Posts tagged ‘infertilità e psicologia’

16 giugno 2013

Infertilità:di cosa stiamo parlando??????…

infertilità

Si definisce infertilità, la mancanza di concepimento dopo 12/24 mesi di rapporti sessuali non protetti.

Comunemente si  parla di infertilità primaria quando non c’è  mai stata una gravidanza e di infertilità  secondaria se la donna invece non riesce a restare nuovamente incinta dopo uno o più concepimenti.

Spesso i termini sterilità e infertilità vengono usati come sinonimi anche se in realtà sono due concetti diversi.  L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce sterilità la situazione di una coppia in cui uno o entrambi i membri sono affetti da una condizione fisica permanente e irreversibile che non rende possibile il concepimento. Si parla, invece, di infertilità quando una coppia, per cause relative all’uomo o alla donna, non riesce a portare a termine una gravidanza pur essendo in grado di concepire.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’infertilità colpisce a livello mondiale dai 50 agli 80 milioni di soggetti. In Italia, a circa due anni dal matrimonio il 20-25 % delle  coppie scopre di avere problemi a procreare e circa la metà si rivolge a un centro per affrontare il problema. L’infertilità è quindi un problema  diffuso e nonostante se ne parli ancora poco, in Italia e non solo, sono moltissime le coppie che ogni anno si sottopongono a tecniche Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) con la speranza di riuscire a coronare il loro progetto genitoriale. Nel 2010 i cicli di trattamento registrati superano i novantamila; se a questo dato si aggiungono tutte quelle coppie italiane che si sottopongono ogni anno a trattamenti di PMA all’estero, si ha un’idea della portata di questo fenomeno. Definire le cause dell’infertilità è molto difficile. Nonostante sia opinione diffusa pensare che nella quasi totalità dei casi i problemi d’infertilità sia imputabili a fattori femminili, è opportuno evidenziare che per entrambi i sessi c’è lo stesso rischio di poter soffrire di infertilità.

Secondo i dati raccolti dal  Registro Nazionale sulla PMA,  l’infertilità è imputabile all’uomo nel 35,4% , alla donna nel 35,5%, il problema è di entrambi nel 15% dei casi  e nel restante 13.02%  si assiste a una forma di infertilità definita idiopatica, in quanto nonostante tutte le indagini diagnostiche eseguite, non sì è identificata una causa certa.

Cosa ci dicono questi dati? Andando oltre l’aspetto meramente quantitativo, questi numeri ci parlano di persone, di uomini e di donne con storie diverse ma unite da un unico desiderio: DIVENTARE GENITORI. I cambiamenti sociali economici  e culturali dell’ultimo decennio hanno sicuramente contribuito all’aumento del fenomeno. Si fanno sempre meno figli e sempre più in tarda età, si aspetta una ragionevole stabilità economica e lavorativa e per uno strano scherzo del destino, quando questa viene raggiunta il corpo e la mente sembrano ribellarsi. Il risultato è che sempre più coppie vivono il dramma dell’infertilità e lo fanno in piena solitudine, nella vergogna e nell’isolamento più totale. E’ proprio in questo clima  che nasce “Progetto Melograno” per dare voce e legittimare la sofferenza di questi aspiranti genitori. La mancanza di un figlio può incidere profondamente sulla felicità e sulla stabilità della coppia andando a minare il loro equilibrio psico-fisico, portando anche a un ritiro dalle relazioni familiari e sociali.

Affrontare i sensi di colpa, le frustrazioni e le delusioni, allentare le tensioni o più semplicemente vivere l’infertilità superando il tabù che aleggia intorno a tale condizione, deve essere visto come uno dei tanti obiettivi del sostegno psicologico in cui la coppia si apre all’incontro con l’altro  non giudicante, accogliente e rispettoso del disagio vissuto dagli aspiranti genitori.

