Posts tagged ‘progetto melograno’

9 gennaio 2013

Ho perso il mio bambino: perché nessuno mi chiede niente?

IL VISSUTO DEGLI ALTRI DI FRONTE ALL’ABORTO SPONTANEO

da sola nella folla

Davanti ad un lutto, o più in generale ad un evento tragico, ogni persona reagisce in modo diverso e non dipende da quanto bene ci voglia.

Dopo un evento poco felice, in genere ci si aspetta una maggiore partecipazione dai propri parenti e amici, una chiacchierata in più, una visita a casa o almeno una telefonate per accertarsi della situazione. Spesso però accade il contrario e ci si trova soli di fronte a un cambiamento difficile da gestire. Possono allora aumentare il senso di solitudine e di sconforto, oltre che in alcuni casi le difficoltà pratiche (ad esempio gestire la casa o fare la spesa…).

Intorno a noi scorgiamo solo il Silenzio.  Spesso tendiamo noi stessi ad evitare l’argomento, dal momento che nessuno ci chiede come stiamo, ci sentiamo quasi fuori luogo a parlare della nostra sofferenza. Dentro di noi nascono dubbi e perplessità, ci sentiamo sole/i. Potremmo trovarci a pensare che nessuno ci capisce, ci vuole bene, che tutto il mondo intorno a noi sottovaluta quello che ci è accaduto, o che comunque un comune velo di omertà ci lascia sole nel nostro dolore.

La realtà è che ogni individuo reagisce in modo diverso davanti ad un lutto, come nel caso dell’aborto spontaneo. Ogni reazione dipende dalle proprie esperienze precedenti, dalle proprie capacità di affrontare un cambiamento, dal proprio modo di essere e dalla propria quotidianità. L’insieme di queste caratteristiche personali andranno ad indirizzare in un modo piuttosto che in un altro l’atteggiamento nei confronti di chi sta soffrendo.

Potrà allora capitare che qualcuno, per evitare di riaprire una ferita o per paura di sbagliare, non toccherà l’argomento aborto e cercherà invece di portare la conversazione su argomenti leggeri e frivoli, pensando così di alleggerire lo stato di sofferenza. Qualcun altro reagirà al dolore altrui allontanandosi, per la propria incapacità di stare dentro un’emozione così intensa oppure perché questa va a risvegliare delle proprie esperienze precedenti non ancora superate. Infine può accadere che le attuali circostanze di vita portino chi ci sta intorno ad essere meno disponibile, sia dal punto di vista emotivo che pratico, sul piano dell’aiuto.

Tutte queste modalità mettono alcune persone nella condizione di non essere in grado di supportarci in un momento di bisogno, alimentando il senso di solitudine e di estraneità dal mondo circostante, che già contraddistingue questo momento particolare che stiamo attraversando. Certamente ciò non giustifica gli altri, quindi al di là della nostra capacità di comprenderli  è bene capire se dietro a tali comportamenti è nascosto un reale disinteresse.

Che fare allora? Se quello che sentiamo è il bisogno di non sentirci soli, se dentro di noi spinge il desiderio di condividere o almeno di esprimere le nostre emozioni, non dovremmo tacerle. Proviamo a spiegare a chi ci sta accanto quello che proviamo e quello di cui avremmo bisogno;  Io ho bisogno di non sentirmi sola… Parlare e chiedere aiuto. Non dobbiamo avere paura di disturbare il silenzio che ci circonda, così come chi ci sta intorno non dovrebbe avere paura di rompere il nostro di silenzio. Ogni donna, ogni uomo, vive l’esperienza dell’aborto spontaneo in modo personale, in base ai molti fattori che vanno a caratterizzare le singole vite e personalità dei genitori e della coppia; pertanto è possibile che davvero chi ci sta intorno possa non comprendere la nostra situazione. Quindi proviamo a esprimere quello che ci accade…parliamo, senza paura, piangiamo, senza vergogna.

