Archive for marzo, 2012

22 marzo 2012

L’uso degli oggetti nello Psicodramma

 

Immagini, frammenti di realtà…

esplosione di colori…

espressioni in maschera..

note, musica, ritmo…

poesia…

spazi grandi, morbidi, silenziosamente rumorosi…

persone, incontrate e riflesse…

suggestioni.

Lo psicodramma, e più in generale i “metodi attivi”, hanno tra le loro caratteristiche principali l’utilizzo dell’azione come modalità privilegiata di lavoro. L’azione infatti favorisce l’accesso ai ricordi e ai vissuti personali, impregnati di un carico emotivo molto più forte rispetto al semplice racconto. Lo psicodramma infattti non si limita al racconto dell’esperienza, ma lavora sulla “messa in scena”  dei fatti accaduti o immaginati, immergendo il Protagonista nella stroria in modo globale, attivando percezioni, stati d’animo, sensazioni spesso filtrate dalla razionalità.

Questo tipo di lavoro permette di integrare quindi gli aspetti emotivi e quelli razionali, facendo emergere nuovi contenuti e nuovi significati che aiutano la persona ad elaborare più facilmente le proprie esperienze personali.

Lo Psicodramma e i “metodi attivi” fanno largo uso degli oggetti, vengono infatti utilizzati diversi tipi di materiali (teli colorati, cuscini, maschere, musica, immagini, specchi, libri, oggetti di vario tipo…) che facilitano il lavoro attivo, l’espressività, la creatività e quindi la spontaneità.

Il materiale a disposizione funge da “mediatore” all’interno della scena e del lavoro psicodrammatico e sociodrammatico.

Innanzitutto può servire per costruire fisicamente la scena, aiutando il Protagonista a ritrovare attraverso gli oggetti i luoghi reali o immaginari all’interno dei quali rappresentare il suo mondo interno. In questo caso gli oggetti assolvono la funzione di contenitore e di setting.

Gli oggetti utilizzati nei metodi attivi sono per la maggior parte materiali indefiniti, suggestivi ed evocativi che lasciano spazio all’immaginazione e al simbolico. Vi è quindi la possibilità, per chi li utilizza, di proiettare i propri contenuti soggettivi attribuendo valori, idee, emozioni e sentimenti, personali, senza necessariamente attribuire un significato univoco e oggettivo, e definire a priori quale sarà il contenuto che verrà proiettato. Attraverso le libere associazioni, il materiale funge da stimolo per far emergere contenuti personali anche nuovi e non conosciuti su cui è possibile lavorare.

Nello psicodramma anche le persone stesse hanno la funzione di “mediatore”, nel senso che rivestono, nelle varie esperienze proposte dal conduttore, dei ruoli sui quali è possibile proiettare contenuti ed emozioni, facilitando quindi lo scambio tra le persone, proteggendole da vissuti estranei alla relazione reale tra le stesse.

Il contenitore creato dagli oggetti e dalle persone favorisce facilmente il passaggio in una dimensione di semi-realtà, in cui le cose non sono realmente ciò che sembrano ma hanno un significato soggettivo e personale, in cui è quindi possibile esprimersi liberamente nella misura in cui ci si sente di farlo, secondo le proprie caratteristiche e il proprio stato d’animo.

Dott.ssa Stefania Cioppa

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21 marzo 2012

PARLIAMO DI ENDOMETRIOSI

 Vorrei aprire questo articolo con una celebre frase di un poeta francese “Solo chi si conosce è padrone di sé stesso”…

Quanti di voi conoscono l’ENDOMETRIOSI? 

Probabilmente molti ne hanno sentito parlare  ma sicuramente non tutti sanno che questa malattia subdola e oscura può avere conseguenze devastanti sulla vita della persona che ne è affetta… Spesso la carenza  di informazioni  e la mancanza di iniziative di sensibilizzazione penalizzano le nostre scelte quotidiane portando ad una consapevolezza solo tardi, solo quando non resta che dire: SE SOLO AVESSI SAPUTO… Nonostante le informazioni mediche contenute nell’articolo  hanno carattere meramente informativo e divulgativo e non intendono assolutamente sostituirsi ad una consultazione medica mi sembra opportuno approfondire questo argomento.

 L’arrivo  del primo flusso mestruale dà il via all’età della pubertà che rappresenta l’inizio del periodo fertile. Il termine mestruazione (dal latino menstruum =mensile), definisce la perdita di sangue dall’apparato genitale femminile, che si verifica regolarmente ogni mese in età feconda se non c’è gravidanza.La comparsa del flusso segna l’inizio di ogni ciclo mestruale e pur essendo soggetta ad ampie variazioni individuali la maggior parte delle donne accusa dolore intenso e crampi nella zona addominale, accompagnati a volte da vomito,cefalea ,mal di schiena, tensione mammaria e stanchezza. Fino a qui sembra tutto normale in fondo i dolori mestruali affliggono, in maniera più o meno importante, quasi tutte le donne fertili  basta prendere un antinfiammatorio e tutto passa no? Nalla maggior parte dei casi è cosi ma in molti altri,il  disturbo può essere una vera e propria malattia e risultare invalidante. L’endometriosi presenta dei sintimi che possono essere confusi con il malessere del ciclo mestruale solo che il dolore, quando presente, diventa insostenibile al punto da inficiare le normali attività quotidiane. Perchè?

Nelle donne  affette da endometriosi, sono presenti frammenti o “isole” di endometrio (tessuto che riveste internamente l’utero) in sedi atipiche quali ovaie, tube, peritoneo, vagina, intestino, setto retto-vaginale.Ogni mese,il tessuto endometriale impiantato in sede anomala,subisce la stimolazione ormonale, nello stesso modo in cui si verifica a carico dell’endometrio normalmente presente in utero, e quindi  va incontro a sanguinamento. Tale sanguinamento a differnza di ciò che accade durante il normale ciclo mestruale, comporta un’irritazione dei tessuti circostanti, che dà luogo alla , formazione di noduli, cisti e aderenze.

La causa dell’endometriosi è sconosciuta. Diverse teorie sono state proposte, ma nessuna di esse può spiegare tutti i casi.Una prima teoria è quella della mestruazione retrograda secondo la quale, durante la mestruazione, del tessuto mestruale migra in senso inverso nelle tube, si impianta nell’addome e cresce. Secondo alcuni esperti la migrazione retrograda è presente in tutte le donne, ma solo nelle donne afflitte da endometriosi un difetto immunitario e/o ormonale permette al tessuto di radicarsi e crescere.

I sintomi riscontrati più frequentemente in caso di endometriosi sono dolori prima e durante le mestruazioni (in genere più intensi dei soliti crampi mestruali), dolori durante o dopo i rapporti sessuali, sterilità e sanguinamento intenso o irregolare.Altri sintomi che si presentano possono essere: stanchezza, dolori che si irradiano verso la zona rettale, dolore all’ovulazione, dolore alla regione lombare, diarrea e/o stitichezza e altri disturbi intestinali. Tuttavia è opportuno chiarire che in un numero considerevole di donne, affette da endometriosi, anche in forme avanzate, il dolore è totalmente assente ed è proprio  questo a rendere subdola la malattia.

Allo stato attuale l’unico accertamento diagnostico che permette di stabilire con certezza il problema è la laparoscopia, un intervento effettuato in anestesia totale che permette di diagnosticare l’endometriosi, valutarne la gravità ed eventualmente intervenire per la risoluzione.seppure associate ad una certezza di diagnosi inferiore, altre alternative diagnostiche sono  l’ecografia ovarica trans-vaginale il dosaggio del CA125 nel sangue e visita ginecologica manuale.Nonostante si stima che circa 150 milioni di donne nel mondo sia affetto da endometriosi di cui,14 milioni in Europa  e almeno 3 milioni in Italia, la malattia è sottovalutata e poco conosciuta, infatti è stato appurato che la diagnosi certa arriva tardivamente, con un tempo medio superiore a 9 anni. Secondo il Ministero della salute, le ragioni di tale ritardo sono dovute a varie cause: spesso le donne pensano che i sintomi sono normali, altre volte viene detto loro che la sintomatologia non va considerata come patologica, se a questo poi si aggiunge l’applicazione di metodi diagnostici purtroppo inadeguati ci si può rendere conto della drammaticità del fenomeno.

