veramente a dura prova. Dopo lo shock iniziale, realizzare che qualcosa non funziona come dovrebbe, crea negli aspiranti genitori uno sgomento tale da credere che forse c’è stato uno sbaglio, che l’esito di quelle analisi è il frutto di un errore medico e che forse è meglio sentire un altro parere.

Questo rifiuto che porta, a dirsi ” No, a noi no, non può essere vero” ha soprattutto all’inizio un’importante funzione di paracolpi in quanto permette alla coppia di ritrovare la forza e mettere in atto una sorta di “piano d’azione”.

La difficoltà ad accettare una diagnosi d’infertilità può portare i coniugi a cercare le motivazioni di tale condizione all’esterno, legate magari allo stile di vita e in quanto tali modificabili. Una volta trovate le possibili cause, i partner inizieranno a cambiare alcuni aspetti della loro quotidianità con la speranza di facilitare il concepimento. A volte però è troppo tardi, tali accorgimenti non servono ed è questo il momento in cui gli aspiranti genitori passano al setaccio la propria vita passata alla scoperta di atteggiamenti o scelte errate che possono in qualche modo aver contribuito alla loro condizione attuale.

Questa modalità è una profonda fonte di stress e frustrazione, in quanto nella maggior parte dei casi porta a vivere sentimenti di impotenza tale da farsi divorare dal senso di colpa “Se solo potessi tornare indietro…”

Se è vero che alcune scelte personali possono influire in positivo o in negativo sulla fertilità tante altre sono totalmente al di fuori del nostro controllo pertanto auto colpevolizzarsi o puntare il dito sul partner (come spesso accade) è deleterio non solo al livello di coppia ma anche individuale… Questo atteggiamento alimenta ancor di più la rabbia che è un sentimento ben conosciuto da chi soffre di infertilità.

La rabbia è contro se stesso, contro il partner che disattende delle aspettative, contro chi riesce a concepire un figlio senza sforzo o chi lo abbandona, contro il medico che sembra non risolve il problema o più in generale  verso amici e parenti che a volte appaiono insensibili, indelicati nei confronti dei vissuti provati…

Spesso la sensazione di non essere capiti porta gli aspiranti genitori a isolarsi da un contesto familiare o relazionale che paradossalmente potrebbe invece fornire aiuto o sostegno. Questa dimensione aggressiva della coppia è l’espressione della sofferenza e dell’ansia provata e in quanto tale è importante accoglierla evitando  di prenderla come una questione personale poichè di fatto non ha nulla a che vedere con le persona che in quel momento diviene il bersaglio.

E’ vero, la rabbia è un’emozione potenzialmente distruttiva, nessuno di noi è immune, ma come altre emozioni negative se adeguatamente elaborata può essere canalizzata e usata per conseguire scopi positivi.

La diagnosi d’infertilità va a intaccare il progetto genitoriale di una coppia che si sente tradita dalla sua stessa natura; ciò che è colpito non è solo il proprio corpo vissuto come ostile e incapace ma anche l’identità sociale. La coppia ma più frequentemente la donna si percepisce come mancante, inefficiente al punto da generalizzare questo vissuto a quasi tutti i campi della propria vita come se la qualità del sé dipendesse esclusivamente dal divenire genitore.

E’ evidente che una diagnosi d’infertilità sconvolge la vita di chi ne è colpito, in Italia i dati dimostrano che è una condizione che colpisce ogni anno sempre più persone. Nonostante non sia possibile generalizzare giacché ogni coppia ha la sua storia, le sue aspettative e i suoi timori, è  importante offrire a tutte loro la possibilità di esprimere il proprio vissuto emotivo affinché  si sentano legittimati nel loro dolore ancora oggi troppo spesso sottovalutato.

di Tiziana Fiore

https://granellidipsicologia.wordpress.com/2012/12/06/emozioni-e-infertilita/emozioni/

4 novembre 2012

Infertilità e crisi di coppia

Le conseguenze silenziose dell’infertilità

Se è vero che d’infertilità si parla poco, è altrettanto vero che dell’impatto di questo fenomeno sulla sessualità di coppia se ne parla ancora meno.

Nel momento in cui una coppia decide di sposarsi o di iniziare una convivenza, ha in modo più o meno consapevole l’idea che un giorno dalla  loro unione si possa generare una nuova vita. Quando questo non succede, la diagnosi d’infertilità può indurre gli aspiranti genitori a interrogarsi sul valore e sul significato del loro legame.

Ha senso continuare a stare insieme quando sul futuro aleggia l’ipotesi di una vita senza figli?