Dott.ssa  Irene Bellini

Dott.ssa Stefania Cioppa

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6 dicembre 2012

EMOZIONI E INFERTILITA’

 I VISSUTI EMOTIVI DELLA COPPIA INFERTILE

emozioni

L’uso dei metodi contraccettivi consente di posticipare la gravidanza al momento in cui pensiamo sia opportuno.  Con la stessa caparbietà con cui siamo riuscite a non aver un figlio quando non pensavamo che fosse il tempo giusto, crediamo di ottenerlo appena cambiano le condizioni…

Per molte donne è così ma per molte altre il passaggio non è automatico.

Desiderare di avere un figlio significa prepararsi non solo fisiologicamente ad accogliere nel grembo fisico il bambino ma anche e soprattutto elaborare un grembo psichico, uno spazio dove il bambino atteso possa essere ideato e amato.

Che cosa succede dunque a livello emotivo quando il bambino manca all’appello materno?

Normalmente la prima reazione emotiva di fronte a una diagnosi d’infertilità è la sorpresa. La coppia, che aveva dato per scontato l’arrivo di un figlio dopo la sospensione della contraccezione, è messa veramente a dura prova. Dopo lo shock iniziale, realizzare che qualcosa non funziona come dovrebbe, crea negli aspiranti genitori uno sgomento tale da credere che forse c’è stato uno sbaglio, che l’esito di quelle analisi è il frutto di un errore medico e che forse è meglio sentire un altro parere.

Questo rifiuto che porta, a dirsi ” No, a noi no, non può essere vero” ha soprattutto all’inizio un’importante funzione di paracolpi in quanto permette alla coppia di ritrovare la forza e mettere in atto una sorta di “piano d’azione”.

La difficoltà ad accettare una diagnosi d’infertilità può portare i coniugi a cercare le motivazioni di tale condizione all’esterno, legate magari allo stile di vita e in quanto tali modificabili. Una volta trovate le possibili cause, i partner inizieranno a cambiare alcuni aspetti della loro quotidianità con la speranza di facilitare il concepimento. A volte però è troppo tardi, tali accorgimenti non servono ed è questo il momento in cui gli aspiranti genitori passano al setaccio la propria vita passata alla scoperta di atteggiamenti o scelte errate che possono in qualche modo aver contribuito alla loro condizione attuale.

Questa modalità è una profonda fonte di stress e frustrazione, in quanto nella maggior parte dei casi porta a vivere sentimenti di impotenza tale da farsi divorare dal senso di colpa “Se solo potessi tornare indietro…”

Se è vero che alcune scelte personali possono influire in positivo o in negativo sulla fertilità tante altre sono totalmente al di fuori del nostro controllo pertanto auto colpevolizzarsi o puntare il dito sul partner (come spesso accade) è deleterio non solo al livello di coppia ma anche individuale… Questo atteggiamento alimenta ancor di più la rabbia che è un sentimento ben conosciuto da chi soffre di infertilità.

La rabbia è contro se stesso, contro il partner che disattende delle aspettative, contro chi riesce a concepire un figlio senza sforzo o chi lo abbandona, contro il medico che sembra non risolve il problema o più in generale  verso amici e parenti che a volte appaiono insensibili, indelicati nei confronti dei vissuti provati…

Spesso la sensazione di non essere capiti porta gli aspiranti genitori a isolarsi da un contesto familiare o relazionale che paradossalmente potrebbe invece fornire aiuto o sostegno. Questa dimensione aggressiva della coppia è l’espressione della sofferenza e dell’ansia provata e in quanto tale è importante accoglierla evitando  di prenderla come una questione personale poichè di fatto non ha nulla a che vedere con le persona che in quel momento diviene il bersaglio.

E’ vero, la rabbia è un’emozione potenzialmente distruttiva, nessuno di noi è immune, ma come altre emozioni negative se adeguatamente elaborata può essere canalizzata e usata per conseguire scopi positivi.

La diagnosi d’infertilità va a intaccare il progetto genitoriale di una coppia che si sente tradita dalla sua stessa natura; ciò che è colpito non è solo il proprio corpo vissuto come ostile e incapace ma anche l’identità sociale. La coppia ma più frequentemente la donna si percepisce come mancante, inefficiente al punto da generalizzare questo vissuto a quasi tutti i campi della propria vita come se la qualità del sé dipendesse esclusivamente dal divenire genitore.

