I SINTOMI LEGATI ALLA GRAVIDANZA

OLTRE IL SINTOMO

Che cosa succede quando intraprendiamo un progetto di genitorialità? Numerosi cambiamenti ci attraversano, sia a livello mentale che fisico. Ma qual è il loro significato e perché sono così diversi da persona a persona?

La gravidanza (termine con il quale ci riferiamo a tutto il periodo che va dal desiderio di avere un figlio al parto, e alla gravidanza interrotta) porta con se una serie di “sintomi”, alcuni fisiologici altri invece legati ad aspetti emotivi e relazionali, alla base dei quali spesso troviamo un’ambivalenza nel proprio progetto di maternità. Tale ambivalenza può essere attribuibile da un lato al non equilibrio tra desiderio di maternità e di gravidanza (tema affrontato nel nostro articolo precedente “Desiderio di maternità e/o di gravidanza”), dall’altro a sentimenti inconsci o esperienze precedenti irrisolte riattivati dal nuovo progetto genitoriale.

La psicosomatica e la psicoanalisi hanno affrontato questi temi partendo dal presupposto che i sintomi siano delle manifestazioni esterne di un disagio interno, considerando la mente e il corpo come un’ unità. Se guardiamo l’organismo in senso olistico accettiamo il presupposto che curare un sintomo senza cercare di comprendere l’informazione di cui è messaggero, equivarrebbe a non  estirparne la radice; questa continuerebbe a far nascere frutti non sani, seppur in diverse forme.

È importante quindi chiedersi cosa sta comunicando quel sintomo rispetto alla totalità della persona e della sua esistenza nel momento specifico in cui si manifesta.

Quali sono quindi i principali sintomi di una gravidanza e qual è il loro significato?

Prima del concepimento…

Cisti ovarica: Le ovaie sono delle ghiandole che secernono specifici ormoni ( estrogeni e progesterone) che determinano l’aspetto femminile, dunque rappresentano simbolicamente la femminilità e la creatività, quest’ultima intesa come capacità di generare non solo un figlio, ma anche un progetto. La cisti in generale indica un ristagno, un trattenimento; quella ovarica, proprio per la sua localizzazione, riguarda l’aspetto del femminile. Ciò che viene trattenuto o non espresso può riguardare sentimenti di paura e rabbia o rancore, legate all’impossibilità reale o meno di portare a termine un progetto creativo. La cisti quindi diventa la rappresentazione del conflitto generato da un femminile che non riesce ad esprimersi. Potrebbe ad esempio riguardare quelle donne che desiderano eccessivamente realizzare un progetto di vita importante (un nuovo lavoro, una gravidanza, un trasferimento…) al quale inevitabilmente si legano ansia e tensione, sentimenti che fanno da terreno fertile al ristagno. All’ opposto si possono formare in donne che non hanno visto realizzarsi fino in fondo il proprio progetto o che non si sono sentite sostenute. Questa tensione può coinvolgere anche la sfera della sessualità, infatti le cisti possono provocare dolore giustificando in qualche modo l’allontanamento della donna dall’attività sessuale. Tale allontanamento potrebbe nascondere una difficoltà rispetto alla propria fisicità o ai sentimenti nei confronti del partner. Quello che accomuna tutti gli esempi riportati è quindi la mancata espressione di un conflitto tutto al femminile.

Endometrite ed endometriosi: L’endometrio è la membrana che riveste la parete interna dell’utero, che subisce modifiche durante il ciclo mestruale inspessendosi e assottigliandosi per opera degli ormoni prodotti dalle ovaie. L’utero in termini simbolici rappresenta il nido, la famiglia, quindi la membrana che lo riveste, come una pelle, separa ciò che sta dentro con ciò che sta fuori.

L’endometrite è l’infiammazione dell’endometrio, tale sintomo rappresenta un “Dolore di non riuscire a rimanere incinta; può essere collegata alla collera nei confronti di un partner che ci rifiuta la gioia di essere madri, o risultare da conflitti in famiglia”. (Raiville C., 2000)

L’endometriosi, è il rigonfiamento della membrana uterina al di fuori del luogo in cui normalmente dovrebbe trovarsi. Risulta più invalidante perché potrebbe essere un fattore di rischio per l’infertilità in quanto causa dolore nei rapporti sessuali e difficoltà al concepimento. Il rigonfiamento infatti non lascia spazio all’accoglimento dell’embrione, e quindi al nuovo. Ciò simboleggia la presenza di un materno ingombrante dal quale non ci si riesce a liberare. La membrana si gonfia e occupa uno spazio che per natura dovrebbe essere sgombro e pronto ad accogliere, così come il legame con la propria madre, fatica ad allentarsi e a risolversi in senso evolutivo. L’ovulo faticherà a trovare il suo posto, occupato da conflitti di altra natura, tanto che a volte si presenta il timore di mettere al mondo un bambino in un ambiente ostile che potrebbe ostacolare il suo benessere. L’endometrio, in quanto membrana, può essere legato al tema della relazione in senso più ampio. Il suo rigonfiamento potrebbe indicare la manifestazione di una non volontà inconscia di mettere al mondo un bambino, oppure al timore che questo possa rompere l’equilibrio della relazione con il proprio partner.

