Il Progetto

PERCHE’ QUESTO PROGETTO?

…per uscire dal nostro silenzio e da quello degli altri…

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Spesso davanti a una situazione difficile, facciamo fatica ad esprimere le nostre emozioni e i nostri pensieri, rischiando di incontrare il silenzio. Il nostro silenzio, per difenderci, per non disturbare, per tentare di andare oltre. Il silenzio degli altri, di chi ci sta intorno, che teme di aprire una ferita e farci del male, e che quindi evita di toccare certi argomenti.

Nella nostra ricerca ci siamo accorte di come fosse difficile trovare un supporto specifico sui temi dell’infertilità e dell’aborto. E’ allora che abbiamo pensato a questo progetto, alla forza derivante dalla condivisione.

Chi di noi non ha cercato un confronto on-line?…forum, siti, blog…

Chi non ha sentito un sollievo trovando e parlando con qualcuno che stava vivendo un’esperienza simile?

A questo scopo nasce “PROGETTO MELOGRANO“, per  offrire un’opportunità di sostegno, confronto e condivisione alla genitorialità ferita al di là del giudizio del credo religioso e politico.

Il progetto prevede uno “SPORTELLO SOS“,  la possibilità di accedere a percorsi di supporto psicologico individuale o di coppia e GRUPPI TERAPEUTICI. 

INFERTILITA’

Si definisce infertilità, la mancanza di concepimento dopo 12/24 mesi di rapporti sessuali non protetti. Comunemente si  parla di infertilità primaria quando non c’è  mai stata una gravidanza e di infertilità  secondaria se la donna invece non riesce a restare nuovamente incinta dopo uno o più concepimenti. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’infertilità colpisce a livello mondiale dai 50 agli 80 milioni di soggetti. In Italia, a circa due anni dal matrimonio il 20-25 % delle  coppie scopre di avere problemi a procreare e circa la metà si rivolge a un centro per affrontare il problema. L’infertilità è quindi un problema  diffuso e nonostante se ne parli ancora poco, in Italia e non solo, sono moltissime le coppie che ogni anno si sottopongono a tecniche Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) con la speranza di riuscire a coronare il loro progetto genitoriale. Nel 2010 i cicli di trattamento registrati superano i novantamila; se a questo dato si aggiungono tutte quelle coppie italiane che si sottopongono ogni anno a trattamenti di PMA all’estero, si ha un’idea della portata di questo fenomeno. Definire le cause dell’infertilità è molto difficile. Nonostante sia opinione diffusa pensare che nella quasi totalità dei casi i problemi d’infertilità sia imputabili a fattori femminili, è opportuno evidenziare che per entrambi i sessi c’è lo stesso rischio di poter soffrire di infertilità.

Secondo i dati raccolti dal  Registro Nazionale sulla PMA,  l’infertilità è imputabile all’uomo nel 35,4% , alla donna nel 35,5%, il problema è di entrambi nel 15% dei casi  e nel restante 13.02%  si assiste a una forma di infertilità definita idiopatica, in quanto nonostante tutte le indagini diagnostiche eseguite, non sì è identificata una causa certa.

Cosa ci dicono questi dati? Andando oltre l’aspetto meramente quantitativo, questi numeri ci parlano di persone, di uomini e di donne con storie diverse ma unite da un unico desiderio: DIVENTARE GENITORI. I cambiamenti sociali economici  e culturali dell’ultimo decennio hanno sicuramente contribuito all’aumento del fenomeno. Si fanno sempre meno figli e sempre più in tarda età, si aspetta una ragionevole stabilità economica e lavorativa e per uno strano scherzo del destino, quando questa viene raggiunta il corpo e la mente sembrano ribellarsi. Il risultato è che sempre più coppie vivono il dramma dell’infertilità e lo fanno in piena solitudine, nella vergogna e nell’isolamento più totale. E’ proprio in questo clima  che nasce “Progetto Melograno” per dare voce e legittimare la sofferenza di questi aspiranti genitori. La mancanza di un figlio può incidere profondamente sulla felicità e sulla stabilità della coppia andando a minare il loro equilibrio psico-fisico, portando anche a un ritiro dalle relazioni familiari e sociali.