Per quanto riguarda la terapia, ad oggi, l’endometriosi non può essere definitivamente curata. E’ comunque possibile tenere sotto controllo l’evoluzione progressiva della patologia  riuscendo a contenere i sintomi fisici e le inevitabili ricadute psicologiche. In linea di massima la sceltadel trattamento dipende dalla gravità della malattia, dall’età della donna e dal desiderio di riproduzione della stessa. Le terapie possono essere mediche, ovvero basate sulla somministrazione  di farmaci ormonali (es. pillola contraccettivache, prevenendo l’ovulazione, riduce l’ingrossamento dell’endometrio e contemporaneamente il dolore associato al ciclo) oppure chirurgiche (conservativa o demolitiva)nel caso in cui i farmaci assunti per via orale non si rivelano sufficienti.

L’endometriosi è una malatia che ha un grande impatto sulla qualità della vita non solo da un punto di vista fisico ma anche da quello psicologico. Una delle conseguenze più devastanti dell’endometriosi è la possibile sterilità che  colpisce il 30-40% circa delle donne.La malattia endometriosica può causare infertilità essenzailmente attraverso due meccanismi. Il primo è dovuto a una infiammazione che ostacola sia il concepimento che l’impianto della gravidanza. Il secondo è meccanico, attraverso il danno provocato dalle aderenze degli organi interni. Qualunque sia la causa, l’impatto di una ipotetica mancata generatività può essere devestante e alimentare sentimenti di  frustrazione, rabbia ansia e talvolta a depressione. Può venire colpita la percezione della propria immagine corporea, del proprio ruolo di donna alimentando non solo un senso di inadeguatezza ma anche un abbassamento dell’autostima.E’ anche importante non sottovalutare l’influenza che la diagnosi tardiva può avere sulla sfiducia della donna nei confronti si sè stessa e degli altri;molto spesso infatti  le donne non sono capite nella loro sofferenza, i sintomi vengono sottovalutati al punto da creare un senso di vuoto e solitudine devastante.Nelle fasi più acute della malattia, il dolore fisico è così debilitante che le normali attività di tutti i giorni come andare a scuola,al lavoro, uscire con gli amici possono diventare difficili da affrontare al punto di dovervi rinunciare. Tutto questo compromette drasticamente la vita delle donne sia a livello professionale/sociale  sia a livello personale/affettivo. Questa malattia rende i rapporti sessuali molto dolorosi se non addirittura impossibili, con conseguenze inevitabili nel rapporto di coppia. Il dolore influisce negativamente sull’eccitazione e sul desiderio al punto che il rapporto, quando non viene evitato, viene vissuto con “paura” e ansia  non solo dalla donna ma anche dal partner perdendo così qualunque forma ludica andando a minare l’equilibrio della coppia.Per tutte queste ragioni, considerando le gravi ripercussioni che derivano dalla patologia  è importante affidarsi a degli specialisti nel tentativo di contenere non solo il dolore fisico ma anche gli inevitabili risvolti psicologici.

Dott.ssa Tiziana Fiore

17 marzo 2012

Il rilassamento e la rieducazione della scrittura

Perchè si usano tecniche di rilassamento in grafoterapia?

 

La grafo terapia è una tecnica specifica studiata essenzialmente per il trattamento delle disgrafie, anche se può indurre alcune benefiche conseguenze di tipo psicologico. Il suo scopo fondamentale è il recupero delle funzioni della scrittura, la maturazione psicologica che ne può derivare è un beneficio secondario.

Aggredire direttamente il problema o il sintomo equivale in rieducazione a non rispettare la personalità del bambino che si esprime nella sua scrittura, per quanto questa possa essere maldestra.

Per ripristinare un sano rapporto con la scrittura si mira a liberare i circuiti muscolari dalle tensioni e dagli impedimenti di qualunque tipo, anche di carattere tonico-emotivo e affettivo, per fare acquisire o ritrovare la facilità del gesto grafico che è indispensabile per approdare naturalmente all’espressività di una scrittura spontanea e personale. Per fare questo è necessario un doppio intervento:

– decondizionante : per far disimparare i gesti grafici scorretti o poco funzionali, spesso legati a posture o prensioni della penna inadeguati

– condizionante : far acquisire nuovi apprendimenti, basati sulla consapevole gestione dei propri movimenti nello spazio grafico, nel modo più facile e sciolto possibile.

