Archive for marzo, 2013

27 marzo 2013

Come interpretare il disegno infantile

Il disegno infantile (dai 3 ai 4 anni)

uomo girino

Fino ai 3 anni il bambino sperimenta il gesto grafico creando svariati scarabocchi, probabilmente con diversi strumenti e non sempre sopra un foglio… La maturazione globale e psicomotoria in particolare, permette al bimbo di affinare sempre più le sue opere d’arte. Si potrà notare una gradale aggiunta di forme e figure, oltre che commenti, a volte assolutamente insensati per un adulto, che andranno ad accompagnare le sue produzioni artistiche. La sicurezza, autonomia e autostima del bambino, che si stanno strutturando, saranno influenzate dalle reazioni dell’adulto davanti ai suoi capolavori. L’artista, rispetto alla fase precedente, ha un vero e proprio intento rappresentativo, attraverso l’uso delle forme e delle figure manifesta i suoi sentimenti, desideri, emozioni. Costruisce delle scene e le fa parlare attraverso le sue verbalizzazioni, aggiunge, muove e crea. Oltre a quanto segnalato per gli scarabocchi, per tentare di dare un senso ai disegni dei bambini, sarà ora importante porre attenzione alle verbalizzazioni che accompagnano il gesto grafico e alle scelte che vengono fatte rispetto alle forme e alle figure.

L’evoluzione dello scarabocchio, l’esplorazione del foglio (ambiente) sempre più consapevole e sicura, prevede come conseguenza la creazione di forme via via sempre più complesse e soprattutto personalizzate. Il bambino necessita di maggiori abilità per strutturare forme più complesse, spesso infatti questo accade all’inizio della scuola materna, quando oltre alle capacità personali, si aggiunge l’esercizio  al gesto grafico. Spesso le prime rappresentazioni avranno a che fare con ciò che il bambino conosce o desidera: persone, luoghi, emozioni.

Le figure nascono dal perfezionamento delle  forme e da un senso estetico sempre più sviluppato, il bambino sa che più il suo disegno assomiglierà alla realtà, più sarà apprezzato dagli altri. Piano piano il bambino aggiungerà dettagli si suoi personaggi, case, alberi… Ad esempio a 4 anni la figura umana della bambina dovrebbe, in linea teorica, comprendere testa, occhi, tronco, braccia e gambe; quella del bambino testa e occhi. A 5 anni andranno ad aggiungersi per la bambina bocca, naso, braccia attaccate al corpo, piedi e abito colorato; mentre il bambino aggiungerà naso, tronco lungo, braccia, braccia e gambe attaccate al corpo, piedi e abito colorato. Con l’aumentare dell’età andranno via via ad aumentare i dettagli, verificare che questo accada ci darà informazioni rispetto all’andamento dello sviluppo cognitivo del bambino oltre che rispetto alla conoscenza del suo schema corporeo  (nel caso della figura umana). Allo stesso modo ad esempio, l’albero andrà ad assumere forme diverse e affianco a lui compariranno l’erba, i fiori, gli animali…

In linea generale sembra che sia più facile riscontrare scenari di guerra o caccia nei disegni dei bambini, mentre i disegni delle bambine sono spesso più legati a scene familiari o a rappresentazioni di animali.

Davanti ai disegni dei bambini, oltra a tratto, pressione e quanto descritto per gli scarabocchi, sarà interessante porre attenzione al valore simbolico delle figure rappresentate, alle verbalizzazioni che andranno ad accompagnarle, alla quantità di dettagli per età e all’uso dei colori.  Ad esempio se si chiede ad un bambino di disegnare un animale, spesso la scelta sarà legata ad alcuni aspetti del suo carattere o a suoi desideri: un dolce e furbo gattino o un aggressivo e impulsivo leopardo?

Dal momento che il disegno permette al bambino un’espressività piena e intensa, carica di emozioni e aspettative e spesso liberatoria, è importante non limitarne la produzione, fornendo al bambino il materiale e lo spazio adatto affinché possa creare. Allo stesso tempo assume una certa rilevanza la reazione dell’adulto, che non dovrà essere ne’ denigratoria ne’ esageratamente accondiscendente. Il bambino sta raccontando una storia, la sua storia profonda, sarà dunque importante dedicargli la giusta attenzione e il giusto spazio, mettendosi eventualmente in discussione qualora stia comunicando proprio con noi con il modo per ora a lui più congeniale…

Una buona lettura,

Dott.ssa Irene Bellini

Bibliografia

E. Crotti e A. Magni, Come interpretare gli scarabocchi, Red Edizioni, Milano, 2006

Annunci
20 marzo 2013

PMA: L’attesa per il risultato.

sveglia

PMA è l’acronimo di Procreazione Medicalmente Assistita, termine usato per indicare una serie di procedure, di tecniche medico-chirurgiche che permettono di favorire il corso della fecondazione.

