Archive for febbraio, 2012

19 febbraio 2012

Granchio

 

 

E’ un animale articolato che spesso, a causa del suo camminare all’indietro, è stato ritenuto a lungo portatore di sventura. Va detto anche che, nel contempo, veniva usato nei riti magici per favorire la pioggia.

In quanto abitante dell’acqua, esso simboleggia le acque primordiali.

Gli antichi consideravano il granchio nemico del serpente, che provava dolore quando il Sole si trovava nel segno del cancro, così come pensavano che il cervo mangiasse il granchio come antidoto per contrastare il morso del serpente.

Troviamo anche scritto che per proteggere le sementi dai parassiti, gli antichi le annaffiassero con l’acqua in cui erano stati tenuti, per una settimana, alcuni granchi.

Ippocrate definiva le ulcere con la parola che designa il termine granchio in greco, karkÍnos: si pensa che, forse, egli avesse seguito la credenza popolare secondo cui lo spirito della malattia avesse forma animale.

La costellazione del Cancro (dal latino Cancer, “granchio”) è il quarto segno dello zodiaco. E’ considerato un segno acquatico di “natura femminile”, a cui si associano caratteristiche, dal punto di vista astrologico, di battesimo e rinascita, risveglio della coscienza, tendenza all’isolamento, gravidanza.

(da “Le Garzantine” – Simboli)

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19 febbraio 2012

La scrittura

SCRIVERE…

 

Appena un bimbo viene al mondo, senza nemmeno saperlo, ci comunica con il suo acuto vagito che è arrivato e che sta bene. Ecco la nascita della comunicazione orale, nonostante uno dei due interlocutori non abbia ancora ben chiaro di che cosa si tratti. Ben presto il piccolo utilizza i mezzi di cui dispone per soddisfare i propri bisogni primari, e si arriva velocemente ai primi sguardi ad intervalli regolari che, tra una poppata e l’altra introducono il ritmo della comunicazione. Ritmo, concetto dalla forte importanza per quelli che saranno i primi scambi verbali e per quelli che saranno i primi segni che il bimbo tenterà di lasciare. Le prime tracce di “comunicazione scritta” si intravedono presto nel bambino che con macchie di pappa, segni sui muri, scie delle macchinine e tanto altro, cerca di lasciare segni visibili da lui creati. Il passaggio successivo ci porta a linee disordinate e agli scarabocchi, opere d’arte dotate di un significato magico per il bambino e per l’adulto che quando chiede al piccolo che cosa rappresenti il suo “disegno”, ottiene spesso la stessa risposta anche a distanza di tempo.

Lo sviluppo del gesto grafico nel bambino, sembra in qualche modo percorrere le stesse tappe affrontate in precedenza dai nostri antenati, quando ancora lontani dalla scoperta della scrittura come oggi la intendiamo, iniziarono a scalfire immagini e segni spinti dall’esigenza di ricordare, far di conto e dare spazio al pensiero e all’immaginazione. L’Homo Sapiens, prima di arrivare alle iniziali  forme di scrittura, fatte risalire dagli studiosi al periodo tra  il 5400 a.C. e il 4000 a.C., è passato dalla scultura, la pittura, il disegno, i graffiti, ecc. L’antropologo Jack Goody (1919), sottolinea come l’avvento della scrittura abbia permesso un “addomesticamento del pensiero” tale da consentire processi quali l’astrazione, la formalizzazione, la logica, l’analisi, la classificazione, la sintesi e l’ipotesi. Allo stesso modo il bambino, una volta raggiunti i prerequisiti necessari per apprendere la scrittura, primo tra tutti la capacità di simbolizzare, raffina anche attraverso essa le sue capacità intellettive.

La scrittura oggi appare come scontata, un gesto comune a tutti, scevra da qualsivoglia significato simbolico, ma macchinosa e a volte scomodo mezzo per comunicare, talvolta faticosa e lenta, talvolta lasciata da parte a favore della tastiera di un computer. Oggi molte persone perdono di vista la magia che si nasconde dietro il gesto grafico; non ci chiediamo perché il bambino ami così tanto scarabocchiare? Quando posiamo una penna su un foglio comunichiamo e lasciamo una traccia che spesso è rivolta ad altri, ma spessissimo è rivolta a noi stessi. Il ritmo e la pressione sui primi tracciati ci informano dell’umore e in alcuni casi ci mettono all’erta rispetto a difficoltà motorie, affettive, sulla scelta della lateralizzazione, e tanto altro. Allo stesso modo la scrittura del bambino, del ragazzo, dell’adolescente, dell’adulto e dell’ anziano, comunica un messaggio che va oltre il senso letterario  che lo scrivente vuole esprimere. E’ in questo contesto che va vista la disgrafia, la difficoltà di esecuzione del gesto grafico molte volte cela una richiesta d’aiuto, di attenzione. Ma la scarsa attenzione che poniamo nella scrittura ci porta a non leggere dietro un rigo maldestro o troppo piccolo l’essenza del messaggio, molte volte chiudiamo gli occhi davanti ad una difficoltà, molte volte gli stessi terapisti e insegnanti preferiscono individuare un sostituto, un mezzo compensativo. E allora magari si ritrova quell’autonomia tanto ricercata, ma si perde di vista il senso del malessere. La tecnica riabilitativa che verrà descritta, non gira le spalle alla richiesta dello scrivente, che sia o meno un bambino, ma tenta di donare al soggetto l’attenzione che chiede e di adattare una forma di trattamento specifico per la specifica forma richiestiva nascosta dietro la “brutta scrittura”.

