Cosa dice la mia scrittura?

Se desideri fare un piccolo assaggio grafologico, puoi inviare la tua scrittura (10/15 righe su foglio non rigato completa di firma) all’indirizzo mail

granellidipsicologia@libero.it

Va tenuto conto che un’analisi grafologica completa e ben fatta non può non tenere conto del tratto. Tale aspetto non è chiaramente visibile se non in originale. 

 Dott.ssa Irene Bellini

Grafologia

Dietro le parole…

“La scrittura riflette l’uomo”

Il fatto che esistano dei rapporti tra i vari segni grafici che compongono il tracciato e la psicologia dello scrivente è il dato di fatto su cui si basa la grafologia. Si accetta il postulato, dimostrato dalla pratica, che la coordinazione dei segni grafici e dei loro significati psicologici permetta combinazioni sensate, da cui emerge un ritratto veritiero delle personalità dello scrivente.

“Qual è il nesso tra il segno grafico e il suo senso psicologico?”

SIMBOLO

La scrittura è essenzialmente simbolica, come ci ricorda M. Pulver in “La simbologia della scrittura”. in quest’ottica dunque il problema che si pone la grafologia riguarda l’identificazione dei segni grafici e la loro interpretazione: che rapporto c’è tra gli elementi visibili (segni ) e quelli invisibili (dati psicologici)?

Forse non tutti sanno che…

Oggi esistono inItalia diversi approcci teorici allo studio della grafia, cui corrispondono diversi istituti e specializzazioni. E’ importante sottolineare che quello che distingue le diverse scuole è la base psicologica e non la base grafologica delle loro concezioni: la nomenclatura dei segni, la loro classificazione e il loro significato, a parte alcune sfumature, sono gli stessi.

Cosa si guarda nella scrittura?


Quando si guarda alla scrittura con occhi “grafologici” l’occhio cade innanzitutto su quattro parametri fonadamentali: spazio, forma, movimento e tratto.

Lo spazio fa riferimento al come viene occuapato il foglio (i margini, lo spazio tra le righe, le parole…), la forma a come vengono fatte le lettere, il movimento a come la scrittura avanza (si muove) lungo il rigo e il tratto è quanto si calca con la penna sul foglio.

Dott.ssa Irene Bellini

Grafologia: domande tipiche

Le classiche domande fatte al grafologo…

grafologia

La grafia nasconde un mondo simbolico tutto da esplorare, la penna scorre sul foglio come guidata da una forza molto difficile da gestire. Si tratta dell’energia vitale, proveniente dal mondo interno di ogni individuo, che senza volerlo lasciando il proprio segno, sta parlando di se in modo profondo.

Studiare la scrittura in tutti i suoi aspetti è un compito piuttosto complesso, che richiede anni di studio e pratica, che porta però a poter leggere dietro le lettere, dietro le parole. Gli aspetti che vengono presi inconsiderazione nell’analisi di una grafia sono innumerevoli; al contrario le osservazioni e le domande che vengono in genere poste sembrano ripetersi…E’ a queste che tenterò di dare una risposta.

Non è possibile analizzare la mia scrittura, scrivo sempre in modo diverso!

Si provi a pensare al modo in cui un individuo entra in una stanza e la occupa, magari immaginandolo quando tutti i giorni entra nel suo ufficio. Sicuramente questa persona tenderà a ripetere dei rituali, come appoggiare la giacca o la borsa sempre nello stesso posto;  tutti i giorni però è possibile che qualcosa del suo comportamento cambi: magari appoggerà la giacca nello stesso posto ma un giorno con attenzione mentre un altro la getterà con non curanza, oppure prenderà posto in modo composto o scomposto…

Con la scrittura avviene più o meno la stessa cosa. Tutti avranno notato che in base al momento o al mittente, la propria grafia cambierà anche notevolmente nella forma; oppure che la stanchezza o una maggiore attenzione produrranno scritti apparentemente differenti. E’ un evento del tutto normale, farebbe al contrario pensare, come a volte avviene in alcune scritture adolescenziali, una scrittura sempre uguale. L’umore, la fretta, il mittente e tanti altri fattori influiscono sul modo in cui si scrive.

Tutto questo però non implica l’impossibilità di analizzare una scrittura. Esistono dei parametri che rimangono costanti per ogni individuo, basti pensare alla possibilità di individuare una firma falsata. Magari in alcuni casi sarebbe utile poter visionare le diverse “facce” della grafia, ma è sicuramente possibile poterla analizzare.

