Ho perso il mio bambino: perché nessuno mi chiede niente?

IL VISSUTO DEGLI ALTRI DI FRONTE ALL’ABORTO SPONTANEO

da sola nella folla

Davanti ad un lutto, o più in generale ad un evento tragico, ogni persona reagisce in modo diverso e non dipende da quanto bene ci voglia.

Dopo un evento poco felice, in genere ci si aspetta una maggiore partecipazione dai propri parenti e amici, una chiacchierata in più, una visita a casa o almeno una telefonate per accertarsi della situazione. Spesso però accade il contrario e ci si trova soli di fronte a un cambiamento difficile da gestire. Possono allora aumentare il senso di solitudine e di sconforto, oltre che in alcuni casi le difficoltà pratiche (ad esempio gestire la casa o fare la spesa…).

Intorno a noi scorgiamo solo il Silenzio.  Spesso tendiamo noi stessi ad evitare l’argomento, dal momento che nessuno ci chiede come stiamo, ci sentiamo quasi fuori luogo a parlare della nostra sofferenza. Dentro di noi nascono dubbi e perplessità, ci sentiamo sole/i. Potremmo trovarci a pensare che nessuno ci capisce, ci vuole bene, che tutto il mondo intorno a noi sottovaluta quello che ci è accaduto, o che comunque un comune velo di omertà ci lascia sole nel nostro dolore.

La realtà è che ogni individuo reagisce in modo diverso davanti ad un lutto, come nel caso dell’aborto spontaneo. Ogni reazione dipende dalle proprie esperienze precedenti, dalle proprie capacità di affrontare un cambiamento, dal proprio modo di essere e dalla propria quotidianità. L’insieme di queste caratteristiche personali andranno ad indirizzare in un modo piuttosto che in un altro l’atteggiamento nei confronti di chi sta soffrendo.

Potrà allora capitare che qualcuno, per evitare di riaprire una ferita o per paura di sbagliare, non toccherà l’argomento aborto e cercherà invece di portare la conversazione su argomenti leggeri e frivoli, pensando così di alleggerire lo stato di sofferenza. Qualcun altro reagirà al dolore altrui allontanandosi, per la propria incapacità di stare dentro un’emozione così intensa oppure perché questa va a risvegliare delle proprie esperienze precedenti non ancora superate. Infine può accadere che le attuali circostanze di vita portino chi ci sta intorno ad essere meno disponibile, sia dal punto di vista emotivo che pratico, sul piano dell’aiuto.

Tutte queste modalità mettono alcune persone nella condizione di non essere in grado di supportarci in un momento di bisogno, alimentando il senso di solitudine e di estraneità dal mondo circostante, che già contraddistingue questo momento particolare che stiamo attraversando. Certamente ciò non giustifica gli altri, quindi al di là della nostra capacità di comprenderli  è bene capire se dietro a tali comportamenti è nascosto un reale disinteresse.

Che fare allora? Se quello che sentiamo è il bisogno di non sentirci soli, se dentro di noi spinge il desiderio di condividere o almeno di esprimere le nostre emozioni, non dovremmo tacerle. Proviamo a spiegare a chi ci sta accanto quello che proviamo e quello di cui avremmo bisogno;  Io ho bisogno di non sentirmi sola… Parlare e chiedere aiuto. Non dobbiamo avere paura di disturbare il silenzio che ci circonda, così come chi ci sta intorno non dovrebbe avere paura di rompere il nostro di silenzio. Ogni donna, ogni uomo, vive l’esperienza dell’aborto spontaneo in modo personale, in base ai molti fattori che vanno a caratterizzare le singole vite e personalità dei genitori e della coppia; pertanto è possibile che davvero chi ci sta intorno possa non comprendere la nostra situazione. Quindi proviamo a esprimere quello che ci accade…parliamo, senza paura, piangiamo, senza vergogna.

Dott.ssa  Irene Bellini

Dott.ssa Stefania Cioppa

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