Secondo la psicoanalisi la scrittura rappresenta una modalità espressiva della persona presa nella dialettica degli opposti principi di piacere e di realtà. Il soggetto scrivente è guidato da bisogno di essere letto, capito, amato, e dal desiderio di esprimere liberamente sé stesso.

Dott.ssa Irene Bellini

14 febbraio 2012

IVG: Cosa dice la legge?

Legge 22 maggio 1978 n. 194 – Norme per la tutela della maternità e sull’interruzione volontaria di gravidanza.

 Articolo 1

Lo stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio.

L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite.

Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che lo aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite.

Articolo 2

I consultori familiari istituiti dalla legge 29 luglio 1975, n. 405, fermo restando quanto stabilito dalla stessa legge, assistono la donna in stato di gravidanza:

a) informandola sui diritti a lei spettanti in base alla legislazione statale e regionale, e sui servizi sociali, sanitari e assistenziali concretamente offerti dalle strutture operanti nel territorio;

b) informandola sulle modalità idonee a ottenere il rispetto delle norme della legislazione sul lavoro a tutela della gestante;

c) attuando direttamente o proponendo allo ente locale competente o alle strutture sociali operanti nel territorio speciali interventi, quando la gravidanza o la maternità creino problemi per risolvere i quali risultino inadeguati i normali interventi di cui alla lettera a);

d) contribuendo a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza. I consultori sulla base di appositi regolamenti o convenzioni possono avvalersi, per i fini previsti dalla legge, della collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita. La somministrazione su prescrizione medica, nelle strutture sanitarie e nei consultori, dei mezzi necessari per conseguire le finalità liberamente scelte in ordine alla procreazione responsabile è consentita anche ai minori.

Articolo 3

Anche per l’adempimento dei compiti ulteriori assegnati dalla presente legge ai consultori familiari, il fondo di cui all’articolo 5 della legge 29 luglio 1975, n. 405, è aumentato con uno stanziamento di L. 50.000.000.000 annui, da ripartirsi fra le regioni in base agli stessi criteri stabiliti dal suddetto articolo. Alla copertura dell’onere di lire 50 miliardi relativo all’esercizio finanziario 1978 si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto nel capitolo 9001 dello stato di previsione della spesa del Ministero del tesoro per il medesimo esercizio. Il Ministro del tesoro è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le necessarie variazioni di bilancio.

Articolo 4

Per l’interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni, la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito, si rivolge ad un consultorio pubblico istituito

ai sensi dell’articolo 2, lettera a), della legge 29 luglio 1975 numero 405, o a una struttura socio-sanitaria a ciò abilitata dalla regione, o a un medico di sua fiducia.

Articolo 5

Il consultorio e la struttura socio-sanitaria, oltre a dover garantire i necessari accertamenti medici, hanno il compito in ogni caso, e specialmente quando la richiesta di interruzione della gravidanza sia motivata dall’incidenza delle condizioni economiche, o sociali, o familiari sulla salute della gestante, di esaminare con la donna e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna e della persona indicata come padre del concepito, le possibili soluzioni dei problemi proposti, di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto.

Quando la donna si rivolge al medico di sua fiducia questi compie gli accertamenti sanitari necessari, nel rispetto della dignità e della libertà della donna; valuta con la donna stessa e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna e della persona indicata come padre del concepito, anche sulla base dell’esito degli accertamenti di cui sopra, le circostanze che la determinano a chiedere l’interruzione della gravidanza; la informa sui diritti a lei spettanti e sugli interventi di carattere sociale cui può fare ricorso, nonché sui consultori e le strutture socio-sanitarie.

Quando il medico del consultorio o della struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, riscontra l’esistenza di condizioni tali da rendere urgente l’intervento, rilascia immediatamente alla donna un certificato attestante l’urgenza. Con tale certificato la donna stessa può presentarsi ad una delle sedi autorizzate a praticare la interruzione della gravidanza. Se non viene riscontrato il caso di urgenza, al termine dell’incontro il medico del consultorio o della struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, di fronte alla richiesta della donna di interrompere la gravidanza sulla base delle circostanze di cui all’articolo 4, le rilascia copia di un documento, firmato anche dalla donna, attestante lo stato di gravidanza e l’avvenuta richiesta, e la invita a soprassedere per sette giorni. Trascorsi i sette giorni, la donna può presentarsi, per ottenere la interruzione della gravidanza, sulla base del documento rilasciatole ai sensi del presente comma, presso una delle sedi autorizzate.

