La sabbia e la rieducazione della scrittura

L’uso della sabbia in grafoterapia

La sabbia è la terra, è la linea di confine tra l’invisibile, inconscia profondità del mare e il prominente territorio del conscio. Segna le orme del tempo. Delimita il confine della marea cosmica, ovvero quel moto fra l’essere dinamico e la vuota immobilità. Dacchè gli esseri umani hanno cercato la terra, i castelli di sabbia hanno catturato l’immaginazione di bambini e adulti.

Joel Ryce-Menuhin

 

La professione del rieducatore della scrittura, così come tante altre, richiede una messa in gioco diretta anche da parte dell’operatore. Sui testi e durante i corsi di formazione vengono proposte delle linee guida e degli strumenti cardine, di cui si è provata la funzionalità rispetto all’intervento. Nella pratica però ogni rieducatore metterà in gioco le proprie competenze anche in relazione ai propri interessi e le proprie conoscenze.

Creatività e fantasia. Credo siano due elementi base da tenere presenti nel lavoro di grafoterapia, d’altronde capiterà quasi sempre di avere a che fare con i bambini e come si fa a negare la fantasia con loro?

Mi sono avvicinata alla sabbia alcuni anni fa lavorando in una scuola in cui era presente una sabbiera. Ho iniziato ad usarla come un gioco da fare con i ragazzi disabili e subito l’ho proposta durante il mio primo caso di rieducazione della scrittura, con lo scopo di migliorare la motricità fine. Il mio rapporto con la sabbia è andato poi crescendo, ora sono una psicoterapeuta in formazione specializzata nella Sand Play Therapy e ho ampliato l’uso della sabbia sia nella pratica clinica che nella rieducazione della scrittura.

Credo valga la pena fare un piccolo accenno storico alla tecnica psicoterapeutica di Sand Play Therapy, poiché questo potrebbe aiutare nel comprenderne la magia. La nascita della metodologia del gioco della sabbia viene attribuita all’analista junghiana, paziente e allieva di Jung, Dora Kalff. La Kalff  frequentò per due anni (1955-1956) a Londra l’Istituto di Psicologia Infantile di Margaret Lowenfeld, qui apprese la sua tecnica “il gioco del mondo” (1935) che usava per la terapia dei bambini. Dora Kalff colse le potenzialità trasformative del metodo e intuì che il materiale del “Gioco del Mondo” avrebbe potuto essere usato oltre che per dare corpo all’inconscio infantile, anche per “contattare quel mondo intrapsichico arcaico e transpersonale,  teorizzato da Jung e a cui i bambini sono ancora così vicini durante i loro giochi.” (Marinucci, 2003)

L’analista svizzera, incoraggiata dallo stesso Jung, modificò alcuni aspetti del “Gioco del Mondo” e cominciò a sviluppare la base teorica, sulla base della psicologia analitica junghiana, di quella che sarebbe divenuta la Sand Play Therapy. Nel 1985 fondò la International Society of Sand Play Therapy nell’intento di sancire il metodo, e di promuovere la ricerca sul Gioco della Sabbia e sul processo di guarigione ad esso collegato. Successivamente accolse molti giovani psicologi nella sua abitazione a Zollikon (Svizzera), dove svolgeva la sua attività privata, formativa e clinica. Oggi molti di quei giovani studenti formano il gruppo italiano dell’Associazione della Sand Play Therapy (AISPT).

La sabbia e la rieducazione della scrittura

La mia vuole essere una proposta. Disponendo nel mio studio di una sabbiera, dalla quale tutti i bambini sono attratti, ho iniziato ad usare la sabbia nella rieducazione della scrittura. Credo si tratti di un ulteriore strumento di cui si potrebbe disporre nella pratica della grafoterapia. Cercherò di offrire alcuni esempi dell’utilizzo che se ne può fare, non perdendo di vista però il fatto che ogni intervento è diverso dall’altro, così come ogni rieducatore lavorerà portando un po’ di sé nella relazione con il paziente.

Considerato il valore simbolico della sabbia, non credo possa essere sostituita da altro materiale.

(https://granellidipsicologia.wordpress.com/category/curiosit-2/il-simbolocosa-vuol-dire/elementi-della-natura/sabbia/)

Possibili applicazioni nella rieducazione della scrittura

La mia idea è che la sabbia possa essere usata in quasi tutti i momenti della rieducazione. In genere durante il trattamento si parte da esercizi svolti in verticale (lavagna, foglio appeso al muro..), passando da fogli grandi a fogli piccoli; anche gli strumenti grafici vengono proposti con un ordine e con un obiettivo. In questo contesto la sabbia potrebbe rappresentare, in quanto elemento simbolicamente arcaico, il primo approccio utilizzabile.

Riporto alcune immagini di esempio:

“l’esercizio inizia con l’esecuzione del cerchio con il dito indice. Viene poi ripassato in modo da creare una ad una tutte le lettere dell’alfabeto corsivo che da esso traggono origine. Dopo averle osservate il bambino ha svolto lo stesso esercizio assegnando un oggetto ad ogni lettera e posizionandoli sulle forme precedentemente tracciate sulla sabbia. La gratificazione derivante dall’oggettiva qualità estetica del lavoro incide sulla motivazione del bambino. L’esercizio poi è proseguito con l’utilizzo dei pennelli e di un foglio appeso al muro, con lo scopo di interiorizzare e affinare il gesto.”
                                   “Esecuzione di forme legate di prescrittura”
                “Esecuzione di semplici forme curve prima leggere, poi calcate.”
“Dopo aver eseguito nella sabbia una spirale ed averla ripassata più volte, il bambino ha realizzato una ista delle biglie, compresa di ostacoli, sulla quale abbiamo giocato.”

Buona sabbia a tutti!

Dott.ssa Irene Bellini

 

 

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One Comment to “La sabbia e la rieducazione della scrittura”

  1. Gentile Dr.ssa, il suo articolo mi è stato di grande aiuto per attività legate all’avviamento della letto-scrittura. Per esigenze di contesto ho dovuto, purtroppo, sostituire il sale fino alla sabbia spiegando ai miei alunni (di prima elementare) l’origine del nostro lavoro. I bambini sono stati entusiasti. Rossella Barone (insegnante scuola primaria Giusti Milano)

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