Aborto spontaneo: le domande più frequenti

Dopo un aborto spontaneo le sensazioni di vuoto, di smarrimento, di incredulità e di impotenza ci accompagnano e ci trasportano in una dimensione quasi surreale in cui ci si sente sospesi dalla realtà e incredibilmente soli. Culturalmente ci hanno insegnato che l’aborto è una cosa normale, che capita a tutti, e quindi cosa significa? che si dovrebbe soffrire di meno? Per questo motivo, molto spesso, ci si sente in dovere di rialzarsi subito, di ricominciare come se nulla fosse accaduto, mettendo da parte o negando le nostre emozioni. Ma una vocina, la nostra vocina, continua a sussurrarci delle domande, domande a cui non sempre si riesce a dare risposta…

PERCHE’ A ME?

Come spesso accade, nonostante le tipiche paure che accompagnano una gravidanza, non penseremmo mai davvero che possa accadere a noi. Quando sentiamo dirci “non c’è battito”, “la gravidanza si è interrotta”…rimaniamo attoniti, non ci crediamo, non è possibile! Perché a me? Io che ero pronta ad accogliere questo bambino, che l’ho cercato con amore, che ho condiviso questa esperienza con il mio compagno, che ho preparato uno spazio per lui….perchè a me?

Cominciamo a cercare risposte a questa triste domanda che difficilmente troverà una risposta, semplicemente perché non ce l’ha. Sarà stato il destino, la natura, doveva andare così, meglio così perché probabilmente il bambino avrebbe avuto dei problemi, probabilmente io e il mio compagno non eravamo davvero pronti…potrei andare avanti per pagine, e sicuramente chiunque leggerà queste righe avrebbe da aggiungere qualcosa.

Cercare una risposta a questa domanda ci blocca in una dimensione di dolore in cui non trova spazio l’evoluzione, poiché tutte le energie tendono al passato, alla ricerca di qualcosa che possa renderci meno tristi. E’ successo a me perché può succedere: devo accettare il mio dolore e quello del mio compagno, guardarlo, sentirlo, elaborarlo, tendendo al domani.

HO FATTO QUALCOSA DI SBAGLIATO?

Forse ho fatto troppi sforzi, forse non avrei dovuto bere quel bicchiere di vino, forse ho mangiato male, forse, forse…Quante di queste domande logorano il nostro mondo interno dopo un aborto spontaneo? Ma proviamo a pensare…cosa potrebbe cambiare oggi anche scoprendo che magari uno dei nostri dubbi venga confermato? Nulla! A volte si impongono degli esami per verificare la possibile presenza di anomalie, ma anche in questo caso purtroppo non abbiamo il potere di cambiare gli eventi in senso retrospettivo. Per fortuna invece possiamo tendere al futuro e buttare via i “se” e i “ma”.  Ieri è passato, non perdiamo quello che ci ha insegnato, ma non è li la nostra vita. Noi siamo qui oggi e domani.

PERCHE’ NESSUNO MI CHIEDE NIENTE?

Silenzio. Nessuno ci chiede come stiamo, spesso nemmeno chi ci stà più vicino, a nostra volta tendiamo a non parlarne. Silenzio. Dentro di noi nascono dubbi e perplessità, ci sentiamo sole/i. Potremmo trovarci a pensare che nessuno ci capisce, ci vuole bene, che tutto il mondo intorno a noi sottovaluta quello che ci è accaduto, o che comunque un comune velo di omertà ci lascia sole nel nostro dolore.

Davanti ad un lutto, o più in generale ad un evento tragico, ogni persona reagisce in modo diverso e non dipende da quanto bene ci voglia. C’è chi teme di riaprire una ferita ed evita l’argomento, c’è chi non sa cosa dire per paura di sbagliare, c’è chi ha paura del dolore e ne vuole rimanere lontano, c’è chi rivive proprie esperienze e soffre talmente tanto da non riuscire a supportarci.

