QUANDO LE DOMANDE FANNO MALE….

il peso delle domandeE tu cosa aspetti????

In apparenza può sembrare una domanda banale, forse un po’ invadente ma innocua, una domanda come tante altre alla quale probabilmente ciascuno di noi almeno una volta nella vita ha dovuto dare una risposta…Eppure, questa domanda a volte brucia come granelli di sale su una ferita aperta.A un occhio attento non può sfuggire l’imbarazzo e la rigidità che una domanda di questo tipo provoca in  alcune donne. Come mai? Vorrei tentare di spiegarlo raccontando una storia….Questa storia racconta la vita di tante coppie che tentano con tutte le loro forze di mantenere agli occhi del mondo una parvenza di vita normale.

“C’era una volta una coppia di giovani innamorati che dopo anni di vita insieme decide di dare il via alla realizzazione di un progetto di vita importante: AVERE UN FIGLIOIn fondo hanno aspettato tutta la vita questo momento e quindi carichi  di sogni, aspettative e speranze iniziano ad avere rapporti non protetti.. .

Mese dopo mese il ciclo mestruale smorza l’entusiasmo  ma in fondo sì sa ci vuole tempo… Si prosegue…

Passano i mesi e dopo più di un anno iniziano a sorgere i primi interrogativi…

Si rivolgono a vari professionisti, si sottopongono a numerosi e invasivi esami e la restituzione è sempre la stessa: la condizione d’infertilità non renderà così semplice il concepimento naturaleLa coppia delusa non sa cosa fare, quello che sarebbe dovuto essere il periodo più bello e spensierato della loro vita, si trasforma in un momento di forte stress fatto di silenzi, di lunghe attese e scelte difficili…

Cambia la  percezione delle cose,  tutto ciò che sembrava avere senso fino a quel momento sembra perdere valore…Inizia un periodo di profonda sofferenza interiore in cui spesso la scelta è di vivere in solitudine la propria tristezza…

A volte il destino gioca brutti scherzi sembra quasi che le cose accadono nei momenti meno opportuni; ed è proprio allora, che l’aspirante mamma incontra per caso una sua ex compagna di classe…

La giornata non è delle migliori, è iniziata molto presto con una coda in ospedale per fare gli esami del sangue, ora che è pomeriggio inoltrato sta andando a fare due passi perché ha appena ricevuto dalla clinica una chiamata  che ha annunciato il probabile fallimento della seconda  FIVET(tecnica di procreazione medicalmente assistita).

Che bello rivedere i vecchi amici no? Peccato che l’amica  ha  appena partorito e ingenuamente le domanda e tu ancora niente?…Vorrebbe scappare piangere e urlare al mondo che se potesse ne farebbe 10 di figli eppure con un sorriso appena abbozzato e un corpo di marmo risponde: “no per ora stiamo bene così…””

Questa storia, forse un po’ esasperata, racconta di uomini e donne che lottano non solo contro la realizzazione di un desiderio ma anche contro una società in cui d’infertilità non si parla e sognare un figlio che non arriva diventa pertanto un segreto da tenere nascosto per paura delle reazioni, dei giudizi e delle incomprensioni degli altri.In una condizione di forte sofferenza e smarrimento, i tentativi della coppia sono rivolti a fare finta che vada tutto bene e che questo figlio non arriva perché in fondo ci si vuole godere ancora la vita…

Una volta superati o comunque alla soglia dei trent’anni, sono diverse le circostanze in cui le donne si trovano a fare i  conti con la curiosità delle persone che pongono domande sul futuro.Niente di starno è la vita che è fatta così, se una persona è  fidanzata da tanto tempo la domanda più frequente sarà: Quando ti sposi? Non importa se “l’intervistato” è favorevole o meno al matrimonio l’importante è sapere quando. Se invece il matrimonio è stato coronato la domanda tanto banale quanto ricorrente sarà: Bambini ancora niente?

In fondo chi pone quella domanda, è curioso, vuole semplicemente sapere se di lì a poco potrà condividere con la coppia la gioia della genitorialità…E quindi il problema qual è? Il problema è proprio questo, chi “sollecita” il concepimento di un bambino è genitore ed è quindi consapevole della gioia immensa che regala la lieta novella. L’altra faccia della medaglia è che chi non riesce a coronare questo sogno lo sa bene quanto la sua vita potrebbe essere diversa con l’arrivo di un figlio poiché non desidera altro dalla vita.Il dato di fatto però è uno solo: questo figlio non arriva e ogni domanda  riapre una ferita molto dolorosa.

Che cosa fare dunque? Evitare le occasioni? Far finta che sia tutto ok? Assolutamente no, per chi si occupa d’infertilità o ci è passato è più semplice poiché riesce a cogliere i “segnali silenziosi” di una condizione così delicata; ma la maggior parte della gente non è minimante consapevole del fatto che un buon 20% della popolazione ha problemi a procreare.Sarebbe auspicabile iniziare a parlare d’infertilità in modo che le coppie possano sentirsi libere di rispondere con sincerità a certe domande senza nascondersi dietro a muraglie difensive pronte a crollare al minimo spostamento.Le cose iniziano a cambiare ma probabilmente il passo più importante per rompere il silenzio deve arrivare dalla coppia stessa; aprirsi agli altri e cercare un sostegno è fondamentale poiché l’infertilità non è una malattia contagiosa che necessita di  quarantena, al contrario è una condizione diffusa di cui non ci si deve assolutamente vergognare.

L’appello è per tutti quello di uscire dal silenzio e debellare quello che pare essere uno dei tabù rimansti ancorati alla nostra società

 

di Tiziana Fiore

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