Archive for ottobre, 2013

30 ottobre 2013

Diventerò papà!

Il ruolo sociale del padre si è notevolmente modificato a partire dalla metà del secolo scorso. Prima la gravidanza era un “fatto” prettamente femminile. Le donne della casa si occupavano di preparare il corredino per il piccolo in arrivo, e di aiutare la madre durante il periodo del puerperio, alla cura della casa e del neonato. Il padre aveva per lo più il ruolo di osservatore, e si occupava di garantire alla propria moglie e alla prole il mantenimento necessario per una vita dignitosa.

…pensiamo all’esperienza dei nostri padri…era quasi “eccezionale” che il papà assistesse al parto!

Oggi questa figura è cambiata: il padre è sempre più presente e assume un ruolo attivo e partecipe, sia dal punto di vista pratico che affettivo. Questo cambiamento è qualcosa di completamente nuovo per l’uomo! Si tratta infatti di un atteggiamento, un ruolo, un modo di essere papà che non ha termini di confronto con la generazione precedente.

Culturalmente siamo portati a dedicare più attenzione a ciò che avviene alla donna, proprio perché con le sue trasformazioni fisiche si prepara in modo diverso alla nascita. L’uomo per natura è più razionale, più forte, meno emotivo, e questo molto spesso porta a sottovalutare ciò che accade quando inizia il suo percorso verso la paternità. A questo si aggiunge il fatto che egli fa fatica a viversi come papà prima della nascita, perché non vivendo questa esperienza attraverso il corpo, il turbinio di emozioni che lo attraversano non sono visibili spesso nemmeno a sé stesso.

I padri oggi vogliono ritagliarsi uno spazio privilegiato con i propri bimbi, proprio come avviene in modo naturale per le mamme. Vogliono essere in prima linea, sentirsi speciali e unici proprio come lo sono le mamme…

Essi svolgono con amore ed efficienza tutti i compiti di accudimento del piccolo, rischiando di vivere “all’ombra della madre” e di diventare dei bravissimi “mammi”. Questo però va a mettere in discussione tutte quelle caratteristiche emblematiche incarnate solitamente dalla figura paterna, che sono importanti per la crescita sana del proprio bambino.

E’ proprio per questo che c’è bisogno di dedicare un po’ più di attenzione all’esperienza che stanno vivendo. È importante che anche i papà, come le mamme, possano avere uno spazio di confronto, di preparazione, di riflessione e scambio su questo nuovo ruolo che andranno presto a ricoprire, non solo prima della nascita, ma anche dopo. È opportuno quindi che essi possano legittimarsi uno spazio di crescita personale e di scambio proficuo con chi sta vivendo la stessa esperienza.

…e allora forza “nuovi padri”!!…è arrivato il momento di prendersi la rivincita!! 

Dott.ssa Stefania Cioppa

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10 ottobre 2013

Grafologia: domande tipiche

Le classiche domande fatte al grafologo…

grafologia

La grafia nasconde un mondo simbolico tutto da esplorare, la penna scorre sul foglio come guidata da una forza molto difficile da gestire. Si tratta dell’energia vitale, proveniente dal mondo interno di ogni individuo, che senza volerlo lasciando il proprio segno, sta parlando di se in modo profondo.

Studiare la scrittura in tutti i suoi aspetti è un compito piuttosto complesso, che richiede anni di studio e pratica, che porta però a poter leggere dietro le lettere, dietro le parole. Gli aspetti che vengono presi inconsiderazione nell’analisi di una grafia sono innumerevoli; al contrario le osservazioni e le domande che vengono in genere poste sembrano ripetersi…E’ a queste che tenterò di dare una risposta.

Non è possibile analizzare la mia scrittura, scrivo sempre in modo diverso!