Ma è normale che a volte calco tanto e altre invece no?

La risposta è: si. La pressione, ossia l’energia che viene utilizzata per lasciare il segno sul foglio, rappresenta il maggiore indicatore dell’ energia vitale attiva nel momento in cui si scrive. Può accadere che in una giornata in cui tenda a prevalere l a rabbia, la scrittura appaia più calcata, mentre in un momento della vita particolarmente malinconico possa risultare piuttosto leggera (in questi casi a volte si incontra anche fatica nello scrivere). E’ possibile anche che una forte stanchezza imponga una maggiore concentrazione e dunque la grafia risulterà più calcata. Esistono molte altre motivazioni che possono portare ad una pressione mutevole, non da ultimo il tipo di penna che viene usato…e allora viene da se la domanda…

La mia scrittura cambia in base al tipo di penna che uso!

Non si può dire che questo non sia vero. Un pennarellino scorrerà sul foglio sicuramente in modo diverso rispetto ad una penna dal tratto fine. Ma ancora una volta questo non impedisce un’accurata analisi della scrittura, perché i parametri presi in esame andranno oltre. Si terrà presente che caratteristiche ha di norma una scrittura quando viene usato quel tipo di strumento grafico, e magari ci si chiederà anche perché viene usato proprio quello e di quel colore.

Buona analisi a tutti!

Dott.ssa Irene Bellini

Come interpretare il disegno infantile

Il disegno infantile (dai 3 ai 4 anni)

uomo girino

Fino ai 3 anni il bambino sperimenta il gesto grafico creando svariati scarabocchi, probabilmente con diversi strumenti e non sempre sopra un foglio… La maturazione globale e psicomotoria in particolare, permette al bimbo di affinare sempre più le sue opere d’arte. Si potrà notare una gradale aggiunta di forme e figure, oltre che commenti, a volte assolutamente insensati per un adulto, che andranno ad accompagnare le sue produzioni artistiche. La sicurezza, autonomia e autostima del bambino, che si stanno strutturando, saranno influenzate dalle reazioni dell’adulto davanti ai suoi capolavori. L’artista, rispetto alla fase precedente, ha un vero e proprio intento rappresentativo, attraverso l’uso delle forme e delle figure manifesta i suoi sentimenti, desideri, emozioni. Costruisce delle scene e le fa parlare attraverso le sue verbalizzazioni, aggiunge, muove e crea. Oltre a quanto segnalato per gli scarabocchi, per tentare di dare un senso ai disegni dei bambini, sarà ora importante porre attenzione alle verbalizzazioni che accompagnano il gesto grafico e alle scelte che vengono fatte rispetto alle forme e alle figure.

L’evoluzione dello scarabocchio, l’esplorazione del foglio (ambiente) sempre più consapevole e sicura, prevede come conseguenza la creazione di forme via via sempre più complesse e soprattutto personalizzate. Il bambino necessita di maggiori abilità per strutturare forme più complesse, spesso infatti questo accade all’inizio della scuola materna, quando oltre alle capacità personali, si aggiunge l’esercizio  al gesto grafico. Spesso le prime rappresentazioni avranno a che fare con ciò che il bambino conosce o desidera: persone, luoghi, emozioni.

Le figure nascono dal perfezionamento delle  forme e da un senso estetico sempre più sviluppato, il bambino sa che più il suo disegno assomiglierà alla realtà, più sarà apprezzato dagli altri. Piano piano il bambino aggiungerà dettagli si suoi personaggi, case, alberi… Ad esempio a 4 anni la figura umana della bambina dovrebbe, in linea teorica, comprendere testa, occhi, tronco, braccia e gambe; quella del bambino testa e occhi. A 5 anni andranno ad aggiungersi per la bambina bocca, naso, braccia attaccate al corpo, piedi e abito colorato; mentre il bambino aggiungerà naso, tronco lungo, braccia, braccia e gambe attaccate al corpo, piedi e abito colorato. Con l’aumentare dell’età andranno via via ad aumentare i dettagli, verificare che questo accada ci darà informazioni rispetto all’andamento dello sviluppo cognitivo del bambino oltre che rispetto alla conoscenza del suo schema corporeo  (nel caso della figura umana). Allo stesso modo ad esempio, l’albero andrà ad assumere forme diverse e affianco a lui compariranno l’erba, i fiori, gli animali…

In linea generale sembra che sia più facile riscontrare scenari di guerra o caccia nei disegni dei bambini, mentre i disegni delle bambine sono spesso più legati a scene familiari o a rappresentazioni di animali.

