ABORTO SPONTANEO…NEMMENO MIO MARITO MI CAPISCE!

Abbiamo perso il nostro bambino. Lo abbiamo desiderato tanto e cercato con tanto amore… e ora che non c’è più è rimasto solo un gran senso di vuoto.

Dicono tutti che dispiace, che capita spesso, che è un fatto molto comune, ma a me sembra di impazzire, e la cosa peggiore è che mio marito sembra aver già dimenticato…non mi capisce, a mala pena mi chiede come sto, lavora tanto e lo sento distante. Ma come è possibile!!?moglie e marito

Dopo un aborto spontaneo capita spesso che ci senta incompresi e soli, soffrire pubblicamente è qualcosa che non sempre ci legittimiamo, e questo dipende dal nostro modo di vivere il dolore e la sofferenza ma soprattutto dalla concezione molto diffusa che un aborto spontaneo non sia un lutto vero e proprio. Non solo. Il modo di elaborare e vivere il lutto è qualcosa di molto soggettivo, quindi spesso le diverse reazioni fanno sentire inadeguati e soli.

Cosa avviene nella coppia?

La gravidanza, fin da quando viene solo pensata, coinvolge sia l’uomo che la donna. Insieme si diventa futura coppia genitoriale, insieme si fantastica e si condividono forti emozioni. Necessariamente però sia la gravidanza che l’aborto e le emozioni che lo accompagnano, vengono vissuti in modo diverso, non nel senso di un minor o maggiore dolore, ma di un diverso coinvolgimento del corpo.

Le donne infatti vivono l’intera esperienza anche attraverso il proprio corpo. Se l’uomo crea il suo spazio mentale e vede la sua compagna cambiare, la donna sente se stessa cambiare e cambia, a livello psichico, ormonale e fisico. Dopo un aborto spontaneo peraltro il corpo della donna per un certo periodo di tempo continua a funzionare come se la gravidanza non si fosse interrotta, questo aumenta il distacco tra l’esperienza del corpo e della psiche, rendendo ancora più complicato accettare di aver perso il proprio bambino.

Tutti questi cambiamenti, per una semplice differenziazione biologica, non vengono compresi dall’uomo, proprio perché non possono essere vissuti allo stesso modo. Soprattutto se si tratta di un aborto precoce, la rappresentazione che il futuro papà stava sviluppando era ancora solo nella sua fantasia, senza o con poco riscontro nella realtà. L’uomo, che per natura è anche più concreto della donna, non riesce a comprendere fino in fondo l’esperienza emotiva generata dal vissuto corporeo della donna e questo spesso viene vissuto come una sua incapacità e superficialità. Per questo motivo è molto importante aiutarlo a comprendere, condividendo le proprie emozioni e sensazioni, spiegando cose che per una donna sono scontate, ma non lo sono per un uomo, come ad esempio la ricomparsa del ciclo…

La differenza a livello corporeo però non significa che il partner non stia soffrendo. Quello che spesso viene vissuto come atteggiamento distaccato è il risultato della spiacevole sensazione di impotenza che l’uomo, di fronte alla perdita del proprio bambino e al dolore della propria compagna, si trova ad affrontare.

L’uomo infatti per natura è colui che è più orientato all’azione, alla concretezza, al pragmatismo, e la sua funzione all’interno della coppia è di bilanciare l’emotività con la razionalità (il femminile e il maschile). È proprio per questo motivo che non si lascia andare, per lo meno davanti a voi, al pianto disperato, al vortice delle emozioni che vi coinvolge, per compensare col giusto distacco quello che avviene nella coppia, in modo da restare a galla. Arriverà il tempo per lasciarsi andare all’emotività.

Tante sono le situazioni che si possono presentare e tanti i modi di reagire. La cosa comunque importante per superare questo momento difficile è il rispetto dei tempi e dei modi di reagire dell’altro. I tempi per superare questa perdita non sono sempre gli stessi per tutti, e non esiste una giusta regola. La cosa essenziale è che tutto ciò che accade dentro di voi possa essere condiviso e non dato per scontato, nella libertà reciproca di non sentirsi giudicati e accusati.

Importante chiedere ciò che non si comprende, perché può essere una apertura al dialogo.

Importante accettare la diversità, perché c’è ed è reale.

Importante chiedere aiuto e anche spiegare come voler essere aiutati.

Ognuno di noi è diverso e può aver bisogno di cose diverse in tempi diversi. 

Dott.ssa Stefania Cioppa

Dott.ssa Irene Bellini

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