Articolo 6

L’interruzione volontaria della gravidanza, dopo i primi novanta giorni, può essere praticata:

a) quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna; b) quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.

Articolo 7

I processi patologici che configurino i casi previsti dall’articolo precedente vengono accertati da un medico del servizio ostetrico-ginecologico dell’ente ospedaliero in cui deve praticarsi l’intervento, che ne certifica l’esistenza. Il medico può avvalersi della collaborazione di specialisti. Il medico è tenuto a fornire la documentazione sul caso e a comunicare la sua certificazione al direttore sanitario dell’ospedale per l’intervento da praticarsi immediatamente. Qualora l’interruzione della gravidanza si renda necessaria per imminente pericolo per la vita della donna, l’intervento può essere praticato anche senza lo svolgimento delle procedure previste dal comma precedente e al di fuori delle sedi di cui all’articolo 8. In questi casi, il medico è tenuto a darne comunicazione al medico provinciale. Quando sussiste la possibilità di vita autonoma del feto, l’interruzione della gravidanza può essere praticata solo nel caso di cui alla lettera a) dell’articolo 6 e il medico che esegue l’intervento deve adottare ogni misura idonea a salvaguardare la vita del feto.

Articolo 8

L’interruzione della gravidanza è praticata da un medico del servizio ostetrico-ginecologico presso un ospedale generale tra quelli indicati nell’articolo 20 della legge 12 febbraio 1968, numero 132, il quale verifica anche l’inesistenza di controindicazioni sanitarie.

Gli interventi possono essere altresì praticati presso gli ospedali pubblici specializzati, gli istituti ed enti di cui all’articolo 1, penultimo comma, della legge 12 febbraio 1968, n. 132, e le istituzioni di cui alla legge 26 novembre 1973, numero 817, ed al decreto del Presidente della Repubblica 18 giugno 1958, n. 754, sempre che i rispettivi organi di gestione ne facciano richiesta.

Nei primi novanta giorni l’interruzione della gravidanza può essere praticata anche presso case di cura autorizzate dalla regione, fornite di requisiti igienico-sanitari e di adeguati servizi ostetrico-ginecologici. Il Ministro della sanità con suo decreto limiterà la facoltà delle case di cura autorizzate, a praticare gli interventi di interruzione della gravidanza, stabilendo:

1) la percentuale degli interventi di interruzione della gravidanza che potranno avere luogo, in rapporto al totale degli interventi operatori eseguiti nell’anno precedente presso la stessa casa di cura; 2) la percentuale dei giorni di degenza consentiti per gli interventi di interruzione della gravidanza, rispetto al totale dei giorni di degenza che nell’anno precedente si sono avuti in relazione alle convenzioni con la regione.

Le percentuali di cui ai punti 1) e 2) dovranno essere non inferiori al 20 per cento e uguali per tutte le case di cura.

Le case di cura potranno scegliere il criterio al quale attenersi, fra i due sopra fissati. Nei primi novanta giorni gli interventi di interruzione della gravidanza dovranno altresì poter essere effettuati, dopo la costituzione delle unità socio-sanitarie locali, presso poliambulatori pubblici adeguatamente attrezzati, funzionalmente collegati agli ospedali ed autorizzati dalla regione. Il certificato rilasciato ai sensi del terzo comma dell’articolo 5 e, alla scadenza dei sette giorni, il documento consegnato alla donna ai sensi del quarto comma dello stesso articolo costituiscono titolo per ottenere in via d’urgenza l’intervento e, se necessario, il ricovero.

Articolo 9

Il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non è tenuto a prendere parte alle procedure di cui agli articoli 5 e 7 ed agli interventi per l’interruzione della gravidanza quando sollevi obiezione di coscienza, con preventiva dichiarazione. La dichiarazione dell’obiettore deve essere comunicata al medico provinciale e, nel caso di personale dipendente dello ospedale o dalla casa di cura, anche al direttore sanitario, entro un mese dall’entrata in vigore della presente legge o dal conseguimento della abilitazione o dall’assunzione presso un ente tenuto a fornire prestazioni dirette alla interruzione della gravidanza o dalla stipulazione di una convenzione con enti previdenziali che comporti l’esecuzione di tali prestazioni.

L’obiezione può sempre essere revocata o venire proposta anche al di fuori dei termini di cui al precedente comma, ma in tale caso la dichiarazione produce effetto dopo un mese dalla sua presentazione al medico provinciale.

