MA LA MIA PANCIA DOV’E’?: La donna infertile tra invidia e vergogna.

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“Pochissime persone parlano chiaramente e volentieri dell’invidia che provano: parlarne apertamente inibisce perché è come mettersi a nudo, svelare la parte più meschina e vulnerabile di sé. Parlare della persona che si invidia e spiegare il perché, significa parlare della parte più profonda di sé stessi, delle aspirazioni e dei fallimenti personali, delle difficoltà e dei limiti che si trovano in sé stessi”(F.Alberoni) .

Il termine invidia deriva dal latino in-videre guardare contro, con ostilità, e fa riferimento al risentimento che si prova per la felicità, il benessere e il successo altrui.

L’invidia è un sentimento che viene condannato e negato dalla nostra società, al punto da considerarlo come un sentimento inconfessabile.  La morale cattolica la considera uno dei sette vizi capitali e nelle rappresentazioni più comuni l’invidioso è un personaggio brutto, deforme che osserva in lontananza e con sguardo cattivo e minaccioso, la gioia o la contentezza degli altri.

Che cosa succede quando l’oggetto dell’invidia è il figlio tanto desiderato che non vuole arrivare?

Chi non riesce a coronare il sogno di avere un figlio, l’invidia la conosce bene, invidia per la pancia…invidia nei confronti di chi riesce ad avere figli facilmente e appena lo desiderano…invidia per le famiglie numerose….insomma,  “invidia per chi ci riesce” senza passare per il difficile cammino che segue la diagnosi di infertilità….

Nelle donne che faticano ad avere un figlio, l’invidia diventa un vissuto spesso costante, un sentimento viscerale e incontenibile provato nei confronti di alcune madri. Sembra quasi un crudele segno del destino ma spesso è proprio nel momento in cui la donna scopre che avere un figlio non sarà così semplice che amiche, cugine e conoscenti diano il gioioso annuncio della loro gravidanza che magari non era neanche stata programmata…

Per chi vive la condizione d’infertilità, sembra quasi impossibile essere felici perché l’invidia sale e la rabbia porta a chiedersi: perché io no? Perché per me non è prevista questa gioia?

Da dove nasce l’invidia? Il sentimento invidioso per quanto nascosto o negato agli altri nasce proprio nella relazione e nel confronto con l’altro che possiede qualcosa che non si ha ma che si desidera profondamente.

Nella donna con problemi d’infertilità, l’invidia scaturisce dalla consapevolezza della mancanza del bimbo tanto desiderato, che alimenta spesso sentimenti negativi non solo verso gli altri ma anche e soprattutto verso di sé. Provare invidia, infatti, genera un forte senso d’imbarazzo e vergogna per il fatto stesso di aver provato un sentimento così negativo e fino a quel momento sconosciuto. Oltre al dolore provato per ciò che non si ha, la donna si sente profondamente in colpa arrivando spesso a mettere in discussione se stessa non solo come donna ma come persona buona e degna di amore.

La realtà dimostra che l’invidia è un sentimento diffuso tra chi condivide la difficoltà a concepire e anche se la tendenza è di non parlare di questo sentimento per paura di non essere capite, o peggio giudicate, il prezzo da pagare per il silenzio può essere davvero troppo alto. Negare e nascondere l’emozione non aiuta e spesso può indurre all’isolamento. Spesso l’invidia, la tristezza e la sensazione di non essere comprese nel loro dolore induce le aspiranti madri a evitare tutte quelle circostanze in cui c’è un confronto diretto con la “maternità”. Sono tante le occasioni che evitate, il battesimo del figlio del vicino di casa, la riunione di famiglia in cui la cugina esibisce il pancione, l’incontro con madri che parlano tutto il tempo di pannolini e pappe… Queste sono solo alcuni esempi ma il denominatore comune a queste situazioni è la sensazione di soffocamento e di esclusione  che porta queste donne a sentirsi inadeguate.

Come fare dunque a superare tutto questo? Come ha scritto Moravia, “L’invidia è come una palla di gomma che più la spingi sotto, più torna a galla.” Per quanto sentimento ostile e negativo l’invidia come la rabbia deve essere riconosciuta per quello che è, ovvero un sentimento potenzialmente distruttivo che va riconosciuto e gestito ma mai negato. Ciascuno di noi, almeno una volta nella vita ha provato invidia, l’importante è non farsi schiacciare dalle conseguenze negative di questa emozione e soprattutto evitare di tradurre i pensieri in azioni volte a danneggiare l’altro. Quando una donna decide di diventare madre, porta dentro di sé tutta una serie di desideri, aspettative e sogni che cercherà in tutti i modi di realizzare; quando non ci riesce, il dolore diventa inevitabilmente protagonista. Affrontare questo dolore e accettare le proprie emozioni senza reprimerle è il primo passo verso un’accettazione incondizionata di se stessi, presupposto indispensabile per trasformare i limiti in risorse.

di Tiziana Fiore

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