E’ evidente che una diagnosi d’infertilità sconvolge la vita di chi ne è colpito, in Italia i dati dimostrano che è una condizione che colpisce ogni anno sempre più persone. Nonostante non sia possibile generalizzare giacché ogni coppia ha la sua storia, le sue aspettative e i suoi timori, è  importante offrire a tutte loro la possibilità di esprimere il proprio vissuto emotivo affinché  si sentano legittimati nel loro dolore ancora oggi troppo spesso sottovalutato.

di Tiziana Fiore

https://granellidipsicologia.wordpress.com/2012/12/06/emozioni-e-infertilita/emozioni/

4 novembre 2012

Infertilità e crisi di coppia

Le conseguenze silenziose dell’infertilità

Se è vero che d’infertilità si parla poco, è altrettanto vero che dell’impatto di questo fenomeno sulla sessualità di coppia se ne parla ancora meno.

Nel momento in cui una coppia decide di sposarsi o di iniziare una convivenza, ha in modo più o meno consapevole l’idea che un giorno dalla  loro unione si possa generare una nuova vita. Quando questo non succede, la diagnosi d’infertilità può indurre gli aspiranti genitori a interrogarsi sul valore e sul significato del loro legame.

Ha senso continuare a stare insieme quando sul futuro aleggia l’ipotesi di una vita senza figli?

Senza entrare nel merito del significato e delle conseguenze emotive che una domanda di questo tipo può avere sulla coppia, mi sembra opportuno evidenziare che lo shock iniziale causato da una diagnosi d’infertilità provoca  inevitabilmente reazioni emotive negative. Spesso i coniugi si sforzano di tenere a bada questi pensieri, di nasconderli all’altro quasi come se si dovessero vergognare per il solo fatto di aver generato un tale pensiero o una tale emozione…Per quanto può sembrare banale bisogna sottolineare che non c’è nulla di cui vergognarsi, le emozioni negative non solo esistono ma vanno affrontate ed elaborate, per evitare di  compromettere la qualità della comunicazione tra i membri della coppia già messi a dura prova da una diagnosi infelice.

L’infertilità dunque oltre a causare profonde sofferenze psicologiche individuali e disagi nella comunicazione può avere delle ripercussioni sulla sessualità di coppia.

L’attività sessuale che fino a quel momento era un piacere, smette di essere un’attività ludica nata dal desiderio per diventare attività finalizzata alla procreazione. L’iniziativa sessuale di un partner può essere vissuta dall’altro come finalizzata al solo progetto genitoriale andando così a minare la qualità del rapporto.

In circostanze simili il successo dell’atto sessuale è dato dalla capacità di concepimento e non dal livello d’intimità e sintonia raggiunta. La sessualità perde la sua valenza affettiva per trasformarsi in mero meccanicismo: il desiderio sessuale lascia il posto ai ritmi della fertilità biologica; l’attività sessuale diviene quindi scandita da ritmi, orari e modalità ben precise.

Spesso capita che uno dei due partner non sia disponibile all’attività sessuale pianificata per varie ragioni e ciò irrita profondamente l’altro andando a minare un equilibrio già precario all’interno della coppia.

L’infertilità è una condizione che mette a dura prova. Ci vuole complicità, pazienza comprensione e soprattutto una continua comunicazione che permetta alla coppia di ricordarsi reciprocamente che la vera forza è nel loro legame…

di Tiziana Fiore

7 ottobre 2012

Infertilità e psicologia

OLTRE IL CORPO LA MENTE: L’importanza del sostegno psicologico nei casi d’infertilità.

Sebbene le linee guida pubblicate nell’aprile del 2008 sanciscano l’obbligo di fornire, all’interno di ogni centro di riproduzione assistita, un supporto psicologico a tutte quelle coppie che ne sentano la necessità, solo poche conoscono l’esistenza e l’importanza di un tale servizio.

Nonostante l’infertilità sia un fenomeno di origine multifattoriale, che coinvolge la coppia, non solo a livello fisico ma anche emotivo, permane a oggi la tendenza a ignorare gli aspetti psicologici e intimi focalizzandosi quasi esclusivamente sull’aspetto medico e tecnico del problema.