L’obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza, e non dall’assistenza antecedente e conseguente all’intervento. Gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare lo espletamento delle procedure previste dall’articolo 7 e l’effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalità previste dagli articoli 5, 7 e 8. La regione ne controlla e garantisce l’attuazione anche attraverso la mobilità del personale.

L’obiezione di coscienza non può essere invocata dal personale sanitario, ed esercente le attività ausiliarie quando, data la particolarità delle circostanze, il loro personale intervento è indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo.

L’obiezione di coscienza si intende revocata, con effetto, immediato, se chi l’ha sollevata prende parte a procedure o a interventi per l’interruzione della gravidanza previsti dalla presente legge, al di fuori dei casi di cui al comma precedente.

Articolo 10

L’accertamento, l’intervento, la cura e la eventuale degenza relativi alla interruzione della gravidanza nelle circostanze previste dagli articoli 4 e 6, ed attuati nelle istituzioni sanitarie di cui all’articolo 8, rientrano fra le prestazioni ospedaliere trasferite alle regioni dalla legge 17 agosto 1974, n. 386.

Sono a carico della regione tutte le spese per eventuali accertamenti, cure o degenze necessarie per il compimento della gravidanza nonché per il parto, riguardanti le donne che non hanno diritto all’assistenza mutualistica.

Le prestazioni sanitarie e farmaceutiche non previste dai precedenti commi e gli accertamenti effettuati secondo quanto previsto dal secondo comma dell’articolo 5 e dal primo comma dell’articolo 7 da medici dipendenti pubblici, o che esercitino la loro attività nell’ambito di strutture pubbliche o convenzionate con la regione, sono a carico degli enti mutualistici, sino a che non sarà istituito il servizio sanitario nazionale.

Articolo 11

L’ente ospedaliero, la casa di cura o il poliambulatorio nei quali l’intervento è stato effettuato sono tenuti ad inviare al medico provinciale competente per territorio una dichiarazione con la quale il medico che lo ha eseguito dà notizia dell’intervento stesso e della documentazione sulla base della quale è avvenuto, senza fare menzione dell’identità della donna.

Le lettere b) e f) dell’articolo 103 del testo unico delle leggi sanitarie, approvato con il regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, sono abrogate.

Articolo 12

La richiesta di interruzione della gravidanza secondo le procedure della presente legge è fatta personalmente dalla donna.

Se la donna è di età inferiore ai diciotto anni, per l’interruzione della gravidanza è richiesto lo assenso di chi esercita sulla donna stessa la potestà o la tutela. Tuttavia, nei primi novanta giorni, quando vi siano seri motivi che impediscano o sconsiglino la consultazione delle persone esercenti la potestà o la tutela, oppure queste, interpellate, rifiutino il loro assenso o esprimano pareri tra loro difformi, il consultorio o la struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, espleta i compiti e le procedure di cui all’articolo 5 e rimette entro sette giorni dalla richiesta una relazione, corredata del proprio parere, al giudice tutelare del luogo in cui esso opera. Il giudice tutelare, entro cinque giorni, sentita la donna e tenuto conto della sua volontà, delle ragioni che adduce e della relazione trasmessagli, può autorizzare la donna, con atto non soggetto a reclamo, a decidere la interruzione della gravidanza.

Qualora il medico accerti l’urgenza dell’intervento a causa di un grave pericolo per la salute della minore di diciotto anni, indipendentemente dall’assenso di chi esercita la potestà o la tutela e senza adire il giudice tutelare, certifica l’esistenza delle condizioni che giustificano l’interruzione della gravidanza. Tale certificazione costituisce titolo per ottenere in via d’urgenza l’intervento e, se necessario, il ricovero.

Ai fini dell’interruzione della gravidanza dopo i primi novanta giorni, si applicano anche alla minore di diciotto anni le procedure di cui all’articolo 7, indipendentemente dall’assenso di chi esercita la potestà o la tutela.

Articolo 13

Se la donna è interdetta per infermità di mente, la richiesta di cui agli articoli 4 e 6 può essere presentata, oltre che da lei personalmente, anche dal tutore o dal marito non tutore, che non sia legalmente separato.

Nel caso di richiesta presentata dall’interdetta o dal marito, deve essere sentito il parere del tutore. La richiesta presentata dal tutore o dal marito deve essere confermata dalla donna.

Il medico del consultorio o della struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, trasmette al giudice tutelare, entro il termine di sette giorni dalla presentazione della richiesta, una relazione contenente ragguagli sulla domanda e sulla sua provenienza, sull’atteggiamento comunque assunto dalla donna e sulla gravidanza e specie dell’infermità mentale di essa nonché il parere del tutore, se espresso.

Il giudice tutelare, sentiti se lo ritiene opportuno gli interessati, decide entro cinque giorni dal ricevimento della relazione, con atto non soggetto a reclamo.

