Archive for settembre, 2013

24 settembre 2013

ABORTO SPONTANEO…NEMMENO MIO MARITO MI CAPISCE!

Abbiamo perso il nostro bambino. Lo abbiamo desiderato tanto e cercato con tanto amore… e ora che non c’è più è rimasto solo un gran senso di vuoto.

Dicono tutti che dispiace, che capita spesso, che è un fatto molto comune, ma a me sembra di impazzire, e la cosa peggiore è che mio marito sembra aver già dimenticato…non mi capisce, a mala pena mi chiede come sto, lavora tanto e lo sento distante. Ma come è possibile!!?moglie e marito

Dopo un aborto spontaneo capita spesso che ci senta incompresi e soli, soffrire pubblicamente è qualcosa che non sempre ci legittimiamo, e questo dipende dal nostro modo di vivere il dolore e la sofferenza ma soprattutto dalla concezione molto diffusa che un aborto spontaneo non sia un lutto vero e proprio. Non solo. Il modo di elaborare e vivere il lutto è qualcosa di molto soggettivo, quindi spesso le diverse reazioni fanno sentire inadeguati e soli.

Cosa avviene nella coppia?

La gravidanza, fin da quando viene solo pensata, coinvolge sia l’uomo che la donna. Insieme si diventa futura coppia genitoriale, insieme si fantastica e si condividono forti emozioni. Necessariamente però sia la gravidanza che l’aborto e le emozioni che lo accompagnano, vengono vissuti in modo diverso, non nel senso di un minor o maggiore dolore, ma di un diverso coinvolgimento del corpo.

Le donne infatti vivono l’intera esperienza anche attraverso il proprio corpo. Se l’uomo crea il suo spazio mentale e vede la sua compagna cambiare, la donna sente se stessa cambiare e cambia, a livello psichico, ormonale e fisico. Dopo un aborto spontaneo peraltro il corpo della donna per un certo periodo di tempo continua a funzionare come se la gravidanza non si fosse interrotta, questo aumenta il distacco tra l’esperienza del corpo e della psiche, rendendo ancora più complicato accettare di aver perso il proprio bambino.

Tutti questi cambiamenti, per una semplice differenziazione biologica, non vengono compresi dall’uomo, proprio perché non possono essere vissuti allo stesso modo. Soprattutto se si tratta di un aborto precoce, la rappresentazione che il futuro papà stava sviluppando era ancora solo nella sua fantasia, senza o con poco riscontro nella realtà. L’uomo, che per natura è anche più concreto della donna, non riesce a comprendere fino in fondo l’esperienza emotiva generata dal vissuto corporeo della donna e questo spesso viene vissuto come una sua incapacità e superficialità. Per questo motivo è molto importante aiutarlo a comprendere, condividendo le proprie emozioni e sensazioni, spiegando cose che per una donna sono scontate, ma non lo sono per un uomo, come ad esempio la ricomparsa del ciclo…

La differenza a livello corporeo però non significa che il partner non stia soffrendo. Quello che spesso viene vissuto come atteggiamento distaccato è il risultato della spiacevole sensazione di impotenza che l’uomo, di fronte alla perdita del proprio bambino e al dolore della propria compagna, si trova ad affrontare.

L’uomo infatti per natura è colui che è più orientato all’azione, alla concretezza, al pragmatismo, e la sua funzione all’interno della coppia è di bilanciare l’emotività con la razionalità (il femminile e il maschile). È proprio per questo motivo che non si lascia andare, per lo meno davanti a voi, al pianto disperato, al vortice delle emozioni che vi coinvolge, per compensare col giusto distacco quello che avviene nella coppia, in modo da restare a galla. Arriverà il tempo per lasciarsi andare all’emotività.

Tante sono le situazioni che si possono presentare e tanti i modi di reagire. La cosa comunque importante per superare questo momento difficile è il rispetto dei tempi e dei modi di reagire dell’altro. I tempi per superare questa perdita non sono sempre gli stessi per tutti, e non esiste una giusta regola. La cosa essenziale è che tutto ciò che accade dentro di voi possa essere condiviso e non dato per scontato, nella libertà reciproca di non sentirsi giudicati e accusati.

