Aborto spontaneo: perchè a me?

Dopo un aborto spontaneo le sensazioni di vuoto, di smarrimento, di incredulità e di impotenza travolgono e trasportano in una dimensione quasi surreale in cui ci si sente sospesi dalla realtà e incredibilmente soli…solo una vocina continua a echeggiare dentro di sé: “perché è accaduto a me?”.

Nonostante tra le tipiche paure che accompagnano una gravidanza ci sia quella di perdere il bambino, non penseremmo mai davvero che possa accadere a noi. Quando ci si sente dire “non c’è battito”, “la gravidanza si è interrotta”…si rimane attoniti, increduli, non sembra possibile! “Perché a me? Io che ero pronta ad accogliere questo bambino, che l’ho cercato con amore, che ho condiviso questa esperienza con il mio compagno, che ho preparato uno spazio per lui….”

Si cominciano a cercare risposte a questa triste domanda “Sarà stato il destino…la natura… doveva andare così…meglio così perché probabilmente il bambino avrebbe avuto dei problemi…probabilmente io e il mio compagno non eravamo davvero pronti…” potremmo andare avanti per pagine, e sicuramente chiunque stia leggendo queste righe avrebbe da aggiungere qualcosa.

Spesso la ricerca di una causa diventa talmente importante da creare una serie di fantasie su chi o che cosa possa essere responsabile dell’evento.  Nella maggior parte dei casi prende il sopravvento il senso di colpa che pone la donna a sentirsi unica responsabile rispetto alla mancata gravidanza Forse ho fatto troppi sforzi, forse non avrei dovuto bere quel bicchiere di vino, forse ho mangiato male, forse sono stata punita per tutte volte che non ho sperato di non essere incinta, forse, forse…”; in altri casi può essere trovato un responsabile all’esterno, come rappresentante del proprio sentimento di fallimento. L’attribuzione di colpa permette, in modo fantasmatico, di incanalare la rabbia per un evento verso il quale si prova una forte impotenza. Le proprie emozioni vengono direzionate verso qualcosa che è spiegabile in modo concreto, pensabile e tangibile e come tale sembra essere più vicino a sé e alla propria realtà. Un evento come l’aborto spontaneo, infatti,  mette di fronte ad un senso di impotenza senza confini, dove l’unica certezza è quella della morte del proprio bambino, ma dove null’altro ha una spiegazione logica e razionale.

Nonostante siano tante le possibili risposte, difficilmente ce ne sarà una che farà stare bene semplicemente perché questa domanda una risposta non ce l’ha: “E’ successo a me perché può succedere.” Bisogna accettare il proprio dolore e quello del compagno, guardarlo, sentirlo, elaborarlo, tendendo al domani.

Purtroppo non abbiamo il potere di cambiare gli eventi in senso retrospettivoTutto ciò blocca in una dimensione di dolore in cui non trova spazio l’evoluzione, poiché tutte le energie tendono al passato, alla ricerca di qualcosa che possa rendere meno tristi. Per fortuna invece possiamo tendere al futuro e buttare via i “se” e i “ma”. Ieri è passato, non perdiamo quello che ci ha insegnato, ma non è lì la nostra vita. Noi siamo qui oggi e domani.

 Dott.ssa Irene Bellini

Dott.ssa  Stefania Cioppa

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: