La scrittura

SCRIVERE…

 

Appena un bimbo viene al mondo, senza nemmeno saperlo, ci comunica con il suo acuto vagito che è arrivato e che sta bene. Ecco la nascita della comunicazione orale, nonostante uno dei due interlocutori non abbia ancora ben chiaro di che cosa si tratti. Ben presto il piccolo utilizza i mezzi di cui dispone per soddisfare i propri bisogni primari, e si arriva velocemente ai primi sguardi ad intervalli regolari che, tra una poppata e l’altra introducono il ritmo della comunicazione. Ritmo, concetto dalla forte importanza per quelli che saranno i primi scambi verbali e per quelli che saranno i primi segni che il bimbo tenterà di lasciare. Le prime tracce di “comunicazione scritta” si intravedono presto nel bambino che con macchie di pappa, segni sui muri, scie delle macchinine e tanto altro, cerca di lasciare segni visibili da lui creati. Il passaggio successivo ci porta a linee disordinate e agli scarabocchi, opere d’arte dotate di un significato magico per il bambino e per l’adulto che quando chiede al piccolo che cosa rappresenti il suo “disegno”, ottiene spesso la stessa risposta anche a distanza di tempo.

Lo sviluppo del gesto grafico nel bambino, sembra in qualche modo percorrere le stesse tappe affrontate in precedenza dai nostri antenati, quando ancora lontani dalla scoperta della scrittura come oggi la intendiamo, iniziarono a scalfire immagini e segni spinti dall’esigenza di ricordare, far di conto e dare spazio al pensiero e all’immaginazione. L’Homo Sapiens, prima di arrivare alle iniziali  forme di scrittura, fatte risalire dagli studiosi al periodo tra  il 5400 a.C. e il 4000 a.C., è passato dalla scultura, la pittura, il disegno, i graffiti, ecc. L’antropologo Jack Goody (1919), sottolinea come l’avvento della scrittura abbia permesso un “addomesticamento del pensiero” tale da consentire processi quali l’astrazione, la formalizzazione, la logica, l’analisi, la classificazione, la sintesi e l’ipotesi. Allo stesso modo il bambino, una volta raggiunti i prerequisiti necessari per apprendere la scrittura, primo tra tutti la capacità di simbolizzare, raffina anche attraverso essa le sue capacità intellettive.

La scrittura oggi appare come scontata, un gesto comune a tutti, scevra da qualsivoglia significato simbolico, ma macchinosa e a volte scomodo mezzo per comunicare, talvolta faticosa e lenta, talvolta lasciata da parte a favore della tastiera di un computer. Oggi molte persone perdono di vista la magia che si nasconde dietro il gesto grafico; non ci chiediamo perché il bambino ami così tanto scarabocchiare? Quando posiamo una penna su un foglio comunichiamo e lasciamo una traccia che spesso è rivolta ad altri, ma spessissimo è rivolta a noi stessi. Il ritmo e la pressione sui primi tracciati ci informano dell’umore e in alcuni casi ci mettono all’erta rispetto a difficoltà motorie, affettive, sulla scelta della lateralizzazione, e tanto altro. Allo stesso modo la scrittura del bambino, del ragazzo, dell’adolescente, dell’adulto e dell’ anziano, comunica un messaggio che va oltre il senso letterario  che lo scrivente vuole esprimere. E’ in questo contesto che va vista la disgrafia, la difficoltà di esecuzione del gesto grafico molte volte cela una richiesta d’aiuto, di attenzione. Ma la scarsa attenzione che poniamo nella scrittura ci porta a non leggere dietro un rigo maldestro o troppo piccolo l’essenza del messaggio, molte volte chiudiamo gli occhi davanti ad una difficoltà, molte volte gli stessi terapisti e insegnanti preferiscono individuare un sostituto, un mezzo compensativo. E allora magari si ritrova quell’autonomia tanto ricercata, ma si perde di vista il senso del malessere. La tecnica riabilitativa che verrà descritta, non gira le spalle alla richiesta dello scrivente, che sia o meno un bambino, ma tenta di donare al soggetto l’attenzione che chiede e di adattare una forma di trattamento specifico per la specifica forma richiestiva nascosta dietro la “brutta scrittura”.

Secondo la psicoanalisi la scrittura rappresenta una modalità espressiva della persona presa nella dialettica degli opposti principi di piacere e di realtà. Il soggetto scrivente è guidato da bisogno di essere letto, capito, amato, e dal desiderio di esprimere liberamente sé stesso.

Dott.ssa Irene Bellini

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