Importante chiedere ciò che non si comprende, perché può essere una apertura al dialogo.

Importante accettare la diversità, perché c’è ed è reale.

Importante chiedere aiuto e anche spiegare come voler essere aiutati.

Ognuno di noi è diverso e può aver bisogno di cose diverse in tempi diversi. 

Dott.ssa Stefania Cioppa

Dott.ssa Irene Bellini

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20 settembre 2013

I denti e il loro significato

Il significato dei denti

dente simpatico

 

“Questa notte ho sognato di perdere un dente!”

Al di la del senso che può essere attribuito in senso generale al sogno, è possibile andare più a fondo se si ricorda di quale dente si tratta. Ogni dente porta con sé il proprio significato simbolico, e la Dottoressa Michèle Caffin, dentista, osteopata e agopuntore, ha esplorato il mondo della simbologia dei denti.

GLI INCISIVI:

Gli incisivi centrali superiori raccontano le relazioni di un’ individuo rispetto all’archetipo del padre e della  madre, ossia al maschile  e al femminile che alberga dentro ognuno di noi. Quando questi due valori sono ben integrati, l’individuo realizza la cosiddetta “coppia interiore”, ossia l’unione della polarità femminile e maschile che porta in sé.

Quando gli incisivi presentano uno spazio tra di loro (diastema), ci si dovrebbe interrogare su una possibile dissociazione tra la polarità maschile e quella femminile.

Quando invece gli incisivi si accavallano è possibile che sia presente il predominio della “Madre” o del “Padre”, in base a quale sia l’incisivo che accavalla l’altro; mentre se uno degli incisivi è orientato all’interno uno dei due tende probabilmente a scomparire all’ombra dell’altro.

Gli incisivi centrali inferiori fanno riferimento al modo in cui gli archetipi maschile (incisivo inferiore sinistro) e femminile (incisivo inferiore destro) vengono percepiti e vissuti concretamente nella vita quotidiana.

Gli incisivi laterali recepiscono l’energia degli incisivi centrali, e le danno forma.

La posizione che assumono in bocca traduce la dinamica dell’individuo e le reazioni rispetto agli archetipi. E’ il modo in cui ci si pone rispetto al nostro primo dente.

I CANINI:

I canini compaiono verso i 13-14 anni contemporaneamente al periodo della pubertà, quando le energie sessuali si sviluppano e l’individuo diviene capace di dare vita. Sono denti importantissimi: appena vengono estratti, soprattutto gli inferiori, si può constatare una notevole riduzione di vitalità.

Il canino superiore destro rappresenta “il modo in cui voglio manifestarmi all’esterno”. Il canino superiore sinistro rappresenta il modo in cui viviamo i mutamenti interiormente. Il canino inferiore destro è l’espressione di ciò che vogliamo fare esteriormente. In particolare è collegato alla crescita fisica. Il canino inferiore sinistro rappresenta il modo in cui i cambiamenti interiori si inscrivono nell’ambiente esterno.

I PREMOLARI:

I premolari corrispondono all’io, al luogo in cui è inscritto il desiderio individuale. Potremmo tradurre il significato con “io voglio”. Il primo premolare superiore destro denota il modo in cui vogliamo manifestarci all’esterno. Il primo premolare superiore sinistro rappresenta il desiderio collegato al nostro lato sensibile, affettivo, interiore.

Il primo premolare inferiore sinistro rappresenta il modo in cui una persona esprime la propria volontà nell’ambiente immediatamente circostante: è l’espressione della volontà dell’ambito affettivo.

Il primo premolare inferiore destro è la realizzazione dei progetti. Il secondo premolare superiore destro rappresenta ciò che vogliamo sviluppare esternamente, soprattutto il figlio che vogliamo avere o un progetto che vogliamo realizzare.

Il secondo premolare superiore sinistro è un dente molto speciale, perché è collegato al karma: custodisce cioè le nostre predisposizioni naturali, considerate come un dono innato, vuoi latente, vuoi già in atto. Questo dente porta la ‘firma’ del nostro essere, di ciò per cui siamo fatti.

