Il problema della sterilità nella coppia: scenari di un evento imprevisto tra desiderio e frustrazione.

di Renato Vignati

“ Spero sia chiaro che il sogno di un matrimonio ‘paradisiaco’ è assolutamente non realistico, che ogni rapporto duraturo tra un uomo e una donna richiede una grande applicazione, e che occorre costruirlo, ricostruirlo e ravvivarlo con il mutuo crescere delle persone”.

(Carl R. Rogers, 1972)

  1. Una crisi imprevista

Anche l’intesa più profonda tra due persone è soggetta al rischio di incrinarsi di fronte ad un avvenimento imprevisto che può cambiare radicalmente il destino individuale e la vita relazionale.

Dopo l’incredulità, i sensi di colpa, le reazioni difensive, il compito più impegnativo è reagire all’evento rimettendosi in gioco, interrogarsi, ricercare insieme nuovi punti di riferimento attraverso una comunicazione più profonda, che eviti sospetti e accuse sovente distruttive.

C’è un momento in cui per una coppia che vive l’aspettativa di riuscire a concepire, almeno dopo un periodo in cui siano avvenuti regolarmente rapporti non protetti, si comincia a parlare di “infecondità”, un termine che evoca senso di perdita, inadeguatezza e conflitto.

L’eventualità che si sia affetti da sterilità, avvia processi di transizione e di adattamento nello scenario di una relazione di coppia. L’incremento dei livelli di tensione e di disagio generalizzato, indicato come “ansia da fecondazione”, influenza lo status ormonale e può dare origine ad alcune sintomatologie psicosomatiche.

In seguito, concretizzandosi il responso di una diagnosi, vissuta alla pari di una sentenza, la frustrazione, lo stress emozionale e il disorientamento che si è inizialmente prodotto impegna molte delle risorse vitali delle persone nel riadattamento ad una nuova realtà.

Per comprendere meglio i significati attribuiti agli eventi in tali circostanze, è necessario riconoscere quanto oggi siano ancora presenti, nella cultura della nostra società, i pregiudizi che considerano la fertilità alla pari di un dono e, al contrario, giudicano la sterilità come una sorta di maledizione, o di castigo divino, destinato a mutare irreversibilmente, pur nelle sue diverse modulazioni, il vissuto sessuale e la routine quotidiana.

Nel passato, anche quello più recente, la sterilità della donna, causata frequentemente da scompensi ormonali, ha costituito il motivo di un radicato pregiudizio, un difetto e la ragione della colpa, o della diversità, da espiare con il ripudio o l’isolamento affettivo e l’allontanamento dalla vita sociale.

Solo in tempi più recenti, nelle problematiche di infertilità si è valutata compiutamente la responsabilità dell’uomo e anche la sua possibile impotentia generandi. Quindi l’origine maschile, dovuta sostanzialmente alla inadeguatezza del liquido seminale, è stata pienamente coinvolta negli accertamenti, risultando implicata nella quasi metà dei casi di infecondità.

Nello stesso momento, si è affermata presso l’opinione pubblica la separazione tra sessualità e procreazione con la tendenza ad attribuire maggiore considerazione all’efficienza sessuale, e quindi alla capacità di dare e provare piacere per raggiungere stati emozionali più gratificanti. Le capacità generative, e il prestigio sociale attribuito agli esiti della potenza dell’uomo, sono state relegate in secondo piano, superando così una visione delle cose centrata esclusivamente sul corpo come strumento sessuale destinato all’attività riproduttiva (Hite, 2004).

  1. Accertamenti clinici e indagini diagnostiche

E’ necessario, a questo punto, definire meglio le diversi tipologie di sterilità.

La definizione di coppia infertile, fornita dall’OMS e dall’American Fertilità Society, si riferisce in particolare ad una coppia che non riesce a procreare entro un tempo di circa due anni di rapporti finalizzati e non protetti, mentre è da considerarsi sterile la coppia nella quale uno o entrambi i partner sono affetti da una condizione fisica permanente che impedisce di procreare.