A scopo “decondizionante” si adottano varie tecniche di rilassamento, di bonificazione e di coordinazione motoria, affinché si allentino tutte le tensioni e venga ristabilito un sottofondo psicomotorio funzionale alla successiva riacquisizione della scrittura.

L’importanza del rilassamento va letta nell’ottica di un auspicabile cambiamento globale del soggetto disgrafico, non basta infatti agire sul sintomo, ma è necessario modificare l’insieme in cui questo è compreso. Del resto indurre all’apprendimento di un gesto grafico più armonico e rilassato non può non avere ripercussioni anche sulle altre attività e sulla psicologia stessa dello scrivente.

La disgrafia è spesso associata a un’alterazione del tono muscolare e a un’eccessiva tensione della muscolatura causata anche da ansia e da un senso di malessere nei confronti di compiti che il soggetto non si sente in grado di affrontare. Il rilassamento ha quindi un effetto positivo e benefico in quanto favorisce stati d’animo positivi e al tempo stesso predispone a un miglioramento esecutivo. In grafo terapia infatti si passa ad attività pittoriche o grafiche solo quando lo scrivente ha raggiunto un miglior grado di rilassamento, soprattutto dei gruppi muscolari interessati  alla motricità grafica.

In linea generale possiamo attribuire al rilassamento una duplice valenza:

– tecnica: è importante proporlo seguendo una tecnica precisa e adeguata rispetto al soggetto e alla situazione;

– relazionale: un soggetto in stato di rilassamento è molto vulnerabile, lui si affida a noi in quel momento lasciando la sua abitudine alla tensione per darsi a noi completamente. E’ importante quindi fargli percepire la nostra accoglienza.

Qual è lo scopo del rilassamento in rieducazione?

– diminuire tensioni muscolari, soprattutto prossimali (spalla-braccio-gomito) e distali (mano-polso-dita)

– aiutare il soggetto a respirare meglio, in maniera più cosciente, facendogli ascoltare ciò che avviene dentro di lui

– aiutare a controllare e meglio gestire la propria emozionalità

– migliorare la relazione con gli altri e sviluppo della creatività:la sperimentazione dentro di sé di uno stato di calma e di serenità si consolida progressivamente in una specie di sicurezza e coerenza interiore. Questo a sua volta va ad influenzare le capacità intellettuali e creative.

– favorire una buona relazione terapeutica

– migliorare eventuali disturbi del sonno

– migliorare le capacità di attenzione, soprattutto nei bambini iperattivi.

Dott.ssa Irene Bellini

 

12 marzo 2012

Scrittura e disgrafia in adolescenza

La disgrafia e l’adolescente

Oggi si tende a descrivere l’adolescenza come una fase del ciclo di vita caratterizzata da complessi compiti evolutivi e dal modo dell’adolescente di farvi fronte (coping). I compiti evolutivi, serie di tappe che l’adolescente deve affrontare e superare per poter passare dalla condizione di bambino a quella di adulto, sono stati variamente definiti:

  • La capacità di separarsi dalla famiglia e di individuarsi, costruendo una propria idea di sé;
  • L’inserimento nel gruppo dei coetanei;
  • L’integrazione della sessualità nell’immagine di sé, con la costruzione di un ideale di ruolo sessuale;
  • Lo sviluppo di un’identità sociale;
  • L’avvio di relazioni sentimentali o sessuali.