Bisogna infine ricordare che da un punto di vista psicologico  un concepimento ottenuto con tecniche di riproduzione assistita espone più frequentemente la coppia a forme di ansia sull’andamento della gravidanza e sulla salute del piccolo. Tutto questo è comprensibile, si tratta di “gravidanze preziose” ottenute spesso dopo percorsi lunghi invasivi e fortemente stressogeni. Anche in questo caso un supporto può essere  una risorsa  utile nella gestione delle tensioni emotive causato dal lungo viaggio alla ricerca della cicogna.

di Tiziana Fiore

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13 maggio 2013

PMA: TRA GIOIA E PAURA ARRIVA LA CICOGNA!!!

cicognaIn quest’articolo vorrei parlare di tutte quelle coppie che si confrontano con un successo e che pertanto rimangono in balia di sentimenti molto forti e tra loro contrastanti….

La fine di un trattamento di PMA (Procreazione Medicalmente Assistita) rappresenta per la coppia un momento molto delicato. Il risultato non può essere in alcun modo controllato, e gli aspiranti genitori affrontano l’attesa destreggiandosi tra speranze e timori.

Tutto inizia con l’attesa per il risultato delle BETA. La “Beta HCG” (gonadotropina corionica umana) è l’ormone della gravidanza, la sua presenza nelle urine o nel sangue sancisce l’avvenuto concepimento: l’embrione si è finalmente impiantato.

E’ un sogno che si avvera, l’inizio di una nuova vita, un raggio di sole dopo un lungo e piovoso inverno eppure sembra impossibile riuscire a godersi questo momento come mai?

La gravidanza è un momento cruciale nella vita di ogni donna è uno stravolgimento fisico, emotivo ormonale e sociale imparagonabile a qualunque altro cambiamento. Dubbi, paure e incertezze fanno da cornice a ogni gravidanza ma quando alle spalle si ha una condizione d’infertilità, tutto è notevolmente amplificato. Che cosa significa dunque concepire un bambino dopo uno o più percorsi riproduzione assistita?

Da un punto di vista psicologico un concepimento ottenuto con tecniche di riproduzione assistita espone più frequentemente la coppia a forme di ansia sull’andamento della gravidanza e sulla salute del piccolo. Tutto questo è comprensibile, si tratta di “gravidanze preziose” ottenute spesso dopo percorsi lunghi invasivi e fortemente stressogeni. Per riuscire a concepire un figlio, la coppia, infatti, investe una notevole quantità di energie non solo a livello psicofisico ma anche in termini di tempo e di denaro. Il desiderio di concepire un figlio si sta per avverare eppure, la gioia spesso è soffocata da un’ansia incontenibile relativa a una possibile perdita del bambino. Imparare a gestire quest’ambivalenza emotiva è molto importante al fine di rendere meno faticoso e stressante il periodo della gestazione e anche quello successivo alla nascita del figlio.

La scoperta di non riuscire ad avere un figlio con facilità rappresenta per molte donne una vera e proprio crisi dell’identità. Si sentono tradite dal loro stesso corpo che non funziona come dovrebbe e anche la loro immagine di donna e madre va in frantumi…Elaborare e accettare questa nuova condizione espone la donna ad un lavoro lungo e faticoso. Pertanto la difficoltà a vivere con serenità la propria gravidanza sarà quindi proporzionale al tempo in cui la donna sperimenta la condizione d’infertilità.

A livello mentale il passaggio da uno stato di mancata generatività a uno di gravidanza comporta un bombardamento di emozioni contrastanti. Rispetto alle gravidanze ottenute naturalmente, le donne sottoposte a trattamenti di PMA hanno molta più paura di non riuscire a portare a termine la gravidanza, vivono ogni piccolo segnale del corpo come  indice di un aborto imminente e tendono ad essere più ansiose circa la salute del proprio bambino.

Spesso non manifestano apertamente queste ansie per paura di non essere capite, come se per loro gia”graziate” dalla vita non è più lecito esternare dubbi o insicurezze.  Questa modalità è difunzionale in quanto l’esperienza di infertilità non va negata ma elaborata al fine di lasciare spazio alla nuova realtà genitoriale. E’ importante lavorare su queste paure per arrivare a vivere le gravidanza serenamente preparando la coppia a gestire i cambiaminti psicologici fisici e sociali impliciti nel ruolo di genitore.

di Tiziana Fiore

27 febbraio 2013

MA LA MIA PANCIA DOV’E’?: La donna infertile tra invidia e vergogna.

invidia2

“Pochissime persone parlano chiaramente e volentieri dell’invidia che provano: parlarne apertamente inibisce perché è come mettersi a nudo, svelare la parte più meschina e vulnerabile di sé. Parlare della persona che si invidia e spiegare il perché, significa parlare della parte più profonda di sé stessi, delle aspirazioni e dei fallimenti personali, delle difficoltà e dei limiti che si trovano in sé stessi”(F.Alberoni) .