Davanti ai disegni dei bambini, oltra a tratto, pressione e quanto descritto per gli scarabocchi, sarà interessante porre attenzione al valore simbolico delle figure rappresentate, alle verbalizzazioni che andranno ad accompagnarle, alla quantità di dettagli per età e all’uso dei colori.  Ad esempio se si chiede ad un bambino di disegnare un animale, spesso la scelta sarà legata ad alcuni aspetti del suo carattere o a suoi desideri: un dolce e furbo gattino o un aggressivo e impulsivo leopardo?

Dal momento che il disegno permette al bambino un’espressività piena e intensa, carica di emozioni e aspettative e spesso liberatoria, è importante non limitarne la produzione, fornendo al bambino il materiale e lo spazio adatto affinché possa creare. Allo stesso tempo assume una certa rilevanza la reazione dell’adulto, che non dovrà essere ne’ denigratoria ne’ esageratamente accondiscendente. Il bambino sta raccontando una storia, la sua storia profonda, sarà dunque importante dedicargli la giusta attenzione e il giusto spazio, mettendosi eventualmente in discussione qualora stia comunicando proprio con noi con il modo per ora a lui più congeniale…

Una buona lettura,

Dott.ssa Irene Bellini

Bibliografia

E. Crotti e A. Magni, Come interpretare gli scarabocchi, Red Edizioni, Milano, 2006

Dietro lo scarabocchio (fino ai 3 anni)

COSA SI NASCONDE DIETRO GLI SCARABOCCHI DEI BAMBINI??

scarabocchio giulia

Appena un bimbo viene al mondo, senza nemmeno saperlo, ci comunica con il suo acuto vagito che è arrivato e che sta bene. Ecco la nascita della comunicazione orale, nonostante uno dei due interlocutori non abbia ancora ben chiaro di che cosa si tratti. Ben presto il piccolo utilizza i mezzi di cui dispone per soddisfare i propri bisogni primari, e si arriva velocemente ai primi sguardi ad intervalli regolari che, tra una poppata e l’altra, introducono il ritmo della comunicazione. Ritmo, concetto dalla forte importanza per quelli che saranno i primi scambi verbali e per quelli che saranno i primi segni che il bimbo tenterà di lasciare. Le prime tracce di “comunicazione scritta” si intravedono presto nel bambino che con macchie di pappa, segni sui muri, scie delle macchinine e tanto altro, cerca di lasciare segni visibili da lui creati. Il passaggio successivo ci porta a linee disordinate e agli scarabocchi, opere d’arte dotate di un significato magico per il bambino e per l’adulto che quando chiede al piccolo che cosa rappresenti il suo “disegno”, ottiene spesso la stessa risposta anche a distanza di tempo.

Ma che cosa si nasconde dietro i cerchi e le linee che i bambini, fin da piccolissimi, ci lasciano? In quanto inconscio e istintivo, lo scarabocchio ci offre la possibilità di individuare le emozioni dominanti nella vita affettiva del piccolo. Per il bambino lo scarabocchio rappresenta la possibilità di entrare in contatto con il mondo, con gli adulti, di raccontare la propria storia e lasciare una traccia di sé. E’ una possibilità talmente magica che non perderà occasione di realizzarla, per questo l’adulto non dovrebbe intervenire con rabbia e fastidio se il piccolo decidesse di lasciare traccia sul muro o sui suoi vestiti, bensì dovrebbe munirlo di fogli e matite. Viene fatto riferimento in particolare ai bimbi fino ai tre anni circa.

Per potersi fare un’idea di cosa si nasconde dietro uno scarabocchio, l’adulto dovrà prestare attenzione a differenti aspetti, innanzitutto l’impugnatura, cioè al modo in cui viene tenuto in mano lo strumento grafico, qualunque esso sia. Stiamo osservando bimbi piccoli, perciò a meno che non sia particolarmente disfunzionale, bisognerà focalizzarsi più che altro se il gesto risulti essere faticoso o naturale per il piccolo artista. Lo stesso discorso vale per la scelta della mano, il bambino sta’ sperimentando, è importante che lo faccia senza costrizioni particolari e che possa perlustrare foglio e strumento grafico così come fa con l’ambiente circostante. Un’impugnatura sciolta ci indicherà quindi spontaneità e libera possibilità di espressione, se faticosa e costretta invece sarà indice di una tensione che potrebbe derivare sia da condizioni fisiche che psichiche.