Nella pratica, questo si traduce in una sorta di auto-censura in cui la coppia tenta di negare tutta una serie di emozioni vissute al fine di convogliare tutte le energie nelle indagini cliniche necessarie alla formulazione di una diagnosi medica.

La condizione d’infertilità in linea di massima irrompe all’improvviso nella vita delle persone; tutti noi pensiamo di poter avere dei figli quando lo desideriamo, ma la realtà dimostra che sono sempre più numerose le coppie che scoprono che non è sempre così  e che si confrontano con questo disagio.

Che cosa succede dunque quando il bimbo non arriva?

Quando si vive il dramma di non riuscire a concepire un figlio, gli “aspiranti genitori” decidono di rivolgersi a uno specialista al fine di scoprire le cause organiche che stanno all’origine dei vari tentativi naturali falliti.

La coppia arriva quindi a consultare un medico/ginecologo con un coinvolgimento emotivo elevato causato dal velato sospetto di non riuscire a realizzare il loro progetto di vita condiviso.

Quando il sospetto diventa certezza è importante avere uno spazio di accoglimento e contenimento psicologico non solo a livello di coppia ma anche individuale in quanto, va ricordato, che l’evento infertilità può essere vissuto in maniera molto diversa dai due coniugi e proprio per questo va affrontato e gestito nel rispetto dei modi e nei tempi di entrambi.

La mancanza di un figlio può incidere profondamente sulla felicità e sulla stabilità degli aspiranti genitori andando a minare il loro equilibrio psico-fisico, portando anche a un ritiro dalle relazioni familiari e sociali.

Ogni mese l’arrivo delle mestruazioni alimenta un forte senso di delusione e frustrazione.  Il fatto di usufruire di uno spazio in cui poter esprimere tale disagio è di per sé terapeutico poiché permette alla coppia di imparare a gestire tutta una serie di emozioni negative che non solo è legittimo provare ma è necessario esprimere. Come già ricordato, per giungere a una diagnosi, la coppia deve sottoporsi a tutta una serie di visite ed esami diagnostici a volte molto intrusivi che generano imbarazzo soprattutto nell’uomo meno abituato della donna a sottoporsi a indagini che riguardano zone intime del proprio corpo. L’imbarazzo, l’attesa dell’esito che a volte richiede tempi lunghi, genera un forte stress nella coppia che se non è adeguatamente gestito può esasperare incomprensioni e tensioni emotive preferibilmente evitabili.

La coppia è messa a dura prova e un supporto volto all’accettazione di una diagnosi d’infertilità è il primo passo da compiere in quello che sarà il lungo viaggio alla ricerca della cicogna.

Dopo la diagnosi d’infertilità è opportuno gestire tutta una serie di vissuti emotivi legati alle varie possibilità che si aprono alla coppia: Che fare ora? E’ meglio abbandonare il progetto di diventare genitori ? Adottiamo un bambino? Ci affidiamo alla medicina? Queste sono solo alcune delle domande alle quali trovare una risposta non è né così facile né immediato. Qualunque sia la scelta è importante poter tirare fuori ed elaborare dubbi e perplessità emozioni e disagi per evitare che la coppia entri in un circolo vizioso in cui i “non detti”  diventano i protagonisti.

Affrontare i sensi di colpa, le frustrazioni e le delusioni, allentare le tensioni o più semplicemente vivere l’infertilità superando il tabù che aleggia intorno a tale condizione, deve essere visto come uno dei tanti obiettivi del sostegno psicologico in cui la coppia si apre all’incontro con un terzo non giudicante, accogliente e rispettoso del disagio vissuto da tutti coloro i quali sono alla ricerca della cicogna

                                                                                                                                                                                                Dott.ssa Tiziana Fiore

30 agosto 2012

PROGRAMMA INCONTRI 2012/13

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Granelli di psicologia  ritorna all’opera!!

Ecco il programma completo degli incontri dedicati a PROGETTO MELOGRANO.

Per maggiori dettagli visualizza tutto il PROGRAMMA 2012/13

11 luglio 2012

Incontri mensili di Progetto Melograno


Da Ottobre PROGETTO MELOGRANO riparte con nuove iniziative.