L’infertilità è un problema diffuso e nonostante se ne parli ancora poco, in Italia e non solo, sono moltissime le coppie che ogni anno si sottopongono a queste tecniche con la speranza di riuscire a coronare il loro progetto genitoriale.

I dati raccolti e analizzati dal Registro nazionale della procreazione medicalmente assistita (Pma) mostrano un aumento, nel nostro Paese, della domanda di queste tecniche di riproduzione. Nel 2010 i cicli di trattamento registrati superano i novantamila, se a questo dato si aggiungono le migliaia di coppie italiane che ogni anno intraprendono un viaggio in un Paese straniero per sottoporsi a un trattamento di fecondazione assistita, si ha un’idea di quanto l’infertilità sia un fenomeno in forte aumento.

Cosa ci dicono questi dati? Andando oltre l’aspetto meramente quantitativo, questi numeri ci parlano di persone, di uomini e di donne con storie diverse ma unite da un unico desiderio: DIVENTARE GENITORI. Parliamo di coppie che hanno scelto (scelta spesso molto più complicata di quanto si possa immaginare) e deciso di affidarsi alla medicina al fine di realizzare il proprio desiderio di genitorialità.

Il percorso di PMA è estremamente impegnativo e stressante, la coppia è messa a dura prova soprattutto se si considerano le percentuali di successo non sempre a favore.

Nonostante la consapevolezza, nella coppia rimane forte il rifiuto inconscio delle probabilità d’insuccesso e questo grava ancor di più sull’accettazione dell’eventuale fallimento sancito dalla ricomparsa del ciclo mestruale o della negatività del test di gravidanza.

In generale possiamo affermare che ciò che non si conosce si teme e questo accade proprio perché l’ignoto, mettendo a freno la costante necessità dell’uomo di controllare tutta la sua vita, scatena due sentimenti contrastanti: paura e curiosità. Questo vale sempre, in qualunque situazione insolita o sconosciuta, ma vale ancor di più quando ciò che non si conosce è l’esito di un trattamento che ha come obiettivo l’inizio di una gravidanza. In questo caso l’investimento psico-fisico è altissimo e se consideriamo che non sia possibile prevedere l’esito di un trattamento di Pma, poiché molte variabili non possono essere controllate, è facile immaginare lo stato d’animo degli aspiranti genitori.

Come si può gestire l’attesa per il risultato del trattamento?

E’ inevitabile che la coppia affronti il trattamento con la speranza di rientrare proprio in quella percentuale di successi, ma è fondamentale non pensare in termini esclusivamente positivi. Un atteggiamento di questo tipo, infatti, non solo non protegge dalla sofferenza ma predispone la coppia a un dolore ancora più grande nel caso di fallimento perché significa accettare una realtà che fino a quel momento è stata negata.

Così come non è possibile affrontare il percorso pensando solo in termini esclusivamente positivi, è altrettanto controproducente pensare al trattamento con pessimismo cosmico. Quest’atteggiamento tipicamente adottato da chi ha alle spalle tentativi non riusciti, si basa sul presupposto che non illudersi circa la possibilità di diventare genitori sia il modo migliore per ridurre la sofferenza in caso d’insuccesso. In questo caso ha senso chiedersi: è coerente desiderare un figlio al punto da essere disposti a intraprendere un percorso estremamente impegnativo come quello della Pma senza credere nell’efficacia del trattamento?

Entrambe le modalità non sono funzionali perché si basano su un approccio alla realtà non realistico. E’ importante aiutare la coppia a capire che ogni trattamento può portare a un risultato positivo o negativo, è doveroso che gli aspiranti genitori desiderino e sperino nel successo del trattamento, ma è fondamentale che mettano  in conto entrambi gli esiti senza alimentare aspettative irrealistiche.

Essere consapevoli non significa abbandonare la speranza ma facilita la gestione del risultato QUALUNQUE ESSO SIA.

di Tiziana Fiore

15 marzo 2013

ABORTO SPONTANEO E COSTRUZIONE DELL’IDENTITA’ GENITORIALE

L’esperienza di aborto spontaneo durante la prima gravidanza

Una gravidanza, non è solo un momento di attesa di un figlio, ma è anche un momento della vita in cui la donna e l’uomo si preparano per rivestire un nuovo ruolo nella società, nella famiglia e nella coppia, oltre che per una ridefinizione della propria identità.

Un aborto spontaneo, che avviene durante la prima gravidanza, mette fine a questo processo ormai iniziato di ristrutturazione, un processo dal quale non si può tornare indietro, che viene però interrotto, lasciato in sospeso dalla triste notizia. Questo stato di indefinitezza e sospensione lascia i futuri genitori in un limbo. Sono o non sono dei genitori? Sono o non sono mamme e papà? In fondo quel bambino, a cui forse ancora non avevano dato un nome, non è ancora nato! Non l’hanno mai visto, non hanno mai cambiato un pannolino…in fondo era ancora un piccolo fagiolino!

