Dietro i silenzi dell’uomo:i vissuti emotivi legati

all’infertilità

infertilità maschile

Per la coppia che desidera avere un figlio realizzando un progetto emotivamente condiviso, ogni impedimento rappresenta una ferita profonda, un vuoto enorme, un lutto grave e imprevisto.

L’infertilità mette a dura prova gli aspiranti genitori, alcune coppie reagiscono tentando di rafforzare il legame che li unisce certi che insieme sapranno superare al meglio il disagio che li ha colpiti, altre, al contrario si allontanano.

Uomini e donne reagiscono in maniera diversa alla diagnosi d’infertilità e in quest’articolo mi sembra opportuno dare spazio a quelle che sono le reazioni emotive dell’uomo sicuramente più silenziose ma non per questo meno devastanti.

In passato era opinione diffusa e condivisa che i problemi legati alla buona riuscita del concepimento riguardassero esclusivamente la donna. Oggi il panorama è profondamente diverso giacché gli studi dimostrano che almeno nel 50% dei casi è l’uomo ad avere una ridotta capacità riproduttiva.

Questa scoperta induce a cambiamenti importanti dal punto di vista sociale, culturale e psicologico. L’uomo da sempre rimasto in ombra per ciò che riguarda il concepimento diventa protagonista insieme alla compagna e come tale deve sottoporsi a tutta una serie di esami e visite ai quali non è per niente abituato.  Nessuno gli ha mai detto di andare dall’andrologo e, ad eccezione della visita di leva che rappresentava un filtro importante, non si è mai sottoposto a nessun controllo.

Come vivono l’infertilità gli uomini?

Nell’inconscio dell’uomo la capacità riproduttiva è legata alla virilità quindi avere problemi d’infertilità, può significare ricevere un attacco alla sessualità, alla propria potenza sessuale in definitiva al proprio essere uomo.

Per tutte queste ragioni, l’uomo vive con molta ansia l’esame del liquido seminale non solo per le condizioni di raccolta ma anche per il timore del giudizio derivante dall’analisi che, qualora rivelasse qualche problema, potrebbe colpirlo nella sua dignità. Nel momento in cui il medico comunica la diagnosi d’infertilità, la prima sensazione può essere di shock e incredulità seguita da una reazione di rifiuto della condizione stessa. Il rifiuto è legato all’incapacità di accettare la perdita di controllo sulle proprie scelte e più in generale sul proprio destino.

Questa sua difficoltà va capita e accolta in quanto è importante rispettare i tempi personali per evitare di sentirsi schiacciati non solo dalle circostanze ma anche da chi, al contrario dovrebbe comprendere meglio il vostro vissuto.

Difficilmente l’uomo esprime quello che prova, per sua stessa natura non è così aperto al dialogo e alla condivisione, spesso non racconta quello che sta succedendo neanche alla famiglia di origine alla quale tiene nascosto il problema vissuto come umiliante e privato.

Dal punto di vista pratico l’uomo risponde a questa emergenza emotiva dedicandosi in maniera quasi maniacale ad altro, poco importa che si tratti di  lavoro, di amici o di sport, l’obiettivo è  la ricerca di gratificazioni che possano compensare il vuoto interiore.

Questo smisurato investimento in altri ambiti di vita è spesso frainteso dalla donna che vive questo comportamento come mancanza di sensibilità, di attenzione e non come il tentativo disperato di trovare una sorta di equilibrio. L’uomo spesso tende a nascondere le sue fragilità per proteggere la propria compagna che vede soffrire e disperarsi all’arrivo di ogni ciclo mestruale che puntualmente distrugge la speranza e testimonia il fallimento di un sogno. L’arrivo delle mestruazioni è un brutto colpo anche per lui eppure il suo: “Non preoccuparti andrà meglio la prossima volta” non ha niente a che fare con il voler minimizzare la situazione, cerca solo di reagire perché almeno uno dei due deve essere forte e mantenere la lucidità necessaria per affrontare il futuro.

Proprio perché esiste una profonda differenza nel modo di vivere le emozioni, le incomprensioni all’interno della coppia sono del tutto naturali, direi inevitabili se si pensa allo stress e al carico emotivo di ciascuno. Che cosa fare dunque? L’importante in questi casi è riuscire a comunicare in modo efficace, ascoltarsi senza puntare il dito o rinfacciare eventi passati con l’obiettivo sottile di ferire l’altro e soprattutto ricordarsi che soffrite in modo diverso ma soffrite entrambi.

Le differenze nella gestione di questa problematica se non sufficientemente gestite e condivise possono generare una grave frattura nella coppia e un progressivo disinteresse reciproco non solo sul piano soggettivo ma anche individuale. L’esperienza clinica dimostra che mentre la donna chiede più spesso aiuto anche da un punto di vista psicologico, l’uomo fa molto più fatica e se lo fa lo scopo è quasi unicamente accontentare un”capriccio”della compagna senza quindi beneficiare a pieno di un supporto di questo tipo. Entrare in contatto con le proprie emozioni anche quuelle più negative, esprimere il proprio disagio, condividere pensieri e stadi d’animo aiutata a gestire in modo più efficace paure o ansie legate alla condizione di infertilità facendo sentire gli aspiranti genitori meno soli e più forti.

Dott.ssa Tiziana Fiore

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