Archive for luglio, 2012

16 luglio 2012

Le emozioni in gravidanza dopo un aborto spontaneo

L’ANSIA DOPO UN ABORTO SPONTANEO

Parliamo delle donne che dopo uno o più aborti ripetuti sono di nuovo incinte…

Per la maggior parte delle donne la gravidanza coincide con la gioiosa anticipazione della nascita del bambino, sogni quotidiani e notturni sul bebé, preparazione di stanzetta e corredino e congratulazioni di parenti e amici. Ma per alcune donne, invece, la gioia è un lusso psicologico inabbordabile: parliamo delle donne che dopo uno o più aborti ripetuti, parti con bambino nato morto o morte perinatale, sono di nuovo incinte. Per proteggersi dalla sofferenza di un’altra delusione, queste donne spesso preferiscono pensare alla gravidanza come una condizione biologica impersonale, caratterizzata non da sentimenti positivi o da attese psicologiche allegre e piene di speranza, ma solo o soprattutto da ansia. “Un piede dentro, un piede fuori” è la metafora usata dalla D.ssa Côté-Arsenault, studiosa del settore, per descrivere la condizione di queste donne. L’espressione impiegata dalla dottoressa descrive con molta efficacia la sensazione delle donne che la gravidanza sia insicura, e la loro “pietrificazione” emotiva usata come strumento di difesa contro una gravidanza che potrebbe di nuovo finire male. Specializzata in questo campo, la dottoressa è stata la prima a sviluppare una scala dell’ansia in gravidanza che può essere impiegata per stabilire se una donna in questa condizione può beneficiare di un supporto emotivo in più. “Quando una donna resta incinta dopo una perdita la gravidanza è un’esperienza molto diversa, ma l’aiuto che la donna riceve non è necessariamente diverso. Queste donne invece vivono la gravidanza in modo profondamente variato rispetto a tutte le altre donne, sono più soggette a un’ansia tremenda e allo stress, hanno perso le loro illusioni senza riuscire tuttavia a rinunciarvi del tutto, e sono allo stesso tempo spaventate, speranzose e scettiche. Invece vengono trattate, sotto il profilo psicologico, esattamente come tutte le altre”. Studi condotti da altri ricercatori hanno dimostrato ampiamente che esperienze di questo tipo influenzano non solo il risultato della gravidanza in sé, ma che possono avere un impatto negativo anche sulla formazione del legame tra madre e figlio. Scioccata dalla mancanza di sensibilità dell’ambiente medico riguardo all’aborto spontaneo, la dottoressa ha condotto la sua tesi di dottorato proprio su questo tema, diventato la sua passione. Prima di lei, sull’argomento esistevano solo 5 studi scientifici, a dimostrazione dello scarso interesse della comunità scientifica per l’argomento. Gli studi di Côté-Arsenault riguardano molti aspetti: le emozioni primarie sperimentate dalla donne, il grado di personificazione assegnato dalle madri al feto perso, la quantità di ansia provata nella gravidanza attuale, l’impatto della perdita del feto nel concetto della donna ha di se stessa, e infine il ruolo dei gruppi di supporto che possono aiutare le donne che iniziano una nuova gravidanza dopo una perdita. “E’ importante misurare l’ansia connessa alla gravidanza piuttosto che l’ansia generalizzata”, insiste la studiosa, “perché le misure generalizzate non hanno alcun risvolto positivo per le preoccupazioni delle donne gravide”. Riuscire ad avere un altro bambino non riduce l’ansia, come indicano i risultati delle ricerche, e neppure sembra incidere l’età della donna al momento della perdita. “L’opinione comune che un aborto spontaneo intervenuto nel primo trimestre di gravidanza non è importante o significativo è del tutto infondata” (Fonte: Buffalo University at New York University).

Fonte: http://www.fertilita.org/

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11 luglio 2012

Incontri mensili di Progetto Melograno


Da Ottobre PROGETTO MELOGRANO riparte con nuove iniziative.

Verranno proposti una serie di incontri mensili dedicati ai temi dell’infertilità e dell’aborto.

A breve verrà pubblicato il programma dettagliato.

Se avete delle proposte, delle domande o dei temi che vorreste sottoporci contattateci al nostro indirizzo e-mail: granellidipsicologia@libero.it

Buona estate a tutti!

Granelli di psicologia

9 luglio 2012

Nove mesi di emozioni…

LE EMOZIONI IN GRAVIDANZA

La gravidanza, come ogni grande cambiamento, porta con sé uno stravolgimento emotivo; potremmo considerarla una vera e propria crisi legata a emozioni e corpo. Con il termine crisi (=dal greco KRISIS, dal verbo KRINO, che significa separo, decido) ci si riferisce ad una scelta che separa da un maniera di essere diversa dalla precedente, contemplando anche un’accezione positiva, ossia l’opportunità di crescita ed evoluzione. Quale evoluzione più rappresentativa dell’avere un figlio?!

