La sabbia

Sabbia

Un giorno mi è capitato di chiudere gli occhi e pensare di trovarmi in un luogo sereno, il mio posto sicuro dove poter trovare sollievo in quelle giornate che tolgono il fiato. Ho chiuso gli occhi ed ero li, bambina in riva al mare a giocare con la sabbia…

Il simbolismo della sabbia trova le sue radice nella moltitudine dei suoi granelli, nelle sue antiche origini e  nel suo magico potere: essere liquida come l’acqua, pastosa come la terra, sfuggente come l’aria e abrasiva come il fuoco.

E’ il frutto dell’opera millenaria dei venti e del mare, del loro rompere, erodere, frangere, sminuzzare. E’ composta da granelli provenienti dai minerali più diversi e acquista colorazioni e consistenze variegate.

Qualsiasi oggetto penetra nella sabbia, i nostri piedi affondano lasciando una breve memoria del nostro cammino, le nostre mani giocano e costruiscono le più svariate forme, piccoli rastrelli in casalinghi giardini zen lasciano leggeri segni e ci rilassano creando un suono naturalmente sereno. Quando tocchiamo la sabbia tocchiamo il tempo, un tempo antico, contattiamo ciò che silenziosamente la natura ha fatto. Risvegliamo in noi, adulti o bambini, il “nostro tempo passato”, le prime cure ricevute, i primi contatti corporei, le prime sensazioni ed emozioni.

La sabbia è plastica, ci permette di creare lasciandoci guidare dall’istinto e obbedisce prendendo la forma che decidiamo di darle.

In quanto penetrabile e plastica rimanda al simbolo dell’utero, contenitore materno. Pensiamo al piacere che proviamo nelle lunghe passeggiate sul bagnasciuga , nello stenderci sulla sabbia calda, ad affondare nella sua soffice massa…tutto questo rimanda a quello che per la psicoanalisi è il regressus ad uterum. Cosa stiamo cercando? Che cosa vorremmo per noi? Pace. Sicurezza. Riposo. Uno spazio tutto nostro dove i rumori si annullano e rimangono solo i suoni. Rigenerarsi.

Sabbia: confine tra il terra e mare, tra utero materno, radici dell’umano e inconscio collettivo. Così come l’acqua bagna e trasforma la sabbia, il nostro inconscio lavora e si trasforma alla ricerca del sé in un reciproco e continuo contatto.

Tutto questo è la sabbia.

Dott.ssa Irene Bellini

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