Affrontare i sensi di colpa, le frustrazioni e le delusioni, allentare le tensioni o più semplicemente vivere l’infertilità superando il tabù che aleggia intorno a tale condizione, deve essere visto come uno dei tanti obiettivi del sostegno psicologico in cui la coppia si apre all’incontro con l’altro  non giudicante, accogliente e rispettoso del disagio vissuto dagli aspiranti genitori.

Bisogna infine ricordare che da un punto di vista psicologico  un concepimento ottenuto con tecniche di riproduzione assistita espone più frequentemente la coppia a forme di ansia sull’andamento della gravidanza e sulla salute del piccolo. Tutto questo è comprensibile, si tratta di “gravidanze preziose” ottenute spesso dopo percorsi lunghi invasivi e fortemente stressogeni. Anche in questo caso un supporto può essere  una risorsa  utile nella gestione delle tensioni emotive causato dal lungo viaggio alla ricerca della cicogna.

ABORTO

“Progetto Melograno” si occupa di aborto in tutte le sue manifestazioni.

L’aborto spontaneo è la più frequente complicazione della gravidanza. Con questo termine ci si riferisce comunemente all’interruzione spontanea dell’attesa che si verifica prima del sesto mese (180 giorni di gestazione). La possibilità che una gravidanza si interrompa è più elevata di quanto si possa pensare. Il 15-25% delle gravidanze infatti si conclude con una perdita: nell’80% dei casi l’interruzione avviene nel primo trimestre. Il rischio di perdere un bimbo diminuisce rapidamente con il procedere dell’età gestazionale. Il fatto che sia un fenomeno molto frequente e che avvenga in una fase della gravidanza molto precoce porta spesso a sminuire il senso di vuoto che lascia intorno a sé, benché i vissuti siano comparabili a quelli di un vero e proprio lutto. Ecco perché l’importanza del sostegno e della condivisione.

Si parla invece di Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) quando la scelta di interrompere avviene da parte della donna o della coppia. In particolare la legge 194/78 specifica che l’interruzione possa avvenire entro il 90° giorno di gestazione o entro il 6° mese di gravidanza, solo per gravi malformazioni del feto che mettono in pericolo la salute fisica e psichica della madre, in questo caso si parla di Aborto Terapeutico.

I dati dell’ultima relazione del ministero della salute (2012) dimostrano che le distribuzioni percentuali di questi due fenomeni descrivono situazioni opposte: prima delle 12 settimane si ha a che fare con gravidanze indesiderate che sono sempre meno frequenti grazie ad una maggiore diffusione di metodi anticoncezionali adeguati e delle conoscenze in campo di prevenzione; dopo le 12 settimane si è in presenza invece di gravidanze, inizialmente desiderate, che vengono interrotte a causa di patologie del feto o della madre; tale fenomeno è in aumento poiché vi è un maggior ricorso alla diagnosi prenatale e un aumento dell’età materna.

Il ricorso all’IVG, che negli ultimi 20 anni è drasticamente diminuito, è molto più frequente tra le donne straniere, mentre bassa è la percentuale di aborti terapeutici tra le stesse: questa differenza riguarda il fatto che tra le donne straniere in generale la conoscenza della fisiologia della riproduzione e dei metodi per la procreazione responsabile è scadente; hanno generalmente minore accesso, per difficoltà di conoscenza e costi, alla diagnosi pre-natale e la maggior presenza di donne giovani nella popolazione immigrata implica un minor rischio di malformazioni fetali.

Interrompere una gravidanza, nonostante la volontarietà della scelta, rimane comunque un decisione non priva di conflitti e sensi di colpa. È proprio per questo motivo che riteniamo importante sostenere il processo di elaborazione prima e dopo, al fine di prevenire e limitare eventuali disturbi che possono intervenire a livello somatico e psichico.

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One Comment to “Il Progetto”

  1. Credo fortemente nel vostro progetto, lo condivido e le ragioni che mi hanno spinto a raccontare sono le stesse vostre.

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