Il provvedimento del giudice tutelare ha gli effetti di cui all’ultimo comma dell’articolo 8.

Articolo 14

Il medico che esegue l’interruzione della gravidanza è tenuto a fornire alla donna le informazioni e le indicazioni sulla regolazione delle nascite, nonché a renderla partecipe dei procedimenti abortivi, che devono comunque essere attuati in modo da rispettare la dignità personale della donna.

In presenza di processi patologici, fra cui quelli relativi ad anomalie o malformazioni del nascituro, il medico che esegue l’interruzione della gravidanza deve fornire alla donna i ragguagli necessari per la prevenzione di tali processi.

Articolo 15

Le regioni, d’intesa con le università e con gli enti ospedalieri, promuovono l’aggiornamento del personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie sui problemi della procreazione cosciente e responsabile, sui metodi anticoncezionali, sul decorso della gravidanza, sul parto e sull’uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza. Le regioni promuovono inoltre corsi ed incontri ai quali possono partecipare sia il personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie sia le persone interessate ad approfondire le questioni relative all’educazione sessuale, al decorso della gravidanza, al parto, ai metodi anticoncezionali e alle tecniche per l’interruzione della gravidanza.

Al fine di garantire quanto disposto dagli articoli 2 e 5, le regioni redigono un programma annuale d’aggiornamento e di informazione sulla legislazione statale e regionale, e sui servizi sociali, sanitari e assistenziali esistenti nel territorio regionale.

Articolo 16

Entro il mese di febbraio, a partire dall’anno successivo a quello dell’entrata in vigore della Presente legge, il Ministro della sanità presenta al Parlamento una relazione sull’attuazione della legge stessa e sui suoi effetti, anche in riferimento al problema della prevenzione.

Le regioni sono tenute a fornire le informazioni necessarie entro il mese di gennaio di ciascun anno, sulla base di questionari predisposti dal Ministro.

Analoga relazione presenta il Ministro di grazia e giustizia per quanto riguarda le questioni di specifica competenza del suo Dicastero.

Articolo 17

Chiunque cagiona ad una donna per colpa l’interruzione della gravidanza è punito con la reclusione da tre mesi a due anni.

Chiunque cagiona ad una donna per colpa un parto prematuro è punito con la pena prevista dal comma precedente, diminuita fino alla metà.

Nei casi previsti dai commi precedenti, se il fatto è commesso con la violazione delle norme poste a tutela del lavoro la pena è aumentata.

Articolo 18

Chiunque cagiona l’interruzione della gravidanza senza il consenso della donna è punito con la reclusione da quattro a otto anni. Si considera come non prestato il consenso estorto con violenza o minaccia ovvero carpito con l’inganno.

La stessa pena si applica a chiunque provochi l’interruzione della gravidanza con azioni dirette a provocare lesioni alla donna.

Detta pena è diminuita fino alla metà se da tali lesioni deriva l’acceleramento del parto. Se dai fatti previsti dal primo e dal secondo comma deriva la morte della donna si applica la reclusione da otto a sedici anni; se ne deriva una lesione personale gravissima si applica la reclusione da sei a dodici anni; se la lesione personale è grave questa ultima pena è diminuita. Le pene stabilite dai commi precedenti sono aumentate se la donna è minore degli anni diciotto.

Articolo 19

Chiunque cagiona l’interruzione volontaria della gravidanza senza l’osservanza delle modalità indicate negli articoli 5 o 8, è punito con la reclusione sino a tre anni.

La donna è punita con la multa fino a lire centomila.

Se l’interruzione volontaria della gravidanza avviene senza l’accertamento medico dei casi previsti dalle lettere a) e b) dell’articolo 6 o comunque senza l’osservanza delle modalità previste dall’articolo 7, chi la cagiona è punito con la reclusione da uno a quattro anni. La donna è punita con la reclusione sino a sei mesi.

Quando l’interruzione volontaria della gravidanza avviene su donna minore degli anni diciotto, o interdetta, fuori dei casi o senza l’osservanza delle modalità previste dagli articoli 12 e 13, chi la cagiona è punito con le pene rispettivamente previste dai commi precedenti aumentate fino alla metà. La donna non è punibile.

Se dai fatti previsti dai commi precedenti deriva la morte della donna, si applica la reclusione da tre a sette anni; se ne deriva una lesione personale gravissima si applica la reclusione da due a cinque anni; se la lesione personale è grave questa ultima pena è diminuita.

Le pene stabilite dal comma precedente sono aumentate se la morte o la lesione della donna derivano dai fatti previsti dal quinto comma.

Articolo 20

Le pene previste dagli articoli 18 e 19 per chi procura l’interruzione della gravidanza sono aumentate quando il reato è commesso da chi ha sollevato obiezione di coscienza ai sensi dell’articolo 9.