Ogni adolescente trova il proprio modo e i propri tempi per affrontare questi compiti e nella scrittura questi prenderanno forma attraverso mascheramenti, fughe, identificazioni. Durante l’adolescenza la scrittura è alla ricerca della sua identità, così come d’altronde il soggetto scrivente. L’attuale ricerca in campo grafologico, sembra confermare quanto la moderna psicoanalisi sostenga rispetto ai nuovi adolescenti. In una società che offre molto più di quanto serva, in una famiglia in cui i ruoli parentali tendono alla confusione, si sono sviluppati negli ultimi anni “nuovi sintomi” oggi sempre più presenti: stati depressivi, che spesso portano a varie forme di dipendenza, disturbo da attacchi di panico, ADHD. Anche la scrittura dell’adolescente tende ad ammalarsi in questo senso, tanto che la maggior parte degli scritti adolescenziali segnalano una forte richiesta di stampo narcisistico legata ad un’oralità bloccata.  A questo bisogna aggiungere il cambiamento dei metodi di insegnamento del corsivo, meno rigido, con meno regole, spesso senza un fisso punto di riferimento, e l’uso sempre più massiccio della tastiera. Il risultato è che la scrittura dell’adolescente potrebbe apparire nel 90% dei casi come disgrafica. Facendo riferimento alla classificazione proposta da Ajuriaguerra, le disgrafie in adolescenza rientrano in tre grandi categorie:

Accurata (disgrafia dei lenti e precisi): il movimento risulta lento e costretto, lo spazio strutturato o iperstrutturato, la forma curata. In ogni caso si tratta di scritture che mancano di spontaneità a causa di una forte volontà, o bisogno, di “aderire a…”. Nasce dall’esigenza di sentirsi confermati, accettati, di trarre soddisfazione e sicurezza dall’adesione a certe norme. Tali scritture si possono definire come scritture maschera, falso sé o persona in senso Junghiano.

Sciatta(disgrafia molle): si osserva un movimento abbandonico, uno spazio poco strutturato, una forma trasandata, lettere che non tengono il rigo e si dilatano. Regna il disinteresse, l’adattamento del ragazzo risulta probabilmente passivo, così come scarsi potrebbero essere i suoi risultati scolastici. Questi segni esprimono una tendenza complessiva al disimpegno e alla trasandatezza, che non si limita solo all’affettività, ma va ad incidere anche sul livello intellettivo e su una personalità in evidente difficoltà di crescita.

Stentata (disgrafia impulsiva): lo scritto manca di fluidità a causa di incespamenti, interruzioni del tratto, forma imprecisa, spazio organizzato in modo disomogeneo, torsioni delle lettere, improvvisi sforzi pressori.

La scrittura stentata è presente nella maggior parte delle scritture degli adolescenti, ed è possibile ritrovarla anche insieme all’accurata e alla sciatta. Rappresenta un chiaro messaggio di rabbia repressa, un potenziale aggressivo non canalizzato. Nell’insieme è indice di insicurezza dettata da un Io non ancora integrato e da una forte richiesta narcisistica.

La maggior parte delle scritture degli adolescenti rientra in uno di questi gruppi. L’intento non è certo quello di dimostrare come tutti gli adolescenti siano disgrafici, chiaramente si fa riferimento a scritture fortemente irrigidite o molli o sciatte, tenendo ben presente la definizione di disgrafia.

M, 11 anni e 6 mesi. Scrittura disgrafica, molto lenta, tesa e maldestra.

F, 17 anni. Scrittura molto compatta, tonda, ferma alla fase orale.


Dott.ssa Irene Bellini

 

2 marzo 2012

Desiderio di maternità o di gravidanza?

Vorrei un bambino…

Voglio rimanere incinta, è arrivato il momento e sento che ora non sarei completa senza un figlio…guardo le mie amiche con i loro bimbi e mi dico che forse alla mia età dovrei darmi una mossa..e poi tutti continuano a chiederci quando diventeremo genitori..Non vedo l’ora di vedermi con la pancia! 

Perché alcune donne si trovano a pensare questo? Ce ne sono tante altre che invece dicono…

Al pensiero di iniziare la ricerca di un bimbo mi invade una grande felicità, che gioia  mi procura l’idea di diventare mamma! Penso a quando potrò stringere il mio bambino tra le braccia, allattarlo e sentirmi chiamare.  

 Non vedo l’ora che questo bambino nasca, allora finalmente potrò passeggiare al parco con la mia carrozzina senza più sentirmi in difetto! Che bello sarà comprare tutti quei bei vestitini da bambolina.. 

Ma cosa vuol dire desiderare un figlio?

