INTERRUZIONE VOLONTARIA DI GRAVIDANZA

Quando abortire sembra l’unica strada possibile

“Ho scoperto di essere incinta…un fulmine a ciel sereno! …e ora come faccio? In questa situazione sicuramente non posso tenerlo! Sono troppo giovane, non mi sento pronta per rinunciare a tutto!…madre alla mia età?!!assurdo!…se divento madre che ne sarà della mia carriera!…io e il mio compagno/marito siamo in crisi, come faremo con un figlio?!…non è di certo il momento di diventare madre!

…L’unica cosa da fare è abortire.”

Chi sta leggendo queste righe probabilmente ha vissuto in prima persona o magari molto da vicino questa esperienza, trovandosi a pronunciare queste parole che non lasciano spazio ad alternative “L’unica cosa da fare è abortire”.

Tantissime sono le situazioni e le circostanze che possono portare una donna o una coppia a praticare un IVG…l’età, troppo giovane o troppo matura, la situazione economica, le difficoltà con il partner, il rifiuto della gravidanza da parte del compagno o dei genitori, o ancora una patologia del feto (ABORTO TERAPEUTICO).

In questo contesto non sarà di certo possibile analizzare tutte le situazioni, ma vorrei approfondire alcuni degli aspetti psicologici implicati in questa scelta.

La scoperta di una gravidanza, in un momento in cui non è stata cercata attivamente, implica la mancanza di una spazio mentale, “un grembo psichico”, dedicato ad accogliere una nuova vita. Già nei casi più felici, in cui il bambino viene cercato dalla coppia, entrano in gioco dubbi, paure e insicurezze che fanno parte del normale processo di transizione alla genitorialità. Nel caso in cui la coppia o la donna non si prepara all’assunzione del ruolo genitoriale questo genera inevitabilmente confusione e conflitto, accentuati ancora di più dall’arrivo inaspettato di qualcosa che ha il potere di cambiare completamente la vita.

Preparare lo spazio mentale significa immaginarsi nel ruolo di genitore, rivivendo le proprie esperienze infantili e anche adulte per fantasticare sul modo in cui si può “giocare” il nuovo ruolo, discriminando ciò che si vorrebbe fare da ciò che non appartiene al proprio atteggiamento e che magari è stato vissuto nell’esperienza di figlio. Significa pensare di essere colui che si “prende cura”, facendo l’ultimo passo per diventare grandi e posizionarsi al fianco dei propri genitori come figure alla pari. Significa essere pronti a rinunciare o a mettere da parte per un po’ i propri bisogni per lasciare spazio a quelli del proprio bambino…e tanto altro ancora.

Queste riflessioni si attivano anche in chi non aveva ancora preso in considerazione l’idea di diventare genitore.  Così arrivano i dubbi.

La donna scopre di essere incinta e già gli effetti della gravidanza si manifestano sul suo corpo: stanchezza, nausea, instabilità emotiva, dolori…tutti fattori che la rendono particolarmente fragile.

Se il primo pensiero è che non è il momento per avere un figlio, di certo prendere una decisione lucida e fredda in un momento in cui le emozioni sono cariche di passioni, di paure e incertezze, risulta ancora più difficile.

Allo stesso tempo ci si trova a fare i conti con l’urgenza, poiché i giorni passano e non lasciano spazio a lunghe elaborazioni. Al contrario, in alcuni casi, è la coppia stessa che affretta i tempi, perché avverte l’urgenza di ritornare alla propria normalità, per paura che eventuali ripensamenti possano rendere le cose più difficili.

La donna, che vive questa esperienza sul proprio corpo, si trova a vivere con maggiore conflittualità questa decisione: da una lato sa che razionalmente potrebbe non essere il momento giusto, ma dall’altro subentra quell’istintivo desiderio di diventare madre che le fa pensare di tenere il bambino.

Molto spesso il senso di colpa va ad alimentare idee quali “l’essere una cattiva madre”, “l’essere indegna di avere un figlio”, “la paura di non poter più diventare genitore”. Il senso di colpa è una delle emozioni più presenti, poiché la scelta di praticare un IVG viene vissuta come la scelta di “uccidere” una vita volontariamente. Anche i fattori religiosi possono contribuire all’accentuazione dei vissuti di colpa.

Nelle giovanissime, la scelta di interrompere la gravidanza si ripercuote fortemente sul modo in cui viene vissuta la sessualità: l’essere rimasta incinta a seguito di una atto di piacere può essere vissuto con sensi di colpa tali da bloccare l’esplorazione della propria sessualità per paura che possa accadere di nuovo. In alcuni casi la somatizzazione di questo aspetto si esplica in disturbi della sfera sessuale e dell’apparato riproduttivo.

Molto frequente è anche l’allontanamento dal partner con il quale si è avuto il rapporto che ha portato alla gravidanza inattesa. L’uomo infatti spesso viene identificato come il responsabile dell’accaduto, e come tale diventa il rappresentante del dolore della donna, quel dolore molto spesso inconscio. L’unica soluzione è dunque allontanarlo per non ricordare. “Lontano dagli occhi, lontano dal cuore”.

Qualunque sia il motivo che spinge ad interrompere una gravidanza indesiderata, la complessità e la conflittualità dei fattori che entrano in gioco porta ad affermare che difficilmente tale scelta non abbia un’influenza sul futuro dei suoi protagonisti.

Che fare allora? Come si può superare?

Perdonarsi. Non aver paura di guardare in faccia le proprie paure ed elaborarle, così che in futuro non siano così spaventose da far pensare di non meritarsi la felicità.

Dott.ssa Stefania Cioppa

 

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