Aborto spontaneo e lutto perinatale. quando ripovarci?

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Molto diverse sono le situazioni e diversissimi sono i vissuti di fronte ad un evento di questo tipo. Che l’aborto si risolva con un raschiamento, naturalmente o con un parto indotto, il nostro corpo non impiega molto ad essere pronto per accogliere una nuova gravidanza. In genere nel caso di una perdita avvenuta nel primo trimestre potrebbe essere sufficiente attendere l’arrivo del ciclo successivo e la coppia potrebbe essere pronta a cercare una nuova gravidanza. Un po’ più lunghi sono i tempi nel caso in cui la perdita avvenga nel secondo e terzo trimestre, anche in base a come è avvenuto l’aborto. In questo caso potrebbe essere necessario sottoporsi ad esami di approfondimento per comprendere meglio la dinamica e le cause della morte.

Ma la nostra mente quando è pronta?

Lo spazio mentale per il bambino che verrà inizia a formarsi nel nostro mondo psichico non appena l’idea di divenire genitori prende piede. Piano piano le nostre fantasie aumentano e cominciamo a costruire una culla psichica, quello spazio che dopo 9 mesi dal concepimento, accoglierà il nostro bambino. Quando subiamo un aborto il nostro bambino non c’è più, ma la culla è ancora li, la sua culla. Un turbinio emotivo invade il nostro mondo interno: dolore, senso di colpa, rabbia, impotenza, disperazione…Queste emozioni non vanno via con il nostro bambino che non c’è più, ma si attaccano alla culla e aspettano. Aspettano di essere guardate e trasformate in senso evolutivo. Un’altra gravidanza, se troppo precoce, potrebbe rischiare di chiudere momentaneamente un buco affettivo che l’aborto ha creato in noi, il “nuovo” bambino rischierebbe di andare a sostituire quello che non c’è più, e troverebbe si una culla, ma non la sua e per di più carica di emozioni per nulla positive.

Il rischio di una depressione post-partum dopo la nascita di un bambino arrivato subito dopo un aborto è elevato. I genitori, singolarmente e come coppia, hanno bisogno di tempo per elaborare l’evento, ricollocare le emozioni provate e poter costruire un nuovo spazio mentale. Ogni bimbo ha diritto alla sua culla.

In moltissimi casi uno dei consigli o delle risposte più frequenti che vengono dati ad una coppia che ha appena perso un figlio è di riprovarci al più presto; c’è da parte degli altri il bisogno di confortarci trovando una soluzione semplicistica e rapida al nostro dolore.

Spesso capita anche che sia la coppia stessa che riparta immediatamente alla ricerca di una nuova gravidanza. Questo spesso avviene per colmare il senso di vuoto lasciato dalla perdita, per cercare di risolvere il problema ottenendo subito un nuovo risultato, o ancora per rispondere alle aspettative delle persone care e della società.

Non è facile prendersi tempo, soprattutto senza sapere di quanto tempo si ha bisogno.

Certo, è probabile che l’esperienza dell’aborto non si dimentichi mai, così come il bambino a cui era dedicata quella culla che è rimasta vuota, ma possiamo provare a farci delle domande e rispondere ascoltando il nostro cuore.

Mi sento davvero pronto a cercare una nuova gravidanza? Sono sereno?

Quanto l’esperienza dell’aborto mi influenza? Che significato ha avuto per me questa esperienza?

Cosa mi aspetto? Sono pronto ad accogliere le mie paure senza esserne sopraffatto/a?

E’ importante liberarsi di tutti i fantasmi legati all’esperienza della perdita, cercare non di cacciare le paure e le preoccupazioni per non sentirle, ma dare loro ascolto, spazio per poi lasciarle andare. Ascoltare il proprio corpo e il proprio dolore, permettendosi di vivere anche tutte le emozioni forti e “negative” che arrivano.