Verranno proposti una serie di incontri mensili dedicati ai temi dell’infertilità e dell’aborto.

A breve verrà pubblicato il programma dettagliato.

Se avete delle proposte, delle domande o dei temi che vorreste sottoporci contattateci al nostro indirizzo e-mail: granellidipsicologia@libero.it

Buona estate a tutti!

Granelli di psicologia

4 giugno 2012

ANDROLOGIA E PSICOLOGIA

ANDRO….. ……CHE???

L‘andrologo (dal greco aner: uomo e logos: discorso) è lo specialista che studia la salute maschile, con particolare riferimento alle disfunzioni dell’apparato riproduttore e urogenitale. È la controparte del ginecologo che si occupa invece dell’apparato sessuale femminile.

In quest’articolo parleremo di prevenzione ed è per questo che mi sembra opportuno chiarire che cosa intendiamo con questo temine…

La prevenzione è l’insieme di quelle azioni finalizzate a impedire o ridurre la probabilità che si verifichino eventi non desiderati.

In ambito medico con il termine prevenire s’intende quindi l’insieme delle condotte volte al mantenimento o al miglioramento dello stato di salute.

Si parla di prevenzione primaria per indicare quelle azioni volte a evitare o contrastare l’insorgenza di una malattia, la prevenzione secondaria è legata invece alla diagnosi precoce di una patologia nascente e infine la prevenzione terziaria cura e riduce i “danni” prodotti da una patologia, limitando le complicazioni.

Se a questo punto dovessi lanciare un sondaggio e chiedere quanti di voi sono andati almeno una volta nella vita dall’andrologo, sono sicura che non serva nessun tipo di calcolatore elettronico per fare i conti, poiché purtroppo, non esiste nel nostro paese una cultura della prevenzione soprattutto al maschile. Coloro i quali si recano dall’andrologo lo fanno in tarda età quando magari spinti dalla compagna, si trovano di fronte a una disfunzione sessuale o ancora peggio a fare i conti con una paternità negata. Molto spesso, infatti, l’uomo inizia a fare dei controlli solo quando una volta deciso di diventare padre, i tentativi naturali falliscono; a quel punto spinti da una compagna che rompe la barriera del “i panni sporchi si lavano in casa” si rivolgono allo specialista con un atteggiamento distaccato quasi stessero vivendo la vita di un altro.

Perché tutta questa riluttanza? Per una donna sembra tutto più naturale al punto che andare dal ginecologo in linea di massima, diventa una tappa obbligata del diventare donna. E l’uomo? Per l’uomo la sessualità è sinonimo di virilità quindi fino a che non ci sono problemi che inibiscono una regolare attività sessuale, difficilmente, si reca da uno specialista a titolo del tutto preventivo. In fondo se “il membro” funziona per quale ragione, dovrebbe recarsi da un andrologo? Le ragioni per cui andare possono essere diverse in primis perché molte delle infezioni sono asintomatiche e spesso quando ci sono delle avvisaglie, è tardi e l’intervento a qual punto è volto a limitare i danni di una patologia contratta che magari, poteva essere evitata.

La prevenzione è importante in tutti gli ambiti ma lo è ancor di più in tutti quei settori che sono dei “tabù” dove non solo non si parla di certe cose ma se presenti, bisogna lottare con tutte le energie per tenere nascosto a tutti quello che sta per capitare….

Di prevenzione all’infertilità si è iniziato a parlare solo recentemente ma una campagna di sensibilizzazione soprattutto nelle scuole diventa non solo utile ma oserei dire necessaria in una società come la nostra in cui i casi d’infertilità sono in aumento.

Gli uomini, adolescenti o adulti che siano, pensano di trovare le risposte alle loro perplessità sui propri genitali attraverso forum ai quali rivolgono le domande più disperate. Il web, infatti, garantisce l’anonimato ma non è detto che sia attendibile soprattutto in materia sanitaria.

