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Che cos’è il colloquio clinico?

colloquio clinico

Il colloquio clinico è una tecnica di osservazione e di studio del comportamento umano che avviene in un assetto metodologicamente corretto e in un idoneo clima emotivo. Questo contesto permette al paziente di presentarsi, comunicare le proprie difficoltà e fornire gli elementi necessari alla consultazione; al clinico di osservare, rilevare e comprendere gli elementi necessari al suo intervento.

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Informazioni sullo psicologo

Cosa fà lo Psicologo?Quando è utile andarci?…

In questo spazio cercheremo di fornire alcune risposte  alle domande più frequenti sullo Psicologo nel tentativo di far crollare i falsi miti che ruotano intorno a questa figura professionale.

Chi è lo Psicologo?

Lo Psicologo è professionista che si occupa di salute, è una persona laureata in psicologia, che dopo il corso quinquennale di studi, deve svolgere un anno di tirocinio pratico per poter sostenere l’esame di stato che gli permetterà di esercitare la professione.
Quindi il mestiere di Psicologo non si può improvvisare, ma è frutto di un percorso di studi lungo ed impegnativo in continua formazione.

Quando è utile andare dallo Psicologo?

Seppur con meno vigore rispetto al passato, tuttora  nel nostro Paese permane la convinzione secondo la quale andare dallo Psicologo  vuol dire essere “matti” o “fuori di testa”.

In realtà andare dallo Psicologo significa semplicemente  prendersi cura  della propria salute mentale la quale va ricordato non può essere svincolata da quella fisica. Mente e corpo sono due facce della stessa medaglia quindi per migliorare la qualità della propria vita è importante prendersi  cura di sé in toto.

Andare dallo Psicologo per un supporto psicologico può ad esempio essere utile per:

  • migliorare la propria autostima e/o il proprio umore;
  • superare una crisi temporanea o affrontare un cambiamento di vita;
  • affrontare problematiche relative a difficoltà affettive, sociali, familiari, relazionali, scolastiche, lavorative;
  • gestire meglio alcuni tratti della propria personalità favorendo una crescita interiore personale;
  • raggiungere una maggiore e migliore consapevolezza di sé e degli altri;
  • promuovere il benessere personale valorizzando le proprie risorse;
  •  uscire da situazioni che generano confusione o blocchi;
  • liberarsi da eccesso di ansia, stress, paure, difficoltà….

Gli ambiti di applicazione della professione sono infiniti ma è in linea di massima è bene tenere a mente che rivolgersi allo Psicologo può essere utile tutte le volte in cui ci si trova in una situazione di stress, di sofferenza, di disperazione di bassa autostima o semplicemente tutte quelle volte che si ha una sensazione di malessere che porta a chiedersi: cosa mi sta succedendo? In tutte queste circostanze Lo pPsicologo, con colloqui di valutazione e di supporto, aiuta la persona a superare queste sofferenze o ad alleviarle per tornare ad avere una vita soddisfacente.

Cosa non fa lo Psicologo?

Lo Psicologo non dispensa  consigli e non risolve i problemi delle persone…La sua funzione è quella di aiutare il paziente a valutare la soluzione più adatta al suo caso, non dice al paziente cosa fare e come farlo ma lo aiuta a capire come sfruttare al meglio le risorse e le energie che già possiede ma che per varie ragioni non sono accessibili. Tra gli strumenti più comuni di lavoro dello Psicologo ricordiamo il colloquio, i test  e non la palla di vetro o pozioni magiche…

Lo Psicologo non da farmaci…Prescrivere farmaci è una competenza esclusiva di una persona laureata in medicina. Qualora lo Psicologo lo ritenga opportuno può inviare il proprio paziente  ad uno Psichiatra al fine di affiancare ad un supporto psicologico  anche un trattamento farmacologico. Questo perché lo Psicologo attiva collaborazioni con diverse figure professionali per promuovere il benessere psicofisico del proprio paziente.

Lo Psicologo non legge nei pensieri altrui…Molto spesso quando ad una persona appena conosciuta comunichiamo che facciamo le psicologhe, una reazione piuttosto comune è credere che basti uno sguardo per capire cosa si nasconde nella teste delle persone. Magari fosse vero…Ci spiace dover far crollare questo mito e dover comunicare che lo Psicologo è un essere umano, è sicuramente una persona che è in grado di entrare in empatia con gli altri, certamente ha affinato delle preziose tecniche osservative ma di sicuro  ma non è un Supereroe.