Compulsione al concepimento: si tratta della ricerca di un figlio che avviene in maniera rigida e “meccanica”, con l’unica finalità di concepire e con la perdita di spontaneità nell’atto sessuale. Si manifesta soprattutto nelle coppie infertili, che nonostante i numerosi tentativi non riescono nel loro progetto genitoriale. In questo caso il problema a livello psicologico riguarda presumibilmente entrambi, è dunque opportuno chiedersi se la volontà consapevole di volere un bambino sia accompagnata da un reale desiderio inconscio, o se forse non sia un altro il progetto creativo che la coppia, o i suoi singoli componenti, possono portare a compimento.

Infertilità: è l’assenza di concepimento dopo 12/24 mesi di rapporti non protetti. Talvolta potrebbe essere letta come la cronicizzazione di sintomi non ascoltati. In particolar modo l’infertilità inspiegata (o idiopatica), in cui non vi sono cause organiche apparenti,  potrebbe provenire dalla paura inconscia di avere figli (angoscia del parto, paura di perdere il proprio ruolo, venire messi da parte dal proprio partner, non essere un buon genitore, ansia di mettere al mondo un bambino in un mondo caratterizzato da poche certezze,…). Quanto detto non va applicato in modo rigido. Ogni situazione è unica e unico è il senso che questo può avere per ogni coppia o individuo che si trova ad affrontare un tema così delicato come quello della infertilità.

Dopo il concepimento…

Nausee: accomuna molte donne, solitamente nel primo trimestre di gravidanza. Tale sintomo potrebbe provenire da una non accettazione totale della nuova vita che si prepara nel grembo materno, soprattutto per le donne che pensano che la nascita di un figlio possa rappresentare una svolta non favorevole per la loro vita futura. I tempi in cui si manifesta la nausea sono significativi poiché nei primi tre mesi di gravidanza vi è un processo di accettazione ed elaborazione, da parte della madre, della nuova vita che si sta sviluppando.  L’elaborazione di questo nuovo stato avviene maggiormente a livello psichico e solo in un secondo momento coinvolge il corpo, infatti i  primi cambiamenti fisici significativi iniziano a essere visibili solo verso la fine di questo periodo, motivo per cui questo processo risulta complesso e prevalentemente inconscio.

Gonfiori:  si manifestano alle gambe o in altre parti del corpo. Le trasformazioni che avvengono in gravidanza hanno una rapidità tale da rendere complicata in molte donne l’accettazione della nuova fisicità. Ad essa si accompagnano sentimenti contrastanti, a volte non del tutto positivi. Ci si può infatti sentire limitate dal proprio stato corporeo e nel proprio desiderio di fare quello che si faceva prima, fattori che inevitabilmente vanno a modificarsi. Probabilmente ci si dovrebbe chiedere in che termini ci si senta limitate dalla gravidanza, poiché è possibile che si tratti di uno spostamento emotivo sul corpo.

Diabete gravidico: In genere viene diagnosticato tra la ventiquattresima e la trentaquattresima settimana gestazionale. Con la gravidanza vi è una produzione, da parte della placenta, di ormoni che hanno un effetto iperglicemizzante, ossia aumentano gli zuccheri nel sangue. L’organismo materno reagisce  aumentando la produzione pancreatica dell’insulina, che a sua volta diminuisce il tasso glicemico. Se il pancreas materno non riesce a far fronte all’aumentata richiesta e produce quantitativi di insulina inferiori siamo in presenza di diabete gestazionale. Il diabete è connesso, in psicosomatica, ad una necessità da parte del soggetto di rendere “più dolce” la propria esistenza, poiché probabilmente questa manca di tale aspetto, procurando un abbassamento del tono dell’umore. In particolare, secondo C. Rainville,  quello gravidico sembra essere collegato a una grande tristezza che sopravviene durante la gravidanza, come ad esempio la perdita di una persona cara o una cattiva notizia.