Solo quando si riuscirà a non aver paura della propria paura, quando si è pronti ad accogliere ciò ci si presenta, allora è probabile che il tempo sia stato sufficiente e che si è pronti ad iniziare un nuovo cammino pieno di possibilità.

di Stefania Cioppa e Irene Bellini

La ricerca di una nuova gravidanza dopo un aborto spontaneo…e se mi succede ancora?

Andando oltre le percentuali e le statistiche, entro cui non è possibile trovare una collocazione certa, questa domanda accompagna la maggior parte delle donne che hanno avuto un aborto.

L’aver vissuto l’interruzione spontanea di una gravidanza, porta in modo quasi automatico ad associare tale esperienza con il dolore della perdita vissuta.

Ciò che avviene a livello emotivo con un aborto spontaneo è che la donna, nel momento in cui decide di avere un figlio, sente di essere stata tradita dal proprio corpo; l’aborto spontaneo, proprio come recita il suo nome, è qualcosa che avviene al di fuori della propria volontà, del proprio controllo. La donna non può fare nulla per cambiare le cose, per fermarle, e questo processo insinua un grande senso di impotenza e di sconfitta che si ripercuote anche su quello che potrebbe avvenire in futuro. Può capitare anche che questo senso di fragilità si ripercuota anche su altri ambiti del quotidiano, perdendo la fiducia in sé e nella propria capacità di poter controllare e gestire gli eventi della propria vita.

Probabilmente in molti vi avranno detto di non preoccuparvi, che le cose andranno bene, ma queste frasi non sempre riescono a quietare le vostre paure. E’ cosa certa che ogni donna vive le esperienze in un modo diverso e che tanti fattori possono influire sulle possibili reazioni. Qualcuna sarà più fatalista e troverà nel “destino” le proprie risposte, qualcun’altra invece potrà sentirsi completamente responsabile dell’accaduto per qualcosa che ha fatto o per il proprio corpo che non ha saputo accogliere la gravidanza.

Ciò non toglie però che il desiderio di maternità non continui ad essere molto forte. Questo è molto importante affinché si possano mettere le giuste basi per i propri progetti futuri. Come in ogni evento della vita è importante che le paure non siano immobilizzanti e che in giusta dose possano essere accolte in tutte le nostre esperienze quotidiane. Come in molte altre situazioni infatti, anche nella gravidanza le paure sono normali e necessarie in senso evolutivo. Tra queste vi è proprio la paura di perdere il proprio bambino che risulta indispensabile perché si sviluppi nella madre il senso di protezione e contenimento tipico della funzione materna. img

Dunque è difficile affermare che la gravidanza potrà essere vissuta con spensieratezza e serenità, ma è importante che possa essere affrontata nel migliore dei modi.

E’ bene quindi ricordare che ogni esperienza è unica e come tale contiene tutte le possibilità. Impariamo quindi a non ricordare solo quelle legate alle nostre paure, ma anche a tenere viva dentro di noi la gioia per ciò che il nuovo può riservarci. E’ importante che ci sia questa bella energia perché il nostro bambino la sente!

Altra cosa è non lasciarci immobilizzare dalle nostre paure. Impariamo ad accoglierle e a conviverci perché esse sono parte dei nostri vissuti. Impariamo a tollerare la loro presenza, che a volte può sembrare angosciante, ma allo stesso tempo cerchiamo di non farci sovrastare da essa e teniamola a bada, riabbracciando tutte quelle emozioni vitali che la nostra bella esperienza o il nostro desiderio ci regala.