La sterilità pertanto può essere definita “primaria” nel caso in cui la coppia non è mai riuscita a procreare. La “sterilità secondaria”, invece, si verifica dopo un periodo di comprovata fertilità riguardando la difficoltà di concepire dopo aver portato a termine una normale gravidanza.

Occorre meglio distinguere il concetto di sterilità da quello di infertilità, anche perchè nei Paesi di lingua anglosassone il termine “infertility” assume il significato di sterilità.

Mentre l’infertilità fa espresso riferimento alle problematiche concernenti l’attecchimento o lo sviluppo dell’embrione, con la conseguente incapacità per la donna di portare a termine la gravidanza, la sterilità si definisce come condizione di ostacolo per la fecondazione con conseguente mancanza di capacità procreativa sia nell’uomo che nella donna (Rifelli, 1996).

In ogni caso, presentandosi in numero rilevante le possibili cause di infertilità, o di subfertilità, gli accertamenti clinici devono potersi estendere a largo spettro in tutte le direzioni, spingendosi a valutare anche la possibile combinazione della fertilità dei due partner. Tutto ciò naturalmente dopo una valutazione, in modi opportuni, della frequenza, dei tempi impiegati nei rapporti e della presenza di serie difficoltà sessuali, come nel caso dell’impotenza.

In ambito clinico, l’impotenza si riferisce a ogni alterazione che si riscontra nella risposta sessuale e che assume rilevanza per la costituzione dell’essere uomo o donna, sia in senso culturale che nelle pratiche sessuali (Veglia, 1996).

Poiché il tempo e l’età incidono sensibilmente sulle possibilità procreative, occorre rimarcare che la frequenza dei rapporti riveste un ruolo essenziale (Flamigni, 1998).

Esiste anche la possibilità che l’infertilità sia “inspiegabile”. Secondo le statistiche, accade infatti per circa il 10% delle coppie infertili che le cause della patologia sfuggano ad ogni accertamento rendendo estremamente problematica l’individuazione di quei meccanismi più complessi del processo riproduttivo che danno luogo alla disfunzionalità.

Per consentire di formarsi un’idea delle indagini specifiche richieste in ambito medico-specialistico, necessarie per arrivare a formulare una corretta diagnosi, si riporta la serie di accertamenti comunemente prescritti.

Per il soggetto maschile sono previsti diversi esami, tra i quali: spermiogramma, esame degli organi genitali, test per individuare germi patogeni, esami del sangue mirati al dosaggio degli ormoni e per l’accertamento delle anomalie genetiche. Il liquido seminale, per risultare adeguato al concepimento deve contenere un numero sufficiente di spermatozoi sani. Tra i fattori responsabili di una bassa produzione di spermatozoi possono essere annoverati gli stress emotivi, un surplus di attività lavorative e di stanchezza, ma anche un esagerato consumo di alcolici e l’elevata temperatura all’interno dello scroto, derivante dalla presenza di vene varicose o semplicemente dalla biancheria e dagli indumenti particolarmente stretti.

Invece, gli esami per il soggetto femminile prevedono: monitoraggio dell’ovulazione, visita ginecologica, esami del sangue diretti al dosaggi degli ormoni, laparoscopia, isterosalpingografia, tampone vaginale del muco cervicale, post coital test.

La mancanza di ovulazione, dovuta a scompensi ormonali, appare come la causa più comune nella sterilità femminile. Nella maggioranza dei casi, tuttavia la terapia ormonale è utile per riprendere una normale ovulazione ripristinando la fertilità. Altre cause sono rappresentate dalla occlusione delle tube di Falloppio, dovuta a endometriosi, infiammazioni o altre infezioni (es. gonorrea), oppure da un ambiente vaginale chimicamente ostile allo sperma a causa di irregolarità ormonali, o per la presenza di germi o di rapporti sbilanciati tra acidi e basi. Cause più generali riguardano rilevanti malattie (ad es. epatiche, o renali, diabete mellito, disordini della tiroide, malattie alle ghiandole surrenali…), o disfunzioni sessuali, quali il vaginismo.

Nel contempo, devono venir prese in seria considerazione altre variabili importanti della coppia, quali i fattori comportamentali (ad es. tecniche sessuali sbagliate), emozionali e psicologici, che in una serie di situazioni, risultano decisivi per uscire dall’incertezza diagnostica.

L’incremento dei casi di sterilità ed infertilità registrato negli ultimi anni, che l’OMS stima intorno al 15% nei paesi più sviluppati, può ricondursi a diversi fattori, come l’aumento delle malattie sessualmente trasmesse, la complessità delle esigenze sociali che inducono una coppia a procrastinare il concepimento in un’epoca più tardiva, condizioni di stress e alcune abitudini non salutari (fumo, alcool, ecc.).

  1. Le reazioni emozionali e comportamentali: dinamiche del cambiamento

Ma una volta che la diagnosi di sterilità è stata formulata, quali “crisi di vita” e dinamiche di cambiamento effettivo può provocare? Quali sono gli esiti che è possibile rilevare nella vita sessuorelazionale della coppia o del singolo, conseguentemente alla privazione o riduzione delle capacità riproduttive?

Numerosi studi e indagini hanno consentito di rispondere a queste domande aprendo nuovi scenari psicologici che hanno portato a inquadrare l’influenza della sterilità nella psiche e nella relazionalità come una problematica che investe direttamente e completamente l’esperienza di coppia.

L’esperienza clinica e la ricerca confermano che la diagnosi di sterilità provoca sempre profondi sentimenti in ogni soggetto coinvolto nella speranza procreativa.

L’evento imprevisto sollecita intense reazioni e stati d’animo che cambiano rapidamente e si avvicendano come in una sequenza predefinita:

  • dalla sorpresa dei primi momenti, per l’accadere dell’evento che sembra aver violato un ordine naturale e universale che appartiene di diritto a ogni persona, alla reazione di rifiuto e di negazione della realtà;

  • dalla rabbia, derivata dalla convinzione di subire una sorta di ingiustizia, non trovando ragioni per meritare tale condizione di privazione, all’isolamento, anche nella relazione di coppia, necessario per evitare le occasioni sociali che possono richiamare il problema e spingere a parlarne, pur senza desiderare di comunicare;

  • dal senso di colpa, intrapersonale, alla colpevolizzazione del partner accusato di essere la causa della situazione per aver tenuto comportamenti tali da dar luogo alla sterilità;

  • dal dolore solitario e non condivisibile con altri perché non prevede riti consolatori, dalla perdita di una “vita possibile”, dal lutto tenuto nascosto, alla risoluzione e all’accettazione della propria sterilità come una condizione di vita che va affrontata con la consapevolezza necessaria e non, invece, come menomazione (Menning, 1984).

La letteratura e l’esperienza clinica hanno mostrato effettivamente come tra le possibili reazioni emotive, prevalga un senso diffuso di incapacità e un sentimento di vuoto che si riversano inevitabilmente nella sfera sessuale generando insoddisfazione e a volte depressione.

La chiusura relazionale connotata dalla vergogna e l’attivazione di consistenti livelli di agitazione, portano a un grave e progressivo isolamento e disinteresse sociale (Rifelli, 1996).

In alcuni casi, la situazione emotiva di continua frustrazione può concludersi con la decisione di separarsi, non trovando soluzioni accettabili al superamento della “ferita narcisistica”. Questo accade per un certo numero di coppie, o almeno per quelle profondamente coinvolte e che non riescono in alcun modo a superare ed elaborare il lutto della mancata possibilità di procreare.

Se per la donna possono emergere elaborazioni angosciose e carenze nel desiderio sessuale, per l’uomo la scoperta della privazione del potere procreativo attiva difficoltà psicologiche che si traducono, in taluni casi, in sentimenti di inferiorità. In tali circostanze, la vita di coppia, sembra rinchiudersi in un mondo di malattia, di solitudine, e fluttuare tra sentimenti di speranza e rassegnazione (Rogers, 1974).

La sofferenza, legata alla mancata procreazione, può inoltre diventare tanto più intensa ed insostenibile quanto più viene negata consapevolmente. Invece, l’accettazione e il riconoscimento di sentimenti profondi quali la rabbia e la disperazione, può restituire alla persona il significato della sua sofferenza e ricostituire il senso di integrità, minacciato dalla condizione di infertilità.

In alcuni casi, può stabilirsi un esito positivo dopo un consulto con lo specialista le cui rassicurazioni consentono il superamento di ansietà e incertezze, determinando migliori condizioni per il concepimento. Non è infrequente che anche dopo aver seguito un percorso di adozione possa verificarsi una gravidanza.

Molti dei comportamenti reattivi, adottati per evitare e coprire una definizione troppo compromettente delle proprie capacità, finiscono invece con l’evidenziare in modo palese il vissuto di impotenza (Rifelli, 1998). Sarebbero tali, ad esempio, le condotte dongiovannesche di taluni che tentano di compensare l’inadeguatezza procreativa con l’intensificarsi delle conquiste femminili (Stoller, 1975). Alcune donne, invece, ricercano soluzioni di vita nel volontariato o nell’assistenza che rappresenterebbero, in qualche misura, l’equivalente della maternità ormai irrealizzabile e la possibilità di ritrovare maggiore equilibrio e sicurezza.

La ridefinizione del legame che consegue alla imprevista scoperta della sterilità, si traduce spesso in un aumento del divario comportamentale esistente tra i partner, scaraventati nella crisi che si è aperta. Oppure, il sentimento di delusione può generare maggiore attaccamento, fino ad assumere una fisionomia di tipo simbiotico, con conseguenti alterazioni nella sfera sessuale (Willi, 1986).

I rapporti di forza sono in ogni caso soggetti a modificazione e la persona fertile della diade è come se dovesse operare una scelta emotiva imposta tra due alternative importanti: tra scegliere egoisticamente se stessa e la propria potenzialità generativa che, inevitabilmente, la condurrebbe a cercare una nuova relazione più gratificante, oppure immergersi ancor più nella relazione di coppia e nella ricerca del piacere (Pasini, 1995).

Se per alcune delle coppie è possibile trasformare l’infertilità fisica in fecondità psichica e individuare nuovi motivi di vita, attraverso un meccanismo di sublimazione, per altre il rifiuto della nuova condizione induce a ricercare soluzioni sempre più gravose ricorrendo alle tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita, un percorso che comporta, tra l’altro, consulto di medici, fecondazione artificiale, inseminazione, sperimentazione di innovative tecniche riproduttive, ecc.

Indubbiamente le lunghe ed estenuanti indagini diagnostiche, collegate all’invasività dei trattamenti necessari, possono determinare un diffuso disagio sessuale e psicosociale contribuendo al mantenimento, e in molti casi a forme di acutizzazione, della stessa infertilità. E’ abbastanza evidente lo stato di tensione che può comportare, riferendosi ad alcuni sistemi di indagine, la programmazione dei rapporti sessuali, o le procedure di raccolta del liquido seminale e le molteplici analisi e valutazioni successive.

Lo scenario prospettato non sarebbe completo, se non fosse riferita la reazione matura e positiva di quanti scelgono di affrontare la rappresentazione degli eventi, concernenti la sterilità, con uno stile esplicativo personale di tipo ottimista, un modo costruttivo di pensare che può restituire il benessere reagendo alle avversità e al senso di impotenza (Seligman, 1996).

In questi casi, la coppia che riesce ad adattarsi e a far fronte alla crisi può intraprendere il percorso dell’adozione e riaffermare il significato autentico della condivisione e dell’amore nella vita familiare.

Al di là dei singoli elementi che compongono gli scenari psicosessuali delineati, più o meno vicini alla realtà, è da riconoscere quanto la comunicazione e la sessualità sono fortemente implicate nella problematica procreativa, sia che l’infertilità rappresenti l’origine della disfunzione sessuorelazionale oppure ne sia la conseguenza più diretta.