E’ proprio per questo che ho deciso di scrivere queste due righe per ricordare di non sottovalutare segnali che ti sembrano banali e imbarazzanti, non pensare “a me non può succedere” e soprattutto rifletti sul fatto che le tue scelte di oggi hanno una ricaduta sul tuo futuro un domani …

Per saperne di più sulla prevenzione andrologica clicca qui:http://www.prevenzioneandrologica.it/

Dott.ssa Tiziana Fiore

21 marzo 2012

PARLIAMO DI ENDOMETRIOSI

 Vorrei aprire questo articolo con una celebre frase di un poeta francese “Solo chi si conosce è padrone di sé stesso”…

Quanti di voi conoscono l’ENDOMETRIOSI? 

Probabilmente molti ne hanno sentito parlare  ma sicuramente non tutti sanno che questa malattia subdola e oscura può avere conseguenze devastanti sulla vita della persona che ne è affetta… Spesso la carenza  di informazioni  e la mancanza di iniziative di sensibilizzazione penalizzano le nostre scelte quotidiane portando ad una consapevolezza solo tardi, solo quando non resta che dire: SE SOLO AVESSI SAPUTO… Nonostante le informazioni mediche contenute nell’articolo  hanno carattere meramente informativo e divulgativo e non intendono assolutamente sostituirsi ad una consultazione medica mi sembra opportuno approfondire questo argomento.

 L’arrivo  del primo flusso mestruale dà il via all’età della pubertà che rappresenta l’inizio del periodo fertile. Il termine mestruazione (dal latino menstruum =mensile), definisce la perdita di sangue dall’apparato genitale femminile, che si verifica regolarmente ogni mese in età feconda se non c’è gravidanza.La comparsa del flusso segna l’inizio di ogni ciclo mestruale e pur essendo soggetta ad ampie variazioni individuali la maggior parte delle donne accusa dolore intenso e crampi nella zona addominale, accompagnati a volte da vomito,cefalea ,mal di schiena, tensione mammaria e stanchezza. Fino a qui sembra tutto normale in fondo i dolori mestruali affliggono, in maniera più o meno importante, quasi tutte le donne fertili  basta prendere un antinfiammatorio e tutto passa no? Nalla maggior parte dei casi è cosi ma in molti altri,il  disturbo può essere una vera e propria malattia e risultare invalidante. L’endometriosi presenta dei sintimi che possono essere confusi con il malessere del ciclo mestruale solo che il dolore, quando presente, diventa insostenibile al punto da inficiare le normali attività quotidiane. Perchè?

Nelle donne  affette da endometriosi, sono presenti frammenti o “isole” di endometrio (tessuto che riveste internamente l’utero) in sedi atipiche quali ovaie, tube, peritoneo, vagina, intestino, setto retto-vaginale.Ogni mese,il tessuto endometriale impiantato in sede anomala,subisce la stimolazione ormonale, nello stesso modo in cui si verifica a carico dell’endometrio normalmente presente in utero, e quindi  va incontro a sanguinamento. Tale sanguinamento a differnza di ciò che accade durante il normale ciclo mestruale, comporta un’irritazione dei tessuti circostanti, che dà luogo alla , formazione di noduli, cisti e aderenze.

La causa dell’endometriosi è sconosciuta. Diverse teorie sono state proposte, ma nessuna di esse può spiegare tutti i casi.Una prima teoria è quella della mestruazione retrograda secondo la quale, durante la mestruazione, del tessuto mestruale migra in senso inverso nelle tube, si impianta nell’addome e cresce. Secondo alcuni esperti la migrazione retrograda è presente in tutte le donne, ma solo nelle donne afflitte da endometriosi un difetto immunitario e/o ormonale permette al tessuto di radicarsi e crescere.

I sintomi riscontrati più frequentemente in caso di endometriosi sono dolori prima e durante le mestruazioni (in genere più intensi dei soliti crampi mestruali), dolori durante o dopo i rapporti sessuali, sterilità e sanguinamento intenso o irregolare.Altri sintomi che si presentano possono essere: stanchezza, dolori che si irradiano verso la zona rettale, dolore all’ovulazione, dolore alla regione lombare, diarrea e/o stitichezza e altri disturbi intestinali. Tuttavia è opportuno chiarire che in un numero considerevole di donne, affette da endometriosi, anche in forme avanzate, il dolore è totalmente assente ed è proprio  questo a rendere subdola la malattia.