Senza entrare nel merito del significato e delle conseguenze emotive che una domanda di questo tipo può avere sulla coppia, mi sembra opportuno evidenziare che lo shock iniziale causato da una diagnosi d’infertilità provoca  inevitabilmente reazioni emotive negative. Spesso i coniugi si sforzano di tenere a bada questi pensieri, di nasconderli all’altro quasi come se si dovessero vergognare per il solo fatto di aver generato un tale pensiero o una tale emozione…Per quanto può sembrare banale bisogna sottolineare che non c’è nulla di cui vergognarsi, le emozioni negative non solo esistono ma vanno affrontate ed elaborate, per evitare di  compromettere la qualità della comunicazione tra i membri della coppia già messi a dura prova da una diagnosi infelice.

L’infertilità dunque oltre a causare profonde sofferenze psicologiche individuali e disagi nella comunicazione può avere delle ripercussioni sulla sessualità di coppia.

L’attività sessuale che fino a quel momento era un piacere, smette di essere un’attività ludica nata dal desiderio per diventare attività finalizzata alla procreazione. L’iniziativa sessuale di un partner può essere vissuta dall’altro come finalizzata al solo progetto genitoriale andando così a minare la qualità del rapporto.

In circostanze simili il successo dell’atto sessuale è dato dalla capacità di concepimento e non dal livello d’intimità e sintonia raggiunta. La sessualità perde la sua valenza affettiva per trasformarsi in mero meccanicismo: il desiderio sessuale lascia il posto ai ritmi della fertilità biologica; l’attività sessuale diviene quindi scandita da ritmi, orari e modalità ben precise.

Spesso capita che uno dei due partner non sia disponibile all’attività sessuale pianificata per varie ragioni e ciò irrita profondamente l’altro andando a minare un equilibrio già precario all’interno della coppia.

L’infertilità è una condizione che mette a dura prova. Ci vuole complicità, pazienza comprensione e soprattutto una continua comunicazione che permetta alla coppia di ricordarsi reciprocamente che la vera forza è nel loro legame…

di Tiziana Fiore

21 marzo 2012

PARLIAMO DI ENDOMETRIOSI

 Vorrei aprire questo articolo con una celebre frase di un poeta francese “Solo chi si conosce è padrone di sé stesso”…

Quanti di voi conoscono l’ENDOMETRIOSI? 

Probabilmente molti ne hanno sentito parlare  ma sicuramente non tutti sanno che questa malattia subdola e oscura può avere conseguenze devastanti sulla vita della persona che ne è affetta… Spesso la carenza  di informazioni  e la mancanza di iniziative di sensibilizzazione penalizzano le nostre scelte quotidiane portando ad una consapevolezza solo tardi, solo quando non resta che dire: SE SOLO AVESSI SAPUTO… Nonostante le informazioni mediche contenute nell’articolo  hanno carattere meramente informativo e divulgativo e non intendono assolutamente sostituirsi ad una consultazione medica mi sembra opportuno approfondire questo argomento.

 L’arrivo  del primo flusso mestruale dà il via all’età della pubertà che rappresenta l’inizio del periodo fertile. Il termine mestruazione (dal latino menstruum =mensile), definisce la perdita di sangue dall’apparato genitale femminile, che si verifica regolarmente ogni mese in età feconda se non c’è gravidanza.La comparsa del flusso segna l’inizio di ogni ciclo mestruale e pur essendo soggetta ad ampie variazioni individuali la maggior parte delle donne accusa dolore intenso e crampi nella zona addominale, accompagnati a volte da vomito,cefalea ,mal di schiena, tensione mammaria e stanchezza. Fino a qui sembra tutto normale in fondo i dolori mestruali affliggono, in maniera più o meno importante, quasi tutte le donne fertili  basta prendere un antinfiammatorio e tutto passa no? Nalla maggior parte dei casi è cosi ma in molti altri,il  disturbo può essere una vera e propria malattia e risultare invalidante. L’endometriosi presenta dei sintimi che possono essere confusi con il malessere del ciclo mestruale solo che il dolore, quando presente, diventa insostenibile al punto da inficiare le normali attività quotidiane. Perchè?

Nelle donne  affette da endometriosi, sono presenti frammenti o “isole” di endometrio (tessuto che riveste internamente l’utero) in sedi atipiche quali ovaie, tube, peritoneo, vagina, intestino, setto retto-vaginale.Ogni mese,il tessuto endometriale impiantato in sede anomala,subisce la stimolazione ormonale, nello stesso modo in cui si verifica a carico dell’endometrio normalmente presente in utero, e quindi  va incontro a sanguinamento. Tale sanguinamento a differnza di ciò che accade durante il normale ciclo mestruale, comporta un’irritazione dei tessuti circostanti, che dà luogo alla , formazione di noduli, cisti e aderenze.

La causa dell’endometriosi è sconosciuta. Diverse teorie sono state proposte, ma nessuna di esse può spiegare tutti i casi.Una prima teoria è quella della mestruazione retrograda secondo la quale, durante la mestruazione, del tessuto mestruale migra in senso inverso nelle tube, si impianta nell’addome e cresce. Secondo alcuni esperti la migrazione retrograda è presente in tutte le donne, ma solo nelle donne afflitte da endometriosi un difetto immunitario e/o ormonale permette al tessuto di radicarsi e crescere.