Ebbene quella piccola vita probabilmente era già quasi del tutto formata, e già i genitori iniziavano a fantasticare sul colore degli occhi, dei capelli…ma vediamo meglio come questo va a influire sul processo di ridefinizione della propria identità.

Scegliere di diventare genitori significa intraprendere un cammino che inizia con la creazione di un  “grembo psichico” ancor prima del concepimento, e che con quest’ultimo inizia a prendere vita. Preparare lo spazio mentale significa immaginarsi nel ruolo di genitore, rivivendo le proprie esperienze infantili e anche adulte per fantasticare sul modo in cui si può “giocare” il nuovo ruolo, discriminando ciò che si vorrebbe fare da ciò che non appartiene al proprio atteggiamento e che magari è stato vissuto nell’esperienza di figlio. Significa pensare di essere colui che si “prende cura”, facendo l’ultimo passo per diventare grandi e posizionarsi al fianco dei propri genitori come figure alla pari. Significa essere pronti a rinunciare o a mettere da parte per un po’ i propri bisogni per lasciare spazio a quelli del proprio bambino…e tanto altro ancora.

Nel momento del concepimento, e quindi della scoperta della gravidanza, il ruolo di genitore inizia già a prendere vita, anche solo con l’attenzione rivolta alla protezione della donna e del piccolo che porta in grembo.

Dopo un aborto spontaneo cosa accade? Le coppie che si trovano a vivere questa situazione spesso lamentano questo senso di sospensione, di indefinitezza, di incompletezza, poiché la loro nuova identità, quella che andava via via formandosi, è stata improvvisamente interrotta. Nel loro vissuto doloroso spesso il fatto che non vengano riconosciuti come genitori non fa altro che aumentare quel vuoto con cui già si trovano a fare i conti. “Non solo non abbiamo più il nostro bambino ma senza di lui non siamo più niente…siamo incompleti.”

La loro è una genitorialità ferita. Un progetto che non si è coronato felicemente con la nascita di un figlio, ma che è comunque iniziato. È un’esperienza che la coppia ha iniziato a vivere grazie alla presenza di quella vita, che seppur piccola ha regalato delle forti emozioni. Non esiste un ruolo senza un suo controruolo, non esiste un figlio senza un genitore. Se c’è stata una perdita non significa che il ruolo vissuto possa essere cancellato, ma si trasforma in un quello genitore di un figlio non nato.

Riconoscere la genitorialità “ferita” è stato il primo obiettivo del Progetto Melograno, un progetto che io e le mie colleghe abbiamo pensato proprio per far si che questi vissuti potessero trovare un luogo di espressione e condivisione. È in questo modo che accogliamo le nostre coppie, le nostre mamme e i nostri papà, riconoscendo l’importanza della loro esperienza e permettendo loro di elaborarla e integrarla in modo sano nella loro nuova vita, verso un nuovo progetto generativo e creativo.

Dott.ssa  Stefania Cioppa

12 marzo 2013

Incontri di Progetto Melograno

La prossima settimana vi aspettiamo per l’incontro mensile di Progetto Melograno.

Ecco il tema di questo mese:

“LA PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA:

l’importanza del sostegno prima, dopo e durante”

Ci vediamo VENERDì 22 MARZO alle h: 20.30 in via Varazze 10, Milano.

Se siete interessati a partecipare inviate una e-mail a: granellidipsicologia@libero.it

Le iscrizioni chiuderanno venerdì 15 marzo. La partecipazione è gratuita.

Per visualizzare tutto il programma degli incontri clicca qui.

7 marzo 2013

La simbologia del numero Sette

LA SIMBOLOGIA DEL NUMERO SETTE

 Sette

Sette sono i giorni della settimana e i colori dell’arcobaleno; sette sono le meraviglie del mondo e i peccati capitali; sette sono i Re di Roma e i suoi colli.

E’ un numero che si ripresenta in numerosi proverbi: “Le sette vite di un gatto”, “Sudare sette camicie”, “Essere al settimo cielo”, “Sette anni di sfortuna”.

Lo ritroviamo inoltre in letteratura e nella cultura cinematografica: “Seven”, “Sette spose per sette fratelli”, “Biancaneve e i sette nani”, “Sette anni in Tibet”, per elencarne solo alcuni.

Da sempre legato alla perfezione e per questo magico, essendo connesso al compiersi del ciclo lunare, il numero sette, secondo l’antica tradizione orientale, è considerato un numero sacro. Tra gli ebrei quest’ultima concezione si realizza nel menorah, il famoso candelabro formato da sette braccia, che rinvierebbe ai sette pianeti ma anche alla divisione in quattro parti dell’orbita della Luna (ventotto giorni).

Il sette rappresenta la globalità, un ciclo dinamico e compiuto. E’ il simbolo dell’unione tra il divino (3) e il terreno (4), tra natura fisica e spirituale. Non per altro sette sono i chakra, i centri energetici all’interno dei quali si accumula energia, consentendoci un’attività emotiva e spirituale.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: