Che cos’è lo Psicodramma?Qualche risposta ai più curiosi…

Quando parlo di Psicodramma, molti amici e conoscenti non capiscono a cosa mi riferisco…mi rendo conto che non è facile da spiegare in poche righe e che ogni tentativo è riduttivo rispetto alla grandezza di questo “strumento”. Il consiglio che mi sento di dare ad ognuno di voi è di provare, perché solo in questo modo ci si può fare un’idea, anche solo vaga, di che cos’è lo psicodramma!

Ricordo la prima volta che partecipai ad una sessione aperta…ero molto agitata, non sapevo bene cosa dovessi fare, non conoscevo nessuna delle persone presenti, avevo paura e forse anche un po’ di vergogna…ma Mario Valzania, quello che poi è diventato il mio Maestro, un grande maestro, è riuscito in poco tempo ad allentare la tensione, a farci sentire a nostro agio, permettendoci di esprimerci liberamente nell’esperienza in cui ci ha condotto…e da quella volta non sono più riuscita a farne a meno!

Per me è diventato non solo un metodo di lavoro privilegiato, ma anche una scelta professionale. Mi sono formata per condurre gruppi utilizzando questo approccio ed eccomi qui, nel tentativo di dare qualche risposta ai più curiosi…

Che cos’è lo psicodramma?

Lo Psicodramma è un approccio teorico e metodologico utilizzato principalmente nel lavoro con i gruppi, che privilegia l’azione rispetto alla parola.

Parlando di Psicodramma ci si riferisce all’approccio Classico, ideato da J.L.Moreno, perché con il tempo si sono diffusi altri tipi di psicodramma (analitico, junghiano) che, pur privilegiando il lavoro attivo, si esplicano in modo differente.

A cosa serve?

Lo psicodramma è utilizzato in diversi ambiti: psicoterapeutico, educativo, formativo, nella prevenzione e promozione del benessere, nella crescita personale, nel sostegno al ruolo sociale e professionale… l’obiettivo varia in funzione del contesto in cui si utilizza.

Privilegiare lo psicodramma rispetto ad altri approcci teorici e metodologici può essere utile per diffondere un modo di lavorare con le persone più legato all’esperienza vissuta che al racconto della stessa.

Lo psicodramma integra il lavoro corporeo con quello verbale, andando a risvegliare quei vissuti emotivi legati all’esperienza, che spesso rimangono in secondo piano nei racconti, o perché inconsapevoli, o perché “mascherati” dalla razionalità.

Lo scopo è quello di creare, in un contesto protetto, uno spazio di auto-riflessione e di incontro autentico con se stessi e con gli altri. 

In cosa consiste?

È difficile rispondere a questa domanda, perché lo psicodramma utilizza diverse tecniche specifiche e una struttura ben delineata, ma i contenuti di ogni esperienza sono assolutamente variabili, in base alla finalità. La struttura generale comprende una fase di riscaldamento del gruppo e di giochi interattivi, una fase di lavoro centrale in cui ci può essere una rappresentazione scenica, un role-playing, un lavoro sociodrammatico (centrato sul gruppo) etc etc… e un momento finale di condivisione dei vissuti sull’esperienza fatta (chiamato sharing).

Lo psicodramma, o più in generale i metodi attivi, si avvalgono dell’utilizzo anche di altri approcci espressivi che possono essere utili allo scopo.

A chi è indirizzato?

Lo psicodramma è utilizzato prevalentemente nel contesto di gruppo, anche se alcune tecniche possono essere utili anche nel supporto individuale (chiaramente il valore catartico non è lo stesso, perché il gruppo ha una funzione molto importante!).

È indicato nel lavoro con i gruppi reali, come i membri di un’équipe o persone che si vedono abitualmente per uno scopo, al fine di lavorare sul ruolo professionale, sulla dinamica di gruppo, sulla condivisione ed elaborazione dei vissuti.

È indicato per chi ha difficoltà a “mettersi in gioco” in un gruppo, perché aiuta a sperimentarsi in un contesto in cui l’assenza di giudizio, la simmetria e la circolarità della comunicazione all’interno del gruppo sono i principi fondanti, e in cui il vissuto soggettivo ha importanza primaria.

È indicato per chi ha voglia di accrescere la conoscenza di sé e di potenziare le proprie risorse, utilizzando un approccio che permette di esprimersi in modo creativo e spontaneo.

È indicato per chi ha voglia di togliersi la “maschera” e sperimentare un nuovo modo di giocare il proprio ruolo nei diversi contesti del quotidiano.

Da quante persone è formato un gruppo?

Il numero è variabile, ma un buon gruppo potrebbe essere di 10-12 persone.

Si può assistere senza partecipare?

Nello psicodramma, come in tutti gli altri metodi di lavoro con il gruppo, vige la regola della segretezza di ciò che avviene nel gruppo; dunque sarebbe destabilizzante e addirittura fastidioso avere una persona che è presente solo come uditore non partecipante, perché ciò non favorirebbe la condivisione dei vissuti soggettivi. L’essere uditori presuppone un “distacco giudicante”, e quindi andrebbe a intaccare il principio dell’assenza di giudizio. Immaginatevi di essere in un gruppo e di dover parlare di qualcosa di vostro con qualcuno che vuole solo guardare da lontano…come vi sentireste?!

Lo psicodramma rispetta però le individualità di ognuno, quindi tutti i partecipanti al gruppo saranno legittimati a mettersi in gioco nella misura in cui si sentiranno di farlo. Ci saranno poi dei momenti in cui, durante la rappresentazione scenica, alcune persone fungeranno da uditorio, e quindi parteciperanno solo come osservatori.

Fare psicodramma significa fare teatro?

Lo Psicodramma nasce dal Teatro della Spontaneità, un’invenzione di Moreno degli anni ’20 a Vienna, quindi qualcosa che ha a che fare con il teatro c’è!

La parola psicodramma infatti deriva dal greco (psiché =anima e dràma=azione, spettacolo scenico) e definisce un modo di esplorare il mondo psichico e le relazioni attraverso l’azione e la rappresentazione scenica.

La messa in scena, dei propri vissuti, prevede quindi un protagonista e degli attori che fungono da ausiliari, ma non è data importanza alla performance, ma solo al processo, ossia al percorso introspettivo che avviene durante la rappresentazione.

La condivisione in questo modo risulta talmente reale da permettere all’uditorio-pubblico di rispecchiarsi nelle storie degli altri, e agli attori di assumere dei ruoli in cui identificarsi o distanziarsi. Il protagonista invece ha la possibilità di vivere da attore e di osservare la propria scena, creando un decentramento percettivo che favorisce l’auto-riflessione e la ridefinizione dei propri vissuti.

Cos’è una sessione aperta?

Una sessione aperta di Psicodramma è un’esperienza di lavoro di gruppo di circa due ore, in cui si sperimenta il metodo psicodrammatico.

Spero di essere riuscita a chiarire qualche quesito e qualche dubbio…ora non vi resta che provare!

Dott.ssa Stefania Cioppa

Incontro di gruppo

3 NOVEMBRE h:20.00-22.30

SESSIONE APERTA DI PSICODRAMMA

Se hai voglia di sperimentarti, di lavorare attivamente su di te, o semplicemente di conoscere cos’è lo psicodramma, questa è l’occasione giusta!!!

…per un Incontro con se stessi e con l’altro…

…come in un gioco di specchi…

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Mancinismo: che fatica!!

SONO MANCINO: CHE FATICA!!

“Il mancinismo(…)non è una malattia, un’infermità da deplorare o da temere, nè una condiziione da rispettare o da contrastare. E’ un carattere biologico, una delle normali possibilità di instaurazione della dominanza di un emisfero cerebrale sul suo omologo.”

 (Prof. Stéphane Thieffry, neuropsichiatra)

Fin da quando prende in mano il primo pennarello il mancino, più che il destrimane, si trova ad affrontare una difficoltà, che coinvolge anche l’area affettiva: lui fa più fatica! Sarà importante quindi aiutare il bambino in modo che possa valorizzare se stesso e la sua mano, spesso invece condìsiderata “maldestra”.

I bambini mancini, soprattutto inizialmente, tendono ad avere maggiori difficoltà rispetto ai destrimani per quanto riguarda la motricità fine, la velocità del gesto e la precisione nell’orientarsi nello spazio grafico.

A scuola il bambino dovrà imitare (magari copiando dalla lavagna) dei gesti che dal suo punto di vista vengono fatti al contrario, non sono fatti per la sua mano! Ancora piccolo allora si troverà a dover invertire i gesti che vede fare dagli altri e adattarli a sè, viene facile spiegarci le prime maldestrezze…Ecco che l’aspetto affettivo sopra menzionato trova spazio: l’impegno e lo sforzo dei mancini sono grandi e i risultati spesso non corrispondono al duro lavoro.

Un’altra difficoltà che il mancino deve affrontare è il movimento. Per i destrimani è naturale far scivolare la mano da sinistra verso destra, andando verso l’esterno. Ma per chi scrive con la sinistra questo cosa vuol dire? Innanzi tutto andare “conto corrente”, il braccio per seguire la direzione della scrittura si avvicina al corpo e lo urta, frenando la progressione. La visibilità dello scritto si riduce: più la mano avanza meno lo scritto appare visibile, coperto da una mano che spesso impugna male la penna e si sporca con l’inchiostro appena lasciato. I mancini hanno una maggiore capacità di scrivere a scpecchio: riescono a leggere da sinistra verso destra mentre la mano scrive da destra a sinistra…

CHE COSA FARE?

Una volta che sia chiarita la lateralizzazione, il mancino può aiutarsi con un’ impugnatura e una postura corretta, oggi peraltro esistono diversi strumenti grafici appositamente pensati per loro. Infine, soprattutto per quanto riguarda i bambini, non demoralizzarsi e rendere speciale questa particolarità, cercando di non metterli in condizione di dover fare il doppio della fatica dei compagni  destrimani…

Curiosità…Leonardo da Vinci, uno dei più grandi mancini, scriveva appunto “a specchio”, si poteva leggere un suo scritto guardandolo allo specchio o a rovescio in controluce.

Aiutiamoci

Comincerei con un ciao e un abbraccio a tutte le mamme…

Quando ne avevo più bisogno, ricordo ore e ore perse davanti al computer, tra forum e siti, alla ricerca di risposte che però non bastavano mai. Leggevo i racconti delle altre mamme e in qualche modo mi sentivo capita. So quanto importante possa essere condivedere l’esperienza dell’aborto, in tutte le sue forme.

Poter parlare con chi passava o aveva passato la mia esperienza è stato importantissimo, per questo invito tutte a non chiudersi dentro il silenzio. Parlare e piangere. Ci renderà più forti, pronte per nuovi progetti, da accogliere con un sorriso nuovo.

Interruzione Volontaria di Gravidanza

Decidere di non aver un figlio è una scelta libera e personale spesso accompagnata da sentimenti ambivalenti. Chiarito che l’interruzione volontaria della gravidanza non è un mezzo per il controllo delle nascite, possono essere molte le motivazioni che spingono una donna a non portare a termine una gravidanza…La pratica dell’aborto volontario viene svolta in buona parte del mondo, a discrezione della donna nei primi mesi della gestazione, può essere motivata da ragioni di ordine medico, come la presenza di gravi malformazioni al feto, di pericolo per la salute della madre, nel caso in cui il feto sia frutto di una violenza carnale ai danni della madre o per altri motivi indipendenti dalla condizione di salute della madre o del feto: come la condizione economica, familiare o sociale. Dal 1978 la legge 194 non considera più l’aborto un reato contro l’integrità e la sanità della stirpe e ha regolamentato l’interruzione di gravidanza. L’obiettivo dell’articolo è quello di fornire informazioni utili a tutti coloro che non sanno come muoversi in questa situazione tentando di creare uno spazio non giudicante nel totale rispetto delle scelti individuali…..

DI COSA STIAMO PARLANDO

L’Interruzione volontaria di gravidanza (IVG) o aborto provocato consiste nell’interruzione dello sviluppo dell’embrione o del feto e nella sua rimozione dall’utero della gestante. Può essere provocato per via chirurgica o chimica.

METODOLOGIE DELL’ABORTO PROVOCATO

Svuotamento strumentale

È la metodologia maggiormente diffusa. Avviene in anestesia parziale della durata dell’intervento (circa 5 minuti). Consiste nello svuotamento dell’utero attraverso l’aspirazione strumentale dell’embrione o del feto.

A seconda del periodo di gestazione viene effettuato con metodologie diverse:

Isterosuzione

Utilizzata solo entro le prime otto settimane di gestazione. Consiste nell’aspirazione dell’embrione e dell’endometrio attraverso una canula introdotta nell’utero senza la necessità di dilatazioni della cervice.

Dilatazione e revisione della cavità uterina (D&R)

Dall’ottava alla dodicesima settimana di gestazione, sono eseguite solitamente la dilatazione e la revisione della cavità uterina (D&R). In anestesia parziale o generale, la cervice viene dilatata per permettere il passaggio delle canule da suzione di diametro maggiore necessarie ad evacuare la maggiore quantità di prodotto del concepimento.

Dilatazione e svuotamento (D&S)

Utilizzata solo per gravidanze che superino le dodici settimane (dopo i termini della legge italiana per l’interruzione volontaria); questa procedura consiste nella dilatazione del canale cervicale attraverso l’uso di dilatatori osmotici o meccanici. Il feto viene quindi rimosso. Vengono poi aspirati il liquido amniotico, la placenta e i residui fetali.

Induzione farmacologica (RU 486)

La prima pillola induce l’aborto fisiologico, mentre la seconda, sempre chimicamente, induce l’espulsione del feto e la pulizia dell’utero.L’induzione farmacologica dell’aborto è l’ultimo metodo di interruzione di gravidanza introdotto nella medicina. Con questo metodo il distacco del feto dall’utero è chimico, e non è necessario nessun intervento di natura chirurgica sul corpo della donna. L’induzione farmacologica attualmente viene effettuata attraverso l’uso di un derivato steroideo sintetico, il Mifepristone o RU486, e di una prostaglandina, il Gemeprost.Il suo inventore, Emile-Etienne Beaulieu aveva chiamato questa tecnica “contragestione”.È a volte confusa erroneamente con la pillola del giorno dopo, che è invece un metodo di contraccezione post-coitale che non ha nulla a che fare con l’aborto farmacologico.La pillola RU 486 è legale negli USA ed in tutti i paesi dell’UE, tranne Portogallo e Irlanda.Nel 2005 è partita la sperimentazione in Italia. Dal 10 dicembre 2009, con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’autorizzazione all’immissione in commercio, la RU-486 entra definitivamente a far parte dei farmaci utilizzabili in Italia, con l’obbligo di ricovero in ospedale per la durata di assunzione del farmaco.

Altri metodi

Induzione del travaglio e parto prematuro

Utilizzato generalmente per salvaguardare la salute della donna in casi di grave pericolo nelle gravidanze dopo la dodicesima settimana, è un parto a tutti gli effetti, provocato farmacologicamente con prostaglandine al fine di provocare l’espulsione del feto (possono occorrere alcuni giorni di applicazione, fino a 4 o 6, ma più spesso 1 o 2). La fuoriuscita dall’utero provoca la cessazione delle attività vitali del feto a ragione della sua immaturità; è tuttavia in corso un dibattito sui limiti ai quali debba spingersi effettivamente la possibilità di rianimare i feti oggetto di questo tipo di aborti particolarmente tardivi.

Isterotomia

Raramente utilizzato a causa dei gravi rischi per la fertilità e la salute della donna. È la tecnica che consiste nell’asportazione del feto tramite taglio cesareo.

