Normalità o follia?

Vorrei raccontarvi una storia molto carina…”C’era una volta…”

Un potente stregone, con l’intento di distruggere un regno, versò una pozione magica nel pozzo dove bevevano tutti i sudditi. Chiunque avesse toccato quell’acqua, sarebbe diventato matto. Il mattino seguente, l’intera popolazione andò al pozzo per bere. Tutti impazzirono, tranne il re, che possedeva un pozzo privato per sé e la sua famiglia, al quale lo stregone non era riuscito ad arrivare. Preoccupato, il sovrano tentò di esercitare la propria autorità sulla popolazione, promulgando una serie di leggi per la sicurezza e la salute pubblica. I poliziotti e gli ispettori, che avevano bevuto l’acqua avvelenata, trovarono assurde le decisioni reali e decisero di non rispettarle. Quando gli abitanti del regno appresero il testo dei decreti, si convinsero che il sovrano fosse impazzito, e che pertanto ordinasse cose prive di senso. Urlando, si recarono al castello, chiedendo l’abdicazione. Disperato, il re si dichiarò pronto a lasciare il trono, ma la regina glielo impedì, suggerendogli: “Andiamo alla fonte, e beviamo quell’acqua. In tal modo, saremo uguali a loro.”E così fecero: il re e la regina bevvero l’acqua della follia e presero immediatamente a dire cose prive di senso. Nel frattempo, i sudditi si pentirono: adesso che il re dimostrava tanta saggezza, perché non consentirgli di continuare a governare? La calma regnò nuovamente nel paese, anche se i suoi abitanti si comportavano in maniera del tutto diversa dai loro vicini. E così il re potè governare sino alla fine dei suoi giorni.

( da "veronica decide di morire", P. Coelho)

Ma che cosè la follia? chi decide chi è normale e chi non lo è? in base a che cose è possibile giudicare il comportamento altrui come “folle”?…questi sono molti quesiti che hanno accompagnato la nostra storia.

Questo racconto evidenzia un aspetto della follia che molto spesso è stato tralasciato, ossia gli occhi dell’osservatore. Se in un gruppo di pecore nere c’è solo una pecora bianca chi è “la pecora nera”?!!

Ebbene la cosa curiosa è che siamo abituati a giudicare il comportamento altrui sulla base del nostro, del contesto in cui viviamo, basterebbe però girare l’angolo per apprendere che ciò che per noi è strano e fuori dal comune per qualcun’altro è del tutto normale! Questo accade non solo per la sofferenza mentale, ma per tutte le abitudini, dal cibo, all’abbigliamento, ai valori etc…pensiamo ai riti di alcune tribù, ai nostri occhi potrebbero sembrare assurdi, privi di senso! Ciò non significa che anche chi osserva noi non ci consideri buffi e stravaganti!

Spesso per vari motivi siamo noi che attribuiamo agli altri un giudizio di valore personale, come se gli appiccicassimo una bella etichetta.

Il folle, così come più in generale “il diverso” viene spesso disumanizzato, sminuito, come se l’unicità della persona e della sua espressione non fosse un valore. Se partissimo invece da questo presupposto forse riusciremmo a imparare molto di più, sia a livello umano che di conoscenza. Non dobbiamo avere paura di avvicinarsi a chi non è come noi, a chi è diverso da noi, perchè pensare che l’altro potrebbe avere la stessa nostra paura probabilmente ci farebbe ridere a crepapelle! “e perchè mai dovrebbe aver paura di me?!!!…io sono una brava persona!!” …bé forse anche lui potrebbe pensare alla stessa cosa, non credete?

Questa breve storia apre in realtà un sacco di altre riflessioni, sul bisogno di essere accettati dagli altri, di non essere esclusi, ma anche sull’effetto che il giudizio altrui ha sul nostro comportamento e sulla formazione della nostra identità. Pensate…il re e la regina non sarebbero più stati tali se non si fossero uniformati al popolo! Non sarebbero più stati riconosciuti!

Sicuramente sarà capitato anche a voi di sentirvi “la pecora nera” del gruppo e magari avete deciso di cambiare colore proprio per non sentirvi esclusi. Oppure avete sfilato davanti a tutti per far ammirare la vostra originalità!

…tanto altro si potrebbe ancora dire…lascio a tutti voi la libertà di viaggiare con la fantasia e l’immaginazione per riflettere sul significato che questo racconto vi ha suscitato e se ne avete voglia di condividerlo con noi. Buona meditazione!

 

Stefania

 

 

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