Che fare allora? Io ho bisogno di non sentirmi sola… Parlare e chiedere aiuto. Non dobbiamo avere paura di disturbare il silenzio che ci circonda, così come chi ci sta intorno non dovrebbe avere paura di rompere il nostro di silenzio. Ogni donna, ogni uomo, vive l’esperienza dell’aborto spontaneo in modo personale, in base ai molti fattori che vanno a caratterizzare le singole vite e personalità dei genitori e della coppia; pertanto è possibile che davvero chi ci sta intorno possa non comprendere la nostra situazione. Quindi parliamo, senza paura, piangiamo, senza vergogna.

ABORTO SPONTANEO: QUANDO RIPROVARCI?

Che l’aborto spontaneo si risolva con un raschiamento, naturalmente o con un parto indotto, il nostro corpo non impiega molto ad essere pronto per accogliere una nuova gravidanza. Ma la nostra mente?

Lo spazio mentale per il bambino che verrà inizia a formarsi nel nostro mondo psichico non appena l’idea di divenire genitori prende piede. Piano piano le nostre fantasie aumentano e cominciamo a costruire una culla psichica, quello spazio che dopo 9 mesi dal concepimento, accoglierà il nostro bambino. Quando subiamo un aborto il nostro bambino non c’è più, ma la culla è ancora li, la sua culla. Un turbinio emotivo invade il nostro mondo interno: dolore, senso di colpa, rabbia, impotenza, disperazione…Queste emozioni non vanno via con il nostro bambino che non c’è più, ma si attaccano alla culla e aspettano. Aspettano di essere guardate e trasformate in senso evolutivo. Un’altra gravidanza, se troppo precoce, potrebbe rischiare di chiudere momentaneamente un buco affettivo che l’aborto ha creato in noi, il “nuovo” bambino rischierebbe di andare a sostituire quello che non c’è più, e troverebbe si una culla, ma non la sua e per di più carica di emozioni per nulla positive.

Il rischio di una depressione post-partum dopo la nascita di un bambino arrivato subito dopo un aborto è elevato. I genitori, singolarmente e come coppia, hanno bisogno di tempo per elaborare l’evento, ricollocare le emozioni provate e poter costruire un nuovo spazio mentale. Ogni bimbo ha diritto alla sua culla.

AVRO’ UN ALTRO ABORTO?

Andando oltre le percentuali e le statistiche, entro cui non è possibile trovare una collocazione certa, la domanda sopra riportata accompagna la maggior parte delle donne che hanno avuto un aborto, ma non solo. Ogni donna durante la gravidanza viene invasa da diverse angosce, che se non sconfinano in fissazioni, sono necessarie in senso evolutivo. Tra queste c’è proprio la paura di perdere il proprio bambino che risulta indispensabile perché si sviluppi nella madre il senso di protezione e contenimento tipico della funzione materna. Preoccupiamoci di liberare la nostra mente dai fantasmi, prepariamo una nuova culla e viviamo la gravidanza con rinnovata gioia, accogliendo anche le nostre naturali paure senza però che esse ci immobilizzino.

PERCHE’ MIO MARITO NON MI CAPISCE?

La gravidanza, fin da quando viene solo pensata, coinvolge sia l’uomo che la donna. Insieme si diventa futura coppia genitoriale, insieme si fantastica e si condividono forti emozioni. Necessariamente però sia la gravidanza che l’aborto e le emozioni che lo accompagnano, vengono vissuti in modo diverso. Non parlo di un minor o maggiore dolore, ma del corpo. Le donne vivono l’intera esperienza anche attraverso il prorpio corpo. Se l’uomo crea il suo spazio mentale e vede la sua compagna cambiare, la donna sente se stessa cambiare e cambia, sia a livello psichico che ormonale e fisico. Subito dopo un aborto peraltro il corpo della donna per un certo periodo di tempo continua a funzionare come se la gravidanza non si fosse interrotta, questo rende ancora più complicato accettare di aver perso il proprio bambino. A volte questo gli uomini non riescono a comprenderlo. Altri uomini vivono la frustrante sensazione di impotenza, hanno perso il proprio bimbo e non sanno che fare per supportare la propria compagna, può accadere allora che mettano in atto un atteggiamento distaccato in senso difensivo.

