Archive for gennaio, 2012

29 gennaio 2012

Sportello d’ascolto psicologico

L’Associazione “Granelli di Psicologia – Centro Psicologico”

promuove il benessere psicologico con un nuovo servizio gratuito

“QUALCUNO MI ASCOLTI!!!”

Qualcuno mi ascolti!!!

SPORTELLO D’ASCOLTO PSICOLOGICO

Un aiuto concreto per chi ha voglia di aiutare se stesso.

 

“Anche un piccolo seme può dare grandi frutti”

Per tutti coloro che sentono la necessità o l’urgenza di rivolgersi ad uno psicologo per una consulenza.

Per maggiori info clicca qui

 

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26 gennaio 2012

Gli animali nei sogni

GLI ANIMALI NEI SOGNI

Quante volte ci capita di sognare un cane, un ragno, una farfalla…perché sogniamo gli animali e che cosa simboleggiano? Tenendo conto delle differenze individuali e dei significati personali che di cui ogni singolo animale può essere impregnato, in generale la loro apparizione testimonia il nostro incontro con i lati più istintivi, irrazionali o inconsci di noi stessi. Jung considera la simbologia degli animali una visualizzazione del sé inconscio. Più l’animale sarà primitivo, più profondo sarà lo strato dell’inconscio che rappresenta.  Ad esempio è probabile che un cane o un gatto rappresentino energie psichiche più semplici da integrare nella coscienza di quelle espresse invece da un serpente, che rappresenta contenuti non umani, “a sangue freddo”, le tendenze di natura spirituale-astratta e animale-concreta, cioè l’elemento extraumano nell’uomo.

  Il modo poi in cui gli animali appaiono nei nostri sogni e nei nostri disegni, rappresenta il nostro atteggiamento  nei confronti dell’inconscio: ad esempio il nostro atteggiamento verso l’inconscio sarà negativo quando proveremo paura nei confronti dell’animale, viceversa animali che ci “soccorrono”, che ci sono alleati, simboleggeranno un nostro atteggiamento positivo.

In ogni caso, dopo aver sognato un animale, ci sveglieremo ora consapevoli di aver incontrato una parte molto antica e profonda di noi, che chiede di essere guardata e affrontata, affinchè il nostro viaggio verso l’individuazione, o più in generale verso il domani, possa proseguire.

Irene

23 gennaio 2012

DSA

LE DIFFICOLTA’ D’APPRENDIMENTO

Un numero consistente di alunni della scuola dell’obbligo presenta problemi di apprendimento che incidono in modo rilevante sul rendimento nelle varie discipline, causando spesso un vero e proprio disadattamento scolastico e sociale. Diversi studi hanno evidenziato come oltre il 20% della popolazione scolastica presenti rallentamenti nei processi di apprendimento che richiedono interventi individualizzati[1]. Le cause possono essere di varia natura:

  • Difficoltà percettivo-motorie, dalle quali possono derivare disturbi specifici di apprendimento;
  • Difficoltà di attenzione, di concentrazione e di memorizzazione, che danno origine a discontinuità nelle prestazioni, a scarso mantenimento delle acquisizioni e ad esecuzioni incomplete del compito;
  • Ritardo cognitivo che provoca: lentezza nei processi, esecuzione di prodotti insoddisfacenti, difficoltà nel trasferire e riutilizzare conoscenze apprese, livelli di capacità notevolmente inferiori rispetto alla classe frequentata;
  • Difficoltà di linguaggio che interferiscono negli aspetti di comprensione-produzione sia orale che scritta;
  • Problemi relativi alla sfera affettiva e comunicazionale, dai quali possono derivare scarsi livelli di autostima, atteggiamenti e comportamenti inadeguati, senso di inadeguatezza di fronte alle richieste scolastiche, demotivazione ad apprendere.

Le difficoltà di apprendimento possono distinguersi in difficoltà generiche e disturbi specifici. Le difficoltà generiche dell’apprendimento sono solitamente dovute ad un ritardo maturazionale, a uno scarso bagaglio di esperienze, a scarso investimento motivazionale e, non di rado, ad una serie di errori di tipo pedagogico che i docenti compiono sia nelle prime proposte didattiche relative all’approccio alla lingua scritta che, successivamente negli itinerari di recupero conseguenti all’accertamento delle difficoltà stesse. Spesso infatti questi interventi hanno scarsa specificità, si limitano ad un aumento di esercizi e si basano quasi esclusivamente su una richiesta di memorizzazione di regole, ma il più delle volte, dopo un iniziale momento di maggiore rendimento, l’insegnante si trova di fronte a regressioni e ricadute.