Articolo 21

Chiunque, fuori dei casi previsti dall’articolo 326 del codice penale, essendone venuto a conoscenza per ragioni di professione o di ufficio, rivela l’identità – o comunque divulga notizie idonee a rivelarla – di chi ha fatto ricorso alle procedure o agli interventi previsti dalla presente legge, è punito a norma dell’articolo 622 del codice penale.

Articolo 22

Il titolo X del libro II del codice penale è abrogato.

Sono altresì abrogati il n. 3) del primo comma e il n. 5) del secondo comma dell’articolo 583 del codice penale.

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14 febbraio 2012

Consigli pratici

CONSIGLI PRATICI:Cosa fare,dove e quando…

Quanto tempo hai per decidere L’interruzione volontaria di gravidanza è consentita dalla legge 194 entro i primi novanta giorni, periodo che viene calcolato a far data dalle ultime mestruazioni. Sapere questo è molto importante: di solito, quando ci si accorge di essere incinte sono già passate almeno 5 o 6 settimane dall’ultimo ciclo, bisogna inoltre tenere conto che la legge 194 impone 7 giorni di “riflessione” dalla data del certificato medico a quando ci si potrà presentare in ospedale per l’intervento, quindi in realtà ci sono solo 5/6 settimane di tempo utile per decidere cosa fare.Oltre la 12ma settimana si può ricorrere all’aborto terapeutico solo se la gravidanza o il parto comportano un grave pericolo per la vita della donna o quando sono accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.Dal 2010 è possibile abortire anche con metodo farmacologico, la pillola abortiva però può essere somministrata non oltre la 7° settimana di gravidanza (49 giorni dall’ultimo ciclo mestruale).

A chi rivolgersi per ottenere il certificato per l’interruzione di gravidanza puoi rivolgerti gratuitamente presso i consultori familiari pubblici, presso un ospedale, oppure presso un medico di tua scelta. Porta con te un documento, la tessera sanitaria e, nel caso il medico a cui ti rivolgi non sia un ginecologo, il test di gravidanza(E’ importante avere un test di gravidanza “stampato”, contenente il tuo nome e cognome, da poter esibire al medico, per cui rivolgiti ad un laboratorio analisi oppure ad una farmacia che svolge questo servizio. Alcune farmacie restituiscono l’esito in un paio d’ore, altre dopo uno o due giorni. Per il test basta raccogliere un po’ della prima pipì della mattina in un barattolino pulito) eseguito presso una farmacia o un laboratorio analisi. E’ sempre bene verificare in anticipo che il medico con cui si avrà il colloquio non sia obiettore di coscienza (La legge 194 consente ai medici contrari all’aborto di “rifiutarsi di svolgere le procedure e le attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza”, quindi un medico obiettore non ti rilascerà il certificato per l’IVG. Anche in ospedale potrai trovare medici e personale paramedico obiettore, in alcuni ospedali la percentuale di obiettori è molto alta e questo causa dei tempi di attesa molto lunghi, per cui ti consigliamo di informarti prima di scegliere presso quale ospedale richiedere l’intervento. Ricordati che l’obiezione di coscienza non esonera il personale dall’assistenza antecedente e conseguente all’intervento.) altrimenti si rischia di perdere altro tempo prezioso. Se vuoi puoi recarti al colloquio col tuo partner, ma non sei tenuta a farlo e nessuno può importi che lui sia presente. Il medico è tenuto a verificare con te i motivi che ti portano ad interrompere la gravidanza nel rispetto della tua dignità, libertà e riservatezza, e a fornirti indicazioni sugli aiuti e i supporti di carattere sociale ed economico a cui hai diritto nel caso tu decida di non abortire.

Se sei minorenne la legge ti consente di interrompere una gravidanza indesiderata anche se sei minorenne, previo il consenso di entrambi i tuoi genitori. Se per vari motivi non è opportuno coinvolgerli, o sono contrari, rivolgiti ad un consultorio pubblico: il medico, entro sette giorni dalla tua richiesta, inoltrerà al giudice tutelare competente una relazione, corredata del proprio parere. Il giudice tutelare, entro cinque giorni, fisserà un colloquio con te e tenuto conto della tua volontà, delle tue ragioni e della relazione del medico, può autorizzarti, con atto non soggetto a reclamo, a decidere la interruzione della gravidanza. Ricordati che nessuno è tenuto ad informare i tuoi genitori della tua decisione.

Se sei straniera la legge prevede che tu possa interrompere la gravidanza anche se non hai il permesso di soggiorno, nessuno potrà segnalarti alla polizia o trattenerti. Ricordati che puoi accedere ai consultori pubblici e agli ospedali per ottenere il certificato e richiedere l’intervento anche se non hai la tessera sanitaria.