Sono svariate le situazioni che possono presentarsi, in ogni caso risulta di particolare importanza condividere le proprie emozioni e sensazioni con il partner e aiutarlo a comprendere. A volte cose che per una donna sono scontate, non lo sono per un uomo, come ad esempio veder ricomparire il ciclo…

COME POSSO AIUTARE LA MIA COMPAGNA CHE HA AVUTO UN ABORTO?

Ci sentiamo impotenti… non possiamo fare niente né per il nostro bambino né per la nostra compagna. Ogni tanto la scopriamo piangere e il suo sguardo non è più quello di prima. Tutte le nostre parole e le nostre attenzioni non bastano a cambiare la situazione. Il profumo di gioia e di attesa che si respirava era pieno delle nostre fantasie, e ora ha lasciato un odore di vuoto e un velo di tristezza.

Vedere soffrire la propria compagna, la propria moglie, è difficile perchè sarebbe molto più facile voltare pagina e cercare subito un altro bambino…si può sempre riprovare no?! …ma i tempi per superare questa perdita non sono sempre gli stessi per tutti e proprio per questo motivo è importante che ognuno rispetti quelli dell’altro. Non c’è sicuramente una regola giusta, non c’è un tempo giusto, non c’è una reazione uguale per tutti.

E’ essenziale che tutte le emozioni che vi attraversano vengano condivise nella coppia. Date alla vostra compagna il tempo che le serve per superare questo momento, accogliete i suoi pianti, le sue parole, la sua tristezza…chiedetele ciò che non capite, ciò che non vi sapete spiegare…condividete con lei i vostri pensieri, senza dover fare la parte del “duro”, di quello che non soffre, perchè non è in questo modo che la aiuterete a non farle pensare a quanto è accaduto, e soprattutto perché probabilmente non è così. Non abbiate vergogna di mostrarvi, ma accettate anche che possano esserci emozioni e sensazioni che a voi non sono familiari e che fanno parte di un vissuto diverso, quello di una donna che aveva dentro di sé un’altra creatura e che in qualche modo sente la responsabilità, forte come un macigno, di non essere riuscita a farla crescere e a metterla al mondo.

Siate comprensivi, accoglienti e mai distaccati, anche se a volte il dolore forte per difesa tende ad essere allontanato.

Consigliatele di rivolgersi ad uno specialista, uno psicologo che la segua in questo processo di elaborazione o di condividere la propria esperienza con persone che si trovano o si sono trovate nella stessa situazione.

Per una donna, in questo momento, la cosa più importante è sentirvi vicino, sapere di poter esprimere senza paura e vergogna le proprie emozioni, senza porsi il problema di doverle controllare perché andrebbero a rompere degli equilibri o a rattristarvi.

MA L’ABORTO E’ UN LUTTO?

Come ogni perdita anche l’aborto è un lutto. Questa esperienza porta con se un carico di forti emozioni, che pur sembrando assurde e fuori controllo, fanno parte del normale processo di elaborazione, e pertanto è bene conoscerle e riconoscerle e accoglierle come percorso da compiere per superare questo triste momento.

Un’iniziale incredulità, verrà presto sostituita dalla presa di consapevolezza accompagnata da un enorme senso di vuoto e da un forte doloreconcediamoci il tempo per soffrire, per sentirci come ci sentiamo, legittimiamoci ciò che sta accadendo senza pensare che sia strano o “eccessivo”! Tutte queste emozioni porteranno con se un gran senso di solitudine e la sensazione di non essere comprese.

Presto arriva anche la rabbia, con se stesse per aver fatto qualcosa di sbagliato, verso il proprio marito, che magari quella volta ci ha fatto andare a far la spesa da sole…o anche con la nostra più cara amica che magari ha il pancione che sta continuando a crescere…insomma la rabbia nei confronti di tutti, perché non è giusto! E’ una rabbia sana, è normale che ci sia perché in realtà non è realmente rivolta verso gli altri, ma fa parte di questo momento di passaggio.