Cos’è la Psicodiagnosi?

PSICODIAGNOSI

Il termine composto “psicodiagnosi” deriva dal greco “psiche” (Anima), “dia” (per mezzo di) e“gnosis” (Conoscenza) ed indica pertanto una disciplina volta a conoscere, descrivere e valutare tutte quelle caratteristiche che definiscono e compongono la personalità dell’individuo e il suo modo di porsi in relazione con se stesso e con l’altro.

Per l’espletamento dell’indagine psicodiagnostica lo psicologo si avvale, in associazione, dei colloqui clinici con il paziente (nei quali può anche essere effettuata la raccolta anamnestica, ovvero la ricostruzione della vita del paziente) la somministrazione di test. Gli strumenti utilizzati possono variare a seconda del paziente (età, problematiche presentate), del contesto, degli scopi della valutazione e dall’orientamento teorico del valutatore.

I test che possono essere utilizzati sono numerosissimi. Sono suddivisi in categorie:

  • Test di  livello, impiegati per misurare le capacità cognitive ed il livello intellettivo dell’individuo. Tra essi si ricordano le Scale Weschler (Wais-R, Wisc-IV) e le Matrici di Raven;
  • Test proiettivi, un insieme di prove cliniche che consistono nella codifica e nell’interpretazione di risposte liberamente prodotte dal soggetto di fronte a un set di stimoli  percettivi più o meno ambigui. I test si dividono in strutturali (il più utilizzato è il “Test di Rorschach”) e tematici (basati sul racconto di storie; tra essi si ricorda il “Thematic Apperception Test”, il “The Blacky Pictures”, l’ ”Object Relations Technique”);
  • Le interviste diagnostiche: suddivise in strutturate o semi-strutturate, si rivolgono al paziente o ai suoi famigliari, con lo scopo di acquisire una raccolta dettagliata di informazioni relative agli aspetti più prototipici del funzionamento psichico del paziente. Esempi di interviste diagnostiche sono la SCID-I e SCID-II (“Structured Clinical Interview for DSM-IV Axis I e Axis II Disorders”);
  • I questionari o “Inventari di personalità”:  Possono essere compilati dal paziente o da figure per lui significative (nel caso di adolescenti, ad esempio, i genitori) e si caratterizzano per la presenza di affermazioni rispetto alle quali si richiede di esprimere il livello di accordo o di disaccordo. Le finalità possono essere molteplici. Alcuni, in particolare, mirano ad identificare aspetti specifici della personalità del soggetto (ad esempio, il Beck Depression Inventory, per la valutazione della depressione). Altri questionari, al contrario, presentano uno spettro valutativo più ampio. Tra essi si ricorda il Minnesota Multiphasic Personality Inventory-II, (Butcher et al.,1989);
  • Le “Rating Scales”: un insieme di scale che valutano specifici sintomi. Tra esse, a titolo esemplificativo, la PANSS (Kay, Fiszbein, Opler, 1987; Kay, Opler, Lindenmayer, 1988; Kay, 1991), che rileva la presenza di disturbi psicotici.

I dati raccolti consentiranno allo psicologo di comprendere molteplici aspetti di funzionamento del paziente (cognitivo, interpersonale, emotivo, ecc.), formulare una diagnosi e fornire una eventuale indicazione al trattamento.

Al termine del processo psicodiagnostico, il clinico effettuerà con il paziente (con il genitore in caso di persona minorenne) un colloquio conclusivo, atto a effettuare una restituzione di quanto è emerso.

Che cos’è l’EMDR

Ogni psicologo/psicoterapeuta, sulla base della propria formazione e personalità, porterà all’interno della seduta con il paziente metodi e tecniche diverse. L’EMDR è una di queste.

Si tratta di una tecnica cognitivo comportamentale che può essere affiancata ad altri tipi di trattamento. EMDR è l’acronimo di Eye Movement Desensitization and Reprocessing, ovvero desensibilizzazione e rielaborazione tramite il movimento degli occhi. 

 E’ caratterizzata dalla stimolazione alternata bilaterale (visiva, tattile, uditiva). Questa tecnica sfrutta le innate caratteristiche di autoguarigione della persona, ovvero la resilienza. Si concentra sull’elaborazione dei ricordi traumatici e integra la parte cognitiva, emotiva e corporea dell’individuo nelle tre dimensioni del tempo: passato, presente e futuro. È indicata in particolare nei casi di esperienze traumatiche significative, ma è utile anche per molti altri disturbi psicologici.

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