La Negoziazione assistita

La legge 162/2014 si propone di tagliare l’arretrato civile favorendo il ricorso ad arbitrati per le cause pendenti e la negoziazione assistita dagli avvocati per le altre cause oltre ad introdurre un iter veloce per la separazione e i divorzi consensuali.

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Genericamente si definisce negoziazione assistita (art.  2 della predetta legge) un accordo mediante il quale le parti convengono di cooperare in buona fede e con lealtà per risolvere in via amichevole la controversia tramite l’assistenza di avvocati iscritti all’albo.

La convenzione di negoziazione deve precisare:

  • il termine concordato dalle parti per l’espletamento della procedura in ogni caso non inferiore a un mese e non superiore a tre mesi, prorogabile per ulteriori trenta giorni su accordo delle parti,
  • l’oggetto della controversia, che non deve riguardare diritti indisponibili o vertere in materia di lavoro.

Più nello specifico si può affermare che, attualmente, uno dei nuovi modi per ottenere il divorzio in modo consensuale è la «negoziazione assistita da un avvocato».

Questo significa che non è più necessario passare da un giudice che verifichi l’irreversibilità della crisi coniugale prima di decretare lo scioglimento del legame, ma basta la mediazione di un legale. Il professionista è tenuto a redigere un documento sull’accordo raggiunto dai coniugi, farlo firmare dalle parti e autenticarlo (art. 6 l. 162/2014)

Infatti, in mancanza di figli minori, di figli maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave ovvero economicamente non autosufficienti, l’accordo raggiunto a seguito di convenzione di negoziazione assistita è trasmetto al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale competente il quale, ove non vi siano irregolarità, comunica agli avvocati il nulla osta per gli adempimenti.

In presenza di figli minori, di figli maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave ovvero economicamente non autosufficienti, l’accordo raggiunto a seguito di convenzione di negoziazione assistita deve essere trasmetto entro il termine di dieci giorni al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale competente, il quale, quando ritiene che l’accordo risponde all’interesse dei figli lo autorizza.

Quando ritiene che l’accordo non risponda all’interesse dei figli il Procuratore della Repubblica lo trasmette antro 5 giorni, al Presidente del Tribunale che fissa entro i successivi trenta giorni la comparizione delle parti.

Raggiunto l’accordo esso deve essere trasmesso, entro dieci giorni, all’ufficiale di stato civile del Comune in cui il matrimonio è stato iscritto o trascritto. In caso di ritardo è prevista una sanzione da 5 mila a 50 mila euro. Le stesse regole valgono anche per chi intenda ottenere la separazione o la revisione delle condizioni di separazione o divorzio già fissate dal giudice.

Si ricorda però che per ottenere il divorzio occorreranno comunque tre anni.

di Avv. Elena Serra

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