ABORTO SPONTANEO E COSTRUZIONE DELL’IDENTITA’ GENITORIALE

L’esperienza di aborto spontaneo durante la prima gravidanza

Una gravidanza, non è solo un momento di attesa di un figlio, ma è anche un momento della vita in cui la donna e l’uomo si preparano per rivestire un nuovo ruolo nella società, nella famiglia e nella coppia, oltre che per una ridefinizione della propria identità.

Un aborto spontaneo, che avviene durante la prima gravidanza, mette fine a questo processo ormai iniziato di ristrutturazione, un processo dal quale non si può tornare indietro, che viene però interrotto, lasciato in sospeso dalla triste notizia. Questo stato di indefinitezza e sospensione lascia i futuri genitori in un limbo. Sono o non sono dei genitori? Sono o non sono mamme e papà? In fondo quel bambino, a cui forse ancora non avevano dato un nome, non è ancora nato! Non l’hanno mai visto, non hanno mai cambiato un pannolino…in fondo era ancora un piccolo fagiolino!

Ebbene quella piccola vita probabilmente era già quasi del tutto formata, e già i genitori iniziavano a fantasticare sul colore degli occhi, dei capelli…ma vediamo meglio come questo va a influire sul processo di ridefinizione della propria identità.

Scegliere di diventare genitori significa intraprendere un cammino che inizia con la creazione di un  “grembo psichico” ancor prima del concepimento, e che con quest’ultimo inizia a prendere vita. Preparare lo spazio mentale significa immaginarsi nel ruolo di genitore, rivivendo le proprie esperienze infantili e anche adulte per fantasticare sul modo in cui si può “giocare” il nuovo ruolo, discriminando ciò che si vorrebbe fare da ciò che non appartiene al proprio atteggiamento e che magari è stato vissuto nell’esperienza di figlio. Significa pensare di essere colui che si “prende cura”, facendo l’ultimo passo per diventare grandi e posizionarsi al fianco dei propri genitori come figure alla pari. Significa essere pronti a rinunciare o a mettere da parte per un po’ i propri bisogni per lasciare spazio a quelli del proprio bambino…e tanto altro ancora.

Nel momento del concepimento, e quindi della scoperta della gravidanza, il ruolo di genitore inizia già a prendere vita, anche solo con l’attenzione rivolta alla protezione della donna e del piccolo che porta in grembo.

Dopo un aborto spontaneo cosa accade? Le coppie che si trovano a vivere questa situazione spesso lamentano questo senso di sospensione, di indefinitezza, di incompletezza, poiché la loro nuova identità, quella che andava via via formandosi, è stata improvvisamente interrotta. Nel loro vissuto doloroso spesso il fatto che non vengano riconosciuti come genitori non fa altro che aumentare quel vuoto con cui già si trovano a fare i conti. “Non solo non abbiamo più il nostro bambino ma senza di lui non siamo più niente…siamo incompleti.”

La loro è una genitorialità ferita. Un progetto che non si è coronato felicemente con la nascita di un figlio, ma che è comunque iniziato. È un’esperienza che la coppia ha iniziato a vivere grazie alla presenza di quella vita, che seppur piccola ha regalato delle forti emozioni. Non esiste un ruolo senza un suo controruolo, non esiste un figlio senza un genitore. Se c’è stata una perdita non significa che il ruolo vissuto possa essere cancellato, ma si trasforma in un quello genitore di un figlio non nato.

Riconoscere la genitorialità “ferita” è stato il primo obiettivo del Progetto Melograno, un progetto che io e le mie colleghe abbiamo pensato proprio per far si che questi vissuti potessero trovare un luogo di espressione e condivisione. È in questo modo che accogliamo le nostre coppie, le nostre mamme e i nostri papà, riconoscendo l’importanza della loro esperienza e permettendo loro di elaborarla e integrarla in modo sano nella loro nuova vita, verso un nuovo progetto generativo e creativo.

Dott.ssa  Stefania Cioppa

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