Dimmi come mangi e ti dirò chi sei!

Dimmi come mangi e ti dirò chi sei“…classica frase da psicologia spiccia! Eppure vi sembrerà strano ma non è così…forse pochi sanno che uno dei grandi Padri della Psicologia (F. Perls) dedicò gran parte della sua attenzione al tema del cibo, paragonandolo all’atteggiamento che ognuno di noi ha nella vita.

Quello che Perls sostiene è che accanto all’istinto sessuale, tanto discusso da Freud, c’è l’istinto della fame, che soddisfa una delle principali funzioni dell’organismo, ossia quella dell’auto-conservazione. Ognuno di noi per vivere e crescere ha quindi bisogno di cibo, non solo fisico, ma anche mentale. Per assimilarlo e giovare dei suoi benefici, è però necessario che venga tagliato e sminuzzato, altrimenti rimane “sullo stomaco” come qualcosa di indigesto, viene inglobato e introiettato, rimanendo un corpo estraneo nel nostro organismo.

E’ qui che l’azione dei denti diventa importante. Essi rappresentano la nostra capacità di “fare nostro” qualcosa che proviene dall’esterno, sono la nostra funzione aggressiva (dal latino aggrĕdi, formato da ad- cioè “verso” e gradi ovvero “camminare“; significa quindi “camminare verso qualcuno” ; uno dei suoi sinonimi è “prendere di petto, affrontare) verso il mondo esterno e le cose conosciamo.

Senza addentrarci troppo nella teoria allora proviamo a chiederci: Come ci comportiamo di fronte al cibo? Come ci sentiamo? Come mangiamo, come mastichiamo? Quanto tempo passa tra un boccone e l’altro? Che tipo di cibo preferiamo? Qual è la nostra capacità di “fare nostro” un cibo?

Ecco che queste domande iniziano a darci un suggerimento su come siamo in relazione al mondo.

Come ci sentiamo di fronte al cibo? Cos’è per noi? Ci attrae, ci respinge, ci disgusta…attiva subito il bisogno della fame, della curiosità.

Che atteggiamento abbiamo noi? Aspettiamo gli altri, siamo impazienti, siamo avidi, siamo desiderosi…

Come mangiamo? Come mastichiamo? Tendiamo a ingerire con foga senza assaporare l’esperienza del gusto, oppure mastichiamo in modo calmo e attento, o mastichiamo in modo ossessivo e calcolato…

Come ci sentiamo durante la masticazione? Annoiati, oppure amiamo la sensazione di affondare i denti nel cibo, o ancora lo aggrediamo per spappolarlo in fretta e inglobarlo voracemente…

Se di fronte al cibo tendiamo a essere impazienti, avidi, e ingeriamo il cibo con foga, senza masticare bene, probabilmente siamo persone che non assaporano le cose, che traggono soddisfazione solo dall’inglobare, dal riempire, senza dare troppa attenzione al gusto dell’esperienza. Il cibo per noi è il riempimento di un vuoto…siamo concentrati sul fare e non sull’essere, sullo stare. Facciamo fatica a goderci le cose perché l’importante è averle fatte! Ma poco dopo riscopriamo solo poche “tracce” grossolane di quelle stesse esperienze, perché non sono state debitamente masticate e assimilate. Nella vita potrebbe riflettere una scarsa capacità “aggressiva”, nel senso che c’è la tendenza a partire in quarta, ma senza riuscire poi a dedicare la stessa energia per ciò che è stato desiderato, durante tutto il suo processo.

Perls dice che se invece la tendenza è quella di strappare e modicchiare, e non di “affondare” i denti, significa che ci può essere una difficoltà a “prendersi la propria parte”, a dare un taglio netto per paura di ferire le persone e dire “no”.

Anche il tempo che intercorre tra un boccone e l’altro può essere significativo del nostro modo di stare al mondo; quanto si riesce a stare nel vuoto? Molto spesso l’atteggiamento che prevale è di riempire la bocca con un nuovo boccone, prima che quello precedente sia stato ingoiato, il cibo diventa un flusso continuo, come fosse una bevanda. Può rappresentare la nostra incapacità di stare nel vuoto, nell’attesa, la nostra impazienza, e anche l’incapacità di portare a termine una cosa senza sovrapporre dell’altro.

Insomma, credo che tanti siano stati gli spunti di riflessione…e tantissimi altri ce ne potrebbero essere. Dedicare un po’ di attenzione a questo aspetto importante della nostra vita potrebbe essere un buon punto di partenza verso nuove consapevolezze.

…e allora non posso far altro che augurarvi BUON APPETITO!!

Dott.ssa Stefania Cioppa

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