I disturbi specifici sono invece strettamente legati a deficit di natura percettiva, che non sono stati individuati precocemente. Tali disturbi sono:

  • Dislessia è un Disturbo Specifico dell’Apprendimento della lettura. Il bambino dislessico presenta una particolare difficoltà a riconoscere e discriminare i segni alfabetici contenuti nelle parole, ad analizzare in sequenza e a orientarsi sul rigo da leggere.
  • Disortografia è la difficoltà a tradurre correttamente i suoni che compongono le parole in simboli grafici e si presenta con errori sistematici.
  • Discalculia è una difficoltà specifica nell’apprendimento del calcolo che si manifesta nel riconoscimento e nella denominazione dei simboli numerici, nella scrittura dei numeri, nell’associazione de simbolo numerico alla quantità corrispondente, nella numerazione in ordine crescente e decrescente, nella risoluzione di situazioni problematiche.
  • Disgrafia è una difficoltà di scrittura che riguarda la riproduzione dei segni alfabetici e numerici.

 [1] Pratelli Monica, “Le difficoltà di scrittura: diagnosi, prevenzione e recupero”, in Cristofanelli P. e Lena S., Disgrafie: esame, prevenzione, rieducazione, Ed. Libreria G. Moretti, Urbino, 2002, pag. 140.

Dott.ssa Irene Bellini

 

23 gennaio 2012

Che cos’è la disgrafia?

Le ricerche e le pubblicazioni che affrontino il tema “Disgrafia” slegandolo dalla più generale definizione di Disturbi dell’Apprendimento, appaiono oggi piuttosto scarne, nonostante la tendenza sembri essere quella di definire, così in campo neuropsicologico come in campo psicologico, un territorio specifico, che apporti miglioramenti nella valutazione e soprattutto nella riabilitazione.

La ricerca supporta l’impressione che i casi di disgrafia e di disturbi dell’apprendimento in generale siano in aumento, così come i casi effettivamente presenti negli istituti scolastici siano superiori rispetto a quelli “ufficialmente” segnalati.

A tale proposito, da una ricerca effettuata nell’a.s. 2006/2007 da alcuni membri del Comitato dei Tecnici dell’Associazione GraficaMente,  emerge che su 2.271 scritture analizzate di alunni iscritti alla quinta elementare il 20,7% presenta una disgrafia, di cui il 15,2% è disgrafico e il 5,5% è gravemente disgrafico, mentre il 27,5% è a rischio disgrafia.

Un altro dato interessante è legato al rapporto tra casi segnalati e non: solo lo 0,75% tra tutte le scritture analizzate presenta una disgrafia segnalata, mentre l’incidenza accertata di disgrafia è pari al 20,7%. La ricerca grafometrica non ha confermato la disgrafia per il 32,2% dei casi segnalati.

Un ulteriore aspetto da prendere in considerazione è legato al rapporto tra difficoltà di scrittura e altri disturbi dell’apprendimento. E’ molto probabile che precoci difficoltà di scrittura minino l’apprendimento, mettendo il bambino nella condizione di faticare per rimanere al livello dei compagni con conseguente senso di scarsa autostima. Si crea una catena negativa di relazioni causa- effetto, e non si può escludere che l’emergenza di altri disturbi dell’apprendimento possa derivare da queste prime difficoltà di tipo grafo-motorio. Anche per questo assume grande importanza la prevenzione così come un adeguato approccio didattico ai bambini, che tenga conto delle loro specificità.

CHE COS’E’ LA DISGRAFIA?

Se prendiamo in considerazione i Manuali Diagnostici ci accorgiamo di come la Disgrafia venga solo marginalmente trattata.

Nell’ICD 10[1] leggiamo: “La principale caratteristica di questo disturbo è una specifica e rilevante compromissione dello sviluppo delle capacità di compitazione, in assenza di una storia di disturbo specifico della lettura e non solamente spiegata da una ridotta età mentale, da problemi di acutezza visiva o da inadeguata istruzione scolastica.

L’abilità a compitare oralmente le parole e a trascrivere correttamente le parole sono entrambe interessate. I bambini il cui problema è solamente quello della scrittura non devono essere inclusi in questa sezione, ma in alcuni casi le difficoltà di compitazione possono essere associate con problemi nella scrittura. A differenza di quanto si osserva di solito nei disturbi specifici della lettura, gli errori di compitazione tendono a non riguardare l’aspetto fonetico.

Sebbene sia noto che un disturbo “puro” della compitazione differisce dai disturbi della lettura associati con difficoltà di compitazione, poco si conosce sugli antecedenti, sul decorso, sui correlati e sull’esito dei disturbi specifici della compitazione.

Include: ritardo specifico della compitazione senza disturbo della lettura.