Nascita parziale

Un metodo efficace negli aborti dalla sedicesima settimana alla nascita, vietato dalla legge italiana, è quello della nascita parziale. Esso consiste nell’estrazione parziale del feto dall’utero attraverso l’uso di una pinza, che permette l’avvicinamento del cranio alla cervice e lo svuotamento del medesimo attraverso l’introduzione in esso di una canula aspiratrice.Lo svuotamento del cranio si rende necessario per permetterne il passaggio agevole attraverso la cervice.Questa metodologia è stata oggetto di un’intensa discussione negli Stati Uniti dove, completamente legale in precedenza, se ne è ristretta nel 2003 la possibilità di utilizzo solo ai casi in cui sia in serio pericolo la vita della madre.

Tecniche improprie

Nei ceti meno abbienti, con maggiore incidenza in Europa tra le immigrate extracomunitarie, si sono diffuse tecniche improprie di aborto attraverso l’abuso di farmaci antiulcera (Misoprostolo)[15] che si è mostrato particolarmente efficace, ovviamente con numerose complicanze ed effetti collaterali, nel provocare farmacologicamente contrazioni uterine. Nel 2005 l’ISTAT ha quantificato in circa 20.000 annui gli aborti clandestini in Italia riconducibili a questa metodologia. Dal 2006 il misoprostolo è accessibile solo dietro presentazione di ricetta medica non ripetibile.

Malformazione fetale

Il divieto dell’aborto eugenetico impedisce in alcuni Paesi l’interruzione di gravidanza per il pericolo o l’evidenza di malformazioni fisiche o psichiche del feto (ad esempio sindrome di Down), a meno che non concorrano altri motivi legittimi per la pratica abortiva. L’evidenza può derivare da esami quali l’amniocentesi e la villocentesi.In Italia l’aborto non è concesso nel caso di pericolo di gravi malformazioni del nascituro, mentre lo è se una gravidanza di questo tipo comporta un pericolo per la salute mentale della donna.Diversi sono anche gli obblighi informativi dei medici, obiettori o meno, che sono tenuti a informare la donna, ed eventualmente il suo tutore o partner, dei rischi relativi alla gravidanza, per una scelta libera e consapevole.

Conseguenze sulla salute della donna

Le possibili conseguenze sulla salute fisica della donna variano considerevolmente a seconda della situazione. Va dunque anzitutto considerato il motivo per cui si ricorre all’aborto procurato, e cioè se siano motivi inerenti allo stato di salute della donna o meno.Dal punto di vista fisico, se l’aborto avviene nelle prime otto settimane il rischio è pressoché inesistente e considerevolmente più basso del parto.Il rischio aumenta esponenzialmente al progredire della gestazione. Le complicanze più frequenti sono perforazioni all’utero, alla vescica o all’addome, causate da imperizia o dagli eventuali bruschi movimenti imprevisti della paziente.Un aborto non propriamente eseguito può portare a shock settico se rimangono residui nella cavità uterina. Allo stesso modo può generarsi infertilità e nei casi più gravi la morte, che è in massima parte connessa ai rischi della eventuale, e quindi sconsigliata, anestesia totale.Va ricordato che un ridottissimo numero di casi di aborti non va a termine e la gravidanza prosegue, dando luogo regolarmente alla nascita del bambino. Questa eventualità, rara, si verifica nei casi in cui la gravidanza sia in fase molto avanzata.È evidente, quindi, il motivo per cui la legge obblighi il ricorso a personale medico competente e a strutture adeguate. Solo in queste condizioni è possibile minimizzare i rischi anche nelle situazioni più sfavorevoli.Si è inoltre avanzata l’ipotesi che un aborto procurato possa innalzare il rischio di contrarre cancro al seno, ipotesi smentita da diverse e importanti ricerche, fra cui il “Nurses’ Health Study II” effettuato su più di 100.000 donne dal 1993 al 2003,il “E3N” su 100.000 donne che ha escluso categoricamente la possibile correlazione,infine recentemente si è espresso l’EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition), con uno studio condotto in Europa su più di 250.000 donne negli anni 1992 fino al 2000, evidenziando un piccolo aumento di incidenza nei casi di aborto ricorrente.L’evoluzione delle tecniche abortive potrebbe portare a un’eliminazione dei problemi legati al dolore della donna, al possibile dolore del feto e al rischio di una sopravvivenza fetale.

(fonte: wikipedia)

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