Preoccupiamoci di liberare la nostra mente dai fantasmi e prepariamo una nuova culla per vivere la gravidanza con rinnovata gioia.

 di Stefania Cioppa

L’aborto spontaneo in una gravidanza gemellare

PERDERE UNO DEI GEMELLI

aborto gemello

Per iniziare questo articolo riporto una testimonianza

“Quando ho perso uno dei gemelli alla decima settimana mi sentivo sopraffatta dalle emozioni. Ero disperata per la perdita del bambino e terrorizzata all’idea di perdere anche l’altro. E così, pur sapendo che dovevo assolutamente stare tranquilla per il bene della gravidanza, non facevo altro che piangere e disperarmi notte e giorno. Dave pensava che se avessi pensato troppo al bambino perso non sarei riuscita a dedicarmi a sufficienza al piccolo che ancora cresceva dentro di me. Alla fine abbiamo deciso di rivolgerci ad una terapeuta, visto che non riuscivamo a superare la tristezza per l’aborto e la paura che potesse capitarci ancora….” (tratto da “Madre, non madre” di C.H.Shapiro)

Davanti ad una gravidanza gemellare, e ancora di più plurigemellare, la coppia genitoriale viene subito informata che quella che porteranno avanti sarà una “gravidanza a rischio”.  E’ provato scientificamente che il 10% delle gravidanze inizia come gemellare e che solo l’1-2 % arriva a termine come parto gemellare. Accade infatti non di rado che uno dei bimbi nelle primissime settimane non sopravviva, o che una o più camere gestazionali rimangano vuote. Spesso gli embrioni in eccesso vengono riassorbiti spontaneamente dalla placenta; un’ipotesi è che la sparizione del gemello sia dovuta alla conformazione dell’utero della donna, inadatto a sopportare più di un feto alla volta.

Questo è quello che ci si potrebbe sentir dire davanti ad un evento di questo tipo, ma quali sono le emozioni dei futuri genitori? A differenza dell’aborto spontaneo in una gravidanza singola, in questo caso un altro bimbo sta crescendo nel ventre materno e ha la possibilità di arrivare a termine. I genitori hanno però la triste sensazione che alla propria famiglia manchi un componente, fino a quel momento immaginato e amato. Un altro aspetto è la forte preoccupazione che molto probabilmente accompagnerà la gravidanza “Potrebbe succedere ancora!”.

Al fianco dell’impotenza, della rabbia, del senso di colpa e della tristezza spesso citati, si accompagnano paura, incertezza e speranza per la gravidanza ancora in corso. Un senso di vuoto cresce accanto ad un ventre pieno. E’ importante in questi casi che i genitori si prendano uno spazio per affrontare la perdita, se necessario facendosi supportare in modo da poter parlare di quanto accaduto. Ci si trova davanti ad una bilancia emotiva sempre in bilico, tra la gioia e il dolore, la paura e la speranza, un amore proiettato nel futuro ed uno nel passato. Il bimbo che cresce ha bisogno dell’amore dei suoi genitori, è vero, ma questo non deve far passare sopra quanto accaduto. Sappiamo che le emozioni transitano ad un livello profondo e che il piccolo avrà percepito la perdita del fratellino così come sentirà ciò che mamma prova. Cosa c’è di male nel legittimarsi il tempo necessario per “sentire” quanto è accaduto? Questo farà bene anche al bimbo che si porta in grembo, non abbiate paura di farlo soffrire, così facendo si rischia di soffocare le proprie naturali emozioni, e questa non è quasi mai una buona strategia.

Sentire e sentirsi, ogni individuo con il proprio tempo e il proprio modo, per poter amare in pace.

Dott.ssa Irene Bellini

 

ABORTO SPONTANEO…NEMMENO MIO MARITO MI CAPISCE!

Abbiamo perso il nostro bambino. Lo abbiamo desiderato tanto e cercato con tanto amore… e ora che non c’è più è rimasto solo un gran senso di vuoto.

Dicono tutti che dispiace, che capita spesso, che è un fatto molto comune, ma a me sembra di impazzire, e la cosa peggiore è che mio marito sembra aver già dimenticato…non mi capisce, a mala pena mi chiede come sto, lavora tanto e lo sento distante. Ma come è possibile!!?moglie e marito

Dopo un aborto spontaneo capita spesso che ci senta incompresi e soli, soffrire pubblicamente è qualcosa che non sempre ci legittimiamo, e questo dipende dal nostro modo di vivere il dolore e la sofferenza ma soprattutto dalla concezione molto diffusa che un aborto spontaneo non sia un lutto vero e proprio. Non solo. Il modo di elaborare e vivere il lutto è qualcosa di molto soggettivo, quindi spesso le diverse reazioni fanno sentire inadeguati e soli.