L’iter burocratico il medico rilascia un certificato, che deve essere firmato anche dalla donna, con l’invito a “soprassedere” per sette giorni, trascorso questo tempo ci si può rivolgere presso un ospedale pubblico o convenzionato per richiedere l’interruzione di gravidanza, in caso di urgenza il medico può rilasciare un certificato che permette di rivolgersi direttamente all’ospedale senza che siano trascorsi i 7 giorni. E’ molto importante che il certificato(Controlla che siano indicati la data di rilascio, il tuo nome e cognome, la data delle ultime mestruazioni, le formulazioni di legge (x es. “Espletate le procedure previste ai sensi dell’art. 5 L 194/78 si ritiene che sussistano le circostanze di cui all’articolo 4, per cui, trascorsi sette giorni dalla data del presente certificato, la richiedente potrà presentarsi in una delle sedi autorizzate per effettuare l’intervento”)venga compilato correttamente per evitare che venga rifiutato dall’ospedale. In ospedale verranno fissati gli esami di routine e la data per l’intervento che solitamente viene eseguito in regime di day hospital e in genere con anestesia locale. In alcuni ospedali per eseguire gli esami è necessario tornare due o tre volte, quindi se hai problemi ad assentarti dal lavoro o da scuola informati prima. I nominativi delle donne che ricorrono all’interruzione di gravidanza non possono essere divulgati o resi pubblici, anche le relazioni che i medici e gli ospedali, per legge, devono far pervenire all’autorità sanitaria provinciale, non devono fare menzione dell’identità della donna.

(fonte: http://ogo.noblogs.org)
14 febbraio 2012

IL RIEDUCATORE DELLA SCRITTURA

Chi è il rieducatore della scrittura o grafoterapeuta?

E’ un grafologo specializzato in rieducazione della scrittura. Conosce i meccanismi alla base del gesto grafico ed è in grado di analizzare la scrittura sia da un punto di vista grafomotorio che psicologico, ricavando le informazioni necessarie affinchè si progetto un piano di intervento personalizzato.

11 febbraio 2012

LE ORIGINI DELLA DISGRAFIA

LE CAUSE DELLA DISGRAFIA

            Gli autori che si interessano di disgrafia sono concordi nel ritenere che essa sia causata da numerosi fattori che possono essere definiti concause. Oltretutto queste non portano necessariamente alla disgrafia, come del resto accade per molti altri disturbi come la stessa dislessia. Un paragone utilizzato dai neurologi spiega bene la multifattorialità delle cause. Un disturbo neurologico può essere originato da cause notevolmente diverse tra loro, così come possono essere diverse le cause che impediscono a un’automobile di funzionare: la batteria scarica, un guasto al motore, la mancanza di carburante o semplicemente il freno a mano tirato possono bloccare l’auto.

            Anche le disgrafie obbediscono a questa regola: un esame superficiale può permettere di rendersi conto semplicemente della presenza del disturbo, ma è solo un esame approfondito, in collaborazione con diversi professionisti, che permette di conoscere le cause e quindi impostare un programma di rieducazione adeguato. L’intervento va fatto sulle cause che originano il disturbo, non sul sintomo. Già Robert Olivaux nel 1971 si chiedeva se la disgrafia potesse essere ereditaria e citava tra le cause l’influsso dell’ambiente, l’ansia, le difficoltà del linguaggio, i disturbi della motricità e dell’affettività.

            La disgrafia si presenta come un fenomeno complesso, differenziato da soggetto a soggetto, che può essere compreso solo se valutato nell’ambito delle caratteristiche particolari dello scrivente, del suo percorso maturativo, del livello della sua scrittura in base all’età, della qualità e quantità di insegnamento grafico ricevuto, delle sue relazioni affettive e sociali e della concomitante presenza di eventuali altre difficoltà scolastiche o disturbi di apprendimento. Spesso infatti la disgrafia non si presenta pura, ma complessa, cioè associata a problemi di ortografia, calcolo o abbinata alla dislessia.

            Le disgrafie acquisite possono essere originate da cause neurologiche, problemi psicomotori, afasia, alterazioni della memoria, encefaliti, difficoltà nell’organizzazione spaziale, deficit o ritardo intellettivo, problemi visivi o uditivi, ecc.

            Le disgrafie evolutive possono anche costituire una reazione a difficoltà relazionali o una compensazione alla scarsa personalizzazione della propria scrittura. Il bambino potrebbe arrivare ad una vera e propria grafofobia, o ancora la disgrafia potrebbe costituire un pretesto per nascondere altri problemi, un alibi, come definito da Olivaux.