La coppia sterile può presentare in realtà uno o anche più elementi che sono parte di un lungo elenco di disturbi sessuali, manifestati secondo sintomatologie multiformi, sovente transitorie: alterazioni del desiderio, impotenza erettiva secondaria, disturbi dell’orgasmo, mancanza o limitazione dell’eccitazione, insorgenza di sensazioni dolorose (come la dispareunia), (Simonelli, 1996; Vignati, 2002).

Per quanto riguarda la diagnosi e il trattamento delle dinamiche psicologiche e psicosessuali presenti nelle problematiche dell’infertilità, si ritiene funzionale un approccio “olistico” in cui la componente medica e quella psicologica possono integrarsi nell’azione di sostegno alla coppia. Questo perchè l’infertilità coinvolge profondamente l’unità biopsichica dell’individuo nella sua totalità.

Nella consulenza all’infertilità è opportuno regolare l’impatto degli interventi medici e fisici che la coppia deve affrontare, per ridurre i sentimenti di solitudine e di perdita di controllo della situazione.

Mentre per alcuni casi appare sufficiente un semplice intervento di supporto, per altri può rivelarsi necessario un trattamento psicologico più articolato che accompagni il processo di cambiamento e di elaborazione, come quello psicodinamico, individuale o di coppia, o cognitivo-comportamentale, oppure una terapia “centrata-sulla-persona” o una terapia sessuale di coppia (O’Leary, 1999). Utili sono anche le tecniche di rilassamento e di contenimento dello stress, i gruppi di sostegno e di mutuo-aiuto, ecc.

  1. Studi e strumenti di ricerca

Solo negli ultimi anni, gli studi riguardanti il ruolo dei fattori psicologici coinvolti nell’infertilità hanno assunto maggiore rigore metodologico, con l’impiego di strumenti standardizzati e campioni significativi.

A prospettare maggiore chiarezza in questo campo di indagine, una ricerca presentata dalla Rivista di Sessuologia (Vol. 25, n.4, 2001) ha indagato proprio la presenza dei disagi attraverso alcuni profili clinici e patologici riguardanti coppie e soggetti sterili pervenuti al servizio di Andrologia e di Fisiologia del S. Orsola di Bologna.

Sono state sottoposte ad osservazione clinica ed a testing cinque coppie e sette soggetti sterili, con lo scopo di stabilirne la fenomenologia psico-somatica e le specifiche caratteristiche sessuorelazionali.

Le conclusioni dell’inchiesta, pur effettuata su di un campione ridotto, delineano un quadro abbastanza esaustivo della sterilità e della crisi successiva che colpisce le coppie infertili.

Lo strumento di indagine che è stato utilizzato sia nella rilevazione del profilo psicosessuale e socioaffettivo sia nella valutazione delle cause e degli aspetti disfunzionali del singolo o della coppia, è il test SESAMO (Sexrelation Evaluation Schedule Assessment Monitoring). Il reattivo si è rivelato uno strumento ideale in numerosi setting di ricerca e di screening di gruppo, come ormai è confermato da numerose trattazioni (Conti, 1999; Caruso, et al., 1999, Gaia, et al., 2000; Dettore, 2001; Vignati, 2007).

Nello specifico, la forma estesa del test SESAMO_Win per piattaforme Windows, rilasciata negli ultimi anni, consente un’esplorazione multilivello e polifattoriale delle aree maggiormente interessanti il disagio sessuale/relazionale, ridefinite secondo una visione globale della persona.

Mediante la somministrazione informatizzata del questionario maschile/femminile-single/coppia, è possibile pervenire ad un report comprendente il profilo idiografico e le linee guida per l’inquadramento diagnostico e la ricerca clinica (Vignati, Boccadoro, 1997, 2000, 2002).