Cosa avviene nella coppia?

La gravidanza, fin da quando viene solo pensata, coinvolge sia l’uomo che la donna. Insieme si diventa futura coppia genitoriale, insieme si fantastica e si condividono forti emozioni. Necessariamente però sia la gravidanza che l’aborto e le emozioni che lo accompagnano, vengono vissuti in modo diverso, non nel senso di un minor o maggiore dolore, ma di un diverso coinvolgimento del corpo.

Le donne infatti vivono l’intera esperienza anche attraverso il proprio corpo. Se l’uomo crea il suo spazio mentale e vede la sua compagna cambiare, la donna sente se stessa cambiare e cambia, a livello psichico, ormonale e fisico. Dopo un aborto spontaneo peraltro il corpo della donna per un certo periodo di tempo continua a funzionare come se la gravidanza non si fosse interrotta, questo aumenta il distacco tra l’esperienza del corpo e della psiche, rendendo ancora più complicato accettare di aver perso il proprio bambino.

Tutti questi cambiamenti, per una semplice differenziazione biologica, non vengono compresi dall’uomo, proprio perché non possono essere vissuti allo stesso modo. Soprattutto se si tratta di un aborto precoce, la rappresentazione che il futuro papà stava sviluppando era ancora solo nella sua fantasia, senza o con poco riscontro nella realtà. L’uomo, che per natura è anche più concreto della donna, non riesce a comprendere fino in fondo l’esperienza emotiva generata dal vissuto corporeo della donna e questo spesso viene vissuto come una sua incapacità e superficialità. Per questo motivo è molto importante aiutarlo a comprendere, condividendo le proprie emozioni e sensazioni, spiegando cose che per una donna sono scontate, ma non lo sono per un uomo, come ad esempio la ricomparsa del ciclo…

La differenza a livello corporeo però non significa che il partner non stia soffrendo. Quello che spesso viene vissuto come atteggiamento distaccato è il risultato della spiacevole sensazione di impotenza che l’uomo, di fronte alla perdita del proprio bambino e al dolore della propria compagna, si trova ad affrontare.

L’uomo infatti per natura è colui che è più orientato all’azione, alla concretezza, al pragmatismo, e la sua funzione all’interno della coppia è di bilanciare l’emotività con la razionalità (il femminile e il maschile). È proprio per questo motivo che non si lascia andare, per lo meno davanti a voi, al pianto disperato, al vortice delle emozioni che vi coinvolge, per compensare col giusto distacco quello che avviene nella coppia, in modo da restare a galla. Arriverà il tempo per lasciarsi andare all’emotività.

Tante sono le situazioni che si possono presentare e tanti i modi di reagire. La cosa comunque importante per superare questo momento difficile è il rispetto dei tempi e dei modi di reagire dell’altro. I tempi per superare questa perdita non sono sempre gli stessi per tutti, e non esiste una giusta regola. La cosa essenziale è che tutto ciò che accade dentro di voi possa essere condiviso e non dato per scontato, nella libertà reciproca di non sentirsi giudicati e accusati.

Importante chiedere ciò che non si comprende, perché può essere una apertura al dialogo.

Importante accettare la diversità, perché c’è ed è reale.

Importante chiedere aiuto e anche spiegare come voler essere aiutati.

Ognuno di noi è diverso e può aver bisogno di cose diverse in tempi diversi. 

