Ma l’aborto spontaneo è un lutto?

Il lutto è il sentimento di intenso dolore che si prova in seguito alla perdita di una persona cara.

Come ogni perdita anche l’aborto è un lutto, perché crea una discontinuità nella vita personale, di coppia e familiare.

Spesso però questa esperienza non viene riconosciuta come tale dalla società e da chi sta intorno alla coppia.  A differenza della morte comunemente intesa, nel caso di un aborto la nascita non c’è stata, l’esistenza del bambino è stata solo un’ esperienza intima, è mancata una condivisione della quotidianità e di conseguenza anche la morte è come se fosse considerata un po’ meno grave, un po’ meno morte. Ovviamente questo atteggiamento molto diffuso alimenta ancora di più lo stato di shock dei genitori, che non solo devono fare i conti con un vissuto emotivo molto intenso e doloroso, ma non vengono neanche legittimati dal mondo circostante, che richiede loro di rimettersi velocemente in forma e di “mettere in cantiere” un altro figlio.

In realtà la morte perinatale è un lutto a tutti gli effetti, ne possiede tutte le caratteristiche e lascia un grande senso di vuoto e di solitudine tipica di un decesso che avviene all’improvviso.

perditaA differenza delle altre perdite però, vi sono dei fattori che possono aggravare ancora di più il trauma: il fatto che la morte avvenga nel grembo materno o a seguito di un parto prematuro infonde nella mamma un senso di colpa, di incapacità di dare vita, di vuoto interiore molto forte. Allo stesso tempo il modo in cui avviene l’aborto e anche il dolore fisico provato sono elementi che hanno un’importante influenza su come viene vissuta l’esperienza. Il vissuto è talmente soggettivo e intimo che spesso neanche il papà riesce a comprenderlo fino in fondo, poiché la sua esperienza dell’esistenza del bambino avviene a livello immaginativo e non corporeo come nella donna.

Il fatto che venga negata l’esistenza del bambino dalla legge, dalla società e anche la mancanza di un luogo in cui poter dare uno spazio fisico alla sua esistenza e alla sua morte crea un dislivello, un conflitto nella mente del genitore perché l’oggetto del suo dolore non esiste, non vi sono tracce. Spesso viene riportata dalle mamme la sensazione che quello che è successo sia frutto della propria fantasia, questo per spiegare la forte sensazione di estraneità dal mondo reale.

Tutti questi fattori rendono spesso più complicato il normale processo di elaborazione del lutto, che già di per sé è doloroso e faticoso.

Il lutto, è un’esperienza assolutamente intima e personale, diversa per ognuno in base alla propria storia, al proprio modo di essere e di vivere. Ha bisogno di essere riconosciuto e rispettato, ha bisogno di un tempo soggettivo per essere attraversato e integrato nella propria esperienza di vita.

Non permettiamoci di giudicare l’altro per il modo in cui vive la propria perdita. Comprendiamo la diversità, accogliamola e rispettiamola per aiutarlo a non vivere in solitudine il proprio dolore.

di Stefania Cioppa

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