Abbiamo estremizzato alcuni pensieri che spesso attraversano la mente delle future madri: a volte queste domande possono coesistere nella stessa persona, altre volte ce ne possono essere di diverse. E’ evidente però il differente punto di vista che era nostra intenzione andare a sottolineare e che ora andremo ad approfondire.

Non appena nella donna nasce l’idea di avere un figlio anche la psiche si prepara ad accoglierlo con tutta una serie di fantasie, che cresceranno durante la gravidanza.  Ad esse si aggiungeranno i ricordi legati alle esperienze vissute e alle emozioni provate, fino a definire un preciso spazio mentale dedicato al piccolo nascituro.

E’ in questo contesto che prende forma il desiderio di maternità e/o di gravidanza. Che cosa intendiamo quando parliamo di “Desiderio”?  E’ un vissuto di attesa o di ricerca intensa di quel qualcosa che si sente possa soddisfare le proprie esigenze più profonde. Dentro di sè le energie si muovono affinché il tesoro venga scovato e la gioia possa manifestarsi con tutta la sua forza. Parliamo dunque di un’esperienza soggettiva interna, che include un’attivazione inconscia e che pertanto sovrasta il semplice bisogno. Con il termine “bisogno” ci riferiamo infatti ad uno stato di coscienza che implica un’insoddisfazione dovuta ad una mancanza. La tensione interna che si genera porta ad una attivazione finalizzata all’ ottenimento dell’oggetto voluto.

Proviamo a capire meglio attraverso un semplice esempio: quando sento internamente il desiderio di un dolcetto, spero di trovarne uno e godermelo; quando invece ho un calo di zuccheri cerco attivamente un dolcetto perché ne ho bisogno.

A questo punto potrebbe risultare chiaro perché si parli di “desiderio” di maternità e/o di gravidanza. Maternità e gravidanza, termini spesso utilizzati come sinonimi, assumono in questo contesto una differenza sostanziale. Parliamo di “desiderio di gravidanza” quando gran parte delle fantasie della donna tendono verso il bisogno di un figlio come voglia di essere come le altre. Parliamo invece di “desiderio di maternità” nel momento in cui emerge un forte bisogno di sentirsi madre. Ma quindi dov’è il desiderio? Il desiderio di gravidanza e quello di maternità difficilmente hanno una separazione così netta come quella da noi descritta. Una sana evoluzione del materno dovrebbe prevedere la coesistenza di entrambi questi vissuti. Una donna appagata e pronta ad accogliere dentro e fuori da sé un figlio, fantasticherà sicuramente sugli aspetti positivi e negativi della gravidanza, ma anche sul suo ruolo di madre e sul suo futuro bambino. Certamente paure e incertezze la accompagneranno, ma la forza del suo desiderio le darà l’energia necessaria per affrontare questa grande avventura. Quello che può accadere è che desiderio di maternità e di gravidanza coesistano ma in modo non equilibrato. E’ in questi casi che si genera un’ambivalenza: voglio o desidero un figlio? Voglio essere madre, o sento di poter essere una madre? Riteniamo importante riuscire a dare una risposta a queste apparentemente semplici domande poiché la loro non risoluzione può avere delle ripercussioni sulla gravidanza (attraverso manifestazioni psicosomatiche ed emotive) e/o sul post-gravidanza (per esempio depressione post-partum, difficoltà nell’assumere il proprio ruolo genitoriale, ecc…).

Abbiamo scelto di approfondire queste tematiche poiché riteniamo possano stimolare in modo costruttivo i pensieri e le fantasie delle future mamme ed assumere quindi una funzione preventiva.

Allo stesso tempo abbiamo descritto le basi sulle quali talvolta vanno a strutturarsi una serie di difficoltà, anche importanti, legate alla maternità e alla genitorialità.

Il nostro mondo interiore, così come il nostro organismo, tende naturalmente all’equilibrio. Quando questo non avviene dovremmo fermarci e porci delle domande cercando di trovare il mezzo migliore per proseguire nel cammino: con questi spunti di riflessione ci auguriamo di contribuire alla ricerca delle vostre risposte.

Dott.ssa Irene Bellini

Dott.ssa Stefania Cioppa

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