Si provi a pensare al modo in cui un individuo entra in una stanza e la occupa, magari immaginandolo quando tutti i giorni entra nel suo ufficio. Sicuramente questa persona tenderà a ripetere dei rituali, come appoggiare la giacca o la borsa sempre nello stesso posto;  tutti i giorni però è possibile che qualcosa del suo comportamento cambi: magari appoggerà la giacca nello stesso posto ma un giorno con attenzione mentre un altro la getterà con non curanza, oppure prenderà posto in modo composto o scomposto…

Con la scrittura avviene più o meno la stessa cosa. Tutti avranno notato che in base al momento o al mittente, la propria grafia cambierà anche notevolmente nella forma; oppure che la stanchezza o una maggiore attenzione produrranno scritti apparentemente differenti. E’ un evento del tutto normale, farebbe al contrario pensare, come a volte avviene in alcune scritture adolescenziali, una scrittura sempre uguale. L’umore, la fretta, il mittente e tanti altri fattori influiscono sul modo in cui si scrive.

Tutto questo però non implica l’impossibilità di analizzare una scrittura. Esistono dei parametri che rimangono costanti per ogni individuo, basti pensare alla possibilità di individuare una firma falsata. Magari in alcuni casi sarebbe utile poter visionare le diverse “facce” della grafia, ma è sicuramente possibile poterla analizzare.

Ma è normale che a volte calco tanto e altre invece no?

La risposta è: si. La pressione, ossia l’energia che viene utilizzata per lasciare il segno sul foglio, rappresenta il maggiore indicatore dell’ energia vitale attiva nel momento in cui si scrive. Può accadere che in una giornata in cui tenda a prevalere l a rabbia, la scrittura appaia più calcata, mentre in un momento della vita particolarmente malinconico possa risultare piuttosto leggera (in questi casi a volte si incontra anche fatica nello scrivere). E’ possibile anche che una forte stanchezza imponga una maggiore concentrazione e dunque la grafia risulterà più calcata. Esistono molte altre motivazioni che possono portare ad una pressione mutevole, non da ultimo il tipo di penna che viene usato…e allora viene da se la domanda…

La mia scrittura cambia in base al tipo di penna che uso!

Non si può dire che questo non sia vero. Un pennarellino scorrerà sul foglio sicuramente in modo diverso rispetto ad una penna dal tratto fine. Ma ancora una volta questo non impedisce un’accurata analisi della scrittura, perché i parametri presi in esame andranno oltre. Si terrà presente che caratteristiche ha di norma una scrittura quando viene usato quel tipo di strumento grafico, e magari ci si chiederà anche perché viene usato proprio quello e di quel colore.

Buona analisi a tutti!

Dott.ssa Irene Bellini

2 ottobre 2013

Incotriamoci…

Non so più come fare con mio figlio!!!

INCONTRI PER GENITORI DI FIGLI ADOLESCENTI

GENITORI-FIGLI

Sempre più spesso abbiamo a che fare con genitori che hanno difficoltà nel rapportarsi con i propri figli adolescenti.

“non vuole studiare, non vuole lavorare…non ha voglia di fare niente!!!…siamo preoccupati per il suo futuro…vediamo che non ha nessun progetto e non sappiamo più cosa fare!”

Impotenza, preoccupazione,rabbia,tristezza, sensi di colpa…sono solo alcune delle emozioni che ci vengono riportate dai genitori che si trovano a vivere queste situazioni.

E’ PER QUESTO MOTIVO CHE ABBIAMO PENSATO DI INCONTRARCI!

Vogliamo creare la possibilità di condividere esperienze, preoccupazioni, consigli e buone norme, per aiutare a superare questo momento faticoso e aiutare i vostri ragazzi a crescere in modo sano, forte e sicuro.

Vi aspettiamo

LUNEDì 28 OTTOBRE 2013 alle ore 21.00

presso lo studio Osteopatico in via Magellano 3, Milano (MM3 Dergano)

Non è richiesta la prenotazione.

Per informazioni:

E-MAIL: granellidipsicologia@libero.it     ♦     TEL.  347 0565537 – 349 8353945

2 ottobre 2013

LA DONNA E L’INFERTILITA’…

disperazione donna“Il bambino comincia in noi molto prima del suo inizio. Ci sono gravidanze che durano anni di speranza, eternità di disperazione”   M.Cvetaeva

All’interno della coppia, la donna subisce in modo più pesante l’impatto psicologico dell’infertilità come mai?