Preeclampsia (o gestosi) ed Eclampsia: E’ necessario per chiarezza distinguere tra pre-eclampsia (o gestosi) ed eclampsia. La gestosi è una sindrome (ossia un insieme di segni e sintomi) che può manifestarsi solo ed esclusivamente durante la gestazione, nella seconda metà della gravidanza. E’ caratterizzata dalla contemporanea comparsa di tre aspetti patologici: un rialzo pressorio, un aumento delle proteine e una significativa formazione di edemi, ossia di ritenzione idrica a vari livelli del corpo (dalle gambe fino alle mani, al viso e al tronco..). L’eclampsia insorge quando in associazione a tali sintomi compaiono anche convulsioni. La gravidanza potrebbe aver riacceso un ancestrale senso di colpa legato alla propria nascita, come il non meritarsi di essere venuti al mondo che, legato alla propria nuova condizione generatrice, può scatenare ristagno, agitazione e nei casi più gravi convulsioni.

Prurito addominale alla fine della gravidanza: In linea generale il prurito rimanda ad una certa insofferenza e ansia. In questo caso la particolare collocazione fa pensare a sentimenti poco sereni rispetto al proprio corpo, vissuto come “troppo grosso”, tanto da rendere la donna impaziente rispetto al momento parto, nella speranza di potersi così liberare della propria tensione.

Voglie: desiderio irresistibile di ingerire un cibo durante la gravidanza, non sostenuto da cause organiche. Tale manifestazione potrebbe riguardare un desiderio, da parte della gestante, di attirare l’attenzione su di sé e sul suo stato. Simbolicamente potrebbe rimandare a un inconscio bisogno di riempire un vuoto interiore che nemmeno il bambino è riuscito a colmare, trattandosi di un aspetto più profondo.

Sonno: è un bisogno fisiologico dovuto allo sforzo che il corpo, nel suo nuovo stato, sta affrontando. Se perdura oltre il primo trimestre di gravidanza potrebbe rappresentare una difesa dall’ambivalenza della gravidanza.

Nel caso di una gravidanza non portata a termine…

Aborto spontaneo: come i sintomi sopra descritti può essere legato al fatto che la donna a volte inconsciamente non desidera il bambino che porta in grembo o non si sente pronta, in tal caso è presente una ambivalenza tra l’accettazione e il rifiuto del nascituro.

Gravidanza extra-uterina: è quella che si sviluppa nelle tube, e quindi nella zona dell’apparato che rappresenta la comunicazione nella relazione tra uomo e donna, tra il maschile e il femminile. Potrebbe quindi rappresentare un trattenimento da parte della donna dall’avere un figlio.

Gravidanza isterica (o pseudogravidanza): si tratta di una condizione femminile in cui compaiono tutti i sintomi tipici della gravidanza, dall’interruzione delle mestruazioni all’ingrossamento del seno, sebbene non sia avvenuto il concepimento. Può essere legata a un inconscio desiderio di partorire o di ottenere, con lo stato di gravidanza, una gratificazione da parte dell’ambiente.

È bene sottolineare che ogni sintomo assume un significato soggettivo per la persona che lo manifesta, perché è legato non solo al significato simbolico che ogni organo ha, ma anche al quello soggettivo che la persona gli attribuisce all’interno della cornice della sua esistenza. Dunque l’elenco di sintomi che abbiamo qui esposto non necessariamente andrà spiegare qualcosa che è uguale per tutti, ma può fornire degli utili spunti di riflessione sui quali ognuno di noi può interrogarsi.

Alla luce di tutti questi sintomi che sono più o meno comuni nelle donne, è possibile però affermare che ci sia una importante comunicazione tra mente e corpo, dunque prendersi cura dei propri sintomi diventa un momento in cui dedicare un’attenzione profonda a sé e al proprio sentire, perché spesso è proprio questa mancanza di “ascolto” che influisce sul nostro benessere e in questo caso sulle difficoltà legate alla gravidanza.

È importante infine sottolineare che un bambino dal ventre materno sente e prova tutto quello che percepisce la madre (preoccupazioni, paure, angosce, gioie…) e questo può influenzare tutta la sua vita. È bene quindi, già nel periodo prenatale, comunicare con il proprio bambino diffondendo un senso di calma, fiducia, amore, gioia, ma anche di eccitante attesa per la sua nascita.

“La mamma è il ponte che permette a un’anima di oltrepassare la soglia di una nuova vita, il padre è il pilastro di questo ponte”.

( Claudia Rainville, in “Metamedicina, ogni sintomo è un messaggio”.)

Dott.ssa Irene Bellini

Dott.ssa Stefania Cioppa

 

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