Allo stato attuale l’unico accertamento diagnostico che permette di stabilire con certezza il problema è la laparoscopia, un intervento effettuato in anestesia totale che permette di diagnosticare l’endometriosi, valutarne la gravità ed eventualmente intervenire per la risoluzione.seppure associate ad una certezza di diagnosi inferiore, altre alternative diagnostiche sono  l’ecografia ovarica trans-vaginale il dosaggio del CA125 nel sangue e visita ginecologica manuale.Nonostante si stima che circa 150 milioni di donne nel mondo sia affetto da endometriosi di cui,14 milioni in Europa  e almeno 3 milioni in Italia, la malattia è sottovalutata e poco conosciuta, infatti è stato appurato che la diagnosi certa arriva tardivamente, con un tempo medio superiore a 9 anni. Secondo il Ministero della salute, le ragioni di tale ritardo sono dovute a varie cause: spesso le donne pensano che i sintomi sono normali, altre volte viene detto loro che la sintomatologia non va considerata come patologica, se a questo poi si aggiunge l’applicazione di metodi diagnostici purtroppo inadeguati ci si può rendere conto della drammaticità del fenomeno.

Per quanto riguarda la terapia, ad oggi, l’endometriosi non può essere definitivamente curata. E’ comunque possibile tenere sotto controllo l’evoluzione progressiva della patologia  riuscendo a contenere i sintomi fisici e le inevitabili ricadute psicologiche. In linea di massima la sceltadel trattamento dipende dalla gravità della malattia, dall’età della donna e dal desiderio di riproduzione della stessa. Le terapie possono essere mediche, ovvero basate sulla somministrazione  di farmaci ormonali (es. pillola contraccettivache, prevenendo l’ovulazione, riduce l’ingrossamento dell’endometrio e contemporaneamente il dolore associato al ciclo) oppure chirurgiche (conservativa o demolitiva)nel caso in cui i farmaci assunti per via orale non si rivelano sufficienti.

L’endometriosi è una malatia che ha un grande impatto sulla qualità della vita non solo da un punto di vista fisico ma anche da quello psicologico. Una delle conseguenze più devastanti dell’endometriosi è la possibile sterilità che  colpisce il 30-40% circa delle donne.La malattia endometriosica può causare infertilità essenzailmente attraverso due meccanismi. Il primo è dovuto a una infiammazione che ostacola sia il concepimento che l’impianto della gravidanza. Il secondo è meccanico, attraverso il danno provocato dalle aderenze degli organi interni. Qualunque sia la causa, l’impatto di una ipotetica mancata generatività può essere devestante e alimentare sentimenti di  frustrazione, rabbia ansia e talvolta a depressione. Può venire colpita la percezione della propria immagine corporea, del proprio ruolo di donna alimentando non solo un senso di inadeguatezza ma anche un abbassamento dell’autostima.E’ anche importante non sottovalutare l’influenza che la diagnosi tardiva può avere sulla sfiducia della donna nei confronti si sè stessa e degli altri;molto spesso infatti  le donne non sono capite nella loro sofferenza, i sintomi vengono sottovalutati al punto da creare un senso di vuoto e solitudine devastante.Nelle fasi più acute della malattia, il dolore fisico è così debilitante che le normali attività di tutti i giorni come andare a scuola,al lavoro, uscire con gli amici possono diventare difficili da affrontare al punto di dovervi rinunciare. Tutto questo compromette drasticamente la vita delle donne sia a livello professionale/sociale  sia a livello personale/affettivo. Questa malattia rende i rapporti sessuali molto dolorosi se non addirittura impossibili, con conseguenze inevitabili nel rapporto di coppia. Il dolore influisce negativamente sull’eccitazione e sul desiderio al punto che il rapporto, quando non viene evitato, viene vissuto con “paura” e ansia  non solo dalla donna ma anche dal partner perdendo così qualunque forma ludica andando a minare l’equilibrio della coppia.Per tutte queste ragioni, considerando le gravi ripercussioni che derivano dalla patologia  è importante affidarsi a degli specialisti nel tentativo di contenere non solo il dolore fisico ma anche gli inevitabili risvolti psicologici.

Dott.ssa Tiziana Fiore

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