In questo periodo difficile e surreale, sono molte le riflessioni che si attivano e altrettante le difficoltà che vengono a delinearsi. Vorrei qui portare l’attenzione, il pensiero e l’emozione sui bambini. Bambini spensierati, allegri, rientrati a scuola da qualche settimana dopo le vacanze di Natale e pronti a festeggiare il carnevale. Questi bambini da un giorno all’altro si sono trovati in “vacanza” per un motivo che i grandi non sapevano se e come raccontare. Questi bambini hanno visto la loro “vacanza” diventare un po’ più lunga, hanno sentito la preoccupazione della mamma e del papà, hanno notato che si usciva meno di casa, che le persone indossavano strane mascherine. Questi bambini hanno visto i propri genitori non andare più al lavoro, non uscivano più, i nonni non andavano più a trovarli e le maestre mandavano strani messaggi di saluto che normalmente in vacanza non mandavano. Le mamme e i papà hanno provato a spiegare ai bambini cosa stava accadendo, hanno parlato di virus, hanno raccontato favole, fatto vedere video… Ma questi bambini continuano a stare a casa. Adesso non vedono più i loro amici da alcune settimane, alcuni faticano a ricordarne volti e nomi. I più piccoli sentono la mancanza del gioco, delle maestre, delle favole e dei colori. I più grandi hanno ritrovato la propria classe dentro uno schermo che hanno dovuto imparare ad usare a volte prima del tempo. I bambini, tutti, si chiedono quando finirà e dietro questa domanda provano emozioni contrastanti che non sempre sanno o possono esprimere. I bambini stanno sperimentando il “lutto”, troppo, troppo presto. Separazioni forzate, inspiegabili. Ogni bambino ha “perso” temporaneamente, e alcuni purtroppo per sempre, alcuni soggetti di riferimento importanti per la propria vita. I bambini che hanno bisogno di routine, di risposte chiare e sincere fanno domande a delle mamme e dei papà che non sanno cosa rispondere, perché anche loro in fondo si pongono gli stessi interrogativi.

La scuola e tutti i suoi protagonisti, rappresentano oggi un soggetto estremamente importante per far fronte a questo “lutto”. Non è la didattica fine a se stessa il bisogno primario dei bambini in questo momento così incerto. Tutti i bambini necessitano di sentirsi rassicurati sulla presenza di quello che hanno lasciato così di corsa, senza poter salutare amici e insegnanti. Il “ci vediamo domani” è diventato “non so se e quando ci rivedremo” e questo vale soprattutto per i bambini alla fine di un ciclo che molto probabilmente vedranno mancare raccordi e riti di passaggio. Ovviamente ci auguriamo che questo non accada e che si torni a scuola il prima possibile!

Gli educatori e gli insegnanti si stanno mettendo in gioco imparando un nuovo modo per fare scuola. E fare scuola non significa solo inviare compiti, ma esserci e colmare il vuoto affettivo che i bambini si sono trovati a dover gestire. La didattica online permette di ritrovare una routine che seppur nuova e diversa, è simile a quella lasciata e soprattutto è condivisa dai propri compagni e dalle proprie insegnanti. Nascono così video lezioni, chat di classe, piattaforme on-line, favole raccontate su whatsapp e molto, molto altro!

I genitori che, mentre affrontano lo smart working, le ferie forzate, la cassintegrazione o la perdita di lavoro, si ritrovano educatori e insegnanti a tempo pieno. A tutti questi genitori dico di abbracciare la routine scolastica e guardare alla didattica come uno strumento per mantenerla. Sostenere i contatti con i compagni, le maestre, le favole e i quaderni conosciuti… questa è la cosa più importante che possono fare i “genitorinsegnanti”.

Come genitori dobbiamo dare spazio alle emozioni dei nostri figli, scatenando la nostra creatività e dando risposte sincere e chiare, senza paura di farli soffrire o spaventarli perché purtroppo lo sono già.

 

Dott.ssa Irene Bellini

Psicologa, Psicoterapeuta, Sand Play Therapist, Grafologa e Rieducatrice della scrittura

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