Il secondo premolare inferiore sinistro rappresenta concretamente le energie della madre nei nostri confronti.

Il secondo premolare inferiore destro rappresenta l’organizzazione materiale dei progetti, soprattutto nell’ambito lavorativo.

I MOLARI:

I primi molari compaiono verso i 6-7 anni, nel momento in cui il bambino comincia a prendere il posto che gli compete. Si può dire che questo dente corrisponde al desiderio di venire riconosciuti nel posto che vogliamo occupare. Il primo molare superiore destro è il posto che vogliamo assumere e che desideriamo manifestare esteriormente.

Il primo molare superiore sinistro rappresenta il posto che vorremmo avere per poter esprimere la nostra sensibilità.

Il primo molare inferiore sinistro rappresenta il modo in cui vogliamo essere riconosciuti affettivamente.

Il primo molare inferiore destro rappresenta la cosa più concreta del mondo: il lavoro. Questo molare è connesso con la morte e con la rinascita: ogni ristrutturazione è contemporaneamente un morte della struttura precedente, e la nascita di quella nuova. I secondi molari compaiono verso i 12 anni, e riflettono il rapporto dell’individuo con l’”altro”, ossia il suo modo di proiettarsi sull’altro, e il riflesso che l’altro gli rimanda (la reazione dell’altro rispetto a me).

Il secondo molare superiore destro esprime gli eventi collegati ai rapporti dell’individuo con l’esterno, nel mondo del lavoro e nella vita quotidiana. Il secondo molare superiore sinistro rappresenta ancora il rapporto con l’altro, ma sul piano affettivo: rappresenta dunque la maggiore o minore armonia delle relazioni interiori con l’altro.

Il secondo molare inferiore sinistro rappresenta la manifestazione e la concretizzazione di uno scambio relazionale (già denunciato nel secondo molare superiore sinistro).

Il secondo molare inferiore destro traduce i rapporti in quanto tali, nei fatti e nei gesti. Si tratta di rapporti intesi in senso materiale, e litigiosi.

I DENTI DEL GIUDIZIO:

I denti del giudizio compaiono verso i 21 anni, corrispondono quindi all’integrazione del piano spirituale con quello fisico ed emozionale. In questo dente si cristallizza l’energia dell’individuo collegata alla coscienza collettiva, alla coscienza universale, ed esso è legato all’atteggiamento dell’individuo rispetto al riunirsi con la propria parte mistica. Rappresenta l’uomo nel mondo spirituale, oltre che l’uomo nel mondo in cui si evolve.

Il dente del giudizio superiore destro corrisponde alla forza sviluppata per integrarci nel mondo fisico e spirituale.

Il dente del giudizio superiore sinistro può significare una paura interiore e profonda di essere respinti dal mondo fisico e spirituale in cui ci troviamo. Il dente del giudizio inferiore destro riflette la forza che sviluppiamo per esprimere i nostri sentimenti nel nostro ambiente.

Il dente del giudizio inferiore sinistro corrisponde all’energia fisica sviluppata per inserirci nel mondo. Ogni dente ha corrispondenza con gli organi del corpo o zone riflesse, e corrispondenze con i meridiani dell’agopuntura che vanno interpretate.

 

 

Bibliografia:

M. Caffin,“Quello che i denti raccontano di te”, Ed. Amrita, Torino, 2006

Dott.ssa Irene Bellini

12 settembre 2013

Quando un amore finisce….

QUANDO UN AMORE FINISCE….

la-scienza-conferma-un-amore-finito-fa-male-davvero_1138Rispetto agli anni passati si assiste ad un continuo aumento dei tassi di separazione e divorzi, secondo i dati ISTAT, nel 1995 per ogni 1.000 matrimoni si contavano 158 separazioni e 80 divorzi, nel 2011 si arriva a 311 separazioni e 182 divorzi. Senza addentrarci in noiose e inutili analisi dei dati nella speranza di capire come mai ci si separa di più rispetto al passato, mi piacerebbe spiegare cosa succede, quando un amore finisce.