Dott.ssa Stefania Cioppa

Dott.ssa Irene Bellini

ABORTO SPONTANEO E COSTRUZIONE DELL’IDENTITA’ GENITORIALE

L’esperienza di aborto spontaneo durante la prima gravidanza

Una gravidanza, non è solo un momento di attesa di un figlio, ma è anche un momento della vita in cui la donna e l’uomo si preparano per rivestire un nuovo ruolo nella società, nella famiglia e nella coppia, oltre che per una ridefinizione della propria identità.

Un aborto spontaneo, che avviene durante la prima gravidanza, mette fine a questo processo ormai iniziato di ristrutturazione, un processo dal quale non si può tornare indietro, che viene però interrotto, lasciato in sospeso dalla triste notizia. Questo stato di indefinitezza e sospensione lascia i futuri genitori in un limbo. Sono o non sono dei genitori? Sono o non sono mamme e papà? In fondo quel bambino, a cui forse ancora non avevano dato un nome, non è ancora nato! Non l’hanno mai visto, non hanno mai cambiato un pannolino…in fondo era ancora un piccolo fagiolino!

Ebbene quella piccola vita probabilmente era già quasi del tutto formata, e già i genitori iniziavano a fantasticare sul colore degli occhi, dei capelli…ma vediamo meglio come questo va a influire sul processo di ridefinizione della propria identità.

Scegliere di diventare genitori significa intraprendere un cammino che inizia con la creazione di un  “grembo psichico” ancor prima del concepimento, e che con quest’ultimo inizia a prendere vita. Preparare lo spazio mentale significa immaginarsi nel ruolo di genitore, rivivendo le proprie esperienze infantili e anche adulte per fantasticare sul modo in cui si può “giocare” il nuovo ruolo, discriminando ciò che si vorrebbe fare da ciò che non appartiene al proprio atteggiamento e che magari è stato vissuto nell’esperienza di figlio. Significa pensare di essere colui che si “prende cura”, facendo l’ultimo passo per diventare grandi e posizionarsi al fianco dei propri genitori come figure alla pari. Significa essere pronti a rinunciare o a mettere da parte per un po’ i propri bisogni per lasciare spazio a quelli del proprio bambino…e tanto altro ancora.

Nel momento del concepimento, e quindi della scoperta della gravidanza, il ruolo di genitore inizia già a prendere vita, anche solo con l’attenzione rivolta alla protezione della donna e del piccolo che porta in grembo.

Dopo un aborto spontaneo cosa accade? Le coppie che si trovano a vivere questa situazione spesso lamentano questo senso di sospensione, di indefinitezza, di incompletezza, poiché la loro nuova identità, quella che andava via via formandosi, è stata improvvisamente interrotta. Nel loro vissuto doloroso spesso il fatto che non vengano riconosciuti come genitori non fa altro che aumentare quel vuoto con cui già si trovano a fare i conti. “Non solo non abbiamo più il nostro bambino ma senza di lui non siamo più niente…siamo incompleti.”

La loro è una genitorialità ferita. Un progetto che non si è coronato felicemente con la nascita di un figlio, ma che è comunque iniziato. È un’esperienza che la coppia ha iniziato a vivere grazie alla presenza di quella vita, che seppur piccola ha regalato delle forti emozioni. Non esiste un ruolo senza un suo controruolo, non esiste un figlio senza un genitore. Se c’è stata una perdita non significa che il ruolo vissuto possa essere cancellato, ma si trasforma in un quello genitore di un figlio non nato.

Riconoscere la genitorialità “ferita” è stato il primo obiettivo del Progetto Melograno, un progetto che io e le mie colleghe abbiamo pensato proprio per far si che questi vissuti potessero trovare un luogo di espressione e condivisione. È in questo modo che accogliamo le nostre coppie, le nostre mamme e i nostri papà, riconoscendo l’importanza della loro esperienza e permettendo loro di elaborarla e integrarla in modo sano nella loro nuova vita, verso un nuovo progetto generativo e creativo.

Dott.ssa  Stefania Cioppa

Aborto spontaneo: Come posso aiutare la mia compagna?