La particolare sensibilità del test SESAMO, che registra l’esistenza di disturbi nei due versanti della relazionalità e della sessualità, ha permesso di riscontrare in tutti i soggetti analizzati, singoli o in coppia, la presenza di consistenti disagi relazionali e di difficoltà di adattamento in condizioni di sterilità.

Nei profili clinici dei soggetti, gli aspetti più rilevanti, e le aree critiche di maggiore sofferenza e di conflitto, hanno riguardato in particolare:

  • Il vissuto corporeo: le difficoltà di accettazione del proprio corpo possono riferirsi al timore di essere rifiutati e alla non accettazione di “come si è” favorendo quei processi di inibizione e chiusura che procurano insicurezza nella vita e negli scambi affettivi e sessuali.

  • L’anamnesi medica e sessuale: sono principalmente riferiti episodi che concernono le disfunzioni sessuali, quali l’eiaculazione precoce o ritardata e le difficoltà erettive.

  • Le esperienze sessuali pregresse: la sessualità adulta è stata pesantemente condizionata dalla mancanza di un’educazione sessuale adeguata, dalle esperienze negative e frustranti sperimentate, dalle dinamiche intrafamiliari maggiormente incidenti nella formazione della personalità. Tutto ha contribuito allo stabilizzarsi di profonde inibizioni e di difficoltà ad esprimere sensazioni e vissuti emozionali riguardanti la sessualità; tra l’altro, si evidenzia come una educazione autoritaria può portare a sviluppare una sessualità inibita e permeata da forti sensi di colpa.

  • La masturbazione remota e attuale: in età adulta il ricorrere alla masturbazione, come attività integrativa o sostitutiva dei rapporti sessuali, può rappresentare un indice di ripiegamento narcisistico ed esprimere una forma di conflittualità e ostilità nei confronti della partner. Inoltre, se la masturbazione e le altre attività autoerotiche in età adolescenziale consentono la maturazione psicosessuale, in epoche successive può segnalare nel rapporto diadico la mancanza di adeguata comunicazione delle aspettative e dei desideri, suscitando una distanza emozionale.

  • La comunicazione nella coppia: è abbastanza scarsa e spesso fonte di disagio. L’impoverimento e l’alterazione degli scambi comunicativi, conseguente all’evitamento di argomenti correlati alla procreazione, conduce all’incapacità di un dialogo connotato in senso liberatorio e chiarificatore.

  • La sessualità e la gravidanza: si evidenziano alcuni problemi e conflittualità nei confronti di una eventuale gravidanza della partner, in particolare può determinarsi la slatentizzazione di disagi sottostanti.

In generale, i casi clinici considerati nell’indagine presentano quindi l’alterazione dei due poli, quello sessuale e quello relazionale, pur con livelli differenti, confermando che la mancata realizzazione del desiderio di avere un figlio conduce molte coppie a rinunciare alla capacità di scambio, di comprensione e, in definitiva, allo spirito vitale che anima e sostiene la coppia.

Gli autori dell’articolo indicato, al termine dell’indagine, concludono affermando significativamente che “la sterilità è uno stato di sofferenza acuto che non investe negativamente solo la dimensione sessuale di una coppia, ma tutti gli ambiti esistenziali umani”.

E’ necessario aggiungere come l’infertilità sia una condizione che si concretizza nel tempo, e che produce una sua evoluzione psicologica concomitante con le varie tappe che scandiscono il cammino diagnostico e terapeutico.

Ad analoghe considerazioni perviene una ricerca pilota, condotta di recente presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi di Firenze, con la collaborazione del Centro di Fisiopatologia della Riproduzione Umana. La ricerca ha indagato un campione, costituito da 97 coppie, di età compresa tra i 22 anni e i 50 anni, che si sono rivolte al servizio di procreazione assistita per problemi di sterilità (Scarselli, 2005).