Il termine invidia deriva dal latino in-videre guardare contro, con ostilità, e fa riferimento al risentimento che si prova per la felicità, il benessere e il successo altrui.

L’invidia è un sentimento che viene condannato e negato dalla nostra società, al punto da considerarlo come un sentimento inconfessabile.  La morale cattolica la considera uno dei sette vizi capitali e nelle rappresentazioni più comuni l’invidioso è un personaggio brutto, deforme che osserva in lontananza e con sguardo cattivo e minaccioso, la gioia o la contentezza degli altri.

Che cosa succede quando l’oggetto dell’invidia è il figlio tanto desiderato che non vuole arrivare?

Chi non riesce a coronare il sogno di avere un figlio, l’invidia la conosce bene, invidia per la pancia…invidia nei confronti di chi riesce ad avere figli facilmente e appena lo desiderano…invidia per le famiglie numerose….insomma,  “invidia per chi ci riesce” senza passare per il difficile cammino che segue la diagnosi di infertilità….

Nelle donne che faticano ad avere un figlio, l’invidia diventa un vissuto spesso costante, un sentimento viscerale e incontenibile provato nei confronti di alcune madri. Sembra quasi un crudele segno del destino ma spesso è proprio nel momento in cui la donna scopre che avere un figlio non sarà così semplice che amiche, cugine e conoscenti diano il gioioso annuncio della loro gravidanza che magari non era neanche stata programmata…

Per chi vive la condizione d’infertilità, sembra quasi impossibile essere felici perché l’invidia sale e la rabbia porta a chiedersi: perché io no? Perché per me non è prevista questa gioia?

Da dove nasce l’invidia? Il sentimento invidioso per quanto nascosto o negato agli altri nasce proprio nella relazione e nel confronto con l’altro che possiede qualcosa che non si ha ma che si desidera profondamente.

Nella donna con problemi d’infertilità, l’invidia scaturisce dalla consapevolezza della mancanza del bimbo tanto desiderato, che alimenta spesso sentimenti negativi non solo verso gli altri ma anche e soprattutto verso di sé. Provare invidia, infatti, genera un forte senso d’imbarazzo e vergogna per il fatto stesso di aver provato un sentimento così negativo e fino a quel momento sconosciuto. Oltre al dolore provato per ciò che non si ha, la donna si sente profondamente in colpa arrivando spesso a mettere in discussione se stessa non solo come donna ma come persona buona e degna di amore.

La realtà dimostra che l’invidia è un sentimento diffuso tra chi condivide la difficoltà a concepire e anche se la tendenza è di non parlare di questo sentimento per paura di non essere capite, o peggio giudicate, il prezzo da pagare per il silenzio può essere davvero troppo alto. Negare e nascondere l’emozione non aiuta e spesso può indurre all’isolamento. Spesso l’invidia, la tristezza e la sensazione di non essere comprese nel loro dolore induce le aspiranti madri a evitare tutte quelle circostanze in cui c’è un confronto diretto con la “maternità”. Sono tante le occasioni che evitate, il battesimo del figlio del vicino di casa, la riunione di famiglia in cui la cugina esibisce il pancione, l’incontro con madri che parlano tutto il tempo di pannolini e pappe… Queste sono solo alcuni esempi ma il denominatore comune a queste situazioni è la sensazione di soffocamento e di esclusione  che porta queste donne a sentirsi inadeguate.