Tutti i cambiamenti prevedono una fase regressiva e una progressiva, un tornare indietro per poi proseguire con rinnovata energia; ogni individuo per potersi evolvere mantenendo il proprio stato di equilibrio, tende naturalmente ad affrontare il “nuovo” guardandosi alle spalle per tenere con sé solo ciò che gli può servire. Immaginate ad una viaggiatore che nel momento critico decide di abbandonare parte del suo bagaglio, e allo stesso tempo dovrà modificare qualcosa che fino a quel momento poteva essere funzionale ma che ora necessita di essere rinnovato…non tutto sarà necessario allo stesso modo per attraversare la soglia del “nuovo mondo”!

La stessa cosa avviene nella mente e nel corpo di una donna in gravidanza. Seppur in gran parte inconsciamente, la psiche della futura mamma, dal momento del concepimento e a volte anche prima, inizia un lungo viaggio a ritroso, che le permetterà di affrontare il suo nuovo ruolo di madre e le rinnovate relazioni che andranno a crearsi (basti pensare al rapporto con la propria madre, oltre che con i proprio bambino).

Nonostante però a livello biologico i passaggi che si attraversano siano abbastanza comuni per tutte le donne, ogni gravidanza è unica, così come unico è ogni individuo.

Dal momento della nascita del desiderio inizia la creazione di uno spazio mentale che prepara il mondo psichico della coppia ad accogliere il futuro bambino. A questo succedono importanti eventi psichici caratterizzanti le diverse fasi della gravidanza, a loro volta differenti nella donna e nell’uomo.

Generalmente si usa suddividere i 9 mesi di gestazione in tre trimestri, ognuno dei quali caratterizzato da specifiche peculiarità sia corporee che emotive.

Il primo trimestre di gravidanza (dal concepimento alla 12° settimana):

E’ uno dei momenti più importanti della gravidanza perché è qui che avviene la scoperta. Che il bambino sia stato desiderato o no, che l’attesa e la ricerca sia stata più o meno lunga, indubbiamente la scoperta dell’essere incinta genera confusione e ambivalenza.

In questa fase la donna subisce stravolgimenti ormonali molto forti, che influiscono sulla sua emotività, ma a volte non sono visibili delle modificazioni fisiche tali da permetterle di realizzare appieno quello che sta accadendo. Molto spesso la confusione interiore viene spostata sul corpo, manifestandosi attraverso i sintomi tipici di questo periodo (nausee, stanchezza etc… tale argomento è trattato in modo più approfondito nell’articolo “i sintomi legati alla gravidanza”).

Proviamo a capire meglio di che confusione si tratta, dove sta l’ambivalenza?

L’idea di avere un figlio è accompagnata da vissuti di gioia, euforia e incredulità, e al tempo stesso da dubbi, incertezze, paure e preoccupazioni. Vi è infatti una forte dose di ambivalenza tra i sentimenti positivi generati dal nuovo status e le paure ad essi associate, in modo particolare se ci sono state perdite precedenti l’attuale gravidanza. Vi sono la paura di perdere il bambino, la paura che ci possa essere un danno genetico, la paura del proprio cambiamento di status che passa dall’essere donna all’essere madre, l’accettazione delle modificazioni corporee e paura di deformarsi e non essere più attraente per il proprio partner, il desiderio di accudire e quello di essere accudita, la paura di dover dividere il proprio partner con un altro essere umano, la paura di perdere la propria libertà e i propri spazi…insomma potremmo fare una lista lunghissima di quelle che sono le angosce e le preoccupazioni di una neomamma. Di norma i primi tre mesi sono quelli in cui avviene l’accettazione della propria nuova condizione. Di solito questo processo di elaborazione termina con l’accettazione della gravidanza e sentimenti di gioia ed euforia legati soprattutto al concludersi del periodo più pericoloso per la sopravvivenza del bambino; il 98% degli aborti spontanei avviene infatti nel primo trimestre.

Il secondo trimestre di gravidanza (dalla 13° alla 25° settimana di gravidanza):

Questo è il periodo in cui la madre inizia a vedere le prime modificazioni corporee: il seno cresce, la pancia inizia a essere visibile, inizia a sentire i primi movimenti del suo bambino, inizia ad accorgersi anche visivamente della sua presenza, anche grazie alle nuove tecnologie che permettono addirittura di vedere il proprio bimbo quasi come in una fotografia! Insomma potremmo dire che questo è il periodo migliore della gravidanza perché non vi sono limitazioni fisiche tali da rendere complicati i movimenti, si riacquista la propria energia, passano le nausee e la donna inizia prendersi cura di sé e del proprio bambino esaltando tutti gli aspetti più positivi della propria femminilità. Il secondo trimestre è quindi il periodo in cui la coppia si adatta alla gravidanza e inizia a fantasticare sull’identità del futuro bambino…”Chissà come sarà?! A chi assomiglierà? …speriamo prenda da me il colore degli occhi!…vorrei chiamarlo…Secondo me è un maschio!”…e ancora tante sono le fantasie che la coppia si troverà a fare accarezzando la pancia che piano piano cresce sempre di più.