Ed ecco che arriva a trovarci anche il senso di colpa, che ci fa sentire totalmente responsabili per ciò che è accaduto. Sicuramente sappiamo bene di aver fatto tutto ciò che pensavamo fosse giusto e che in noi non c’era certo l’intenzione di fare del male al nostro bambino!

Queste ed altre emozioni potrebbero caratterizzare il periodo che segue l’aborto. Non spaventiamoci di fronte a tanto scompiglio, ma accogliamo ciò che accade e legittimiamoci il nostro tempo per soffrire. 

PERCHE’ DOPO TANTO TEMPO MI SENTO ANCORA COSI’ MALE?

A volte davanti ad evento traumatico ci difendiamo cercando di non pensare, di fare finta di niente, di scacciare i brutti pensieri il più velocemente possibile. Ci diciamo che doveva andare così e andiamo avanti, soffocando il dolore. I traumi però per loro natura non scompaiono. Si nascondono nel nostro inconscio e ad essi si legano tutte le emozioni a cui non abbiamo concesso il giusto tempo.

Quel boccone che con fatica abbiamo buttato giù, pensando di liberarcene o che comunque con il tempo si sarebbe sciolto, rimane lì. Può accadere allora che un qualsiasi evento ci faccia sentire nuovamente quel sapore amaro che pensavamo scomparso, e trovarci dopo tanto tempo a fare i conti con ricordi lontani ma ancora così carichi di emozioni da lasciarci senza parole, senza fiato.

Ogni individuo, in quanto unico, ha i suoi tempi e le sue modalità per trasformare e rendere accettabile un evento traumatico. Non possiamo fare finta di niente, perché quello che ci succede non scompare, rimane dentro noi, ma per fortuna abbiamo il potere di liberarlo dalle emozioni che ci non ci fanno progredire. Prendiamoci il tempo necessario perché questo avvenga e se opportuno facciamoci aiutare.

COME POSSO FARMI AIUTARE?

Subito dopo un aborto cerchiamo risposte: “spulciamo” il web e le librerie alla ricerca di una frase risolutrice, che ci aiuti a girare pagina. Ma non è questo il modo per farsi aiutare, poiché probabilmente non troveremo mai la risposta che cerchiamo e rischieremmo di bloccarci dentro i mille perché.

Che fare allora? E’ importante ascoltarsi, guardarsi allo specchio e riconoscersi con il proprio “nuovo, nuovo corpo”, sentire tutte le emozioni che ci invadono e piangere. Condividere i ricordi e non avere paura di chiedere al nostro compagno/a, o amico  di accoglierci nel nostro sfogo, anche più e più volte. Saremo ripetitive? Va bene, ma è necessario non trattenere. Ci troviamo di fronte ad un lutto e abbiamo tutto il diritto di prenderci del tempo per elaborarlo, nei modi che per ognuno sono più congeniali: c’è chi userà le parole, chi la pittura, chi scriverà…

L’esperienza ha dimostrato come risulti particolarmente utile parlare con persone che hanno vissuto la stessa situazione, riteniamo in questo caso che avere la possibilità di partecipare a dei gruppi di auto mutuo aiuto dedicati sarebbe un’occasione da non lasciarci sfuggire. Nel quotidiano difficilmente troveremo donne che hanno voglia di condividere l’esperienza dell’aborto andando oltre il “è successo anche a me, passerà!”.

Il supporto di uno psicologo può anch’esso risultare uno strumento prezioso, ci si prende uno spazio tutto nostro e ci si fa accompagnare lungo il percorso di elaborazione, indispensabile perché eventualmente si possa pensare ad una nuova culla mentale circondata da emozioni positive.

Dott.ssa Bellini Irene

Dott.ssa Cioppa Stefania

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