Esclude: difficoltà nella compitazione associate con un disturbo della lettura; difficoltà nella compitazione principalmente attribuibili ad inadeguato insegnamento; disturbo acquisito della compitazione.”

Da questa definizione risulta chiaro come la diagnosi di disturbo specifico di scrittura andrebbe assegnata solo in assenza di un disturbo specifico di lettura, anche per questo in sede di valutazione e trattamento è più corretto ed efficace affrontare direttamente questa abilità e non passare attraverso la lettura.

Il DSM-IV-TR[2] inserisce il disturbo dell’espressione scritta nella  sezione dei disturbi dell’Apprendimento:

“Questi disturbi sono caratterizzati da un funzionamento scolastico che è sostanzialmente inferiore a quanto ci si aspetterebbe data l’età cronologica, la valutazione psicometrica dell’intelligenza, e una educazione appropriata all’età del soggetto.

I disturbi specifici inclusi in questa sezione sono:

– Disturbo della Lettura;

– Disturbo del Calcolo;

– Disturbo dell’Espressione Scritta;

– Disturbo dell’Apprendimento Non Altrimenti Specificato”

Disturbo dell’Espressione Scritta (DSM-IV-TR, 2000)

“Caratteristiche diagnostiche:

La caratteristica fondamentale del disturbo dell’Espressione Scritta è una capacità di scrittura che si situa sostanzialmente al di sotto di quanto previsto in base all’età cronologica del soggetto, alla valutazione psicometrica dell’intelligenza, e a un’istruzione adeguata all’età (Crit. A). L’anomalia dell’espressione scritta interferisce notevolmente con l’apprendimento scolastico o con le attività della vita quotidiana che richiedono capacità di scrittura (Criterio B). Se è presente un deficit sensoriale, le difficoltà nelle capacità di scrittura vanno al di là di quelle di solito associate con esso (Criterio C). Se sono presenti una condizione neurologica o un’altra condizione medica generale oppure un deficit sensoriale dovrebbero essere classificati sull’Asse III. Esiste in genere un insieme di difficoltà nella capacità del soggetto di comporre testi scritti, evidenziata da errori grammaticali o di punteggiatura nelle frasi, scadente organizzazione in capoversi, errori multipli di compitazione, e calligrafia deficitaria. Questa diagnosi non viene di solito fatta se vi sono solo errori di compitazione o calligrafia deficitaria in assenza di altre compromissioni dell’espressione scritta. Rispetto ad altri disturbi dell’Apprendimento, si sa relativamente poco riguardo ai Disturbi dell’Espressione Scritta e alla loro correzione, specie quando essi insorgono in assenza di Disturbo della Lettura. Tranne che per la compitazione, i test standardizzati in questo ambito sono meno sviluppati rispetto ai test per le capacità di lettura o di calcolo e la valutazione della compromissione delle capacità di scrittura può richiedere un paragone tra ampi campioni di lavori scolastici scritti del soggetto e la prestazione prevista in base all’età e al QI. Ciò accade specialmente nel caso di bambini piccoli nelle prime classi elementari. Compiti in cui al bambino viene chiesto di copiare, di scrivere sotto dettatura e di scrivere spontaneamente possono essere tutti necessari per valutare la presenza e l’entità di questo disturbo.”

Appare chiaro che nel caso in cui il disturbo fosse limitato alla sola compitazione o calligrafia, senza altre difficoltà di espressione scritta, la diagnosi di Disturbo dell’espressione Scritta, non sarebbe giustificato, e ci si dovrebbe orientare, sempre secondo il Manuale diagnostico, verso un Disturbo di Sviluppo di Coordinazione. Disturbo della Coordinazione Motoria (DSM-IV), Disturbo evolutivo specifico della funzione motoria (ICD- 10).

In base al DSM-IV-TR:

  • “Le prestazioni nelle attività quotidiane che richiedono coordinazione motoria sono sostanzialmente inferiori rispetto a quanto previsto in base all’età cronologica del soggetto e alla valutazione psicometrica della sua intelligenza. Questo può manifestarsi con un notevole ritardo nel raggiungimento delle tappe motorie fondamentali (per es., camminare, gattonare, star seduti), col far cadere gli oggetti, con goffaggine, con scadenti prestazioni sportive, o con una calligrafia deficitaria. (crit. A)
  • L’anomalia descritta al punto A interferisce in modo significativo con ‘apprendimento scolastico o con le attività della vita quotidiana. (crit.B)
  • L’anomalia non è dovuta ad una condizione medica generale (per es., paralisi cerebrale, emiplegia, o distrofia muscolare) e non soddisfa i criteri per un Disturbo Pervasivo dello Sviluppo. (crit.C)
  • Se è presente Ritardo Mentale, le difficoltà motorie vanno al di là di quelle di solito associate con esso.”