Le coppie considerate presentano alcuni aspetti caratteristici, tra i quali una durata media della relazione di 8 anni, una frequenza regolare di 2 rapporti sessuali settimanali, alcune donne hanno già procreato o vissuto interruzioni della gravidanza, mentre altre ancora assumono psicofarmaci

In relazione alla problematica della sterilità e al tempo di ricerca del concepimento, si evidenzia che in media le coppie, sia sposate che conviventi, desiderano un figlio da circa 3 anni. Mentre circa un terzo delle coppie analizzate risulta essersi sottoposto in precedenza a trattamenti di infertilità, le altre dichiarano di non avere mai fatto alcun tipo di intervento al riguardo.

Gli strumenti utilizzati nella ricerca includono una batteria di test, sottoposta alle coppie, che comprende: lo State-Trait Anxiety Inventory (STAI Y), misura l’ansia di stato e di tratto (Pedrabissi, Santinello, 1989); il General Health Questionnaire permette di misurare lo stato generale di salute, il benessere psicofisico ed emotivo (Goldberg, 1972); l’Edimburg Postnatal Depression Scale valuta il tono dell’umore (Benvenuti, et al., 1998); il Maternity Social Support Scale è la scala di misurazione del supporto sociale nella donna; il Golombok Rust Inventory of Marital State valuta la qualità della relazione di coppia rilevando l’ansia, la depressione, l’irritabilità e altri disturbi psichiatrici minori (Rust et al., 1988).

I dati della ricerca, in linea con precedenti studi, sembrano confermare che nella coppia si verifica una peggiore reazione del sesso femminile rispetto a sintomi ansiosi e a malesseri psicofisici, mostrando più difficoltà del loro partner maschile ad accettare la condizione di sterilità.

Si ribadisce che esiste una differenza tra il tono dell’umore e lo stato di salute psicofisica tra i maschi e le femmine delle coppie infertili, risultando le donne, in particolare, ad avere un maggior coinvolgimento emotivo rispetto al desiderio di diventare madre. L’ansia, legata alle aspettative, si manifesta maggiormente nei primi tre anni di tentativi medicalmente assistiti di avere un figlio, per poi decrescere in seguito.

E’ il sesso femminile a esser più depresso, specialmente se nella coppia la diagnosi di sterilità è dovuta ad una causa femminile. In questo caso, riemerge la maggiore tendenza delle donne a colpevolizzarsi e a rimanere ancorate alla loro mancata fertilità.

Altri dati della ricerca riguardano l’importanza della figura dello psicologo come supporto al percorso di PMA delle coppie, un aiuto ritenuto indispensabile nelle situazioni di fallimento della tecnica riproduttiva e delle aspettative personali e di coppia, specialmente nel momento dell’abbandono di ogni possibilità procreativa.

La ricerca si conclude con alcune riflessioni significative che sottolineano come la personalità dei coniugi e il loro legame escono irreparabilmente alterati dalla prova.

La condizione di sterilità è una esperienza che non può dimenticarsi facilmente perché lascia dietro di sé emozioni dolorose: sentimenti di vergogna e di colpa, di rabbia e di inadeguatezza, e l’idea di essere stati per tanto tempo puniti ingiustamente in quanto “diversi” dagli altri.

La ricerca, in definitiva, rimarca l’importanza di un approccio interdisciplinare al problema, sia per domandarsi quali motivazioni possono spingere una coppia a cercare di avere un figlio ad ogni costo sia per capire cosa ci sia dietro all’impossibilità di procreare, e infine, per valutare con sufficiente attenzione le dinamiche interpersonali che sottendono una richiesta di PMA.

Si può concordare con l’affermazione che “non c’è soltanto la necessità di valutare in che modo fattori di carattere psicologico possano causare l’infertilità, ma bisogna anche considerare l’effetto dell’infertilità sul funzionamento psicologico”(Scarselli, 2005).

Fornire sostegno, aiuto, e uno spazio in cui la coppia possa occuparsi dell’accettazione del problema e delle proprie reazioni all’infertilità, può significare “riappropriarsi del senso del tempo della speranza e dell’attesa”.

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(Fonte:  www.psychomedia.it/pm/grpind/family/vignati2.html
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