Anche in questo periodo troviamo delle angosce, in particolare la paura che il bambino abbia un danno genetico o che possa morire: tale preoccupazione è naturale e funzionale alla madre per sviluppare la propria funzione di contenimento e protezione. La futura mamma infatti sarà attenta a non fare nulla che possa nuocere alla salute del proprio bambino e farà di tutto per farlo crescere sano e bello come lei e il suo compagno lo immaginano.

In questo periodo inoltre la coppia inizia a ricordare le proprie esperienze della prima infanzia, il modo in cui sono stati accuditi dai genitori…questo viaggio tra i ricordi e la consapevolezza che questo cambiamento li sta portando a diventare al pari dei propri genitori, genera preoccupazione e incertezza nel sentirsi all’altezza di questo nuovo ruolo. Allo stesso tempo diventare mamma e papà genitori, e quindi pienamente adulti, può attivare un senso di colpa nei confronti dei propri genitori che vengono “sminuiti” ed espropriati in parte dal loro ruolo.

Terzo trimestre di gravidanza (dalla 26° settimana al parto):

In questo periodo si avvia il processo di “separazione e differenziazione” che si conclude con la percezione del figlio come “altro da sé”. Sicuramente i movimenti del piccolo e le ecografie aiutano nell’elaborazione di tale aspetto. In questo senso risulta particolarmente importante la presenza di entrambi i genitori nei momenti ecografici, così come la comunicazione a tre, che coinvolga mamma, papà e pancia!

È proprio in questo periodo che viene posta una maggiore attenzione al bambino reale, al bambino che sta per nascere. Se prima lo spazio creato dai genitori era per lo più mentale, è proprio ora che inizia la creazione di uno spazio fisico adatto alle necessità del piccolino: la cameretta, i vestitini, i primi giochi, biberon…il cambiamento interno che stanno attraversando viene adesso rappresentato anche all’esterno.

Con l’avvicinarsi della data del parto i neogenitori iniziano ad avvertire una preoccupazione per la propria capacità di essere all’altezza del loro compito: diventare genitori.

Non solo, il parto, importante momento di passaggio, sancisce la soglia oltre la quale non si può più tornare indietro! Dunque non solo si sente vicino il momento del cambiamento, ma anche inizia a nascere la paura del parto. Nella mamma in particolare possono nascere angosce legate alla paura di non riuscire a far nascere un bambino sano, e la paura delle complicazioni che potrebbero esserci per lei e per il proprio bambino. Questa angoscia, che definirei sana, è alla base dello sviluppo della “preoccupazione materna primaria”(Winnicott), quella sorta di fusione che si crea tra il bambino e la sua mamma, la quale si sintonizza completamente con il suo bambino per rispondere in modo adeguato ai suoi bisogni.

Dietro tutti i cambiamenti e le angosce legate al periodo più magico per una donna, la gravidanza, ci sono di certo diverse cause: ormoni, emozioni e paure ancestrali. A volte l’invasione di pensieri poco felici, soprattutto legati alla morte, avvolgono la futura madre che non riesce a darsene una spiegazione. In realtà si stratta di preoccupazioni più antiche, legate al tempo in cui essere incinta e partorire erano momenti davvero pericolosi. Il nostro inconscio collettivo è carico di emozioni non nostre ma che comunque ci appartengono. E’ bene però tenere presente che come la serenità della madre si trasmette al feto, lo stesso avviene per la sua angoscia, risulta importante in questo senso che la donna incinta eviti eccessi d’ansia o di insicurezza, fidandosi un po’ di più del proprio istinto, allenandosi ad ascoltare i segnali inviati dal proprio corpo anziché cercare risposte nei forum o nei libri. Siamo parte della natura e la gravidanza è un processo naturale, in quanto tale porta con sé elementi di vita e di morte, in ogni caso l’essere consapevoli di questo e averne fiducia, risulta essere il rimedio migliore sia dal punto di vista emotivo che fisico.

I futuri papà dovrebbero accompagnare la propria partner nell’accettazione positiva della nuova condizione ed evitare di fomentare ansie o paure. Questo non significa non tenerne conto, abbiamo accennato sopra al fatto che spesso non si tratta di emozioni immotivate. Comunicare, condividere e cercare insieme le condizioni che permettano di vivere serenamente questo momento, sembrano essere le carte vincenti per favorire lo sviluppo di una sana gravidanza, in cui venga prestata attenzione anche ai messaggi del proprio corpo e non solo a quelli del medico o del manuale.

Una buona, naturale, serena e piena gravidanza a tutte le mamme e tutti i papà.

Dott.ssa Irene Bellini

Dott.ssa Stefania Cioppa

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