L’ICD- 10, ripropone gli stessi segni diagnostici del DSM-IV-TR, e tuttavia suggerisce in modo esplicito un esame clinico accurato in ordine allo sviluppo neurologico del bambino.

Il punto di vista di queste Linee Guida è quello che anche per questo Disturbo sia importante distinguere il problema relativo alla coordinazione motoria, fine e grossolana, rispetto ad un disordine più generale di natura visuo-spaziale (es. memoria spaziale, rappresentazione spaziale, ecc.) e all’interessamento delle competenze prassiche necessarie alla scrittura (aspetti questi ultimi ripresi nel momento diagnostico di secondo livello).

E’ da evidenziare come il DSM-IV-TR ammetta che “ Rispetto ad altri disturbi dell’Apprendimento, si sa relativamente poco riguardo ai disturbi dell’espressione scritta e alla loro correzione, specie quando essi insorgono in assenza di Disturbo della Lettura”. In questo contesto la proposta di considerare il disturbo specifico della scrittura a prescindere dalla compresenza di altri disturbi dell’apprendimento, può e comincia a prendere piede.

Alla Consensus Conference  (Montecatini e Milano, gennaio 2007), la disgrafia viene riconosciuta come un vero e proprio DSA:

“Disturbi specifici di scrittura (disortografia e disgrafia).

Gli aspetti generalmente condivisi circa il Disturbo della Scrittura,riguardano la sua suddivisione in due componenti: una di natura linguistica (deficit nei processi di cifratura) e una di natura motoria (deficit nei processi direalizzazione grafica).

Anche nel caso della scrittura, è necessario somministrare prove standardizzate; in particolare, per la disortografia è condiviso il parametro di valutazione della correttezza, costituito dal numero di errori e dalla relativa distribuzione percentilare (al di sotto del 5° centile), mentre per la disgrafia, i principali parametri di valutazione riguardano la fluenza (- 2 dev. stand) e l’analisi qualitativa delle caratteristiche del segno grafico.

Il Disturbo di Scrittura può presentarsi in isolamento (raramente) o in associazione (più tipicamente) ad altri disturbi specifici. Al fine di descrivere questa possibile co-occorrenza di più disturbi, senza stabilire una gerarchia tra gli stessi, si propone di utilizzare la dicitura estesa “Disturbo Specifico di Apprendimento della Lettura e/o della Scrittura (grafia e/o ortografia) e/o del Calcolo” (Consensus Conference, Milano 2007).

[1] Vicari S. e Caselli M.C., I disturbi dello sviluppo:neuropsicologia clinica e ipotesi riabilitative, Ed. il Mulino, Bologna, 2002

[2] DSM-IV-TR, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Ed. Masson, 2000.

                                               Dott.ssa Irene Bellini

12 gennaio 2012

Un assaggio grafologico

Forte senso di responsabilità e tenacia. Emerge una certa inquietudine e nervosismo. L’umore risulta “ballerino” con la tendenza a passare in modo netto da stati di entusiasmo a stati di umore deflesso. Emerge una tendenza esteriore ad andare avanti, voler arrivare, e faticare affinchè questo avvenga, ma sembra esserci interiormente una certa insicurezza di fondo e insoddisfazione: starò facendo la cosa giusta? Le energie sembrano incastrate in qualcosa di più profondo. Sospettosità e bisogno di conoscere prima di lasciarsi andare. Poco spazio all’ascolto dell’altro.

Per una questione di riservatezza, sono stati riportati solo alcuni spunti e un pezzettino della scrittura.
Dott.ssa Irene Bellini
10 gennaio 2012

Il tre

TRE

Simbolo di vitalità, movimento ed energia, il tre rappresenta un processo dinamico che nasce con l’uscita dalla dualità, con l’intento di creare qualcosa di nuovo: pensiamo ad una coppia che muove le proprie energie per diventare una triade (mamma, papà, bambino) o all’energia di un adolescente che tenta, al contrario, di staccarsi dai genitori.

Il Tre potrebbe simboleggiare l’inizio di un viaggio per uscire dall’oscurità, incontrando saggezza e scoprendo nuovi parti di sé.

Molti già sanno che il Tre è da sempre stato considerato numero sacro. Ad esempio il Dio Cristiano è una Trinità di tre esseri in uno, le dee pagane avevano tre forme (Vergine, Madre, Vecchia) e il triangolo ne era il simbolo. Cristo rimase tre giorni nel sepolcro, Giona tre giorni nel ventre della balena. In molte altre leggende e fiabe il numero Tre ritorna, andando ad indicare quello che Jung chiama “periodo di incubazione in cui avviene la trasformazione dell’Eroe” (C. J. Jung, 1911).

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