Ogni giorno in tutto il mondo ci sono migliaia di storie che finiscono, nella migliore delle ipotesi la decisione di porre fine ad una relazione è presa di comune accordo ma cosa succede, quando non è così?Come ci si sente ad essere lasciati?

Chi non ha provato questo dolore almeno una volta nella vita?Quando un amore finisce ci si sente soli al mondo, arrabbiati, delusi ma per alcuni la sensazione di vuoto e abbandono è così forte che può trasformarsi in vera e propria angoscia. Come mai? L’uomo è per natura un “animale sociale” ciò significa che ha una tendenza innata a relazionarsi agli altri. Tutti noi abbiamo la necessità, di sentirci amati, apprezzati di ricevere affetto e vivere l’intimità. L’amore è quindi un bisogno e quando qualcosa ne impedisce il soddisfacimento ci sentiamo frustarti.

Ansia, apatia, irritabilità è così che ci si sente, quando qualcuno ci lascia, si vive nel ricordo di quello che è stato provocando una situazione di stallo, di blocco nel passato che non consente di proiettarsi nel futuro, in quel futuro che fa paura.

Cosa ci spaventa? Trovare un nuovo equilibrio…Dover ricominciare tutto da capo… Dare spiegazioni ad amici e parenti…Dover ristrutturare la propria vita in funzione del fatto  che la persona amata non sarà più al nostro fianco…

La maggior parte delle volte chi subisce la decisione, la vive come un fulmine a ciel sereno, ma è realmente così? Quando con il tempo la tristezza lascia il posto alla speranza, ci si rende conto che in fondo quella relazione non era così perfetta come pensavamo, in realtà c’erano delle avvisaglie che  forse non abbiamo voluto o potuto cogliere in quel  momento.

Non sempre la fine di un amore è drammatica come sembra…Si dice che “Chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quel che lascia ma non sa quel che trova”…. Questo proverbio è indiscutibilmente vero tutti i cambiamenti portano all’incertezza, cambiare significa cresce, significa in qualche modo rompere i vecchi schemi e questo altrettanto indiscutibilmente fa paura…A volte non sapere come sarà la nostra vita senza il/la partner, se si troverà la persona giusta o se il destino ha riservato per noi un triste futuro di solitudine spaventa più di una relazione non troppo felice…La storia però insegna che spesso le scoperte e le innovazioni che hanno migliorato la nostra vita nascono da chi ha avuto il coraggio di cambiare strada…

Quando un amore finisce, bisogna prendersi un tempo adeguato per elaborare e superare la separazione dalla persona amata…L’importante è cercare di capire cosa non ha funzionato senza farsi schiacciare dagli eventi; essere lasciati non è una prova indissolubile della propria inadeguatezza personale, assumere il ruolo di vittima sacrificale o farsi divorare dalla rabbia nei confronti di chi ci ha spezzato il cuore non aiuta di certo a ritrovare il proprio equilibrio psicofisico.

Quindi forza e coraggio e viva l’amore (si ma quello sano pero!!!!)

di Tiziana Fiore

 

4 settembre 2013

Racconta la tua storia…

PROGETTO MELOGRANO è nato due anni fa, dal desiderio di sostenere tutte quelle donne, uomini e coppie che condividono l’esperienza di una genitorialità ferita.

Il nostro lavoro prosegue e il prossimo passo sarà la pubblicazione di un libro che possa sensibilizzare su questi temi.

…è per questo che abbiamo bisogno del tuo aiuto!

Racconta qui la tua storia o se preferisci inviaci la tua testimonianza a questo indirizzo granellidipsicologia@libero.it !

Stiamo raccogliendo materiale prezioso…può essere un primo passo per uscire dal silenzio.

3 settembre 2013

Dimmi come mangi e ti dirò chi sei!

Dimmi come mangi e ti dirò chi sei“…classica frase da psicologia spiccia! Eppure vi sembrerà strano ma non è così…forse pochi sanno che uno dei grandi Padri della Psicologia (F. Perls) dedicò gran parte della sua attenzione al tema del cibo, paragonandolo all’atteggiamento che ognuno di noi ha nella vita.

Quello che Perls sostiene è che accanto all’istinto sessuale, tanto discusso da Freud, c’è l’istinto della fame, che soddisfa una delle principali funzioni dell’organismo, ossia quella dell’auto-conservazione. Ognuno di noi per vivere e crescere ha quindi bisogno di cibo, non solo fisico, ma anche mentale. Per assimilarlo e giovare dei suoi benefici, è però necessario che venga tagliato e sminuzzato, altrimenti rimane “sullo stomaco” come qualcosa di indigesto, viene inglobato e introiettato, rimanendo un corpo estraneo nel nostro organismo.

E’ qui che l’azione dei denti diventa importante. Essi rappresentano la nostra capacità di “fare nostro” qualcosa che proviene dall’esterno, sono la nostra funzione aggressiva (dal latino aggrĕdi, formato da ad- cioè “verso” e gradi ovvero “camminare“; significa quindi “camminare verso qualcuno” ; uno dei suoi sinonimi è “prendere di petto, affrontare) verso il mondo esterno e le cose conosciamo.

Senza addentrarci troppo nella teoria allora proviamo a chiederci: Come ci comportiamo di fronte al cibo? Come ci sentiamo? Come mangiamo, come mastichiamo? Quanto tempo passa tra un boccone e l’altro? Che tipo di cibo preferiamo? Qual è la nostra capacità di “fare nostro” un cibo?

Ecco che queste domande iniziano a darci un suggerimento su come siamo in relazione al mondo.

Come ci sentiamo di fronte al cibo? Cos’è per noi? Ci attrae, ci respinge, ci disgusta…attiva subito il bisogno della fame, della curiosità.

Che atteggiamento abbiamo noi? Aspettiamo gli altri, siamo impazienti, siamo avidi, siamo desiderosi…

Come mangiamo? Come mastichiamo? Tendiamo a ingerire con foga senza assaporare l’esperienza del gusto, oppure mastichiamo in modo calmo e attento, o mastichiamo in modo ossessivo e calcolato…

Come ci sentiamo durante la masticazione? Annoiati, oppure amiamo la sensazione di affondare i denti nel cibo, o ancora lo aggrediamo per spappolarlo in fretta e inglobarlo voracemente…

Se di fronte al cibo tendiamo a essere impazienti, avidi, e ingeriamo il cibo con foga, senza masticare bene, probabilmente siamo persone che non assaporano le cose, che traggono soddisfazione solo dall’inglobare, dal riempire, senza dare troppa attenzione al gusto dell’esperienza. Il cibo per noi è il riempimento di un vuoto…siamo concentrati sul fare e non sull’essere, sullo stare. Facciamo fatica a goderci le cose perché l’importante è averle fatte! Ma poco dopo riscopriamo solo poche “tracce” grossolane di quelle stesse esperienze, perché non sono state debitamente masticate e assimilate. Nella vita potrebbe riflettere una scarsa capacità “aggressiva”, nel senso che c’è la tendenza a partire in quarta, ma senza riuscire poi a dedicare la stessa energia per ciò che è stato desiderato, durante tutto il suo processo.

Perls dice che se invece la tendenza è quella di strappare e modicchiare, e non di “affondare” i denti, significa che ci può essere una difficoltà a “prendersi la propria parte”, a dare un taglio netto per paura di ferire le persone e dire “no”.

Anche il tempo che intercorre tra un boccone e l’altro può essere significativo del nostro modo di stare al mondo; quanto si riesce a stare nel vuoto? Molto spesso l’atteggiamento che prevale è di riempire la bocca con un nuovo boccone, prima che quello precedente sia stato ingoiato, il cibo diventa un flusso continuo, come fosse una bevanda. Può rappresentare la nostra incapacità di stare nel vuoto, nell’attesa, la nostra impazienza, e anche l’incapacità di portare a termine una cosa senza sovrapporre dell’altro.

Insomma, credo che tanti siano stati gli spunti di riflessione…e tantissimi altri ce ne potrebbero essere. Dedicare un po’ di attenzione a questo aspetto importante della nostra vita potrebbe essere un buon punto di partenza verso nuove consapevolezze.

…e allora non posso far altro che augurarvi BUON APPETITO!!

Dott.ssa Stefania Cioppa

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