In ogni caso, l’interazione di caratteristiche congenite con quelle ambientali come causa dei disturbi specifici di apprendimento è ormai largamente condivisa. Attualmente si tende a considerare quali principali cause predisponenti alla disgrafia di tipo evolutivo le seguenti:

  • Disturbi legati alla motricità, che costituiscono da soli il fattore causale più rilevante e ricorrente;
  • Lateralità non ben definita;
  • Mancinismo semplice o contrariato;
  • Difficoltà di orientamento e di organizzazione spaziale;
  • Difficoltà ortografiche e di organizzazione del linguaggio;
  • Dislessia;
  • Immaturità e difficoltà psico-affettive;
  • Insufficienza mentale.

Tali cause soggettive si combinano e interagiscono con le condizioni ambientali e soprattutto con la quantità e la qualità degli stimoli scolastici ricevuti nelle prime fasi dell’apprendimento grafico e più in particolare della scrittura. Infatti una grande percentuale di disgrafie è legata ad interferenze ed effetti contestuali esterni alla relazione pedagogico-didattica, che impediscono al bambino di acquisire i corretti meccanismi della scrittura. Tra i più frequenti: situazioni di prematurità scolastica, assenze reiterate, cambiamenti frequenti di insegnanti,ecc.. Le difficoltà emergono con più evidenza soprattutto nei casi in cui il bambino sia costretto a scrivere in fretta, per cui tende a sostituire le forme grafiche con semplificazioni informali e poco identificabili, essendo privo di necessari automatismi richiesti dalla velocità di esecuzione grafica.

Considerata la multifattorialità delle cause, è necessario accertare sempre l’effettiva natura della disgrafia, facendo un esame approfondito della scrittura, ma osservando lo scrivente anche da altri punti di vista: psico-motorio, grafo-motorio e psicologico, senza tralasciare l’analisi della lateralità. Infatti va ricordato che le scritture disgrafiche non sono solo quelle che manifestano un ritardo rispetto alla normale maturazione grafo-motoria per quell’età, bensì si tratta di scritture con proprie peculiarità patologiche, generalmente caratterizzate da: pessima organizzazione della pagina, mal destrezza esecutiva del gesto, errori di forma e di proporzioni. Inoltre, ciò che contraddistingue tali grafie è che, a differenza delle scritture sane che tendono a migliorare con l’età e con l’esercizio, esse mostrano l’inclinazione contraria , cioè a peggiorare con gli anni e quanto più aumentano le richieste di rapidità e di prolungamento nel tempo dell’attività grafica.

Dott.ssa Irene Bellini


7 febbraio 2012

Buon Compleanno “Granelli di psicologia”!!!

10 febbraio 2012

“Granelli di psicologia” festeggia 1 anno!!!!

…Un anno insieme a tutti voi…

…un anno di idee, di fantasie e di progetti, qualcuno già nato e molti altri ancora da realizzare…

Tanti passi ci saranno ancora da compiere e ci auguriamo di farlo insieme a voi che ci seguite con affetto.

Stefania,  Irene, Tiziana, Susanna

2 febbraio 2012

PERCHE’ IL QUADRIFOGLIO PORTA FORTUNA?

IL QUADRIFOGLIO

Il quadrifoglio, piccolo e raro, verde come la speranza, portatore di fortuna . Trovo che ci sia un fascino misterioso dietro questa piccola piantina. L’altra notte in sogno raccoglievo quadrifogli in bel prato primaverile e mi sono chiesta cosa potesse voler dire, nonostante la sensazione fosse positiva.

Il quadrifoglio è un’anomalia, un trifoglio che nasce con una fogliolina in più, per questo risulta piuttosto difficile trovarne! Non va confuso però con l’Oxalis tetraphylla o l’Oxalis Deppei, che ha 4 foglioline per sua natura. Li possiamo distinguere perché il nostro quadrifoglio ha le foglie più arrotondate, mentre le Ossalidi hanno una forma a cuore.

Nell’immaginario collettivo trovare un quadrifoglio risulta di buon auspicio, ma da dove arriva questa credenza? Il più antico riferimento letterario sembra risalire al 1620, con la prima attestazione del nostro piccolo amico verde come portafortuna. Per i Druidi il quadrifoglio rappresentava un potente mezzo contro gli spiriti malvagi. In alcune credenze popolari, mettere un quadrifoglio sotto il cuscino porta bei sogni; per altre ogni foglia rappresenta qualcosa: speranza, fede, amore e ovviamente…fortuna!

Oggi portiamo dentro di noi quest’immagine legata al quadrifoglio, che quando ci appare in sogno, se inserito in un contesto positivo, potrebbe indicarci la manifestazione di una profonda speranza, anche se a volte non ce ne rendiamo conto…Ricordiamoci comunque che la stessa immagine, lo stesso oggetto, raramente portano lo stesso messaggio a due diversi sognatori. Ci auguriamo comunque che ognuno, nelle sua passeggiate notturne, possa trovare un bel quadrifoglio verde circondato da una vegetazione sana e rigogliosa o in un deserto, o perchè no..sulla sabbia del mare!

Irene

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