QUALCHE SUGGERIMENTO PER LUI

Dopo un aborto spontaneo l’uomo spesso viene assalito da un senso di impotenza, causato dalla sensazione di non poter fare niente né per il suo bambino né per la sua compagna; ogni tanto la scopre piangere e si accorge che il suo sguardo non è più quello di prima. Tutte le parole e le attenzioni non bastano a cambiare la situazione. Il profumo di gioia e di attesa, che si respirava, era pieno di fantasie che ora hanno lasciato un odore di vuoto e un velo di tristezza.

E’ importante sapere che le emozioni legate alla gravidanza e quindi anche all’aborto spontaneo vengono vissute in modo diverso dall’uomo e dalla donna. Non parliamo di un minore o maggiore dolore, ma ci riferiamo al corpo. Le donne, infatti, vivono l’intera esperienza anche attraverso il proprio corpo. Se l’uomo crea il suo spazio mentale e vede la sua compagna cambiare, la donna sente se stessa cambiare e cambia, sia a livello psichico che ormonale e fisico. Subito dopo un aborto peraltro il corpo della donna, per un certo periodo di tempo, continua a funzionare come se la gravidanza non si fosse interrotta, questo rende ancora più complicato accettare di aver perso il proprio bambino. L’uomo invece, che non vive l’esperienza dell’aborto sul proprio corpo, vede la propria compagna soffrire e sentendosi impotente rispetto al darle un sostegno emotivo, probabilmente tenderà a salvaguardarla occupandosi della parte pratica, adottando un atteggiamento improntato all’azione.

Questi vissuti così diversi generano difficoltà nel comprendersi. Può accadere che la donna, invasa da queste sensazioni corporee, dia per scontato che il suo compagno la capisca, e può fraintendere il suo “distacco emotivo”; l’uomo, a sua volta, può pensare lo stesso rispetto ai propri vissuti.

E’ essenziale dunque che tutte le emozioni che attraversano la coppia vengano condivise reciprocamente, così che ogni piccola differenza possa essere compresa dal partner, aggiungendo forza al legame.

Cosa può fare quindi un uomo per aiutare la propria compagna?

Date alla vostra compagna il tempo che le serve per superare questo momento, accogliete i suoi pianti, le sue parole, la sua tristezza…chiedetele ciò che non capite, ciò che non vi sapete spiegare.

Probabilmente all’inizio sarete molto più presi a risolvere le questioni pratiche, dal gestire le relazioni con i parenti e amici, alla gestione della casa, come ad esempio ri-ri-organizzare lo spazio dedicato al bambino. Non sentitevi in colpa se, presi dalle faccende, lasciate poco spazio all’espressione delle vostre emozioni. In questo momento questo è uno dei modi in cui potete aiutare la vostra compagna. La funzione dell’uomo, di fronte ad un evento doloroso, è proprio quella di mantenere un “piede” ancorato alla realtà concreta, in modo da non andare a fondo entrambi. Questo non significa che dovrete mettere da parte i vostri vissuti, ma probabilmente che li esprimerete più liberamente in un tempo diverso rispetto alla partner. Spesso infatti accade che non appena la donna inizia a stare meglio, l’uomo si “concede” di poter lasciare più spazio alle proprie emozioni legate all’evento doloroso.

Contemporaneamente però cercate di non mostrare un atteggiamento freddo e distaccato, perché non è non chiedendo alla vostra compagna come si sente che allevierete il suo dolore. Cercate quindi di far sentire la vostra presenza, pratica ed emotiva, creando nella coppia quel contenitore accogliente che vi permetterà di superare insieme quello che vi è accaduto, così che ne possiate uscire più forti e uniti.

Per una donna, in questo momento, la cosa più importante è sentirvi vicino, sapere di poter esprimere senza paura e vergogna le proprie emozioni, perché si sente capita, rispettata e protetta.

Dott.ssa Irene Bellini

Dott.ssa Stefania Cioppa

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