Le ragioni sono molteplici e riguardano più fronti…

Anche se lo stereotipo di donna “tutta madre e casalinga” non è più forte come in passato, ancora oggi a livello sociale si attribuisce una grande importanza simbolica alla gravidanza e alla maternità.

Pensiamo alla nostra infanzia…Attraverso il gioco, l’utilizzo di bambole o peluche e in tempi più recenti di dispositivi digitali, le bambine sperimentano se stesse nel “ruolo di mamma”; nutrono, addormentano, giocano e si prendono cura del proprio “bambino”. Una volta diventate adulte, la maggior parte di loro diventerà madre, ma per alcune questo sogno non si concretizzerà mai…

La mancanza di un figlio genera nella donna la sensazione di essere incompleta, mancante, non  è in grado di fare la cosa più naturale del mondo e per questo si sente diversa dalle altre, da chi invece quel figlio l’ha avuto! Questa sensazione è spesso così forte da contaminare tutti gli ambiti della propria vita, il lavoro, gli amici, la famiglia, tutta la quotidianità subisce un contraccolpo importante. La vergogna, l’imbarazzo e  il sentirsi incompresa spinge la donna all’isolamento a tenere contatti con pochi eletti perchè “solo chi c’è passato può capire“…

Come mai è così difficile mettersi nei panni di una donna che desidera un figlio che non vuole arrivare? Superare l‘infertilità significa elaborare un lutto e forse la difficoltà è insita proprio in questo: Il lutto è la reazione emotiva legata prevalentemente alla perdita di una persona cara, ciascuno di noi conosce e ha provato questo dolore, ma non tutti capiscono come si può soffrire così per un bambino che in fondo non è mai nato. In realtà questo bimbo mai nato lascia nel cuore e nella mente della donna un vuoto enorme, un dolore lancinante che spesso non è compreso neanche dal proprio partner…Il  “vuoto” è per la donna che non riesce ad avere un figlio un tema molto delicato. Il bambino tanto desiderato nasce primo nella testa e nel cuore e solo dopo prende vita nel corpo. Il problema dunque è proprio questo, ad un grembo fisico vuoto corrisponde una mente piena, un grembo psichico ricco di desideri, speranze  aspettative e il tempo che passa è il tempo che sancisce l’assenza. In una tale condizione è facile capire quanto devastante può essere l’attesa di qualcosa che forse non arriverà. Ciascuna coppia ha la sua storia, alcune donne accettano la diagnosi d’infertilità e si arrendono alla natura, altre optano per l’adozione, alcune perdono le speranze altre ancora si affidano alla scienza.

Decidere di rivolgersi  a centri di PMA nella speranza di coronare il proprio sogno non è una scelta facile. Da un punto di vista emotivo significa imparare a gestire la frustrazione, l’impotenza e la perdita di controllo, significa affidare i propri sogni ad uno staff medico che certezze non ne ha. Da un punto di vista corporeo, Il lungo viaggio alla ricerca della cicogna sottopone la donna ad uno stress non indifferente… La stimolazione ovarica attraverso la somministrazione di farmaci, il monitoraggio tramite esami del sangue ed ecografie, il pick up e il transfert sottopongono la donna ad un carico fisico e psicologico senza precedenti. Per molte, tutto l’iter è ripetuto più e più volte e ad ogni tentativo aumenta il desiderio e diminuisce la speranza…

L’infertilità è un evento traumatico, le aspettative disattese, la repressione del dolore, la rabbia e i continui fallimenti possono causare insonnia, irritabilità, ansia e uno stato di tensione generale diffuso. Chiedere aiuto ad un professionista con il quale dar voce alla propria sofferenza, in un luogo protetto e non giudicante può aiutare la donna a riprendere in mano la sua vita ritrovando un equilibrio psicofisico indispensabile per affrontare i cambiamenti (qualunque essi siano) con la giusta serenità.

L’augurio è per tutte le aspiranti madri di riuscire a realizzare il loro sogno più grande!!!!!!!!

di Tiziana  Fiore

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