Come fare dunque a superare tutto questo? Come ha scritto Moravia, “L’invidia è come una palla di gomma che più la spingi sotto, più torna a galla.” Per quanto sentimento ostile e negativo l’invidia come la rabbia deve essere riconosciuta per quello che è, ovvero un sentimento potenzialmente distruttivo che va riconosciuto e gestito ma mai negato. Ciascuno di noi, almeno una volta nella vita ha provato invidia, l’importante è non farsi schiacciare dalle conseguenze negative di questa emozione e soprattutto evitare di tradurre i pensieri in azioni volte a danneggiare l’altro. Quando una donna decide di diventare madre, porta dentro di sé tutta una serie di desideri, aspettative e sogni che cercherà in tutti i modi di realizzare; quando non ci riesce, il dolore diventa inevitabilmente protagonista. Affrontare questo dolore e accettare le proprie emozioni senza reprimerle è il primo passo verso un’accettazione incondizionata di se stessi, presupposto indispensabile per trasformare i limiti in risorse.

di Tiziana Fiore

6 dicembre 2012

EMOZIONI E INFERTILITA’

 I VISSUTI EMOTIVI DELLA COPPIA INFERTILE

emozioni

L’uso dei metodi contraccettivi consente di posticipare la gravidanza al momento in cui pensiamo sia opportuno.  Con la stessa caparbietà con cui siamo riuscite a non aver un figlio quando non pensavamo che fosse il tempo giusto, crediamo di ottenerlo appena cambiano le condizioni…

Per molte donne è così ma per molte altre il passaggio non è automatico.

Desiderare di avere un figlio significa prepararsi non solo fisiologicamente ad accogliere nel grembo fisico il bambino ma anche e soprattutto elaborare un grembo psichico, uno spazio dove il bambino atteso possa essere ideato e amato.

Che cosa succede dunque a livello emotivo quando il bambino manca all’appello materno?

Normalmente la prima reazione emotiva di fronte a una diagnosi d’infertilità è la sorpresa. La coppia, che aveva dato per scontato l’arrivo di un figlio dopo la sospensione della contraccezione, è messa veramente a dura prova. Dopo lo shock iniziale, realizzare che qualcosa non funziona come dovrebbe, crea negli aspiranti genitori uno sgomento tale da credere che forse c’è stato uno sbaglio, che l’esito di quelle analisi è il frutto di un errore medico e che forse è meglio sentire un altro parere.

Questo rifiuto che porta, a dirsi ” No, a noi no, non può essere vero” ha soprattutto all’inizio un’importante funzione di paracolpi in quanto permette alla coppia di ritrovare la forza e mettere in atto una sorta di “piano d’azione”.

La difficoltà ad accettare una diagnosi d’infertilità può portare i coniugi a cercare le motivazioni di tale condizione all’esterno, legate magari allo stile di vita e in quanto tali modificabili. Una volta trovate le possibili cause, i partner inizieranno a cambiare alcuni aspetti della loro quotidianità con la speranza di facilitare il concepimento. A volte però è troppo tardi, tali accorgimenti non servono ed è questo il momento in cui gli aspiranti genitori passano al setaccio la propria vita passata alla scoperta di atteggiamenti o scelte errate che possono in qualche modo aver contribuito alla loro condizione attuale.

Questa modalità è una profonda fonte di stress e frustrazione, in quanto nella maggior parte dei casi porta a vivere sentimenti di impotenza tale da farsi divorare dal senso di colpa “Se solo potessi tornare indietro…”

Se è vero che alcune scelte personali possono influire in positivo o in negativo sulla fertilità tante altre sono totalmente al di fuori del nostro controllo pertanto auto colpevolizzarsi o puntare il dito sul partner (come spesso accade) è deleterio non solo al livello di coppia ma anche individuale… Questo atteggiamento alimenta ancor di più la rabbia che è un sentimento ben conosciuto da chi soffre di infertilità.

La rabbia è contro se stesso, contro il partner che disattende delle aspettative, contro chi riesce a concepire un figlio senza sforzo o chi lo abbandona, contro il medico che sembra non risolve il problema o più in generale  verso amici e parenti che a volte appaiono insensibili, indelicati nei confronti dei vissuti provati…

Spesso la sensazione di non essere capiti porta gli aspiranti genitori a isolarsi da un contesto familiare o relazionale che paradossalmente potrebbe invece fornire aiuto o sostegno. Questa dimensione aggressiva della coppia è l’espressione della sofferenza e dell’ansia provata e in quanto tale è importante accoglierla evitando  di prenderla come una questione personale poichè di fatto non ha nulla a che vedere con le persona che in quel momento diviene il bersaglio.

E’ vero, la rabbia è un’emozione potenzialmente distruttiva, nessuno di noi è immune, ma come altre emozioni negative se adeguatamente elaborata può essere canalizzata e usata per conseguire scopi positivi.