I sintomi riscontrati più frequentemente in caso di endometriosi sono dolori prima e durante le mestruazioni (in genere più intensi dei soliti crampi mestruali), dolori durante o dopo i rapporti sessuali, sterilità e sanguinamento intenso o irregolare.Altri sintomi che si presentano possono essere: stanchezza, dolori che si irradiano verso la zona rettale, dolore all’ovulazione, dolore alla regione lombare, diarrea e/o stitichezza e altri disturbi intestinali. Tuttavia è opportuno chiarire che in un numero considerevole di donne, affette da endometriosi, anche in forme avanzate, il dolore è totalmente assente ed è proprio  questo a rendere subdola la malattia.

Allo stato attuale l’unico accertamento diagnostico che permette di stabilire con certezza il problema è la laparoscopia, un intervento effettuato in anestesia totale che permette di diagnosticare l’endometriosi, valutarne la gravità ed eventualmente intervenire per la risoluzione.seppure associate ad una certezza di diagnosi inferiore, altre alternative diagnostiche sono  l’ecografia ovarica trans-vaginale il dosaggio del CA125 nel sangue e visita ginecologica manuale.Nonostante si stima che circa 150 milioni di donne nel mondo sia affetto da endometriosi di cui,14 milioni in Europa  e almeno 3 milioni in Italia, la malattia è sottovalutata e poco conosciuta, infatti è stato appurato che la diagnosi certa arriva tardivamente, con un tempo medio superiore a 9 anni. Secondo il Ministero della salute, le ragioni di tale ritardo sono dovute a varie cause: spesso le donne pensano che i sintomi sono normali, altre volte viene detto loro che la sintomatologia non va considerata come patologica, se a questo poi si aggiunge l’applicazione di metodi diagnostici purtroppo inadeguati ci si può rendere conto della drammaticità del fenomeno.

Per quanto riguarda la terapia, ad oggi, l’endometriosi non può essere definitivamente curata. E’ comunque possibile tenere sotto controllo l’evoluzione progressiva della patologia  riuscendo a contenere i sintomi fisici e le inevitabili ricadute psicologiche. In linea di massima la sceltadel trattamento dipende dalla gravità della malattia, dall’età della donna e dal desiderio di riproduzione della stessa. Le terapie possono essere mediche, ovvero basate sulla somministrazione  di farmaci ormonali (es. pillola contraccettivache, prevenendo l’ovulazione, riduce l’ingrossamento dell’endometrio e contemporaneamente il dolore associato al ciclo) oppure chirurgiche (conservativa o demolitiva)nel caso in cui i farmaci assunti per via orale non si rivelano sufficienti.

L’endometriosi è una malatia che ha un grande impatto sulla qualità della vita non solo da un punto di vista fisico ma anche da quello psicologico. Una delle conseguenze più devastanti dell’endometriosi è la possibile sterilità che  colpisce il 30-40% circa delle donne.La malattia endometriosica può causare infertilità essenzailmente attraverso due meccanismi. Il primo è dovuto a una infiammazione che ostacola sia il concepimento che l’impianto della gravidanza. Il secondo è meccanico, attraverso il danno provocato dalle aderenze degli organi interni. Qualunque sia la causa, l’impatto di una ipotetica mancata generatività può essere devestante e alimentare sentimenti di  frustrazione, rabbia ansia e talvolta a depressione. Può venire colpita la percezione della propria immagine corporea, del proprio ruolo di donna alimentando non solo un senso di inadeguatezza ma anche un abbassamento dell’autostima.E’ anche importante non sottovalutare l’influenza che la diagnosi tardiva può avere sulla sfiducia della donna nei confronti si sè stessa e degli altri;molto spesso infatti  le donne non sono capite nella loro sofferenza, i sintomi vengono sottovalutati al punto da creare un senso di vuoto e solitudine devastante.Nelle fasi più acute della malattia, il dolore fisico è così debilitante che le normali attività di tutti i giorni come andare a scuola,al lavoro, uscire con gli amici possono diventare difficili da affrontare al punto di dovervi rinunciare. Tutto questo compromette drasticamente la vita delle donne sia a livello professionale/sociale  sia a livello personale/affettivo. Questa malattia rende i rapporti sessuali molto dolorosi se non addirittura impossibili, con conseguenze inevitabili nel rapporto di coppia. Il dolore influisce negativamente sull’eccitazione e sul desiderio al punto che il rapporto, quando non viene evitato, viene vissuto con “paura” e ansia  non solo dalla donna ma anche dal partner perdendo così qualunque forma ludica andando a minare l’equilibrio della coppia.Per tutte queste ragioni, considerando le gravi ripercussioni che derivano dalla patologia  è importante affidarsi a degli specialisti nel tentativo di contenere non solo il dolore fisico ma anche gli inevitabili risvolti psicologici.

Dott.ssa Tiziana Fiore

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