DISEGNO INFANTILE

L’IMPORTANZA DEL DISEGNO INFANTILE

Da oltre un secolo uno degli ambiti di studio ricorrenti nella psicologia evolutiva concerne l’attività grafica infantile, trattandosi di un importante strumento d’ausilio per comprendere la dimensione cognitiva, emotiva e relazionale del bambino.

In una prospettiva cognitivista autori come Freeman (1980), Gardner (1982) e Goodnow (1977) hanno sostenuto che l’attività del disegnare nei bambini possa essere considerata simile al processo di risoluzione di un problema: il bambino deve  infatti scegliere, di volta in volta, le strategie più efficaci per rappresentare il proprio mondo interno. Essa scelta, peraltro, dipenderà da una serie di fattori legati al contesto, alle caratteristiche del bambino, alle esperienze personali e familiari. Il disegno, in tal senso, può divenire uno strumento di comunicazione complementare al linguaggio verbale.

Più recentemente Bombi e Pinto (2000) hanno affermato che il disegno rappresenta una modalità espressiva generalmente gradita ai bambini per diverse ragioni. In primo luogo per il fatto che produce un piacere intrinseco (a prescindere dal prodotto finale ottenuto): un piacere legato alla scarica di energia, ma anche alla possibilità di esercitare abilità che saranno utili nella vita adulta (come il saper svolgere disegni tecnici e artistici).

L’attività grafica sembra inoltre rafforzare il senso di padronanza e di dominio sia sullo strumento che sulle tecniche rappresentate. Quest’ultimo aspetto diviene fondamentale nei casi in cui il bambino abbia vissuto eventi dolorosi, difficilmente comunicabili attraverso la parola. Il ricorso al disegno può essere in tale senso particolarmente utile nelle situazioni in cui il bambino non sia in grado o non voglia parlare in modo esplicito delle proprie esperienze e dei propri vissuti.

Altri autori sottolineano l’importanza dell’espressione grafica, che diviene un utile strumento sia in ambito clinico che giuridico.

A tal proposito Peterson e Zamboni (1998) sostengono l’utilità del disegno nella valutazione del livello cognitivo del bambino e nella rivelazione di danni neurologici, mentre Veltman e Browne (2002) ne sottolineano l’importanza nell’analisi del concetto di sé, dell’immagine corporea e dell’identità sessuale.

In ambito clinico, diversi autori hanno identificato nel  disegno un utile ausilio per entrare in contatto con il bambino durante la psicoterapia e per aiutarlo a superare il disagio psichico.

Montecchi (1994) sostiene che i test grafici, soprattutto in età evolutiva, possano servire per comprendere il rapporto tra il paziente e la realtà esterna, oltre ad aspetti intrapsichici.

Malchiodi (2001), uno dei maggiori sostenitori dell’efficacia terapeutica del disegno, riferisce che studi condotti nell’ambito delle scienze neurobiologiche tra il 1990 e il 1997 suggeriscano come l’attività grafica sia in grado di stimolare processi neurologici che agevolerebbero la risoluzione dello stress, di pensieri intrusivi e di altri aspetti specifici relativi ai disturbi post-traumatici.

Cohen-Liebmann (1995), che si è occupato direttamente dell’utilizzo della rappresentazione grafica nella terapia con i bambini abusati,  afferma che il disegno, se da un lato costituirebbe una forma alternativa di comunicazione, dall’altro potrebbe anche incrementare/agevolare il recupero in forma verbale dei ricordi traumatizzanti per diversi motivi: in primo luogo l’attività stessa del disegnare potrebbe ridurre l’ansia, aiutando il bambino a sentirsi a proprio agio con il terapeuta; in secondo luogo potrebbe favorire il recupero mnestico e la sua espressione in una forma narrativa coerente. Il disegno potrebbe facilitare infine l’espressione di sentimenti altrimenti inaccettabili e aiutare il bambino ad acquisire fiducia in sé ed incrementare il suo senso di padronanza, altamente danneggiato nelle vittime di abusi.

Thomas e Silk (1998) sostengono che la rappresentazione grafica riflette il mondo interno delle emozioni e dei pensieri di colui che la produce; per questo motivo, il disegno può diventare un utile strumento per identificare la presenza di problemi emotivi nei bambini. L’utilizzo del disegno diverrebbe ancora più significativo nelle situazioni in cui i bambini non possiedono un linguaggio adeguato per descrivere ciò che è loro accaduto. Tale fenomeno si potrebbe verificare, ad esempio, in alcuni casi di abuso con conseguente ritardo nello sviluppo linguistico.

                                                                  di S. Lupo

 

Bibliografia

Bombi A. S., Pinto G., Le relazioni interpersonali del bambino. Studiare la società infantile con il disegno, Carocci, Roma, 2000

Cohen-Liebman M. S., “Drawings as judiciary aids in child sexual abuse litigation: a composite list of indicators”, The Arts in Psychotherapy, Vol. 22, n. 5, (1995), pp. 475-483 

Freeman N. H., Strategies of Representation in Young Children, Academic Press, London, 1980

Gardner H. (1982), “Art, mind and brain”,  Le relazioni interpersonali del bambino. Studiare la società infantile con il disegno, a cura di A. S. Bombi e G. Pinto, Carocci, Roma, 2000

Goodnow J. (1977), “Children’s Drawings”, Le relazioni interpersonali del bambino. Studiare la società infantile con il disegno, a cura di A. S. Bombi e G. Pinto, Carocci, Roma, 2000

Malchiodi C. A., “Using drawing as intervention with traumatized children”, Journal of Trauma and Loss, Vol.1, n.1, (2001), pp. 21-28

Montecchi F., Gli abusi all’infanzia: dalla ricerca all’intervento clinico, La Nuova Italia Scientifica, Roma, 1994, pp. 259-271

Peterson L. W., Zamboni S., “Quantitative art techniques to evacuate child trauma: a case review”, Clinical Pediatrics, Vol. 37, (1998), pp. 45-49

Thomas G. V., Silk A. M. J., Psicologia del disegno infantile, Il Mulino, Bologna, 1998

Urban W., The draw-a-person catalogue for interpretative analisys, Western Psychological Service, Los Angeles, 1983

Veltman M. W. M., Browne K. D., “The assessment of drawing from children who have been maltreated: a systematic review”, Child Abuse Review, Vol.11, (2002), pp. 19-37

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