La diagnosi d’infertilità va a intaccare il progetto genitoriale di una coppia che si sente tradita dalla sua stessa natura; ciò che è colpito non è solo il proprio corpo vissuto come ostile e incapace ma anche l’identità sociale. La coppia ma più frequentemente la donna si percepisce come mancante, inefficiente al punto da generalizzare questo vissuto a quasi tutti i campi della propria vita come se la qualità del sé dipendesse esclusivamente dal divenire genitore.

E’ evidente che una diagnosi d’infertilità sconvolge la vita di chi ne è colpito, in Italia i dati dimostrano che è una condizione che colpisce ogni anno sempre più persone. Nonostante non sia possibile generalizzare giacché ogni coppia ha la sua storia, le sue aspettative e i suoi timori, è  importante offrire a tutte loro la possibilità di esprimere il proprio vissuto emotivo affinché  si sentano legittimati nel loro dolore ancora oggi troppo spesso sottovalutato.

di Tiziana Fiore

https://granellidipsicologia.wordpress.com/2012/12/06/emozioni-e-infertilita/emozioni/

4 novembre 2012

Infertilità e crisi di coppia

Le conseguenze silenziose dell’infertilità

Se è vero che d’infertilità si parla poco, è altrettanto vero che dell’impatto di questo fenomeno sulla sessualità di coppia se ne parla ancora meno.

Nel momento in cui una coppia decide di sposarsi o di iniziare una convivenza, ha in modo più o meno consapevole l’idea che un giorno dalla  loro unione si possa generare una nuova vita. Quando questo non succede, la diagnosi d’infertilità può indurre gli aspiranti genitori a interrogarsi sul valore e sul significato del loro legame.

Ha senso continuare a stare insieme quando sul futuro aleggia l’ipotesi di una vita senza figli?

Senza entrare nel merito del significato e delle conseguenze emotive che una domanda di questo tipo può avere sulla coppia, mi sembra opportuno evidenziare che lo shock iniziale causato da una diagnosi d’infertilità provoca  inevitabilmente reazioni emotive negative. Spesso i coniugi si sforzano di tenere a bada questi pensieri, di nasconderli all’altro quasi come se si dovessero vergognare per il solo fatto di aver generato un tale pensiero o una tale emozione…Per quanto può sembrare banale bisogna sottolineare che non c’è nulla di cui vergognarsi, le emozioni negative non solo esistono ma vanno affrontate ed elaborate, per evitare di  compromettere la qualità della comunicazione tra i membri della coppia già messi a dura prova da una diagnosi infelice.

L’infertilità dunque oltre a causare profonde sofferenze psicologiche individuali e disagi nella comunicazione può avere delle ripercussioni sulla sessualità di coppia.

L’attività sessuale che fino a quel momento era un piacere, smette di essere un’attività ludica nata dal desiderio per diventare attività finalizzata alla procreazione. L’iniziativa sessuale di un partner può essere vissuta dall’altro come finalizzata al solo progetto genitoriale andando così a minare la qualità del rapporto.

In circostanze simili il successo dell’atto sessuale è dato dalla capacità di concepimento e non dal livello d’intimità e sintonia raggiunta. La sessualità perde la sua valenza affettiva per trasformarsi in mero meccanicismo: il desiderio sessuale lascia il posto ai ritmi della fertilità biologica; l’attività sessuale diviene quindi scandita da ritmi, orari e modalità ben precise.

Spesso capita che uno dei due partner non sia disponibile all’attività sessuale pianificata per varie ragioni e ciò irrita profondamente l’altro andando a minare un equilibrio già precario all’interno della coppia.

L’infertilità è una condizione che mette a dura prova. Ci vuole complicità, pazienza comprensione e soprattutto una continua comunicazione che permetta alla coppia di ricordarsi reciprocamente che la vera forza è nel loro legame…

di Tiziana Fiore

7 ottobre 2012

Infertilità e psicologia

OLTRE IL CORPO LA MENTE: L’importanza del sostegno psicologico nei casi d’infertilità.