Facevo riferimento prima all’esplorazione del mondo circostante paragonandolo a quella del foglio, sarà quindi utile prestare attenzione a come venga occupato lo spazio. Il bambino potrebbe occupare il foglio totalmente e addirittura uscire dai suoi confini, indicando un carattere estroverso, ricco di energia, voglia di esplorare, a volte di andare oltre le regole e quindi ribellarsi. Al contrario uno spazio occupato con parsimonia indicherà un temperamento timido, inibito, forse spaventato da qualcosa. In entrambi i casi, se si fosse di fronte ad un “troppo pieno” o un “troppo vuoto”, sarebbe utile chiedersi se per caso il bambino non stia cercando di essere visto e ascoltato.

A questa età il bambino percepisce sé stesso come al centro del mondo, per questo in genere gli scarabocchi tendono ad iniziare dal centro del foglio, che oltre a rappresentare il mondo circostante, simboleggia quello interno. Questa modalità indicherà quindi un certo benessere, una sensazione di piacevolezza, il bambino vedrà rispettato da parte dell’adulto il suo diritto di “essere al centro”. Se l’inizio fosse invece in un periferico del foglio, si potrebbe pensare al fatto che il bambino si senta inibito nei confronti del mondo, dal quale tenderà probabilmente di difendersi mettendosi da parte, senza esplorare e dunque senza esprimere i propri sentimenti, probabilmente stazionando in una fase dello sviluppo precedente la sua età. La destra e la sinistra del foglio, vengono interpretati come suggerito da Pulver: la sinistra indica la paura di affrontare il futuro, il bisogno di rimanere ancorati alle proprie certezze, al passato, al grembo materno; la destra invece il desiderio di progredire, esplorare, andare verso l’altro.

Un altro aspetto da osservare è il tratto, inteso come la modalità di condurre il tracciato. Potrebbe essere sicuro e regolare, andando ad indicare una certa tranquillità interna, e dunque uno stare nel mondo sicuro e protetto, la sicurezza dei propri affetti, gli permette di muoversi con destrezza e sperimentare il nuovo, di rapportarsi all’altro con una certa disinvoltura. Un tratto incerto e irregolare se inibito, potrebbe indicare la paura di essere rimproverato per aver sporcato. In generale probabilmente lo scarabocchio apparterrà ad un bambino timido, insicuro nelle relazioni, nell’esplorazione dell’ambiente e degli affetti tanto da temere l’allontanamento (come l’essere lasciato a scuola).

La pressione, cioè la forza che il bambino imprimerà nell’appoggiare lo strumento grafico al foglio, fa riferimento alla sua energia vitale, al suo modo di muoversi e affrontare la realtà: da troppo calcata a leggera, la pressione potrebbe indicare rispettivamente aggressività, tenacia o sensibilità.  

In ultimo osservando le forme prodotte è possibile farsi un’idea del modo del bambino di porsi nel mondo. Tratti curvi, indicheranno una natura morbida , serena, aperta. Gli angoli invece saranno indice di tensione, aggressività, rabbia: ci si dovrebbe chiedere se per caso non si stiano dando abbastanza attenzioni al bambino o se qualcosa possa averlo ferito.

Mettendo insieme tutti questi elementi è possibile farsi un’idea del bambino che ha prodotto lo scarabocchio, certo quello che ho dato è un breve assaggio, ma può essere utile per scorgerei messaggi che i bambini cercano di dare agli adulti in tutti i modi e che talvolta non si riesce a decifrare. Una buona lettura!

Dott.ssa Irene Bellini

Bibliografia

E. Crotti e A. Magni, Come interpretare gli scarabocchi, Red Edizioni, Milano, 2006

Un assaggio grafologico

Forte senso di responsabilità e tenacia. Emerge una certa inquietudine e nervosismo. L’umore risulta “ballerino” con la tendenza a passare in modo netto da stati di entusiasmo a stati di umore deflesso. Emerge una tendenza esteriore ad andare avanti, voler arrivare, e faticare affinchè questo avvenga, ma sembra esserci interiormente una certa insicurezza di fondo e insoddisfazione: starò facendo la cosa giusta? Le energie sembrano incastrate in qualcosa di più profondo. Sospettosità e bisogno di conoscere prima di lasciarsi andare. Poco spazio all’ascolto dell’altro.

Per una questione di riservatezza, sono stati riportati solo alcuni spunti e un pezzettino della scrittura.
Dott.ssa Irene Bellini
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