Sebbene le linee guida pubblicate nell’aprile del 2008 sanciscano l’obbligo di fornire, all’interno di ogni centro di riproduzione assistita, un supporto psicologico a tutte quelle coppie che ne sentano la necessità, solo poche conoscono l’esistenza e l’importanza di un tale servizio.

Nonostante l’infertilità sia un fenomeno di origine multifattoriale, che coinvolge la coppia, non solo a livello fisico ma anche emotivo, permane a oggi la tendenza a ignorare gli aspetti psicologici e intimi focalizzandosi quasi esclusivamente sull’aspetto medico e tecnico del problema.

Nella pratica, questo si traduce in una sorta di auto-censura in cui la coppia tenta di negare tutta una serie di emozioni vissute al fine di convogliare tutte le energie nelle indagini cliniche necessarie alla formulazione di una diagnosi medica.

La condizione d’infertilità in linea di massima irrompe all’improvviso nella vita delle persone; tutti noi pensiamo di poter avere dei figli quando lo desideriamo, ma la realtà dimostra che sono sempre più numerose le coppie che scoprono che non è sempre così  e che si confrontano con questo disagio.

Che cosa succede dunque quando il bimbo non arriva?

Quando si vive il dramma di non riuscire a concepire un figlio, gli “aspiranti genitori” decidono di rivolgersi a uno specialista al fine di scoprire le cause organiche che stanno all’origine dei vari tentativi naturali falliti.

La coppia arriva quindi a consultare un medico/ginecologo con un coinvolgimento emotivo elevato causato dal velato sospetto di non riuscire a realizzare il loro progetto di vita condiviso.

Quando il sospetto diventa certezza è importante avere uno spazio di accoglimento e contenimento psicologico non solo a livello di coppia ma anche individuale in quanto, va ricordato, che l’evento infertilità può essere vissuto in maniera molto diversa dai due coniugi e proprio per questo va affrontato e gestito nel rispetto dei modi e nei tempi di entrambi.

La mancanza di un figlio può incidere profondamente sulla felicità e sulla stabilità degli aspiranti genitori andando a minare il loro equilibrio psico-fisico, portando anche a un ritiro dalle relazioni familiari e sociali.

Ogni mese l’arrivo delle mestruazioni alimenta un forte senso di delusione e frustrazione.  Il fatto di usufruire di uno spazio in cui poter esprimere tale disagio è di per sé terapeutico poiché permette alla coppia di imparare a gestire tutta una serie di emozioni negative che non solo è legittimo provare ma è necessario esprimere. Come già ricordato, per giungere a una diagnosi, la coppia deve sottoporsi a tutta una serie di visite ed esami diagnostici a volte molto intrusivi che generano imbarazzo soprattutto nell’uomo meno abituato della donna a sottoporsi a indagini che riguardano zone intime del proprio corpo. L’imbarazzo, l’attesa dell’esito che a volte richiede tempi lunghi, genera un forte stress nella coppia che se non è adeguatamente gestito può esasperare incomprensioni e tensioni emotive preferibilmente evitabili.

La coppia è messa a dura prova e un supporto volto all’accettazione di una diagnosi d’infertilità è il primo passo da compiere in quello che sarà il lungo viaggio alla ricerca della cicogna.

Dopo la diagnosi d’infertilità è opportuno gestire tutta una serie di vissuti emotivi legati alle varie possibilità che si aprono alla coppia: Che fare ora? E’ meglio abbandonare il progetto di diventare genitori ? Adottiamo un bambino? Ci affidiamo alla medicina? Queste sono solo alcune delle domande alle quali trovare una risposta non è né così facile né immediato. Qualunque sia la scelta è importante poter tirare fuori ed elaborare dubbi e perplessità emozioni e disagi per evitare che la coppia entri in un circolo vizioso in cui i “non detti”  diventano i protagonisti.

Affrontare i sensi di colpa, le frustrazioni e le delusioni, allentare le tensioni o più semplicemente vivere l’infertilità superando il tabù che aleggia intorno a tale condizione, deve essere visto come uno dei tanti obiettivi del sostegno psicologico in cui la coppia si apre all’incontro con un terzo non giudicante, accogliente e rispettoso del disagio vissuto da tutti coloro i quali sono alla ricerca della cicogna

                                                                                                                                                                                                Dott.ssa Tiziana Fiore

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